Quando le osterie di montagna accendono la luce… Patrizia Pensieri e Alberto Lambertini

Corniglio è stato anche un luogo attrattivo, dove si costruivano ville e dove la borghesia cittadina veniva a tirare il fiato e a prendere l’aria. La Toscana ad un passo ne faceva un passaggio quasi picaresco, incedendo verso quel selvatico che era bastone, passeggiate, animali allo stato brado e una popolazione gentile vittima e carnefice di prodotti tipici che non hanno fatto altro che schierarsi. I cento laghi fomentano la voglia di raggiungimento e così la natura, tra una mazzata e l’altra, si è sempre mostrata insindacabile e fiera nel porre tutti al di dentro. Qui si raccoglie, si alleva, si caseifica, si elabora e si somministra, la gastronomia viene facile, basta guardare fuori dalla finestra… ma il fin troppo blandisce gli arti intorpidendoli, rendendo il di più non necessario e il complimento un vezzo attraverso cui specchiarsi. Quei pochi che sono riusciti a lasciare il cuscino, hanno raggiunto sorprendenti risultati, condividendo e attualizzando. Continue reading Quando le osterie di montagna accendono la luce… Patrizia Pensieri e Alberto Lambertini

Ca’ Mezzadri: suini neri parmensi nel paese di Bengodi… Silvano Gerbella

Vestana Inferiore. Corniglio. Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Strade che vanno oltre, dissesti, frane che si portano via generazioni e produzioni, ponti romani in buono stato e ponti italioti disastrati, frazioni distanti centinaia di curve e un territorio che è rimasto fermo, bloccato, ancestrale, al momento esatto in cui le pievi erano ancora pievi, le parrocchie parrocchie e gli allevamenti una forma di crescita controllata e serena. Qui c’è del selvatico sincero, sguardi che non cadono mai dal cielo, disfide paesane dove le tipicità diventano egide da portare fino in fondo alla notte e alla premura, Corniglio sale e scende, si guardano costruzioni che distruggono le costruzioni che sono rimaste a cingere una piazza, delle panchine bloccate sull’infinità delle rughe e un acciottolato che resta per chi si vuole spingere più in profondità. In quelle frazioni, i boschi si sono impadroniti della diversità e così qualche maledetto allevatore ci ha dovuto porre mano, con il biasimo dei pochi refrattari al cambiamento, mettendo a dimora suini e pecore. Continue reading Ca’ Mezzadri: suini neri parmensi nel paese di Bengodi… Silvano Gerbella

Macelleria Orsi: salumi di pecora nella culla del prosciutto… Luciano Orsi

Lagrimone. Tizzano Val Parma. Poggi incolti e boschi di querce, finestre aperte e prosciutti a prosciugare il proprio tempo all’interno di salumifici che hanno preso il posto di case e persiane grigie e che, in questo lato della valle, hanno trovato l’origine e la salubrità. Questi sono declivi dolci di frazioni lontane e intervallate da strade tumulate sotto anni di lacerazioni, frane e dimenticanze. Qui Parma e la sua food valley hanno creato la propria leggenda, a metà tra la montagna e la pianura, in una collina refrattaria ai cambiamenti mostrati ma assolutamente devoluta e manipolata, dove le rughe accennate sono una maniera di comunicazione e la gioventù che se ne va, ritornando perché la famiglia non può essere messa in ripostiglio, prova a divulgare socialmente stagionature, stalle e balle di fieno che diventano sempre un desiderio mascherato. Ma qui ci sono artigiani che nel diverso hanno messo a punto il loro prodotto. Continue reading Macelleria Orsi: salumi di pecora nella culla del prosciutto… Luciano Orsi

Arte bianca, pasticceria e produzione… Roberto Crisafio

Tradate. Luoghi poco ameni, piccole ville bomboniere ad indorare la pillola, strade dritte, semafori, rotonde e quei paesi della provincia, tra Varese e Milano che assomigliano inquietantemente ai paesi della provincia tra Como e Milano e a quelli della provincia tra Varese e Como. In mezzo ci sono i parchi della Pinetina, le ville degli abbienti e quei polmoni verdi, piccoli oasi reazionarie, che non sono null’altro che sberleffi e bisogni di quantità. Luoghi giustapposti che vorrebbero staccarsi dalla città attraverso l’estetica della serenità, mostrando l’imbarazzo di un’assenza di definizione che non sia quella del dormitorio in cui far crescere i propri figli lontano dallo smog e dai venditori di disperazione. In luoghi come Tradate devi lavorare meglio che altrove, qui ci sono i politici tetragoni e le donne dal ditino all’insù alzato, qui il martedì mattina è come il sabato pomeriggio, le facce sono solamente meno stanche… ed è proprio qui che l’artigianato deve mantenere una relazione e un desiderio, quello di legare la gioia allo scontrino. Senza invadenza… Continue reading Arte bianca, pasticceria e produzione… Roberto Crisafio

Gelaterie, riguardo e percorso… Osvaldo Palermo

Tra Cornaredo e Arese la periferia appare così com’è. Senza fronzoli. La Varesina non lascia scampo. Oltre gli ospedali e i centri commerciali, il degrado non riesce mai ad assurgere a decoro. Si tira dritto, semafori, poche rotonde, sguardi scampati e accenti che non hanno nulla di compromesso. Milano sembra lontana anni luce, così come i residence nascosti dietro gli alberi e i tempi lunghi di chi si può concedere qualcosa oltre il balconcino. Ma anche in mezzo ai conflitti sociali, alberi, case basse, laghi dei cigni ricalcati e piazze con portici possono sembrare un orizzonte borghese per chi ha preferito il respiro al trovarsi invischiato nell’urbanesimo dei fumi e della casualità. Così Arese, con il sole, l’acqua zampillante, i bambini gorgheggianti e le pettegole intriganti, assomiglia tanto ad un tempo libero dove concedersi ripicche, pregiudizi, godimenti e insinuazioni. E una gelateria, con un senso anche meno nascosto della necessità di rinfrescarsi, non poteva che risultare perfettamente nella parte. Continue reading Gelaterie, riguardo e percorso… Osvaldo Palermo

Bresaole e grissini nella valle del Taleggio…… Giuseppe Corticelli

*ovvero “Osa diventare ciò che sei!”. Se solo Gide avesse capito qualcosa di carne stagionata…

Peghera. Taleggio. Paesi scomposti e assolati tanto accumulati quanto distanti dall’origine. Abeti rossi e tigli si sono perduti nell’assuefazione di valli legati a dialetti, tradizioni contadine e corsi d’acqua battente. Qui il ghiaccio non è mai stato un problema e il turismo non è mai stata un’ossessione. Villini televisivi, prezzi bassi, tempi lunghi e stagionatori di formaggio. Le produzioni legate ai piccoli allevatori si sono trasformate in produzioni pianeggianti insilate, sempre più agili tra le curve strette di una montagna disconosciuta. Questi sono luoghi dove fermarsi, prendere l’acqua dalla fonte dell’orso, guardare il verde scuro arruffato degli alberi che tendono al buio, lasciando alle case il tetro ruolo di ammortizzatori culturali che vendono tranquillità e impongono la pace del fine settimana vicino, e riacutizzare il dolore di non aver saputo mantenere una tradizione senza tradirla. Qui arrivano formaggi, si stagiona nelle celle e chi produce lo fa per mantenere una forma di folklore ormai dissuaso. Così, chi cresce in una forma artigianale, deve provare strade nuove, guardando le valli vicino e mantenendosi sulla strada di una famiglia che è campanile e ciminiera. Continue reading Bresaole e grissini nella valle del Taleggio…… Giuseppe Corticelli

Pastaio Agostino: il tortello amaro e una storia narrata… Francesco Ferrari e Luciana Corresini

Castel Goffredo. Un retaggio storico un po’ sciupato, una struttura gonzaghesca scesa a compromessi con quell’industria della calza, lustro e agio di un paese che nel medioevo ha disperso le sue origini. Eppure i portici reggono ancora l’imperizia della decomposizione, torri civiche e torrazzi sono un po’ sbiaditi dietro i tempi di proprietà private sfilacciate da una munificenza poco munifica, straordinari palazzi di campagna diroccati, che in altri lidi diventano la pietra angolare su cui costruire il fascino della decadenza, rimangono palazzi di campagna diroccati, e un neogotico sommario che, non riuscendo più ad attirare, deve accontentarsi, in troppi casi, dello sguardo abitudinario e autoctono di una piazza riservata e conservata. Eppure le campagne richiamano daccapo la propria origine, il passeggio è ancora uno sguardo stupito, il turismo non ha preso il sopravvento sull’ozio e le sagre di paese rappresentano la rappresentazione di un affresco. Castel Goffredo è incessantemente nelle parole di chi non vuole perdersi e di chi nel tempo ha provato a creare nuove consuetudini, per far riemergere un incanto soffuso in cui rimanere irretiti e nostalgici. Nessun classicismo può fare quello che stanno facendo Francesco Ferrari e Luciana Corresini che nell’erba di San Pietro han trovato il fondamento di una rinascita. Continue reading Pastaio Agostino: il tortello amaro e una storia narrata… Francesco Ferrari e Luciana Corresini

Ca’ Morone: capre, stalle e case padronali… Nicolò Marchetti

Brembilla. Val Brembilla. Un comune diffuso, riunito, tagliato e verticalizzato, per saldare luoghi e tempi che sono fondovalle, bosco e ritmi lentissimi. Case sparse, alberi affini, chiese di ogni tipo, salite che si fermano a mezza strada e una montagna percepita nel ghiaccio e dissuasa dalla voglia di spettacolarità. Qui c’è una natura chiusa, selvatica e uniforme, l’acqua scorre dappertutto e non si riesce a guardare oltre questi luoghi ameni che della semplicità han creato un’antologia. Il borgo antico di Camorone è racchiuso da argini feriti dove i campanili mettono a segno l’ennesima ora avvizzita che nessun futuro riuscirà a rifiorire. Qui sotto, ai margini di un ruscello, dove la pendenza non inganna e il verde torna a risplendere chiaro e fausto, una casa padronale risucchia tutti i miei pensieri in una mezz’ora di svago estemporaneo. Qui ha deciso di portare il proprio presente Nicolò Marchetti, un potenziale sotto tutti i punti di vista. Continue reading Ca’ Morone: capre, stalle e case padronali… Nicolò Marchetti