La Galletta del Marinaio, storie divergenti e leggendarie… Panificio Maccarini

San Rocco di Camogli. La distrazione del paesaggio è un sistema di rimozione emotiva che non lascia tracce dei particolari e dell’intorno. Il rapimento di una Liguria assoluta, nella discesa verso Punta Chiappa, nelle persiane verde scuro che richiamano le Repubbliche Marinare, negli scalini in mezzo agli ulivi che scendono verso Camogli, trasforma il contesto in un testo senza diaspore. Gli alberi di pompelmo, quelli di mandarino, i giardini, gli agriturismi, le reti tirate sotto i fusti di Taggiasca, gli interludi in corso e le terrazze sospese, con vista e tavoli per pranzi sontuosamente instabili, diventano il simbolo della sopraffazione del sapere, del senso e del sapore sul conoscere, l’intelletto e il suo dissenso. Questo angolo, tra il nascosto e il rinomato, sopperente alle stagioni e alle abbronzature, è uno degli ultimi chiari segni di sbalordimento e di superiorità dell’uomo e della sua natura. Ogni tanto l’Italia ci sconquassa e ci commuove ancora, presupponendo se stessa a qualunque discorso sul mondo, sulla bellezza e sulla gastronomia. E così mi ritrovo alla ricerca di un pezzo di storia, quel panis nauticus, origine dei biscotti e mantenimento senza fine. Continue reading La Galletta del Marinaio, storie divergenti e leggendarie… Panificio Maccarini

El Dolz: pasticceria in costruzione… Stefano Casagrande

Rapallo. Borgo marinaro libero comune approdo turistico. I tempi si sono evoluti o involuti, le facce si sono private dietro persiane e mondanità, nel tempo, il caso ha preso possesso delle azioni e delle reazioni, iborghi incastonati e l’agricolo dismesso hanno ceduto il posto all’unità abitativa, il centro storico ha mantenuto un discreto splendore e il lungomare decide quotidianamente le sorti dei residenti. Mentre i caruggi si svuotano, i negozi chiudono in controluce perché cinesi e venditori hanno monopolizzato il tempo del passeggio. La rapallizzazione non avrà mai termine, finanche in mezzo al mare, molto oltre l’arenile. E così il gotico monastico cede il passo al liberty, al classicismo socialista, all’edilizia informe, mentre il paesaggio delle vetrine recita improbabili incisi tipo “l’apertura dipende dal meteo”. E nessuno ha ancora capito se il negozio apre con il sole o con la pioggia. Lo scostante spigoloso ligure è sempre dietro l’angolo, come da definizione. Ma il contraddittorio è sempre dietro l’altro angolo. E così arrivo a El Dolz, il luogo di formazione di Stefano Casagrande. Continue reading El Dolz: pasticceria in costruzione… Stefano Casagrande

La focaccia di Recco ha pochi dubbi… Panificio Moltedo

Recco. Ennesima insenatura del Golfo del Paradiso ed ennesimo borgo marinaro che ha creato nel tempo la sua epica e la sua leggenda. È uno scorrere di volti risentiti, di turisti soliti e di attività che non hanno mai cercato la compiacenza. L’architettura è diventata un modo di sovrapporre case e le strade, impedite dal mare e dalla montagna, hanno portato l’asfalto a mezz’aria. Ci si guarda poco perché non ci sono molti riscontri, i recchelini hanno risposto a delle necessità e al bisogno di sottomissione della metropoli, han ridato indietro un linguaggio proprio, una carica d’ironica ruvidezza e quella voglia di evadere il desiderio, compresso dalle cravatte, che nella vicinanza ha trovato l’unica impronta d’interesse. Recco è a metà strada della bellezza, dove non ci sono troppe cure oltre l’imposizione di una propria identità e così attende sempre gli stessi volti, proponendo sempre la stessa strofa. Nella semplicità dell’incantatore risiede il segreto perverso della definizione. Focaccia, mille versioni, ma focaccia. Le cipolle per la colazione, la genovese per l’abitudine, il formaggio per la licenziosità. E quale luogo migliore del Panificio Moltedo può rispondere a quel desiderio di manitoba e stracchino, anonimato nell’anonimato, da cui è impossibile sottrarsi? Continue reading La focaccia di Recco ha pochi dubbi… Panificio Moltedo

Basi rivierasche per un gelato solido… Matteo Spinola

Chiavari. Paesaggi di riviera disinteressati, promontori in lontananza, persiane verde scuro come da retaggio marinaro e un centro storico da far invidia al prestigio di città adiacenti che certe piazze se le sognano. Eppur c’è un inverno. Questa è la meraviglia di una Liguria che si richiude su sé stessa, tra portici e volte, biciclette e strade che non hanno un’ortogonalità nemmeno come forma di riflessione. Il lungomare è occupato come un’assenza, come un forestiero e come un’eccezione. Il resto è ipocrita cattiva mescolanza. Persone straordinarie si richiudono e la famigerata ospitalità ligure arriva a chi di quell’ospitalità non ne può fare a meno. La borghesia commerciale di riviera si è solo un po’ incanutita, ma è rimasta piegata su tradizioni e sguardi che arrivano sinceri, antichi e assolutamente anacronistici. Lontano dal mare e dalle valli, la Liguria esprime sempre una signoria velata dietro i tendaggi, ma è estate e così sto vicino alla sabbia e cerco un gelato… Continue reading Basi rivierasche per un gelato solido… Matteo Spinola

Antica Trattoria dei Cacciatori : luoghi che resistono all’isolamento… Giacomo Mazzoni

Pietranera frazione di Rovegno. Avamposto della Val Trebbia Ligure che non porta da nessuna parte. Qui c’è una cesura in quello spazio che non concede né il lusso né il precetto, non si inseguono caparbietà o socialità, si è rimasti una decina, si scurisce, ci si illumina, si prendono le stagioni come una variabilità necessaria e si rimane al di fuori di tre kilometri di curve in mezzo alle conifere, in un isolamento imposto, daziario e climatico, in quell’Italia che spera che non succedano mai tragedie. Qualche balla di fieno e qualche prato tagliato riflettono l’architettura razionalista di colonie destinate ai bambini, trasformate in prigionie e rappresaglie, e definitivamente abbandonate ad un’incuria deterrente, che spiazza, rendendo il tutto più profondo. In quel senza centro che impegna attraverso stradine strette e impervie che chiudono i passaggi, le persiane verdi, che della Liguria han creato un effigie, i terrazzamenti, i campanili che non si sono portati dietro le ciminiere, e una quotidianità diafana – dove il silenzio, fuori dagli orari di punta e di convito, è assoluto -, Pietranera desta l’estasi estensiva di un tempo senza fine e senza fini se non la vista. I cieli da epilogo del mondo si sprecano, perché la frontiera non è più nemmeno un passaggio ma un ottenimento di giudizio, qui si viene, ci si guarda in giro, si gode di questa roccaforte rarefatta, e ci si lascia alle spalle le nuvole, le notti e gli inverni. Continue reading Antica Trattoria dei Cacciatori : luoghi che resistono all’isolamento… Giacomo Mazzoni

L’olio come sguardo sul mondo… Agostino Sommariva

sommariva

L’altra Albenga è un luogo meno fugace, con del tempo da spendere e un’attrazione verso il mare che lascia tranquillamente da parte le spiagge. Qui si coltiva di tutto, tra serre e campi aperti, il verde è una sublimazione di un lavoro che nel colore trova la sua soddisfazione più grande. Basilico, aneto, pale di fico d’india inattese, cespugli di erbe officinali, olivi, asparagi, carciofi, zucchine e fave, in mezzo ad un susseguirsi di fiori e di recisioni, di principi di vendite, di orchidee al caldo e di quel sistema di cura che tradisce se non spiegato. E così ci pensa Paolino, il cui sorriso si apre a meraviglia appena messa a tema la parola fiore, che ruota vorticosamente tra le sue serre alla ricerca della sorpresa, dell’improbabile e del commestibile. Crescioni, lemon grass, nasturzi e margherite, la riviera, nella sua anticamera prima delle fosche valli che inumidiscono turgori e voluttà, si apre nell’impossibilità di rimanere soli. Un ligure deve tradurre in ligure un ligure per far sì che il forestiero trovi una dimora che si fermi prima di quel luogo comune che appiattisce il senso. Luoghi come questi diventano prodigiosi grazie alle persone che hanno ancora voglia di raccontarli, prevenendoli dalla vendita. Agostino Sommariva è una di queste persone. Continue reading L’olio come sguardo sul mondo… Agostino Sommariva

Bibite territoriali e un non luogo… Matteo Borea e Pierangelo Rossi

borea

Albenga. Quella terra di mezzo che è più residenza che vacanza, volti scanzonati che si riconoscono per le strade e raccolte fondi che guardano il turista e lo vedono più restio a rimanere. Questo è il classico paese di caruggi e persiane verdi ma con un’identità più protetta, meno abbandonato alle spore della conquista e ancora meno al grido del miracolo come forma di apertura al mondo. Adesso che i milanesi si son stancati di riportare a casa il ragazzo selvaggio per dirozzarlo a dovere e farlo scoprire al mondo, luoghi come Albenga rimangono meno manifesti, più vocati a mostrare chieste stupefacenti, giardini immaginifici e cieli poco tersi. I negozi han deciso di non vendersi l’anima dall’ingresso e così le insegne che li rappresentano mantengono tutte lo stesso stilema, un po’ storico e un po’ rispetto. La spiaggia è un’attrazione che si è persa, che è stata schiavismo e che adesso è segregazione. Per conservare dignità e non identificarsi sempre con il pezzo di focaccia da portare a casa a fine weekend per gli strilli di una cena tra borghesi esausti, Albenga (ma andrà nel capitolo secondo: La Vendetta ndr) ha mantenuto ancora uno straordinario artigianato di sistema e di territorio. Qui in mezzo è rimasto anche spazio per qualche novità. Continue reading Bibite territoriali e un non luogo… Matteo Borea e Pierangelo Rossi

Asparago violetto, zucchina trombetta e carciofo spinoso. Il mondo di Marisa Parodi Montano

Asparago-violetto-di-Albenga

Ceriale. Confine territoriale, la passione della spiaggia spostata di qualche centinaio di metri e un incedere di serre, salvezza e cruccio per decine di agricoltori che in questa terra hanno trovato una forma distesa di ragione sociale. Luoghi adatti per svernare, dove le rughe mantengono il proprio tenore e l’avvizzire è più tra gli alberghi e i giochi condivisi che nella realtà convenzionale dell’inverno nel mite. Lusinghe audaci si disperdono presto nell’idea di consumo, nei volti abbronzati e nell’incapacità di andare oltre il rilucere del sole. In luoghi come questo, la ferrovia è un punto di non ritorno, qualcosa che spacca, che mantiene nascosta e che nella manifestazione non cede mai a se stessa. Dietro ci sono le orchidee ammansite e una cattività “di chi s’arrende per poco”, perché in questa Riviera delle Palme, che disseppelisce facilmente il formidabile contemporaneo, sotto forma di colori e sapori, persone come Marisa Parodi sono il fondamento del mio lavoro e di qualunque lavoro. Continue reading Asparago violetto, zucchina trombetta e carciofo spinoso. Il mondo di Marisa Parodi Montano