Le Forbesette: formaggi remoti… Matteo Bonaiti Pedroni e Giovanni Pizzamiglio

Morterone, una conca che ricordava un mortaio. 14 km di distanza dal primo centro abitato (Ballabio), 34 abitanti, per anni il comune meno popoloso d’Italia, adesso superato da Moncenisio, più frazioni e località di quanti sono i residenti. Per arrivare c’è una salita che toglie il fiato, quando ghiaccia e cala la notte, non c’è più nemmeno una dimensione, arrivare su attiene alla creatività e al tepore, passare tutte le diramazioni, tra ruderi, foglie deposte e un’estate che se ne è andata, rimane una forma privativa di desiderio. Gli avventori si bloccano alla scalata del Resegone, sotto quelle guglie che sono letteratura e paesaggio, arrivano in paese, magari tornando si mangiano anche la pizza nell’unico locale pubblico presente, sempre se è il giorno in cui arrivano le farine, e guardano gli orridi della Val Taleggio e le coste delle Valle Imagna. Chi resta a luce fioca, non può che ritrovarsi, in quelle poche famiglie che sono gestione, amministrazione, presidio e produzione. Qui, due giovani laureati in Agraria, hanno deciso di avviare la propria startahahaahahap Continue reading Le Forbesette: formaggi remoti… Matteo Bonaiti Pedroni e Giovanni Pizzamiglio

Un pasticciere che vuole continuare a fare l’artigiano… Roberto Cosmo

Giussano. La capitale dei bar da rotonda, quelle strutture amorfe e ipocondriache che lambiscono i cigli della strada all’interno di prefabbricati dai colori sbiaditi che, dirimpetto, si rimbalzano la capacità di prendere al collo il cliente con l’offerta meno allettante possibile, scritta in modi bizzarri, dentro un’etica da videopoker imbevuto nel cappuccino. Una statale Milano-Lecco che della bizzarria reazionaria e delle ruote dei SUV ne ha fatto quasi una forma di diffidenza, di ironia consumistica che, da queste parti, sembra un poco più di quello che è, come negli accenti caricaturali così nell’indifferenza al diverso. La crisi dell’industria ha trasformato la pelle dei portafogli e la densità dei carrelli della spesa, ma le facce rugose e tetragone non hanno mai smesso di imporre il maschio attraverso l’occhio fetido e il labbro umido. Così, gli Imperi delle margarine hanno continuato serenamente a discorrere, le zone industriali a patinarsi di torte a specchio e quei pochi artigiani rimasti a modificare il passato attraverso una rivalutazione di luoghi, dolci e buone maniere. Continue reading Un pasticciere che vuole continuare a fare l’artigiano… Roberto Cosmo

Il cuoco contadino e la speranza di un lago migliore… Fiorenzo Andreoli

Maclino. Toscolano Maderno. Vista lago rarefatta e offuscata, strade di campagna, tra il ripido e il disordinato, piante d’ulivo tutt’intorno, percorsi interni, villette, fioriere e un Garda meno smaccato e più nascosto. Dichiarazioni d’intenti di chi, innamorato delle proprie viste e dei propri specchi lacustri, ha preferito non vedere, mimetizzandosi in mezzo ad una natura sempre più antropica, sempre più mezzo di coercizione e di dimostrazione per un turismo disattento che, nella raffinatezza, ha imposto una cifra stilistica ed economica. E così, qui dietro si possono ancora cogliere le sfumature, si può stare tangenziali al contro-urbanesimo menefreghista e si può rivisitare una retroguardia di solitudine e e accoglienza. Un po’ reazionaria e un po’ rivoluzionaria. In quella mezza costa su cui il Garda ha sempre oscillato. Qui Fiorenzo Andreoli della maniera di essere distanti ha creato una leggenda. Di pensiero e d’azione. Continue reading Il cuoco contadino e la speranza di un lago migliore… Fiorenzo Andreoli

L’olio del Garda esisterà ancora?… Alberto Scalfi

Gavardo, una Valle Sabbia non classificata. Il paese antico, le sue frazioni, le sue colture e quei lanifici che sfruttavano il fiume e dal fiume venivano sfruttati. In mezzo ai portici uggiosi, il paese demanda le sue ricorrenze, si lascia tranciare da rotonde e centri commerciali e non dispone più neppure dell’autorità sulle proprie vigne. Chi le continua a coltivare, deve mantenersi in bilico tra le fabbriche e la caligine. Così basta guardare un filo oltre, verso una collina brumosa, dove lasciare andare il pensiero a nobiltà, contadini e resort banalizzanti. Il lago non inficia e non delude, il tempo può essere ancora speso bene, si possono ancora trovare persone disposte a disporre del proprio tempo mettendotelo a disposizione. E così, mi guardo intorno e trovo un agricoltore che, tra qui e il Garda, sta creando la sua possibilità di rimanere contadino, nonostante l’olio e nonostante il vino. Continue reading L’olio del Garda esisterà ancora?… Alberto Scalfi

Limonaie sul Garda e capperi sospesi a mezz’aria… Andrea Arosio

Gargnano. Alto Garda bresciano. Qui nella seconda metà dell’800 si producevano nove milioni di limoni all’anno. Il lago era un crocevia di venti e clima e gli inverni venivano a pesare nelle coperture e nel lavoro. Poi la fatica è stata soppiantata dall’ulivo, prima sostanzialmente assente. Stagioni più regolari e gestione più semplice. Il XX secolo ha visto i limoni di Gargnano assurgere al ruolo folkloristico di archeologia contadina, con una produzione odierna che non supera il qualche migliaio. In mezzo, in ordine sparso, ci sono state due guerre, una decadenza, un regime, la costruzione della Gardesana, l’approdo turistico e una Belle Époque lacustre e architettonica che, nel suo stringersi tra l’acqua e le Prealpi Bresciane, ha imposto al suo essere fiordo quel carattere imprescindibile da passeggiata senza tempo, con un declino più succinto di quel neogotico che, negli occhi cerulei degli spettatori, non ha mai perso il fascino della cortesia. Persiane verdi, colori pastello e pontili, il passaggio si stringe, il lago si fa vista e si presta a diventare vicoli e mulattiere selciate, dove i muri diventano il più impetuoso dei racconti. Continue reading Limonaie sul Garda e capperi sospesi a mezz’aria… Andrea Arosio

Tra gelateria e lievitazione, soluzioni polimorfe… Ivan Gorlani

Tra Monza e Verolanuova. Su quella Bre.Be.Mi. priva di senso e di macchine, la pianura non ha più un trascorso, le attività sono state divelte, il passaggio non è stato nemmeno alterato, ma definitivamente incastrato all’interno di una logica urbanistica che nella pianura ha visto solo terzo Paesaggio. Frammenti indecisi e migratori che non hanno più nulla di stanziale, dove si pagano pedaggi per allontanarsi e avvicinarsi al terzo Stato, a quella borghesia commerciale centripeta e costosa. Così Monza, satellite eletto, può ben rappresentare un nuovo luogo di fuga, una nuova maniera di vedere l’ineluttabile e il non circondabile. In queste città di provincia, che sono monumenti del mai portato a fondo, si possono ben spendere i propri soldi nei mesi invernali e ormai nei mesi estivi. E non ci si chiede più quale desiderio possa percorrere decine di kilometri in mezzo alle brume. L’espansione è un atto di vicinanza. Continue reading Tra gelateria e lievitazione, soluzioni polimorfe… Ivan Gorlani

Ai Piani di Bobbio si può anche alpeggiare… Simone Bergamini

Piani di Bobbio lontano dal fracasso sciistico. Meno accenti milanesi e meno presunzione, una ferrovia che porta su, una montagna facile, che spiana, che non gela troppo e non si allontana dai sentieri, luoghi che si sono trasformati in rifugi dove folklore e polenta sono diventati l’ultimo dei retaggi. Chi voleva lavorare, trovando erbe da pascolo e non da trekking, si è dovuto spostare altrove, in valli laterali più portate e più pronte a ricevere sudore al posto delle borracce. Ma come tutte le regolarità, anche qui c’è la necessità di qualche eccezione, un paio al massimo, forse una. E così appaiono delle pezzate rosse al pascolo, dei massi, qualche fiore e delle stanze di caseificazione. Qui Simone Bergamini ha deciso di trascorrere le sue estati. Continue reading Ai Piani di Bobbio si può anche alpeggiare… Simone Bergamini

Monte Agrella: quando basta uno sguardo… Attilio Melesi e Mirko Vittori

Primaluna. Al confine tra una natura che ancora si adopera a mettere radici e un modello fabbrica tra lo sbiadito e il sepolto. La Valsassina è una valle incompleta che i milanesi hanno tentato in tutte le maniere di rendere più gretta mentre i locali l’adattavano ad un’operosità che, nel taleggio, nella sua promozione e nella sua irrispettosa prepotenza, ha avuto la sua più concreta rappresentazione. Queste, ormai, sono strade di compratori di formaggi padani, finte grotte e affinatori dal fermento lavato. Bisogna impegnarsi per andare oltre lo sproposito, tornando alle cose semplici, all’allevamento e all’agricoltura, bisogna mettere da parte la necessità del ritrovo comune, per fuoriuscire dal coro, magari attraverso coltivazioni tradizionali fatte con un garbo diverso, magari semplicemente con degli sguardi più autentici. E stavolta sono fortunato: ne trovo due. Quelli di Mirko Vittori e di Attilio Melesi, giovani rutilanti… Continue reading Monte Agrella: quando basta uno sguardo… Attilio Melesi e Mirko Vittori