Il Gagollo: pescatori senza sovrastrutture… Emilio Scarsi

Tra Bergeggi e Vado Ligure. Chiaramente nessuna indicazione e nessuna sottolineatura, solo un sospiro di sollievo oltre il porto commerciale, un paio di rotonde e una discesa che immette alla vista di isole e scogliere. Oltre il promontorio, il mare riprende lentamente i suoi affari, si riaffacciano i bagni, gli steccati di legno, quel gusto per l’ombrellone chiuso e il temporale, che pervade ugge e ubbie del luogo comune ligure, non si fa attendere più di tanto. Così arriva la sabbia, qualche pedana, nessun segno di ristoranti improvvisati dove la cucina tipica annega in un mare d’olio annacquato, nessuna vista riassestante e una musica infernale che ha reso tutto più babelico. Fino al calare del vento. A quel sole assordante, agli ombrelloni che si sono aperti e alla dichiarazione delle motivazioni. Continue reading Il Gagollo: pescatori senza sovrastrutture… Emilio Scarsi

Eteree osterie e bitter territoriali.. Michele Valotti e Silvia Peroni

Brione. Cinque del pomeriggio. Ci sono persone che riemergono da un ristorante, una trattoria, uno di quei luoghi eponimi senza cui il paese non sarebbe nemmeno riconosciuto (e dal mio navigatore effettivamente non lo è…). Il lago d’Iseo ammorba di distanza e di essiccazione, la pianura si è incuneata in una salita casuale e la Val Trompia non ha ancora acquisito quel senso di necessità per cui l’artigianato è una forma aprioristica di tradizione familiare. Da qui mediamente si scappa, i settecento abitanti rimasti attengono alla probabilità dell’esistenza di Dio, nonostante tutto, nonostante si viva sicuramente bene, ci sia il verde, non sia così distante e ci siano più o meno tutti i biotopi a disposizione di macchina. Qui si viene per un solo motivo, quell’osteria che ha ridimensionato gli echi del giusto rendendoli attualizzabili e attuali: la Madia. Continue reading Eteree osterie e bitter territoriali.. Michele Valotti e Silvia Peroni

Incantati pasticcieri definiti.. Bruno Andreoletti

Brescia, città infarinata, agguerrita e percorsa dalle mani in pasta. Sarà per il Vate, sarà per le scuole, sarà per le associazioni, ma qui c’è la più alta concentrazione di lievitisti di livello d’Italia. Eppure continua nel suo essere una città squadrata, borghesemente convinta di non dover mai concedere il passo alla sensibilità. In quello statico ridondante per cui l’altro non è mai un punto di fierezza e nemmeno di arrivo. La virtù si controlla a cena, la si narra poco e la si mette a letto presto. Il lavoratore indefesso non ha bisogno del vanto milanese o della chiacchiera sulla stanchezza, la fatica è nel dna di una città che si sveglia presto, diventa imprenditrice come sistema di devozione, punta su una religiosità asettica e simbolica e nel sepolcro della bellezza getta tutti i suoi riferimenti. Brescia non avrà mai fascino nonostante il palato. Continue reading Incantati pasticcieri definiti.. Bruno Andreoletti

Tortai e farinotti tra i caruggi… Sà Pesta

Genova. Città vecchia sempre a rischio autenticità. Passata la compulsione per la bellezza borghese e signorile delle città mantenute, superati gli anni civili delle passeggiate gradevoli, la puzza di urina, i dedali, i porti, la decadenza e le persiane incrostate dalla salsedine sono diventate l’emblema stesso di un’identità copiata, quella di migliaia di persone perdute e battute, che nella non curanza han rimesso a posto l’idolo. Genova è per noi più che per loro, è un apprezzamento contemporaneo che sta vivendo il periodo storico giusto in cui la puzza diventa il profumo della differenza. I tossici possono fare i tossici, le prostitute le prostitute e gli extracomunitari gli extracomunitari. È tutto folklore, poesia, decadenza, fascino ma soprattutto è tutto distanza. Da lì si può dimostrare e farsi sedurre, così nella risata, nell’aria sbarazzina e nel borghesismo di convinzione laica. Il troppo dentro rimane a chi ha la necessità o alle insegne storiche. Una di queste è il motivo del mio labirinto. Continue reading Tortai e farinotti tra i caruggi… Sà Pesta

Pasticceria Ugetti: ai confini dell’impero… Franco Ugetti

Bardonecchia è al termine di un Piemonte inadeguato, ormai solo passaggio e turismo disturbante, in fondo a quella Val di Susa che ha sostituito la pietra con il disarmo. Così, quando la ribellione profusa e puzzolente è arrivata al finto dunque, si è ritratta nella sua voglia di camino, di piste da sci e di prodotto tipico. Ma Bardonecchia, quando è stato costruito il traforo ferriovario del Frejus, è diventata l’ultimo avamposto delle merci tra Italia e Francia. Qui arrivavano tonnellate di arance dal meridione e i nativi, come gli acciugai in Val Maira, appena fuori dalla stazione, dividevano la buccia dalla polpa per favorire il lavoro di canditura, fulcro dolciario di un Piemonte che è stato ricco attraverso l’adombrato. Tra queste vie, ai bordi della stagione, la pasticceria tradizionale non è mai diventata una discussione e la famiglia Ugetti continua, alla sua maniera, una strada candida e invisibile. Continue reading Pasticceria Ugetti: ai confini dell’impero… Franco Ugetti

Monastero della Badia di Alcamo: bocconcini con la confettura di zucca serpente…

Alcamo è sempre più un luogo cardine di una Sicilia che interessa solo agli agiografi e alle persone che nella reticenza hanno trovato il tempo quotidiano. Nascosta davanti ad una natura irlandese e primaverile, tra rocce, pecore e un vigore che è molto oltre l’immaginazione, l’aprile siciliano è un tornante, un girovagare ed un sentir l’eco. I vigneti cavati, le strade con le buche, i muretti a secco, i ravveduti nascondigli, il mare ancora incellofanato e la sabbia principesca sono dettagli che con il concentrarsi delle stagioni e dei diletti, intenerendosi in un’intimità pudica, si perdono, per lasciare spazio al disordine. E così anche l’Alcamo sonnacchiosa, dove gli artigiani gloriosi possono ancora fregiarsi di un territorio unico al mondo, si rimettono alla vendita come ultima forma di processione. Si saluta il santo, si fanno gli inchini e poi via verso un nuovo letargo. Fermare il tempo di questa Sicilia diventa un principio di pensione. E così, per sprofondare ancora meglio nella virtù, mi rimetto agli sguardi di due monache di clausura… Continue reading Monastero della Badia di Alcamo: bocconcini con la confettura di zucca serpente…

Giromette, mostazzini, brazadelle: i dolci del Sacro Monte … Marina Lonati e Giancarlo Di Ronco

Sacro Monte di Varese. Giornata uggiosa. Nebbia che s’incunea e vista che non spazia né fino a Milano né fino a Varese. Quattordici cappelle, una borgata, modeste chiesette che sono diventate sfarzose chiese barocche, quadri e cripte. La storia che si è mischiata alla leggenda, Agostino e Ambrogio che si sono incontrati, famiglie nobiliari che hanno mantenuto la distanza dal capoluogo e una serie di architetti succedutisi nella creazione di un patrimonio prealpino in mano a pellegrini, ma solo nei giorni di sole. Tutt’intorno, finestre posizionate per non dare il fianco agli invasori, alloggi, grate di clausura e una serpentina interminabile di ciottoli che si schiacciano sotto portici senza coordinate. Azzeccare la strada giusta è quantomeno bizzarro. Per caso, arrivo all’unica bottega della frazione. Continue reading Giromette, mostazzini, brazadelle: i dolci del Sacro Monte … Marina Lonati e Giancarlo Di Ronco

Confetti… simbolo, dolcezze ecc…? No… Cacciato per troppe affermazioni o per troppe domande? (ovvero specchietti per le allodole)

Varese. Una città con vari doppi sensi, tante precauzioni e una borghesia troppo spesso data per impellicciata e trovata per impelliciata. Reazionaria, di quella forma scomoda che guarda solo i piedi, e uggiosa, di quella comunicazione talmente razionale che non ha bisogno di molte parole. Tra il carino e l’umido, tra i laghi, le frontiere, le valli e le montagne basse, questi sono luoghi in cui risiedono i residenti, passano i pellegrini, gli animi lacustri e i tetragoni, e non rimane altro che affidarsi ad una quotidianità produttiva che delle facce ritorte ha fatto un credo.

E così ho preso una tranvata in faccia…

Primo errore, ho avuto poca pazienza. Secondo errore, ho rintracciato l’indirizzo su Google cliccando banalmente Brusa confetti. Terzo errore, sono andato all’indirizzo giusto ma non ho cercato con attenzione. Quarto errore, ho visto un cartellone pubblicitario che indicava in calce il nome della traversa da dove ero appena venuto via perché non avevo trovato nulla. Quinto errore, sono entrato, ho visto dei confetti e mi sono convinto.

E così mi sono ritrovato in una Twin Peaks insubrica, tra l’onirico e l’allucinatorio. Continue reading Confetti… simbolo, dolcezze ecc…? No… Cacciato per troppe affermazioni o per troppe domande? (ovvero specchietti per le allodole)