Miele, piccoli frutti e asparagi selvatici: partire è vincere una lite contro la tradizione… Giovanni Nabacino

Bagolino è una continua scoperta di quello che in Lombardia non è più nemmeno lecito pretendere. Qui esiste ancora una polisemantica sulle costruzioni edilizie, si mantengono vive le tradizioni, si è circondati da tre Passi che chiudono, non si hanno vicini di casa scomodi che non siano frazioni e soprattutto, nell’invidia paesana più becera – quella che guarda l’altro con il piacere provocato dalla sfortuna altrimenti detta gioia compensativa -, si lascia ancora aperta la porta agli dei, per far sì che il passato possa uscire, con le sue aziende agricole tumefatte e lo stantio della vendita da parte di quello che nella furbizia ha trovato il giusto stadio della barbarie, e il futuro possa proporsi improvviso e fuori dalle logiche. Quelle familiari e quelle della conduzione. Bagolino si è ringiovanita molto più di quello che appaia. L’isolamento ha selezionato e le pratiche alcoliche hanno rimosso totalmente il perduto. Così chi ce l’ha fatta, ha quella decisione per cui le stanze educative non bastano più. Giovanni Nabacino non viene da una famiglia di agricoltori, ha studiato l’attinenza e ha dato fondo ad una nuova opportunità. Continue reading Miele, piccoli frutti e asparagi selvatici: partire è vincere una lite contro la tradizione… Giovanni Nabacino

Confetture, spezie e tempi dilatati… Katia Tapella

Fobello continua nel suo essere un luogo di passaggio e di ritorno. Sempre attraverso le stesse case e gli stessi giardini. Quelli dove si parcheggia davanti e si ripone la speranza di poche parole illuminanti o di fragranze sottese a decisioni sul pane che hanno creato mitologie e contributi. Si passa attraverso, si bussa e non si trova nessuno. Si va oltre il nascondimento. Si va oltre, si lasciano cadere le parole che non servono, si cercano di capire le situazioni, l’incombenza e la banalità, e ci si ritrova in un paese molto più umano di tutto ciò da cui noi scappiamo tutti i giorni. Luoghi dove si può fare artigianato economico, dove c’è tempo per prendersi tempo e per sbagliare, dove nessuno ti insegue se non vendi, dove il tempo è qualcosa di intimamente pervaso e di violentemente solitario. Le ore si assomigliano un po’ tutte, l’inverno arriva presto e il buio intorpidisce i sensi. E così la creatività rischia il letargo insieme a quelle televisioni sempre accese e a quelle disposizioni cromatiche spostate verso il grigio. E trovare del colore, prima che del sapore, in una casa, che si apre tra il logoro/chic e il provenzale, ultimo avamposto prima dell’alogia buia dei racconti trasognati e nevosi, è qualcosa che attiene alla stregoneria del racconto, a quel bordo del bosco che è sempre stato fascino e malia insieme. Qui Katia Tapella sta provando, ora in solitario, la strada della trasformazione di materie prime domestiche. Continue reading Confetture, spezie e tempi dilatati… Katia Tapella

Apis Amica: miele di barena e altre storie… Alberto Manfrin

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Tra Este e i colli Euganei. Questi luoghi non sono tutti per le api, a volte le strade impegnano e i vulcani non fanno del tutto il loro dovere. Imporre la distanza del bottinare è un vuoto contro senso. E qui l’estensione non gioca a favore dell’apicoltore. Queste sono terre addomesticate perché belle e non belle perché addomesticate. Il sentore di Toscana è un monito per non andare oltre, per non iniziare a vendere e conseguentemente a svendere. Le frazioni di Baone si sorpassano, diventando valli, strade strette, parcheggi per le macchine, avvistamenti di uccelli, vigne e sterrato. Qui la presenza delle api è incerta e nascosta e così, per scoprirla, ho bisogno che Giuseppe Vignato, raro conoscitore della zona, tolga il velo alla storia di Alberto Manfrin, apicoltore nomade e austero. Continue reading Apis Amica: miele di barena e altre storie… Alberto Manfrin

Douce Vallée: aceti di montagna… Francesco Mauris e Paola Vittaz

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Tra Boesse e Chatillon. Appena fuori dai percorsi turistici che verso la Valtournenche vanno e che dalla Valtournenche tornano, tra l’azienda agricola e il laboratorio, in quell’andirivieni che segue necessariamente le stagioni, di raccolta e di produzione. La Valle d’Aosta è un’espressione di acque tonanti e centrali idroelettriche che non lasciano più nemmeno il tempo del romanticismo. Qui si passa per andare verso il Cervino, verso quella dimostrazione d’italianità che è natura da rovinare in qualche maniera. E così quando le prime nevicate incominciano a ravvivare lo sguardo dei distributori di benzina, i fondo valle si rispecchiano nei semafori, nel traffico e nell’impazienza di stagioni da passare tra la pazienza e il decoro. Dove il lavoro diventa un’esigenza e una convinzione e dove il tempo occupato deve liberarsi prima di neve e sole per occupare il tempo libero di chi si è appena liberato da un tempo occupato. Turismo, accoglienza e produzioni tipiche, chi tradisce, per esempio, può cercare una via di fuga che vada bene dodici mesi all’anno. Ed ecco che un prodotto maltrattato per anni, come l’aceto, può tornare a svolgere la sua funzione conservante e rinfrescante, tornare ad un’origine verso cui il tempo è stato poco galantuomo. Continue reading Douce Vallée: aceti di montagna… Francesco Mauris e Paola Vittaz

La rivalutazione del millefiori… Massimiliano Pizzo

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Napola. Comune di Erice. Estensione di Trapani. Dimentica delle nebbie ericine, delle sue paste di mandorle, delle sue camminate in salita e della fatica ancestrale di guardare luoghi aderenti al turismo dall’alto dell’eremo più turistico di tutti, e quindi con la solitudine di frazione pianeggiante e senza spinte motivazionali, Napola è un fiorire di campagne e case basse, quasi dimenticate, dove approfondire un sonno conforme tutte le ore che non prevedano l’adescamento di qualche turista in qualche baglio fuori mano. Luoghi come questi, magari d’autunno, sono dimostrazione più che rappresentazione, sono la forza di rimanere concentrati sull’agricoltura e su quei prodotti tipici che non si devono mai tradire. Qui, Massimiliano Pizzo ha deciso di seguire le orme di suo nonno Francesco Bonaventura e di suo zio Vincenzo Bonaventura e di trasformare il miele in qualcosa di serio. Continue reading La rivalutazione del millefiori… Massimiliano Pizzo

Frutti di bosco in una pianura recuperata… Emiliana Bertoli

BERTOLI

Pontoglio. Cento metri al di là della provincia bergamasca, questa è già una pianura più convinta, una bassa da cavalcavia che già comincia a dar mostra di sé. Case pastello, un ponte eponimo, delle fabbriche in mattoni testimonianza di un tempo di lavori coatti e di principi architettonici che trovavano il bello anche nella fatica, tanti restauri e rifacimenti, rughe messe sotto scacco dalle solite amministrazioni senza retaggi, una piazza, una chiesa, un po’ di acciottolato che non fa mai male e quei tre-quattro cento metri molto più che accettabili ma facilmente indistinguibili, perché i paesi sui fiumi, dall’800 in poi, hanno avuto funzioni chiare, produttive e taumaturgiche. Ciminiere e campanili, tempo occupato e tempo libero, la fede come missione, la famiglia come condivisione e il silenzio come educazione. E così qualcuno doveva provare a fare un po’ di agricoltura diversa, un po’ di artigianato di frontiera oltre quel limite dato dalla convenzione di stare in un paese di pianura. Continue reading Frutti di bosco in una pianura recuperata… Emiliana Bertoli

L’olio come sguardo sul mondo… Agostino Sommariva

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L’altra Albenga è un luogo meno fugace, con del tempo da spendere e un’attrazione verso il mare che lascia tranquillamente da parte le spiagge. Qui si coltiva di tutto, tra serre e campi aperti, il verde è una sublimazione di un lavoro che nel colore trova la sua soddisfazione più grande. Basilico, aneto, pale di fico d’india inattese, cespugli di erbe officinali, olivi, asparagi, carciofi, zucchine e fave, in mezzo ad un susseguirsi di fiori e di recisioni, di principi di vendite, di orchidee al caldo e di quel sistema di cura che tradisce se non spiegato. E così ci pensa Paolino, il cui sorriso si apre a meraviglia appena messa a tema la parola fiore, che ruota vorticosamente tra le sue serre alla ricerca della sorpresa, dell’improbabile e del commestibile. Crescioni, lemon grass, nasturzi e margherite, la riviera, nella sua anticamera prima delle fosche valli che inumidiscono turgori e voluttà, si apre nell’impossibilità di rimanere soli. Un ligure deve tradurre in ligure un ligure per far sì che il forestiero trovi una dimora che si fermi prima di quel luogo comune che appiattisce il senso. Luoghi come questi diventano prodigiosi grazie alle persone che hanno ancora voglia di raccontarli, prevenendoli dalla vendita. Agostino Sommariva è una di queste persone. Continue reading L’olio come sguardo sul mondo… Agostino Sommariva

Bibite territoriali e un non luogo… Matteo Borea e Pierangelo Rossi

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Albenga. Quella terra di mezzo che è più residenza che vacanza, volti scanzonati che si riconoscono per le strade e raccolte fondi che guardano il turista e lo vedono più restio a rimanere. Questo è il classico paese di caruggi e persiane verdi ma con un’identità più protetta, meno abbandonato alle spore della conquista e ancora meno al grido del miracolo come forma di apertura al mondo. Adesso che i milanesi si son stancati di riportare a casa il ragazzo selvaggio per dirozzarlo a dovere e farlo scoprire al mondo, luoghi come Albenga rimangono meno manifesti, più vocati a mostrare chieste stupefacenti, giardini immaginifici e cieli poco tersi. I negozi han deciso di non vendersi l’anima dall’ingresso e così le insegne che li rappresentano mantengono tutte lo stesso stilema, un po’ storico e un po’ rispetto. La spiaggia è un’attrazione che si è persa, che è stata schiavismo e che adesso è segregazione. Per conservare dignità e non identificarsi sempre con il pezzo di focaccia da portare a casa a fine weekend per gli strilli di una cena tra borghesi esausti, Albenga (ma andrà nel capitolo secondo: La Vendetta ndr) ha mantenuto ancora uno straordinario artigianato di sistema e di territorio. Qui in mezzo è rimasto anche spazio per qualche novità. Continue reading Bibite territoriali e un non luogo… Matteo Borea e Pierangelo Rossi