I biscotti ricci come li mangiava il Gattopardo… Rosario Brancato

Palma di Montechiaro. C’è una sanità santa che non arriva dal limitrofo ma è circoscritta in questa terra di Stidda, parole impronunciabili e retaggi monastici. Da lontano sembra tutto chiaro, sul diafano osseo, di un’imprecisione liturgica. I campi di grano e gli olivi alle spalle, le distese d’uva e le tane della vergogna rimangono assuefatte ad un territorio che non chiede il conto, per cui i diritti e i doveri sono la stessa cosa, il bianco e il nero lo stesso colore e l’imprevedibilità qualcosa che non è concessa nemmeno una volta, così per caso. Stradine parallele una sopra l’altra, voci basse, afa implorante, porte che si aprono e una situazione icastica che non ha il contradditorio. Palma di Montechiaro, la seconda volta, ha solo chiuso qualche finestra in più. Continue reading I biscotti ricci come li mangiava il Gattopardo… Rosario Brancato

Pasticceria Russo: com’era, come non è… Maria Nevia, Anna e Salvatore Russo

 

Santa Venerina. Tra Il mare e l’Etna, in una piana rigenerata dalla presenza, architettura signorile, balatuni, portanti in legno e abbandoni edilizi si alternano, non rigenerandosi. Questa è una Sicilia feudale industrializzata, poco inclusa e di un passaggio lacerante. Fortunatamente esposto in orizzontale. Rimane qualche salita ciottolata e un’unica balconata, che si sviluppa per parte del paese dove la chiacchiera è la prima delle sensazioni e il cortile si sposta in mezzo alla strada. Fuori dalla metafora, c’è la solita chiesa mantenuta, quantomeno la facciata, e un conformismo dissacrante che alza e abbassa i toni a seconda della conoscenza. Qui in mezzo, la famiglia Russo prova a portare avanti una storia incompresa. Continue reading Pasticceria Russo: com’era, come non è… Maria Nevia, Anna e Salvatore Russo

Un grande pasticciere che ha il tempo per lavorare sulle strutture… Giuseppe Manilia

Montesano sulla Marcellana. Frazione Scalo. Il fondo valle di un paese che esiste solo sulle cartine e nella memoria storica degli uomini di novembre e dei rientranti di agosto. Qui, nonostante la vicinanza con l’autostrada, non ci si passa per caso, il fortuito non viene in aiuto, le spiagge del Cilento sono lontane, le montagne è come se non ci fossero, le città sono miraggi. Ci sono coltivazioni di mele, more di rovo, boschi, poche fattorie e ancora meno produzioni, queste propaggini della Lucania storica godono e soffrono dello stesso abbandono, mentale prima che fisico. Così il rilassato, il salutare e l’anziano possono prosperare serenamente, con aria pura, ritmi coesi e chiacchiere sotterranee. I luoghi sono stati sempre gli stessi, così le facce e le attività. Mai uno scossone. Fino alla decisione di Giuseppe Manilia di aprire la sua pasticceria, probabilmente la più radicale d’Italia. Continue reading Un grande pasticciere che ha il tempo per lavorare sulle strutture… Giuseppe Manilia

Mandorlato leggendario e meraviglie quotidiane… Pietro Scaldaferro

Dolo. Riviera del Brenta. In quei quaranta kilometri tra Padova e Venezia che hanno definito il tempo libero nel tempo in cui mare e montagna erano semplicemente mare e montagna. Una Costa Azzurra ante litteram per nobili da palle a bagno nel fiume, avveniristiche ville palladiane, argini fioriti e ponti refrattari alla navigazione. Questo è uno dei luoghi pianeggianti in cui il senso contemporaneo si denuda di ogni responsabilità, per cui la logica perde il filo per intrecciarsi con il dolore della perdita. Di un’architettura che era già lascito, nostalgia e linguaggio globale. Ora restano bellezza, disinteresse e una locanda trasformata in uno dei più bei luoghi artigianali del mondo. Continue reading Mandorlato leggendario e meraviglie quotidiane… Pietro Scaldaferro

Pasticcieri definiti in città dormienti… Stefano Brustia

Ivrea. Una città sempre più intorpidita, trapassata dalla crisi e opponente una resistenza carnevalesca. Dove non arrivano le arance e le tastiere dell’Olivetti, ci han pensato le nuove abitazioni, le rotonde e un compasso di disinteresse che l’ha portata fuori da qualunque fermata, proprio perchè su ogni rotta. Ad Ivrea devi fare con la gente del luogo, con una borghesia vituperata ed avvizzita, che lentamente sta togliendo il comando dalle parole mattutine, con una gioventù ombra che, se potesse, aggiungerebbe illusione allo spettro di un passato ingombrante e zavorrato, e con quel fascino da ideologo capace di non sottindendere. Ultime propaggini sabaude che, alla Torino della diffidenza, non sono riuscite né ad arrendersi né a riprendersi. E così la miniatura è sempre più una distanza echeggiante. Qui, sotto ad un non luogo, Stefano Brustia ha trasferito la sua pasticceria. Continue reading Pasticcieri definiti in città dormienti… Stefano Brustia

Incantati pasticcieri definiti.. Bruno Andreoletti

Brescia, città infarinata, agguerrita e percorsa dalle mani in pasta. Sarà per il Vate, sarà per le scuole, sarà per le associazioni, ma qui c’è la più alta concentrazione di lievitisti di livello d’Italia. Eppure continua nel suo essere una città squadrata, borghesemente convinta di non dover mai concedere il passo alla sensibilità. In quello statico ridondante per cui l’altro non è mai un punto di fierezza e nemmeno di arrivo. La virtù si controlla a cena, la si narra poco e la si mette a letto presto. Il lavoratore indefesso non ha bisogno del vanto milanese o della chiacchiera sulla stanchezza, la fatica è nel dna di una città che si sveglia presto, diventa imprenditrice come sistema di devozione, punta su una religiosità asettica e simbolica e nel sepolcro della bellezza getta tutti i suoi riferimenti. Brescia non avrà mai fascino nonostante il palato. Continue reading Incantati pasticcieri definiti.. Bruno Andreoletti

Pasticceria Ugetti: ai confini dell’impero… Franco Ugetti

Bardonecchia è al termine di un Piemonte inadeguato, ormai solo passaggio e turismo disturbante, in fondo a quella Val di Susa che ha sostituito la pietra con il disarmo. Così, quando la ribellione profusa e puzzolente è arrivata al finto dunque, si è ritratta nella sua voglia di camino, di piste da sci e di prodotto tipico. Ma Bardonecchia, quando è stato costruito il traforo ferriovario del Frejus, è diventata l’ultimo avamposto delle merci tra Italia e Francia. Qui arrivavano tonnellate di arance dal meridione e i nativi, come gli acciugai in Val Maira, appena fuori dalla stazione, dividevano la buccia dalla polpa per favorire il lavoro di canditura, fulcro dolciario di un Piemonte che è stato ricco attraverso l’adombrato. Tra queste vie, ai bordi della stagione, la pasticceria tradizionale non è mai diventata una discussione e la famiglia Ugetti continua, alla sua maniera, una strada candida e invisibile. Continue reading Pasticceria Ugetti: ai confini dell’impero… Franco Ugetti

Monastero della Badia di Alcamo: bocconcini con la confettura di zucca serpente…

Alcamo è sempre più un luogo cardine di una Sicilia che interessa solo agli agiografi e alle persone che nella reticenza hanno trovato il tempo quotidiano. Nascosta davanti ad una natura irlandese e primaverile, tra rocce, pecore e un vigore che è molto oltre l’immaginazione, l’aprile siciliano è un tornante, un girovagare ed un sentir l’eco. I vigneti cavati, le strade con le buche, i muretti a secco, i ravveduti nascondigli, il mare ancora incellofanato e la sabbia principesca sono dettagli che con il concentrarsi delle stagioni e dei diletti, intenerendosi in un’intimità pudica, si perdono, per lasciare spazio al disordine. E così anche l’Alcamo sonnacchiosa, dove gli artigiani gloriosi possono ancora fregiarsi di un territorio unico al mondo, si rimettono alla vendita come ultima forma di processione. Si saluta il santo, si fanno gli inchini e poi via verso un nuovo letargo. Fermare il tempo di questa Sicilia diventa un principio di pensione. E così, per sprofondare ancora meglio nella virtù, mi rimetto agli sguardi di due monache di clausura… Continue reading Monastero della Badia di Alcamo: bocconcini con la confettura di zucca serpente…