Gelaterie, riguardo e percorso… Osvaldo Palermo

Tra Cornaredo e Arese la periferia appare così com’è. Senza fronzoli. La Varesina non lascia scampo. Oltre gli ospedali e i centri commerciali, il degrado non riesce mai ad assurgere a decoro. Si tira dritto, semafori, poche rotonde, sguardi scampati e accenti che non hanno nulla di compromesso. Milano sembra lontana anni luce, così come i residence nascosti dietro gli alberi e i tempi lunghi di chi si può concedere qualcosa oltre il balconcino. Ma anche in mezzo ai conflitti sociali, alberi, case basse, laghi dei cigni ricalcati e piazze con portici e bambini possono sembrare un orizzonte borghese per chi ha preferito il respiro al trovarsi invischiato nell’urbanesimo dei fumi e della casualità. Così Arese, con il sole, l’acqua zampillante, i bambini gorgheggianti e le pettegole intriganti, assomiglia tanto ad un tempo libero dove concedersi ripicche, pregiudizi, godimenti e insinuazioni. E una gelateria, con un senso anche meno nascosto della necessità di rinfrescarsi, non poteva che risultare perfettamente nella parte. Continue reading Gelaterie, riguardo e percorso… Osvaldo Palermo

Fioca: un giovane cuciniere che sta provando a far rilucere una valle… Il gelato di Juri Chiotti

chiotti

Melle. Val Varaita. Una piazzetta tranquilla da cui basta ritrarsi e ritrovare il bosco in quelle fioriture spontanee che riportano al miele e al melo, ad un’origine etimologica che nella natura attinge e che nella natura dovrebbe placidamente ritornare. Ma qui il disinteresse per la radice ha lentamente tolto la maschera, lasciando improvvidamente fare, ai festaioli dalla sagra sempre pronta, la cultura agricola nella propria maniera, con facce sempre più sbiadite e sempre più rugose, turisti mordi e fuggi e giovani non troppo punti a vaghezza. E così per dare una svolta al retaggio culturale del Toumin, ripetuto come un mantra e attorno a cui ruota tutto l’affare mediatico della valle, rimasto in mani flebili o incaute, ci voleva la forza conoscitrice e gastronomica di un ragazzo tornato dal passato. Continue reading Fioca: un giovane cuciniere che sta provando a far rilucere una valle… Il gelato di Juri Chiotti

Giova: una piccola gelateria con una possibilità… Giovanni Lettieri

giova

Milano. Corso Indipendenza, zona Risorgimento. Una Milano bene degradata dall’incuria e dalla contemporaneità degli occhi chiusi. Tra bivacchi e liberty, il tocco di raffinatezza brilla tra i marciapiedi e le facciate mentre dietro agli alberi si nasconde quel pruriginoso che fa male, che non è lascivo ma solo più struggente. Il dileggio borghese tiene da parte cantieri e playground, alberghi fatiscenti e case Aler rivendicate che, in quel laboratorio sociale di convivenza possibile, sono l’anima popolare di chi sta cercando di ridarsi un belletto, di guardare verso le Porte per trovare un po’ di confidenza, una mano tesa e un locale alla moda. Si parte dai negozietti, alla ricerca di quel popolo yuccie da tavolozza creativa e da affitto sempre pagato. E così si cedono i tempi a una gioventù che si è dimenticata le tavole fredde e le edicole, i bar tabacchi e le salumerie, che vede latterie e balere come l’ultima delle scoperte, non accorgendosi di lucrare quel po’ di nazifascismo che c’è in ogni ritorno al popolare. Qui la gentrificazione ha avuto successo e il residuato bellico del quartiere ha quell’accento imprescindibilmente milanese che ormai senti come macchiettistico. I nativi son tornati nelle riserve. Continue reading Giova: una piccola gelateria con una possibilità… Giovanni Lettieri

Gelateria San Gottardo: cambiare vita… Marco e Sauro Casali

san gottardo

Borgomanero. Un luogo tipico, un’Italia più stretta, dal multiculturalismo inespresso e dalla voglia di fuga. C’è una normalità stringente che ha fatto di luoghi come questo un rifugio settimanale, dove produrre e continuare a dormire senza sogni, dove lasciarsi catturare da tutto quello che è afa e noia. Svuotato di un senso di passaggio e di borghesia, in quella conca pianeggiante che non è città, non è lago e non è montagna, figlio e vittima di un capoluogo di confine che non ha saputo imprimere null’altro che una morale. E così è tutto molto pulito e tutto molto nascosto. I negozi sono aperti in mezzo alla crisi e i clienti centellinano la possibilità di consumismo tra le mani callose. Paese di rivalutazioni, di scoperte, di momenti timidi e di sguardi che han cercato di riportare il concetto di bar su una strada meno untuosa. Ecco, lì in mezzo, una gelateria è stata la fugace presenza di un giorno qualunque poco prima di un pranzo qualunque. Continue reading Gelateria San Gottardo: cambiare vita… Marco e Sauro Casali

Un gelato che “inaspettato” non rende l’idea… Valerio Terzaghi

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Marchirolo città blanda e paese di frontiera. Passaggio tra l’industriosa provincia varesina e la benestante Svizzera, retaggio borghese di un modo di saper fare e di sapersi vendere che nel confine trova il suo reale valore al di là del possesso e della lamentela. Quella per non essere qualche kilometro più in là e quella per il mestiere del transfrontaliero come usurpazione di cultura e buco nero di gettiti e fortune. Qui non bisogna inventarsi nulla perché l’artigianato è sempre rimasto al passo con il nascondimento, con il sommesso, con quella voglia di ribellione che nel restauro ha sempre ritrovato il suo punto di ritorno: qui non si può fare a meno dello scontrino pagato. Tappandosi il naso o chiudendosi gli occhi, la clientela è una forma dominante di dimostrazione e sfoggio. Eppure, è proprio qui, quando il quattrino regna indisturbato, che la possibilità di fare il bello e di percepirlo come beneficio può tramutarsi in un affare. Questa storia ha un protagonista, Valerio Terzaghi, un deuteragonista, Mario Bacilieri e un lieto fine… il gelato. Continue reading Un gelato che “inaspettato” non rende l’idea… Valerio Terzaghi

Galliera 49: collettivo, idee, gelato … Maurizio Bernardini, Jacopo Balerna, Fabio Nanetti e Valerio Alfani

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Bologna è una città che ridà indietro. Umanità, calore, professionalità, diaspore e relazioni. Che permette conversazioni ed associazioni. Il collettivo è una forma di pensiero condiviso e di ritualità apotropaica. E mettere da parte il male, attiene al pudore più che all’orgoglio. Perché qui si riesce a creare antologia non prescindendo dal centro. Gli artigiani rimangono dentro e provano a creare fucine, cercando la concorrenza più che rifuggendola. Il dispaccio nascosto e surreale è quello di lavorare meglio, di provare a rendersi estetici senza dimenticare l’etica, a riempire il non riempibile della cucina contemporanea, sempre più “minimalisticamente” imperversata a giustificare la propria assenza. E così Bologna si riempie, diventa barocca, quasi pantagruelica, di forme e contenuti, accettando la sfida di essere sempre la Grassa. Perché questa è la nevralgia dell’Italia e così deve essere mostrata al mondo. Ghiotta e saporita, con quel saper fare che non è mai prepotenza ma sempre capacità di rimettersi in gioco. La retroinnovazione delle forme in questa città parte ancora dagli ingredienti, dalle materie prime. Dalle radici al demiurgico, non si può prescindere dagli stati di creazione, da quel mondo ipnagogico che è illusione e realtà. Continue reading Galliera 49: collettivo, idee, gelato … Maurizio Bernardini, Jacopo Balerna, Fabio Nanetti e Valerio Alfani

Sapì: osti, cuochi e artigiani…Mauro Vielmi e Daniela Foppoli

sapi

Esine. Inizio della Valgrigna. La collina della SS. Trinità sovrasta rocce rimaste nude, un fiume quasi in secca e un crogiolo di professioni chiuse dentro case dove agli sguardi presenti non rimane altro che rifugiarsi nella tranquillità del disinteresse. Questi sono paesi di resistenza, a metà strada tra il produttivo e il pudore, in quella diramazione camuna che vede nel soprannome (scutum) la realizzazione definitoria. Così per sempre, in quel procedere del tempo che è molto al di qua del giudizio e del pregiudizio, in quella direzione familiare che non può essere rinnegata. A meno di non volersene andare o di non arrivare, per caso, in maniera sperduta o in maniera provvida, per metter mano a delle circostanze, trasformandole in certezze. Sapì è il soprannome della famiglia Foppoli e questa è una storia rara e territoriale. Continue reading Sapì: osti, cuochi e artigiani…Mauro Vielmi e Daniela Foppoli

Un luogo ideale in trasformazione… Francesco Bedussi

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Brescia è la sua borghesia, con quel fare un po’ spento sempre alla ricerca di un classicismo da raccontare al vicino di appartamento, il naso spostato sui profumi ghiotti che circondano le passeggiate e che obbligano gli artigiani a trasformarsi in raffinati mercanti. E così i centri storici si svuotano di pasticcieri e si riempiono di costruttori edili mentre le periferie girano intorno al discorso degli affitti, puntando sempre più sul grande, sul caffè da rotonda, preconfezionato, prefabbricato e pronto ad allungare i tempi della dissolutezza fino a sera inoltrata, garantendo colazioni, pranzi, merende, aperitivi, cene e plausibili e futuristici letti a castello per ripartire l’indomani carichi a molla. Così chi percorre la strada totalizzante dell’offerta globale, si scontra con compratori congelati e compulsivi dell’acquisto unico, parvenu dell’estetica e figli di benestanti che alla fatica han preferito la ricreazione. Questa indubbiamente è la strada più difficile, è l’impostazione sartriana dell’egemonia intellettuale, di tutto un po’. Criticato dai filosofi, dagli sceneggiatori, dai romanzieri, dai letterati e dai drammaturghi ma sempre punto di riferimento. E così la famiglia Bedussi nasce in gelateria ed esplode i suoi confini su tutto lo scibile gastronomico. A Brescia! Continue reading Un luogo ideale in trasformazione… Francesco Bedussi