Distillati di radici in una montagna evanescente… Marisa e Patrizia Boroni

Spiazzo Rendena. Valli ampie, miracoli, corti chiuse, stagioni lunghe e inossidabili, di una convergenza contadina che lentamente si è scrollata la terra dalle mani, abbandonando la storia degli arrotini (moleta) erranti, stanziatisi in luoghi meno abissali dalla vendita più urbana, dei segantini e degli allevatori, e conducendo i topolini metropolitani verso l’imperiosa bellezza in cima alla valle, dove le Dolomiti di Brenta spazzano via tutto, ubbie e prolissità. Bisogna rimanere sulla strada principale, divincolarsi dai vizi invernali e provare a ridare alla montagna quello che lei ha tolto, in una forma di giustizia comparativa contraddittoria, dove la trasformazione è ancora mantenimento, calore e soprattutto conservazione, degli elementi, delle specie e della specie. Qui, oltre i bicchieri di grappe aromatizzate, le sorelle Boroni stanno portando avanti uno di quei posti per cui vale la pena… Continue reading Distillati di radici in una montagna evanescente… Marisa e Patrizia Boroni

Aziende agricole in trasformazione… Riccardo Collini

Spiazzo Rendena. Un guazzabuglio di frazioni indipendenti, strappate e assolutamente slegate. Ognuna con le proprie tradizioni e secondo le proprie possibilità, si aprono corti affrescate con nasoni satirici e rimandi ironici ad un’arte rustica di una popolarità primigenia, fatta di sepolture e di canditure. La stravaganza attorniata da lavatoi e case fuori luogo cade nel silenzio che guarda la valle di Borzago, i suoi orsi e quell’ascetismo magico che da queste parti si tiene lontano dalle pose e dalle contraddizioni. La necessità rurale ha colto esattamente l’inganno della carcassa turistica, quella che illude, già spolpata, per pochi mesi di diletto e accenti sfacciati e consumistici. Prendere senza donare, la Val Rendena, con le sue propaggini più smaccate e con quelle che ancora riescono bene a mantenere nascosto il tempo, si stringe attorno ai passi, ai passaggi e alle valli laterali, si veste a festa e si fa ricadere in un autunno nostalgico, dove la verità diviene la percezione, dove entrare in un bar porta con sé significati epici e una storicità degli sguardi. Si spia una società diacronica, volti avvizziti e imberbi seduti allo stesso tavolino, nella stessa discussione, paesaggi umani dove le donne e gli uomini si sono garantiti nelle rispettive posizioni, comprensioni per cui servono almeno ventiquattrore, quelle utili alle persone per completare la propria giornata, fatta di giornali, incontri, bevute, giochi e diseguaglianze. Qui si vivono ancora i paesi, le frazioni, gli edifici. Le persone sono solo un tramite, un sentiero traverso… Continue reading Aziende agricole in trasformazione… Riccardo Collini

Viti e meleti possono salvaguardare il territorio… Valerio Rizzi

Cloz. Terza sponda della Val di Non, dove la Melinda è reggente unico, autoritario e ormai indulgente. Un territorio consorziato a partire dalle facce, in cui l’ingerenza industriale ha solo mostrato un volto più affine alla natura e l’uomo ha imposto il suo unico credo: filari, pieno vento e fusetto. Il meleto non ha dato scampo quasi a nessuno, la monocoltura, intervallata da qualche vigna di Groppello, rappresenta, senza maniera, il postulato di un luogo che ha svenduto i gelsi a causa delle malattie e ha preso le potature e le serie come forma di rinascita. Seimila agricoltori consorziati e denominati. Operai delle colture che al posto delle catene di montaggio mandano avanti indifferentemente una regione all’interno di una regione. La Val di Non come l’Alsazia come il Bacino della Ruhr, imposizioni umane… troppo umane. Fabbriche di frutta che hanno ripudiato da tempo il paesaggio, prima di tutto, e l’individualità, in seconda battuta, non dimenticando nemmeno per un istante le mode. E così il biologico si è insinuato negli arrovellamenti dei carri armati consorziati, cominciando a produrre le prime gemme molto al di là dell’imposizione territoriale. Da qui parte la nostra storia… Continue reading Viti e meleti possono salvaguardare il territorio… Valerio Rizzi

Marsala: una storia che si rinnova lentamente… Famiglia De Bartoli

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Marsala è il suo territorio, è la bellezza dei bagli e l’incompletezza delle serre di fragole, lo straordinario stupore di una solitudine fiorita, in mezzo a chiese di campagna nascoste dietro palazzi diroccati, e gli ammassi di sale dello Stagnone che guardano Mozia e Favignana. Qui la Sicilia è un’idea realizzata, soprattutto quando il sole non permette altro che l’ozio e le strade ritornano ad essere lontani ovest dove deporre le armi e cavalcare su un’orizzonte privo di un senso geografico. Qui è la contrada a farla da padrone, con il suo chianu, i suoi pozzi e la sua chiesa, quel piccolo centro in mezzo ad uliveti e vigneti che non è altro che territorio, sviluppo del territorio e valorizzazione del territorio stesso. Perché qui ancora si chiudono volentieri gli occhi sulle brutture a vantaggio di un paesaggio icastico e vividamente siciliano, nella sua natura di disinteresse e dominio. Il resto è quel che resta di un barocco punito dai bombardamenti e di un colore rappresentazione calda delle chiese e tenue del vino, tra un castagna e un terra bruciata. Dagli inglesi ai commercianti, dai Florio ai De Bartoli, si sono specchiati e riflessi trecento anni di storia tra industria e artigianato, tra vigne e alcol aggiunto, in quel paradossale che non sarò certo io dipanare. Anche perché ero giunto con la voglia di presente. Continue reading Marsala: una storia che si rinnova lentamente… Famiglia De Bartoli

Birre senza eccedenze… Simone Ghiro

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Gambolò. Resti di resistenza. Un paese sconquassato e nascosto da brume e risaie. Una Lomellina normale, in un territorio di case basse e volti rassicuranti, un pomeriggio tiepido con i tavolini in plastica a muovere l’aria di un aperitivo lungo una giornata, una settimana, un anno, una vita. Qui non c’è modo di retrocedere, si ha sempre in faccia la verità, troppo in faccia. E se non sei fuggito, il modo di restare è un modo di rientrare. All’interno di canoni benpensanti, all’interno di stanze ben illuminate dietro pareti sepolte da anni di stratificazioni, la vita di provincia diventa irreale e possono così fuoriuscire delle grazie inaspettate. Gambolò è uno di quei rari paesi artigianali dove ancora vivono produttori e dove il riso non è diventato l’onnicomprensivo di una zona di mondo. Qui la possibilità va colta al volo e così anche un milanese di rigetto può trovare un’idea spiazzante, un qualcosa che non abbisogni nemmeno della proverbiale fertilità dei luoghi. Niente materie prime del posto, ma birra fatta con precisione e rispetto. Continue reading Birre senza eccedenze… Simone Ghiro

Forno Brisa: fermentazione intransigente…Pasquale Polito, Esmeralda Spitaleri, Davide Sarti (Gregorio Di Agostini ed Enrico Cirilli)

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Bologna è sempre rimasta aperta alle istanze dei giovani, a quelle richieste di collettività che senza sosta si son trasformate in quattro manifestazioni, tre canne, due risse, il tempo che passa e un lavoro notabile in uno studio del centro da dove guardare con altezzosità e protervia quella gioventù che continuava a formarsi senza regole. Professori, figli di professori, nipoti di professori, noie su noie senza un reale centro d’interesse. Il tempo che passa, il design, i tappeti iraniani, le travi in legno, la casa in centro, la dipendenza, la socialità come unica forma di esistenza e il conto in banca sempre carico di fascino, capelli al vento e biciclette in “isti”. Le crisi però hanno grattato un po’ di patina e così la produzione non è più rimasta nelle mani del figlio della portinaia ma si è elevata a sistema, a dato di fatto, a sussulto sociale, uscendo dalla clandestinità delle botteghe fuligginose, è stata concessa vieppiù la parola, la mostrazione e la definizione. Senza perdere quel senso di socialità e di fragilità così impregnate. E da qui, da Slow Food e da parti dell’Italia ben distinte, sono arrivati i tre, quattro, forse cinque giovani che compongono le tessere di questa storia. Continue reading Forno Brisa: fermentazione intransigente…Pasquale Polito, Esmeralda Spitaleri, Davide Sarti (Gregorio Di Agostini ed Enrico Cirilli)

Tenuta degli Angeli: balsamico lombardo… Acetaia Testa

ANGELI

Carobbio degli Angeli è uno sguardo diviso tra un campetto di calcio, dove i bambini provano a crescere in quel vivaio orobico che ha portato in giro per l’Italia tacchetti e metodi arditi, e quei cimiteri con criterio che avanzano placidi al di là di qualunque svista. E così anche il Castello degli Angeli, da fortezza inclusiva, si è normalizzato in sala meeting con piscina. Il resto lo fanno i vigneti e quel senso di pace che ti pervade in mezzo ai ciottoli e che ti fa rimanere in silenzio nel rispetto della fissità locale, che rimane intatta nella sua processione di giardini, villette e strisce pedonali. Carobbio è un luogo manifesto, dove rimanere per fare cultura e dove addentrarsi tra le varie curve per scoprire che non c’è nulla se non una strettoia. Continue reading Tenuta degli Angeli: balsamico lombardo… Acetaia Testa

Birrificio Italiano: iconoclastie brassicole… Agostino Arioli

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Limido Comasco è un luogo di passaggio su quel confine invisibile tra le province lombarde che il riguardo ha trasformato in necessità. Per capire che la tradizione di un posto si è trasformata in indifferenza bisogna accorgersi delle costruzioni edili, di quelle case che non hanno più legami se non con l’obbligo di dormire, la partenza mattutina e il giardinetto salva-weekend per dei figli che hanno finito di confondere l’asfalto con il selvatico. Lì in mezzo c’è quella coerenza borghese del numero prima di tutto, del capannone come unico dio e della rotonda come luogo dove far nascere nuove imprenditorie e vecchie artigianalità, con l’offerta cappuccino + brioche sempre in bella vista. Ecco, il limite della provincia lombarda è uno di quei luoghi in cui avere qualcosa da mettere in opera. La mancanza di distrazioni è talmente coinvolgente da preferire un prefabbricato ad un passatempo. Qui, in questa mezza via, Agostino Arioli ha trasferito da qualche anno la produzione della sua birra. A Lurago Marinone è rimasto il suo pub mentre gli ettolitri aumentavano e la necessità di spazio anche. Continue reading Birrificio Italiano: iconoclastie brassicole… Agostino Arioli