Alimento: fermentazioni contemporanee… Cesare Rizzini e Michele Valotti

Brescia. Una città che non dovrebbe richiamare ma che rimane faro, insieme ad una provincia straordinaria, dell’eccellenza artigianale lombarda, se ne esiste una. Con una fierezza a volte eccessiva. Qui, appena sotto alla collina e tra le vie di un centro squadrato e attraente solo per chi ha il tempo di non guadagnare, gli autonomi pensatori non hanno il timore di provarci, guardano il territorio, non indugiano troppo nei luoghi del format e in quelli del marketing, e s’inerpicano su sequenzialità poco ovvie. Un turismo meno determinato non lascia troppo spazio al tanto al kilo, in città si deve lavorare con le stesse facce del lunedì, del mercoledì e del sabato. Accontentarsi e non accontentarle è una forma di riflessione non richiesta per riutilizzare il futuro. E così chi decide che accenti più stretti possano andare comunque bene, si è trovato in una sfumatura dove il lievito ha preso il posto dello spiedo e la fermentazione quello del tondino. Qui Cesare Rizzini ha deciso di far esplodere il suo passato… Continue reading Alimento: fermentazioni contemporanee… Cesare Rizzini e Michele Valotti

Armonia Verde o follia biologica?… Andrea Tessadrelli e Elisa Bonatti

Pozzolengo è uno di quei luoghi della provincia bresciana che riesce ancora a stupire nonostante la produzione. Qui le fabbriche sono diventate vigneti e relais per i riposi lavorativi, i frutteti appaiono dietro accenti teutonici e lo zafferano si è trasformato, andando oltre la comunicazione altezzosa, in coltura simbolo di queste latitudini. Nonostante gli sforzi per levare la patina, nonostante retaggi relazionali non proprio entusiasmanti e nonostante la vigna come forma naturale mi abbia sempre entusiasmato zero, trovare un difetto estetico a Pozzolengo è roba per palati ghibellini… qui veramente la Lombardia perde le sue chiazze e acquista un’armonia, cominciano le colline, le strade si stringono, le aziende agricole iniziano a fare vendita diretta e il paese dei pozzi e delle torbiere mostra se stesso molto oltre il Garda, il castello, il Lugana e il benessere. Mettere in opera zone così, al di là delle piscine e delle camicie bianche, attiene alla persuasione e alla perversione. E così un sabato mattina, fuori da uno di quei palloni pressostatici che solitamente ospitano i campi da tennis al chiuso, trovo Elisa, una sensibilità antica, un’umanità debordante, l’anima gentile che molti auspicherebbero… Continue reading Armonia Verde o follia biologica?… Andrea Tessadrelli e Elisa Bonatti

Il pane è un retaggio polveroso… Aristide Sbardellotto

Vigevano è una città pedissequa eccezionalmente evidenziata nel rinascimentale di piazza Ducale, in quella passeggiata, sempre uguale a se stessa, che attira ancora il fuori porta e incide sul sentimento locale sotto forma di fama in giro per la penisola. Il tutto lì della pavimentazione e dei ciottoli non porta altro che dintorni, pianura, risaie e distanza da Milano. Quella voglia di fuggire intransigente che si mostra sotto forma di motorini, di treni e di lavori. Chi può evitare il “va e vieni”, mostra la piazza nelle foto con orgoglio, ma la mancanza è un sentimento nostalgico post ubriacatura caricaturale. Origini altisonanti, industrializzazioni precoci, patria dei calzaturifici, prima in Lombardia insignita del titolo di città, declinata tra merlature, opifici e ciminiere, Vigevano mostra i segni di un tempo che non è mai diventato scalpore. Qui tutto scorre placido, anche la lamentela. E così, appena terminata la natura, ci si ritrova in quelle zone artigianali dove i soviet produttivi sono diventati lentamente piccole attività imprenditoriali, posti in cui l’uomo ha dovuto mostrare senza cautela la sua funzionalità. Pena la segregazione. Affrancato dalla catena, l’artigiano ha cominciato a mostrare muscoli e cervello, a creare e a salvaguardare. Aristide Sbardellotto è l’emblema di un retaggio polveroso e lontano… Continue reading Il pane è un retaggio polveroso… Aristide Sbardellotto

L’Oca di Sant’Albino è radicata in un ritorno… Davide Gallina

Casoni Sant’Albino. Mortara. Una Lomellina di concetto e di fruizione, dove i cimiteri sono ancora strutture da glorificare, le cascine comprese da un presente che non le ha rese dormitorio, le case tipiche strutturate ad elle rimangono nel decadimento delle facciate e in famiglie che rispettano ancora i tempi del lavoro e del riposo, e le piantagioni di bambù estemporanee non tolgono nulla al fascino di orti dove la vite e il fico fanno ombra a piccole coltivazioni per contadini rugosi che dell’oltre non hanno mai annusato l’esistenza. Queste frazioni, che si dividono tra i fossi delle nutrie e le fioriture della camomilla, passano inosservate perché fuori dalla produzione al di qua del desiderio. Qui c’è una congerie di personaggi che arrivano e se ne vanno, si siedono su sedie di plastica, prendono seghetti per intagliare il legno e passano per vedere se quel qualcuno che c’è sempre stato continua ad esserci. Davide Gallina non poteva che definirsi qui. Continue reading L’Oca di Sant’Albino è radicata in un ritorno… Davide Gallina

Arte bianca, pasticceria e produzione… Roberto Crisafio

Tradate. Luoghi poco ameni, piccole ville bomboniere ad indorare la pillola, strade dritte, semafori, rotonde e quei paesi della provincia, tra Varese e Milano che assomigliano inquietantemente ai paesi della provincia tra Como e Milano e a quelli della provincia tra Varese e Como. In mezzo ci sono i parchi della Pinetina, le ville degli abbienti e quei polmoni verdi, piccoli oasi reazionarie, che non sono null’altro che sberleffi e bisogni di quantità. Luoghi giustapposti che vorrebbero staccarsi dalla città attraverso l’estetica della serenità, mostrando l’imbarazzo di un’assenza di definizione che non sia quella del dormitorio in cui far crescere i propri figli lontano dallo smog e dai venditori di disperazione. In luoghi come Tradate devi lavorare meglio che altrove, qui ci sono i politici tetragoni e le donne dal ditino all’insù alzato, qui il martedì mattina è come il sabato pomeriggio, le facce sono solamente meno stanche… ed è proprio qui che l’artigianato deve mantenere una relazione e un desiderio, quello di legare la gioia allo scontrino. Senza invadenza… Continue reading Arte bianca, pasticceria e produzione… Roberto Crisafio

Gelaterie, riguardo e percorso… Osvaldo Palermo

Tra Cornaredo e Arese la periferia appare così com’è. Senza fronzoli. La Varesina non lascia scampo. Oltre gli ospedali e i centri commerciali, il degrado non riesce mai ad assurgere a decoro. Si tira dritto, semafori, poche rotonde, sguardi scampati e accenti che non hanno nulla di compromesso. Milano sembra lontana anni luce, così come i residence nascosti dietro gli alberi e i tempi lunghi di chi si può concedere qualcosa oltre il balconcino. Ma anche in mezzo ai conflitti sociali, alberi, case basse, laghi dei cigni ricalcati e piazze con portici possono sembrare un orizzonte borghese per chi ha preferito il respiro al trovarsi invischiato nell’urbanesimo dei fumi e della casualità. Così Arese, con il sole, l’acqua zampillante, i bambini gorgheggianti e le pettegole intriganti, assomiglia tanto ad un tempo libero dove concedersi ripicche, pregiudizi, godimenti e insinuazioni. E una gelateria, con un senso anche meno nascosto della necessità di rinfrescarsi, non poteva che risultare perfettamente nella parte. Continue reading Gelaterie, riguardo e percorso… Osvaldo Palermo

Bresaole e grissini nella valle del Taleggio…… Giuseppe Corticelli

*ovvero “Osa diventare ciò che sei!”. Se solo Gide avesse capito qualcosa di carne stagionata…

Peghera. Taleggio. Paesi scomposti e assolati tanto accumulati quanto distanti dall’origine. Abeti rossi e tigli si sono perduti nell’assuefazione di valli legati a dialetti, tradizioni contadine e corsi d’acqua battente. Qui il ghiaccio non è mai stato un problema e il turismo non è mai stata un’ossessione. Villini televisivi, prezzi bassi, tempi lunghi e stagionatori di formaggio. Le produzioni legate ai piccoli allevatori si sono trasformate in produzioni pianeggianti insilate, sempre più agili tra le curve strette di una montagna disconosciuta. Questi sono luoghi dove fermarsi, prendere l’acqua dalla fonte dell’orso, guardare il verde scuro arruffato degli alberi che tendono al buio, lasciando alle case il tetro ruolo di ammortizzatori culturali che vendono tranquillità e impongono la pace del fine settimana vicino, e riacutizzare il dolore di non aver saputo mantenere una tradizione senza tradirla. Qui arrivano formaggi, si stagiona nelle celle e chi produce lo fa per mantenere una forma di folklore ormai dissuaso. Così, chi cresce in una forma artigianale, deve provare strade nuove, guardando le valli vicino e mantenendosi sulla strada di una famiglia che è campanile e ciminiera. Continue reading Bresaole e grissini nella valle del Taleggio…… Giuseppe Corticelli

Pastaio Agostino: il tortello amaro e una storia narrata… Francesco Ferrari e Luciana Corresini

Castel Goffredo. Un retaggio storico un po’ sciupato, una struttura gonzaghesca scesa a compromessi con quell’industria della calza, lustro e agio di un paese che nel medioevo ha disperso le sue origini. Eppure i portici reggono ancora l’imperizia della decomposizione, torri civiche e torrazzi sono un po’ sbiaditi dietro i tempi di proprietà private sfilacciate da una munificenza poco munifica, straordinari palazzi di campagna diroccati, che in altri lidi diventano la pietra angolare su cui costruire il fascino della decadenza, rimangono palazzi di campagna diroccati, e un neogotico sommario che, non riuscendo più ad attirare, deve accontentarsi, in troppi casi, dello sguardo abitudinario e autoctono di una piazza riservata e conservata. Eppure le campagne richiamano daccapo la propria origine, il passeggio è ancora uno sguardo stupito, il turismo non ha preso il sopravvento sull’ozio e le sagre di paese rappresentano la rappresentazione di un affresco. Castel Goffredo è incessantemente nelle parole di chi non vuole perdersi e di chi nel tempo ha provato a creare nuove consuetudini, per far riemergere un incanto soffuso in cui rimanere irretiti e nostalgici. Nessun classicismo può fare quello che stanno facendo Francesco Ferrari e Luciana Corresini che nell’erba di San Pietro han trovato il fondamento di una rinascita. Continue reading Pastaio Agostino: il tortello amaro e una storia narrata… Francesco Ferrari e Luciana Corresini