Incantati pasticcieri definiti.. Bruno Andreoletti

Brescia, città infarinata, agguerrita e percorsa dalle mani in pasta. Sarà per il Vate, sarà per le scuole, sarà per le associazioni, ma qui c’è la più alta concentrazione di lievitisti di livello d’Italia. Eppure continua nel suo essere una città squadrata, borghesemente convinta di non dover mai concedere il passo alla sensibilità. In quello statico ridondante per cui l’altro non è mai un punto di fierezza e nemmeno di arrivo. La virtù si controlla a cena, la si narra poco e la si mette a letto presto. Il lavoratore indefesso non ha bisogno del vanto milanese o della chiacchiera sulla stanchezza, la fatica è nel dna di una città che si sveglia presto, diventa imprenditrice come sistema di devozione, punta su una religiosità asettica e simbolica e nel sepolcro della bellezza getta tutti i suoi riferimenti. Brescia non avrà mai fascino nonostante il palato. Continue reading Incantati pasticcieri definiti.. Bruno Andreoletti

Pasticceria Ugetti: ai confini dell’impero… Franco Ugetti

Bardonecchia è al termine di un Piemonte inadeguato, ormai solo passaggio e turismo disturbante, in fondo a quella Val di Susa che ha sostituito la pietra con il disarmo. Così, quando la ribellione profusa e puzzolente è arrivata al finto dunque, si è ritratta nella sua voglia di camino, di piste da sci e di prodotto tipico. Ma Bardonecchia, quando è stato costruito il traforo ferriovario del Frejus, è diventata l’ultimo avamposto delle merci tra Italia e Francia. Qui arrivavano tonnellate di arance dal meridione e i nativi, come gli acciugai in Val Maira, appena fuori dalla stazione, dividevano la buccia dalla polpa per favorire il lavoro di canditura, fulcro dolciario di un Piemonte che è stato ricco attraverso l’adombrato. Tra queste vie, ai bordi della stagione, la pasticceria tradizionale non è mai diventata una discussione e la famiglia Ugetti continua, alla sua maniera, una strada candida e invisibile. Continue reading Pasticceria Ugetti: ai confini dell’impero… Franco Ugetti

Monastero della Badia di Alcamo: bocconcini con la confettura di zucca serpente…

Alcamo è sempre più un luogo cardine di una Sicilia che interessa solo agli agiografi e alle persone che nella reticenza hanno trovato il tempo quotidiano. Nascosta davanti ad una natura irlandese e primaverile, tra rocce, pecore e un vigore che è molto oltre l’immaginazione, l’aprile siciliano è un tornante, un girovagare ed un sentir l’eco. I vigneti cavati, le strade con le buche, i muretti a secco, i ravveduti nascondigli, il mare ancora incellofanato e la sabbia principesca sono dettagli che con il concentrarsi delle stagioni e dei diletti, intenerendosi in un’intimità pudica, si perdono, per lasciare spazio al disordine. E così anche l’Alcamo sonnacchiosa, dove gli artigiani gloriosi possono ancora fregiarsi di un territorio unico al mondo, si rimettono alla vendita come ultima forma di processione. Si saluta il santo, si fanno gli inchini e poi via verso un nuovo letargo. Fermare il tempo di questa Sicilia diventa un principio di pensione. E così, per sprofondare ancora meglio nella virtù, mi rimetto agli sguardi di due monache di clausura… Continue reading Monastero della Badia di Alcamo: bocconcini con la confettura di zucca serpente…

Giromette, mostazzini, brazadelle: i dolci del Sacro Monte … Marina Lonati e Giancarlo Di Ronco

Sacro Monte di Varese. Giornata uggiosa. Nebbia che s’incunea e vista che non spazia né fino a Milano né fino a Varese. Quattordici cappelle, una borgata, modeste chiesette che sono diventate sfarzose chiese barocche, quadri e cripte. La storia che si è mischiata alla leggenda, Agostino e Ambrogio che si sono incontrati, famiglie nobiliari che hanno mantenuto la distanza dal capoluogo e una serie di architetti succedutisi nella creazione di un patrimonio prealpino in mano a pellegrini, ma solo nei giorni di sole. Tutt’intorno, finestre posizionate per non dare il fianco agli invasori, alloggi, grate di clausura e una serpentina interminabile di ciottoli che si schiacciano sotto portici senza coordinate. Azzeccare la strada giusta è quantomeno bizzarro. Per caso, arrivo all’unica bottega della frazione. Continue reading Giromette, mostazzini, brazadelle: i dolci del Sacro Monte … Marina Lonati e Giancarlo Di Ronco

Confetti… simbolo, dolcezze ecc…? No… Cacciato per troppe affermazioni o per troppe domande? (ovvero specchietti per le allodole)

Varese. Una città con vari doppi sensi, tante precauzioni e una borghesia troppo spesso data per impellicciata e trovata per impelliciata. Reazionaria, di quella forma scomoda che guarda solo i piedi, e uggiosa, di quella comunicazione talmente razionale che non ha bisogno di molte parole. Tra il carino e l’umido, tra i laghi, le frontiere, le valli e le montagne basse, questi sono luoghi in cui risiedono i residenti, passano i pellegrini, gli animi lacustri e i tetragoni, e non rimane altro che affidarsi ad una quotidianità produttiva che delle facce ritorte ha fatto un credo.

E così ho preso una tranvata in faccia…

Primo errore, ho avuto poca pazienza. Secondo errore, ho rintracciato l’indirizzo su Google cliccando banalmente Brusa confetti. Terzo errore, sono andato all’indirizzo giusto ma non ho cercato con attenzione. Quarto errore, ho visto un cartellone pubblicitario che indicava in calce il nome della traversa da dove ero appena venuto via perché non avevo trovato nulla. Quinto errore, sono entrato, ho visto dei confetti e mi sono convinto.

E così mi sono ritrovato in una Twin Peaks insubrica, tra l’onirico e l’allucinatorio. Continue reading Confetti… simbolo, dolcezze ecc…? No… Cacciato per troppe affermazioni o per troppe domande? (ovvero specchietti per le allodole)

Tradizioni dolci torinesi… Walter Gallizioli

San Mauro Torinese. Sotto il santuario di Superga, a cavallo del Po, dove le aziende, in maniera silenziosa, se ne sono andate, dopo essere apparse solo nel momento della scomparsa definitiva. In quella parte di cintura che va verso la ricchezza e verso la dimenticanza, sotto portici riflessivi dove i commercianti hanno mantenuto una staticità, all’ombra di torri e castelli scarnificati da una nebbia continua che non trasmette nemmeno la gioia delle cascine. L’industrializzazione è diventata design per accaparrarsi sia il tempo della festa che quello della bellezza. Perché nell’oltre lì, la critica non è più una sovversione ma un’inclusione. Quel po’ di circense che non non ha mai ucciso nessuno e che, anche nel giorno di feria, può diventare una passeggiata e un vanto. Torino è dietro l’angolo, impegnarsi più di tanto non vale la fuga. E così chi resta ha il compito infido di prendere il plumbeo per quello che è. Continue reading Tradizioni dolci torinesi… Walter Gallizioli

Il Dolce Canavese: nocciolini di Chivasso e marketing territoriale… Bruna Milanesio, Francesco Masera e Giovanna Bonfante

Chivasso. Cintura torinese pre-collinare. Un mix ideologico di fabbriche automobilistiche, Monferrato appena abbozzato, noccioleti affinché il Piemonte non si infanghi mai e centro storico dissolvente, con anziani riluttanti e giovani consumati. Chivasso è un luogo comune, normale, dove crescere, esporsi, investire e rimanere incartocciati in una vita borghese tendente all’operaio. Le chiese in latta, ripristinate ad una modernità meno consona, riecheggiano nel passato di cittadini che nelle campane han sempre manifestato la propria appartenenza. Si è mantenuto un decoro di case basse, sguardi bassi e portici bassi, perché l’intimità, in queste zone, rimane il cardine attorno a cui ruotare superstizioni e dicerie. I chivassesi passano oltre, guardandosi in tralice e definendosi al di là della campagna e al di qua dell’industrializzazione. Un po’ meno nascosta, Bruna Milanesio, insieme ad una gioventù illuminata, sta provando a raccontare qualcosa di più. Continue reading Il Dolce Canavese: nocciolini di Chivasso e marketing territoriale… Bruna Milanesio, Francesco Masera e Giovanna Bonfante

Una pasticceria senza punti di riferimento… Marcello Rapisardi

 

Milano. Piazzale Bacone. Quando i legami tornano e rientrano, questa città mostra sempre quel po’ di gratitudine invernale che, nella foschia di una meta sbiadita, non riesce più a compiacere se stessa. Ogni tanto, si affaccia qualche artigiano che riesce a farmi ricredere sulla punizione di vivere in questo luogo, senza più origini e incapace di approcciarsi all’ortodossia come alla diversità. La sbandierata apertura, il diniego della provincialità e il multiculturalismo come rotondità imperante han cominciato a farmi apprezzare i semafori. Quegli stop indotti che fanno sprofondare su una poltrona, senza la preoccupazione di nessun vicino, di nessuna chiacchiera e di nessun saluto. La Milano intima, quella condotta in maniera algida, priva di confidenze e con luci fioche che si spengono in cucine introverse, quella dei menù dei tavoli singoli o delle domeniche con la nonna, dove le livree si alternano ai semifreddi Bindi, la stessa che riporta la centralità del bancone, del riservato rapporto col cliente e della bottega come salvezza dalla tapparella abbassata. In questa Milano, trovare un pasticciere milanese, per di più giovane, in un’anacronistica pasticceria di quartiere, attiene a quella transcultura che ci rende milanesi e riconoscibili. Continue reading Una pasticceria senza punti di riferimento… Marcello Rapisardi