Confetti… simbolo, dolcezze ecc…? No… Cacciato per troppe affermazioni o per troppe domande? (ovvero specchietti per le allodole)

Varese. Una città con vari doppi sensi, tante precauzioni e una borghesia troppo spesso data per impellicciata e trovata per impelliciata. Reazionaria, di quella forma scomoda che guarda solo i piedi, e uggiosa, di quella comunicazione talmente razionale che non ha bisogno di molte parole. Tra il carino e l’umido, tra i laghi, le frontiere, le valli e le montagne basse, questi sono luoghi in cui risiedono i residenti, passano i pellegrini, gli animi lacustri e i tetragoni, e non rimane altro che affidarsi ad una quotidianità produttiva che delle facce ritorte ha fatto un credo.

E così ho preso una tranvata in faccia…

Primo errore, ho avuto poca pazienza. Secondo errore, ho rintracciato l’indirizzo su Google cliccando banalmente Brusa confetti. Terzo errore, sono andato all’indirizzo giusto ma non ho cercato con attenzione. Quarto errore, ho visto un cartellone pubblicitario che indicava in calce il nome della traversa da dove ero appena venuto via perché non avevo trovato nulla. Quinto errore, sono entrato, ho visto dei confetti e mi sono convinto.

E così mi sono ritrovato in una Twin Peaks insubrica, tra l’onirico e l’allucinatorio. Continue reading Confetti… simbolo, dolcezze ecc…? No… Cacciato per troppe affermazioni o per troppe domande? (ovvero specchietti per le allodole)

Una pasticceria senza punti di riferimento… Marcello Rapisardi

 

Milano. Piazzale Bacone. Quando i legami tornano e rientrano, questa città mostra sempre quel po’ di gratitudine invernale che, nella foschia di una meta sbiadita, non riesce più a compiacere se stessa. Ogni tanto, si affaccia qualche artigiano che riesce a farmi ricredere sulla punizione di vivere in questo luogo, senza più origini e incapace di approcciarsi all’ortodossia come alla diversità. La sbandierata apertura, il diniego della provincialità e il multiculturalismo come rotondità imperante han cominciato a farmi apprezzare i semafori. Quegli stop indotti che fanno sprofondare su una poltrona, senza la preoccupazione di nessun vicino, di nessuna chiacchiera e di nessun saluto. La Milano intima, quella condotta in maniera algida, priva di confidenze e con luci fioche che si spengono in cucine introverse, quella dei menù dei tavoli singoli o delle domeniche con la nonna, dove le livree si alternano ai semifreddi Bindi, la stessa che riporta la centralità del bancone, del riservato rapporto col cliente e della bottega come salvezza dalla tapparella abbassata. In questa Milano, trovare un pasticciere milanese, per di più giovane, in un’anacronistica pasticceria di quartiere, attiene a quella transcultura che ci rende milanesi e riconoscibili. Continue reading Una pasticceria senza punti di riferimento… Marcello Rapisardi

Pasticceria Atena: la tradizione al tempo delle monoporzioni… Sorelle Margini

Piccolo Stato di Sabbioneta. Cinquecento anni dopo che Vespasiano Gonzaga Colonna, ramo autonomo gonzaghesco, in quella fetta di terra tra l’Oglio e il Po, ha definito il concetto di difesa dal tempo, dall’incuria e dagli oppositori. Applicazione delle teorie rinascimentali di come vada costruita una città ideale, a Sabbioneta nulla è come sembra, superate le porte, i viali vengono interrotti subito da mura e labirinti, tutto è complesso, il centro è una sorpresa, le piazze si nascondono, le chiese si compongono e sotto gli edifici si possono ritrovare monete antiche e tombe principesche. Perché i Gonzaga sparivano con la morte (ritrovarli diventava operazione filologica da misteri sepolti) ed erano grandi studiosi di architettura militare e di inganni prospettici. Questo è un luogo straordinario, uno di quelli per cui la pianura è fin necessaria. La storia non se l’è portata via e così la città-stato riecheggia nel ghetto, nella zecca, nell’artigianato e nei palazzi. In questi luoghi rispettosi, cercare il confortevole diventa il primo dei principi. Continue reading Pasticceria Atena: la tradizione al tempo delle monoporzioni… Sorelle Margini

La Torta Vigoni, rigenerazione della Torta Paradiso… Enrico Magenes

Pavia, luogo scomodo, dove gli artigiani non si scorgono, dove il mondo ruota intorno all’università e la stagionalità è passaggio di fuori sede. C’è una certa ipocrisia e vicoli a fondo cieco con i sampietrini, ci sono piazze imborghesite, palazzi ducali, castelli e monumenti al benessere, la città ha trovato la sua funzione sociale, lasciando ad Oltrepò e Lomellina il compito di portare avanti la terra, l’autore, l’autunno e la disponibilità al clima. Il tardo romanico impera nel suo disporsi in mezzo a botteghe storiche e risuscitate, in mezzo a quel sentirsi anacronistici di una cittadinanza che, al di là dell’interesse verso il compimento scolastico, pretende la differenza, nell’accento, nel portafoglio e nella missione. I retaggi operai rimangono nei racconti come un qualcosa di perduto e il senso d’esistere a metà strada tra l’università e l’ospedale. Eppure c’è ancora un mistero freddo, un afflato tragico che nei pioppeti, appena oltre, rimane ghiacciato nella sensazione che qualcosa stia per accadere… dentro, è tutto troppo conformista. E così mi adeguo. Continue reading La Torta Vigoni, rigenerazione della Torta Paradiso… Enrico Magenes

Le Forbesette: formaggi remoti… Matteo Bonaiti Pedroni e Giovanni Pizzamiglio

Morterone, una conca che ricordava un mortaio. 14 km di distanza dal primo centro abitato (Ballabio), 34 abitanti, per anni il comune meno popoloso d’Italia, adesso superato da Moncenisio, più frazioni e località di quanti sono i residenti. Per arrivare c’è una salita che toglie il fiato, quando ghiaccia e cala la notte, non c’è più nemmeno una dimensione, arrivare su attiene alla creatività e al tepore, passare tutte le diramazioni, tra ruderi, foglie deposte e un’estate che se ne è andata, rimane una forma privativa di desiderio. Gli avventori si bloccano alla scalata del Resegone, sotto quelle guglie che sono letteratura e paesaggio, arrivano in paese, magari tornando si mangiano anche la pizza nell’unico locale pubblico presente, sempre se è il giorno in cui arrivano le farine, e guardano gli orridi della Val Taleggio e le coste delle Valle Imagna. Chi resta a luce fioca, non può che ritrovarsi, in quelle poche famiglie che sono gestione, amministrazione, presidio e produzione. Qui, due giovani laureati in Agraria, hanno deciso di avviare la propria startahahaahahap Continue reading Le Forbesette: formaggi remoti… Matteo Bonaiti Pedroni e Giovanni Pizzamiglio

Un pasticciere che vuole continuare a fare l’artigiano… Roberto Cosmo

Giussano. La capitale dei bar da rotonda, quelle strutture amorfe e ipocondriache che lambiscono i cigli della strada all’interno di prefabbricati dai colori sbiaditi che, dirimpetto, si rimbalzano la capacità di prendere al collo il cliente con l’offerta meno allettante possibile, scritta in modi bizzarri, dentro un’etica da videopoker imbevuto nel cappuccino. Una statale Milano-Lecco che della bizzarria reazionaria e delle ruote dei SUV ne ha fatto quasi una forma di diffidenza, di ironia consumistica che, da queste parti, sembra un poco più di quello che è, come negli accenti caricaturali così nell’indifferenza al diverso. La crisi dell’industria ha trasformato la pelle dei portafogli e la densità dei carrelli della spesa, ma le facce rugose e tetragone non hanno mai smesso di imporre il maschio attraverso l’occhio fetido e il labbro umido. Così, gli Imperi delle margarine hanno continuato serenamente a discorrere, le zone industriali a patinarsi di torte a specchio e quei pochi artigiani rimasti a modificare il passato attraverso una rivalutazione di luoghi, dolci e buone maniere. Continue reading Un pasticciere che vuole continuare a fare l’artigiano… Roberto Cosmo

Il cuoco contadino e la speranza di un lago migliore… Fiorenzo Andreoli

Maclino. Toscolano Maderno. Vista lago rarefatta e offuscata, strade di campagna, tra il ripido e il disordinato, piante d’ulivo tutt’intorno, percorsi interni, villette, fioriere e un Garda meno smaccato e più nascosto. Dichiarazioni d’intenti di chi, innamorato delle proprie viste e dei propri specchi lacustri, ha preferito non vedere, mimetizzandosi in mezzo ad una natura sempre più antropica, sempre più mezzo di coercizione e di dimostrazione per un turismo disattento che, nella raffinatezza, ha imposto una cifra stilistica ed economica. E così, qui dietro si possono ancora cogliere le sfumature, si può stare tangenziali al contro-urbanesimo menefreghista e si può rivisitare una retroguardia di solitudine e e accoglienza. Un po’ reazionaria e un po’ rivoluzionaria. In quella mezza costa su cui il Garda ha sempre oscillato. Qui Fiorenzo Andreoli della maniera di essere distanti ha creato una leggenda. Di pensiero e d’azione. Continue reading Il cuoco contadino e la speranza di un lago migliore… Fiorenzo Andreoli

L’olio del Garda esisterà ancora?… Alberto Scalfi

Gavardo, una Valle Sabbia non classificata. Il paese antico, le sue frazioni, le sue colture e quei lanifici che sfruttavano il fiume e dal fiume venivano sfruttati. In mezzo ai portici uggiosi, il paese demanda le sue ricorrenze, si lascia tranciare da rotonde e centri commerciali e non dispone più neppure dell’autorità sulle proprie vigne. Chi le continua a coltivare, deve mantenersi in bilico tra le fabbriche e la caligine. Così basta guardare un filo oltre, verso una collina brumosa, dove lasciare andare il pensiero a nobiltà, contadini e resort banalizzanti. Il lago non inficia e non delude, il tempo può essere ancora speso bene, si possono ancora trovare persone disposte a disporre del proprio tempo mettendotelo a disposizione. E così, mi guardo intorno e trovo un agricoltore che, tra qui e il Garda, sta creando la sua possibilità di rimanere contadino, nonostante l’olio e nonostante il vino. Continue reading L’olio del Garda esisterà ancora?… Alberto Scalfi