La leggenda del salame… Franco Varni

Sanguignano frazione di Montesegale. Dispersione e isolamento. Un castello più grande del paese stesso, un susseguirsi di borgate, case abbandonate, strade dissestate e colline ridondanti che confermano la mancanza dell’Oltrepò. Qui l’abbandono è diventato una cifra, non si sono innalzati castelli per venderli, non si è diviso per speculare e nemmeno costruito strade che portassero a campi fioriti o a sagrati fascinosi, qui si è lasciato all’arbitrio la possibilità reale di trasformare delle colline senza il decoro. Più si sale e più si trovano buche e pozzanghere, in quel senza tempo chiamato ancora quiete che fa dimenticare qualunque ristorante tipico. Questo è un Oltrepò vissuto, senza i limiti della decenza ma con la possibilità ancora per gli artigiani di fuoriuscire dai canali e dai canoni. Le cartoline han lasciato da tempo il passo, i tramonti e la neve rimarranno eterni ma saranno solo per chi vorrà coglierli al di là delle brutture e della mancanza di speculazione. L’inverno inganna l’occhio, senza dubbio, e quindi i colori non riescono a squarciare la reticenza, ma il passo, francamente, lo trovo molto più breve: qui ci vive la gente del posto che ama spigoli e filigrana… Continue reading La leggenda del salame… Franco Varni

Fotografi e panificatori notturni… Baldovino Midali

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Branzi. Alta Val Brembana. Terra di formaggi e di sci composto, quello che cerca un paio di piste vicino a Milano, per non arroccarsi in mezzo alle montagne e mangiare un capriolo con polenta per palati congelati. Basse vette, case prive di fascino, strade dritte, aziende agricole e alpeggi. La facilità ha permesso a tanti di salire, di accorgersi, di guardare oltre la Valtellina, verso le Retiche, e di provare a fare come. Consorziandosi, svendendosi, unendosi senza un principio, a volte si sono dimenticati dell’agricoltura, altre volte l’hanno portata al parossismo. Cinque formaggi tipici in una valle e nelle sue diramazioni. Branzi, Formai de Mut, Stracchino a munta calda, Agrì e Strachitunt, più tutta una serie di formaggelle, grassi e semigrassi senza nome e per sovrammercato alcuni alpeggi di Bitto e Storico Ribelle. In una valle. Pregio e disprezzo insieme, gratificazione per vite difficili e protezioni per uno o due entità per formaggio. Esagerazioni e dimenticanze. La Val Brembana nasconde alcuni tra i più straordinari casari italiani e Branzi si porta il presagio nel nome. Con le sue cascate, i suoi rifugi e quella bellezza nascosta d’inverno, ghiacciata o innevata, che lascia ancora intatto il piacere della domanda. Ed è tutto ancora più strano. Perché ero lì per incontrare un panificatore, fotografo e documentarista che quelle montagne le conosce pietra per pietra. Continue reading Fotografi e panificatori notturni… Baldovino Midali

Luoghi a metà strada… Massimo Gherardi

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Miragolo San Salvatore (Zogno) e la fortuna di aver trovato del sole ad alternarsi con il ghiaccio. La vetta sui mille metri è un’enclave calda, le curve, il fondo valle e i misteri dei canyon brembani sono un apparato di ghiaccio desueto che, al posto di una neve ormai riluttante, occupano i principi dell’arrivo dell’inverno e di quel bianco che tutto confonde. Qui non ci si arriva per caso, non c’è niente oltre la tranquillità e un verde prescindibile, le case si assottigliano, la vetta è un cammino blando, i boschi cadono e la vista rimane parallela all’orizzonte. Una montagna da pensionato che attira l’arco dei 70 kilometri, che garantisce la bell’aria e il portafoglio da gestire con i prodotti tipici in cui sguazzare, per poi rientrare in città, facendo degustare i formaggi e i salumi del contadino dalla faccia sanguigna e dal vino della casa sempre pronto. Così per stupire a sua volta il borghese con una tirata di orecchie e una lotta “butteri contro indiani”. Ma non è sempre così. Ormai anche in mezzo ai pascoli hanno cominciato a studiare la fisiognomica dell’idiota e poche volte ti va bene. A metà strada c’è l’azienda di Massimo Gherardi e di sua moglie Cristina che nel compromesso ci si sono ritrovati. Continue reading Luoghi a metà strada… Massimo Gherardi

Pasticcieri antichi e riguardosi… Cesare Ruffoni

ruffoni

Zogno. Una Val Brembana idroelettrica e fascinosa si è trasformata, per colpa di qualche rotonda raccomandata dai raccomandati, in una coda senza fine di persone e macchine che si destreggiano tra i benzinai e le piste da sci, prese dal qualunquismo di non rendersi conto che continuare a costruire aumenta il pregio, togliendo il lusso di avere un posto ancora selvatico, dove le foreste ghiacciate rimangono orlate di stalattiti e immersioni in film natalizi e dove gli orridi che cadono sopra i fiumi, di massi e acqua, rimangono di una lucentezza folgorante. Luoghi compromessi dove l’archeologia industriale dallo stile imprevedibile ma inconfondibile regnava sovrana e che ha dovuto cedere lo scettro del tempo alle case basse, alla poca neve e all’uniformità dei climi e degli sguardi. Un paese di passaggio non può e non deve mai rimanere solo un paese di passaggio. Deve cingersi e imbellettarsi, magari attraverso gli artigiani. Perché provarci in solitudine è come continuare a dare la precedenza alle rotonde. Cesare Ruffoni sarebbe stato un’opportunità ma è rimasto per troppo pochi. Continue reading Pasticcieri antichi e riguardosi… Cesare Ruffoni

La Brianza Norcina… Famiglia Ostinelli

ostinelli

Alzate Brianza. Un purismo nella produzione che definisce, qualcosa che fuoriesce dagli schemi attraverso i matrimoni, un po’ di collina e prati a chiudere un centro storico che punta verso l’altro. Il castello Durini deve pagare le spese alla fine del mese e i tempi degli artigiani e delle aziende agricole sono sospesi in un saper come riciclarsi, perché quel po’ di bellezza e foglie cadute ha inebriato lo stanziale nella speranza del viandante. È una Brianza più fascinosa e quasi distante, dove respirare quella qualità sbandierata a destra e a manca e dove le case sono vieppiù rimaste ancorate alla tradizione dei pochi piani, dei colori candidi e delle corti in ciottoli e inverno. Qui c’è una clientela locale e un via vai di macchine che si perdono e che si ritrovano, dove vendere il “caffè da rotonda” sarebbe più semplice che impegnarsi per uscire fuori e dove fare vendita è più semplice che costruirla. Così la famiglia Ostinelli resiste come esempio di famiglia di macellai legata ad un paese e a delle tradizioni. E così era ed è la Brianza. Ad ogni frazione la sua pasticceria, la sua macelleria e il suo panificio. Buona qualità e speranze in perdita. Continue reading La Brianza Norcina… Famiglia Ostinelli

Azienda Agricola Zipo: una pianura differente… Elisa Pozzi

zipo

Zibido San Giacomo. Estensione agricola della periferia Milanese. Rotonde, ponti, ciminiere, molto cemento e altrettanti luoghi retrocessi. I prefabbricati lasciano spazio alle rogge e agli alberi, mentre le cascine hanno resistito come forma culturale e dissidio monacale. Il ristorante da piatto tipico e da rane nebbiose qui si è inverato in una scienza confusa, dove il milanese non riesce ad arrivare o perché non esiste più o perché non riesce più ad uscire e provare a vedere. La fuga da condominio borghese, ogni tanto, è stata scompaginata da alcune cesure e porti assolutamente sepolti, da fossati e acacie, da un tempo scandito dalle stagioni e dalle emissioni sonore delle bestie. Il sistema cascine del parco agricolo sud milanese non fa smorfie e non appartiene a fazendeiros dall’accento meneghino e da bretella impomatata, sono luoghi di lavoro e di sopravvivenza, dove i costi sono più dei ricavi e dove l’abbandono è un male da bivio forzato: o svendersi ad agriturismo di sogni infranti o burocratizzarsi in mezzo ai beni culturali, cercando nella fotografia di un tempo “in bianco e acquarello” un eterno ritorno degli uguali. Continue reading Azienda Agricola Zipo: una pianura differente… Elisa Pozzi

Lo Storico Ribelle e una gioventù fulgida … Cristina Gusmeroli

gusmeroli

Dazio. Pochi kilometri sopra Morbegno, in quella Costiera dei Cech che è anima e vista, che si pone sempre nella situazione di essere guardata e di essere ammirata nei suoi terrazzamenti e nei misteri di quelle valli laterali che si nascondono mostrandosi. Una piana di poche cascine e ancor meno abitanti non può che essere rappresentante di se stessa. E così è, nel suo essere espansa e chiusa, nell’avere più terreno che possibilità e in quel campanile attorno a cui ruotano le sfortune del secolo. L’alpeggio è lontano, gli echi del Passo San Marco, l’Alpe Orta Vaga, i calecc’ estivi, il latte di capra Orobica in percentuali variabili, la mungitura a mano, le temperature che possono improvvisamente scendere e una vista che spazia fino alle pupille di Dio sono ricordi e intenzioni di una conversazione. Qui, in mezzo a due stalle e altrettante case, passa l’inverno la famiglia Gusmeroli. Continue reading Lo Storico Ribelle e una gioventù fulgida … Cristina Gusmeroli

Capre affumicate in un tempo che è anche delle vacche… Monia Tiberti

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Frazione Valle. Saviore dell’Adamello. Direzione Valle Adamè, dove il sole cede il passo ad un’ombra e ad un inverno che tutto possono e che tutto coprono. L’avvenenza è qualcosa di simmetrico, il buio taglia a metà le montagne, lascia al cielo la speranza e s’intirizzisce armonizzandosi con gli abitanti di Valle e della Valle. Uno sguardo straordinario inscalfibile dal freddo. Rimanere in fondo, ammaliati dallo scorrere del torrente, dove la limpidezza è già immaginazione e dove la voglia di restare è l’unica eccedenza oltre il riposo, quello lungo, letargico, che non si sposta, che lascia qui gli stessi volti legati ad esistenze lunghe, sane, in cui il benessere non si pesa e dove il turista arriva senza affermazione, è uno sforzo contro la rassegnazione. Incompresa dai latrati dei cani, oltre il ponte sopra il ruscello, c’è la casa di Monia Tiberti, una casa cristallizzata nel suo tempo. Continue reading Capre affumicate in un tempo che è anche delle vacche… Monia Tiberti