Comunicazione e territorio… Francesco Vastola

Capaccio-Paestum. Una strada che porta verso verso la costa, qualche retaggio della pianura del Sele e della sua industriosità, i caseifici bufalini, che hanno l’ardore e l’irriverenza del fungo, appariscenti e tediosamente ripetitivi sulle Battipaglia-Capaccio, sentori di mare ed erba bagnata tutt’intorno, ma soprattutto una Campania che non t’aspetti. L’oggettività della ragione e dell’interesse è riuscita ad enucleare Paestum all’interno di quel lembo di terra definibile come Cilento. Continue reading Comunicazione e territorio… Francesco Vastola

Il Cilento tagliato a metà… Gino Fedullo

Casal Velino. Tetti spioventi. Case rifinite. Porte integrate nel paesaggio. La natura cresce e rigoglia senza limiti. La bellezza l’accompagna. Vengono cancellati, in un solo colpo, quegli abusi edilizi, tanto cari al Sud Italia, che deturpano, nel proprio incedere alla fine della valigetta piena di soldi. Qui i fili vengono ricoperti, le pareti intonacate, finanche colorate, e ti viene voglia di restare. C’è rispetto per le cose, con tracce piemontesi di superbia e di rigetto verso il turismo smaccato. Continue reading Il Cilento tagliato a metà… Gino Fedullo

Il Panettone sotto il Vesuvio. Alfonso Pepe

Milano. Re Panettone 2011
Il solito Achille Zoia, nelle sue presentazioni del gotha delle realtà gastronomiche italiane, si sofferma, tra i primi, da Alfonso Pepe. Viso sorridente, cappello gourmet, bianco candido e sguardo tra lo sfacciato e il sicuro. “Lui è un mio allievo”.
Alfonso ricambia, gratificato, buttando sempre un occhio sul lavoro dei suoi aiutanti che affettano panettoni con disinvoltura, facendo assaggiare le varie tipologie. Continue reading Il Panettone sotto il Vesuvio. Alfonso Pepe

Vannulo, un nome che non dice niente… Antonio Palmieri

Capaccio. In mezzo a quella provincia di Salerno che nasconde, ma senza smancerie. Se si esce dall’autostrada a Battipaglia, ci si arrampica per un climax dantesco, che prevede il passaggio dall’inferno del traffico, al purgatorio della miriade di caseifici trasformatori, che danno l’idea di volersi sovrapporre l’uno all’altro, come se la professione del casaro, così identificativa di questa fetta di mondo, non fosse una vittoria ma una rivincita (non si cerca di crescere insieme, per il bene di un territorio, ma si tenta di crescere sulle spalle, per una scalata totemica al successo o alla pagnotta quotidiana…), fino al paradiso di questa piccola borgata, in direzione Agropoli, dove i caseifici di cui sopra si tramutano in tenute e pascoli. Per pochi kilometri, il tempo di un’apparizione. Continue reading Vannulo, un nome che non dice niente… Antonio Palmieri