Bresaole e grissini nella valle del Taleggio…… Giuseppe Corticelli

*ovvero “Osa diventare ciò che sei!”. Se solo Gide avesse capito qualcosa di carne stagionata…

Peghera. Taleggio. Paesi scomposti e assolati tanto accumulati quanto distanti dall’origine. Abeti rossi e tigli si sono perduti nell’assuefazione di valli legati a dialetti, tradizioni contadine e corsi d’acqua battente. Qui il ghiaccio non è mai stato un problema e il turismo non è mai stata un’ossessione. Villini televisivi, prezzi bassi, tempi lunghi e stagionatori di formaggio. Le produzioni legate ai piccoli allevatori si sono trasformate in produzioni pianeggianti insilate, sempre più agili tra le curve strette di una montagna disconosciuta. Questi sono luoghi dove fermarsi, prendere l’acqua dalla fonte dell’orso, guardare il verde scuro arruffato degli alberi che tendono al buio, lasciando alle case il tetro ruolo di ammortizzatori culturali che vendono tranquillità e impongono la pace del fine settimana vicino, e riacutizzare il dolore di non aver saputo mantenere una tradizione senza tradirla. Qui arrivano formaggi, si stagiona nelle celle e chi produce lo fa per mantenere una forma di folklore ormai dissuaso. Così, chi cresce in una forma artigianale, deve provare strade nuove, guardando le valli vicino e mantenendosi sulla strada di una famiglia che è campanile e ciminiera. Continue reading Bresaole e grissini nella valle del Taleggio…… Giuseppe Corticelli

Le due Casine: degli eroi e della loro epopea … Luisa Gallo e Davide Orizio

Capovalle. Alta Valle Sabbia, feudi sfuggiti alla Val Vestino. Vista sconfinata fino al monte Baldo oltre il Garda, disabitato scombinato, cumuli di pietre e case attorno a piazze che diventano fermate della corriera e benzinai sepolti dove motociclisti, alla ricerca del brivido domenicale, rimbalzano nella speranza di miscela per proseguire oltre, verso dilemmi che a Capovalle non sono mai stati messi a tema. Ad un passo da quella raffinatezza trentina che riesce a squadrare tutto, l’investimento agricolo è una possibilità dirimente che non può non tenere conto anche del vicino. Avvicinarsi è un rischio e un pericolo che ha bisogno di poche parole e di molti fatti, di fatica, di terra e di luoghi comuni. Qui le stagioni portano avanti intatti quei proverbi che sono quotidianità molto oltre il pensiero, i tempo scandisce l’anzianità, le malattie si assottigliano e le rughe rappresentano perfettamente quel lato di mondo che non lascia obblighi che non siano il giorno da passare e i ritmi da scandire. E così i forestieri sono accolti e respinti. Qui, Luisa Gallo e Davide Orizio hanno portato un pezzo di poema epico… Continue reading Le due Casine: degli eroi e della loro epopea … Luisa Gallo e Davide Orizio

Norcini schietti e allevamenti all’aperto… Fabrizio Zanelli

Felina. Castelnuovo ne’ Monti. Alle falde del Salame di Felina, quel monte che è già un presagio, e in lontananza della Pietra di Bismantova, quel monte del Purgatorio che è sempre stato fonte d’ispirazione. Si guarda il Cerreto e si torna a trascorrere una quotidianità tra le case, in quelle strade segnate che danno adito alla speranza e alla rievocazione. Questi sono luoghi selvatici, consorziati nonostante il selvatico, dove il verde tende allo scuro e dove il sepolto è sempre più persuasivo del vivo. L’architettura ha accompagnato il tepore e l’Appennino si è costruito un altopiano spettacolare da regalare come scenario a tutti quelli che non hanno mai avuto voglia di fare nulla. Almeno quello. E così le attività sono andate oltre, i turisti han sempre svolto il tema dell’altrove e il tempo è rimasto una concezione estetica divisa tra la vastità del paesaggio e i minuti persi. Qui, in una piccola bottega del centro, Fabrizio Zanelli, detto Iccio, sta portando avanti la quarta generazione del mestiere di norcino. Continue reading Norcini schietti e allevamenti all’aperto… Fabrizio Zanelli

Cascina Lassi: le possibilità del Parco Agricolo Sud Milano… Mattia Zuffada

Cerro al Lambro. Fontanili, corsi d’acqua, bestie al pascolo, aziende agricole e marcite. Forse un tempo. Ora è diventato tutto più chiuso. Si creano enti, si raccontano delle belle storie su cerealicoltura e allevamento, si foraggiano enti creati affinché l’unione possa essere uno sconto sul dovere, si sviluppa la coerenza tra costruzioni e terreni, e si tiene in mano un paese dormitorio con qualche sagrato, qualche cascina e un fiume quasi alla fine. In quel trivio tra milanese, lodigiano e pavese, rappresentazione, più di ogni critica e al di là di ogni attrito, della Pianura Padana attraverso quel fascinoso latente che all’aumentare della temperatura si trasforma in afoso corrosivo, la forma cascina mantiene ancora inalterati certi tratti che l’hanno contraddistinta rendendola unica: estensione, cooperazione, divisione. Qui, sui fiumi, l’industria non ha proliferato perché i proprietari terrieri non hanno mai visto l’orizzonte della propria terra e non hanno mai dovuto togliere il cappello. Continue reading Cascina Lassi: le possibilità del Parco Agricolo Sud Milano… Mattia Zuffada

La leggenda del salame… Franco Varni

Sanguignano frazione di Montesegale. Dispersione e isolamento. Un castello più grande del paese stesso, un susseguirsi di borgate, case abbandonate, strade dissestate e colline ridondanti che confermano la mancanza dell’Oltrepò. Qui l’abbandono è diventato una cifra, non si sono innalzati castelli per venderli, non si è diviso per speculare e nemmeno costruito strade che portassero a campi fioriti o a sagrati fascinosi, qui si è lasciato all’arbitrio la possibilità reale di trasformare delle colline senza il decoro. Più si sale e più si trovano buche e pozzanghere, in quel senza tempo chiamato ancora quiete che fa dimenticare qualunque ristorante tipico. Questo è un Oltrepò vissuto, senza i limiti della decenza ma con la possibilità ancora per gli artigiani di fuoriuscire dai canali e dai canoni. Le cartoline han lasciato da tempo il passo, i tramonti e la neve rimarranno eterni ma saranno solo per chi vorrà coglierli al di là delle brutture e della mancanza di speculazione. L’inverno inganna l’occhio, senza dubbio, e quindi i colori non riescono a squarciare la reticenza, ma il passo, francamente, lo trovo molto più breve: qui ci vive la gente del posto che ama spigoli e filigrana… Continue reading La leggenda del salame… Franco Varni

Guardare i vigneti e vederci un salume… Eugenio Caprini

Negrar. Arrivare attraverso una conca che trasforma la pianura in collina e la collina in montagna porta in dote un orizzonte differente, enorme e limitato insieme, verso quella Lessinia dolce, morbida e depredata che trasforma lentamente la Valpolicella in un dovere di marmo, in pascoli pianeggianti e in uno sguardo che si ritrova tra i crinali, quando la luce manca di vividezza e il riverbero crea effetti distorti, e che toglie qualunque pensiero verso un silenzio, sepolto e bianco, che riporta in vetta l’esigenza di trovare ancora pittori e ruffiani che mantengano senza sperperare. Negrar è un luogo geometrico, dove le ville venete hanno mantenuto eredi danteschi e sguardi patrizi di famiglie del vino coese con un passato sempre fervido e un futuro di imberbi beoti, in cui le case basse rimangono chiare e le attività si possono tramandare di genitore in genitore. Qui la famiglia Caprini, da quattro generazioni, porta avanti la sua storia, con il merito della riservatezza e la coerenza della rivoluzione. Continue reading Guardare i vigneti e vederci un salume… Eugenio Caprini

Macellerie Crosetti: Gian Pietro, la sua famiglia e quel servizio da dare

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Tra Crodo, Valle Antigorio, e Formazza, nell’omonima valle. Venticinque kilometri di distanza che definiscono alla perfezione questo lato di mondo. Altipiani, gallerie, cascate, piste di fondo, sci per bambini, alpeggi del Bettelmatt, boschi incontaminati, ghiaccio, ombra e l’elemento acqua che connota tutto e si porta via tutto. Soprattutto il turista. Che arriva ma per faticare non per ammirare. Questi sono luoghi sommersi, in cui hai l’obbligo di riemergere pena la soffitta. È un Piemonte che conosce talmente bene se stesso da mantenere il resto a distanza di sicurezza, molto remoto, molto geometrico, in quel confine che è sempre acquisizione e mai spargimento, perché la Svizzera circonda ma senza osmosi, in quella chiusura montana che tiene ognuno al proprio posto. Nonostante il cielo. Lì in mezzo, a Crodo e Formazza per l’esattezza, Gian Pietro Crosetti, insieme a sua moglie e ai suoi figli, mantiene viva la macellazione, la scelta, la trasformazione e la vendita del bovino. Continue reading Macellerie Crosetti: Gian Pietro, la sua famiglia e quel servizio da dare

Luoghi a metà strada… Massimo Gherardi

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Miragolo San Salvatore (Zogno) e la fortuna di aver trovato del sole ad alternarsi con il ghiaccio. La vetta sui mille metri è un’enclave calda, le curve, il fondo valle e i misteri dei canyon brembani sono un apparato di ghiaccio desueto che, al posto di una neve ormai riluttante, occupano i principi dell’arrivo dell’inverno e di quel bianco che tutto confonde. Qui non ci si arriva per caso, non c’è niente oltre la tranquillità e un verde prescindibile, le case si assottigliano, la vetta è un cammino blando, i boschi cadono e la vista rimane parallela all’orizzonte. Una montagna da pensionato che attira l’arco dei 70 kilometri, che garantisce la bell’aria e il portafoglio da gestire con i prodotti tipici in cui sguazzare, per poi rientrare in città, facendo degustare i formaggi e i salumi del contadino dalla faccia sanguigna e dal vino della casa sempre pronto. Così per stupire a sua volta il borghese con una tirata di orecchie e una lotta “butteri contro indiani”. Ma non è sempre così. Ormai anche in mezzo ai pascoli hanno cominciato a studiare la fisiognomica dell’idiota e poche volte ti va bene. A metà strada c’è l’azienda di Massimo Gherardi e di sua moglie Cristina che nel compromesso ci si sono ritrovati. Continue reading Luoghi a metà strada… Massimo Gherardi