Liquirizia calabrese: la leggenda di Amarelli al cospetto del contemporaneo… Pina e Fortunato Amarelli

Rossano. Piana di Sibari. Qui, storia, mare, boschi, coltivazioni e tempi morti si assomigliano tutti, si affastellano e si espongono. L’espansione urbanistica ha tenuto conto della maniera e le brutture sono sostanzialmente tenute a bada. Qui c’è un angolo di Calabria in cui gli stili si sovrappongono, il mare è realistico e a perdita d’occhio si sviluppano le semplicità degli ulivi e degli agrumeti, quelli che danno da vivere e che cadono a terra, quelli che rendono questi luoghi dei manifesti di possibilità e di biodiversità non colta fino in fondo. Rossano, la sua sorella Corigliano, e questo lato di litorale, senza influssi turistici perbenisti, sono il luogo migliore dove far crescere, raccogliere e trasformare la liquirizia, erbacea perenne, infestante per secoli, selvatica nel decennio del gusto comunicativo, dal sapore assoluto e senza vie di mezzo. Continue reading Liquirizia calabrese: la leggenda di Amarelli al cospetto del contemporaneo… Pina e Fortunato Amarelli

Un grande pasticciere che ha il tempo per lavorare sulle strutture… Giuseppe Manilia

Montesano sulla Marcellana. Frazione Scalo. Il fondo valle di un paese che esiste solo sulle cartine e nella memoria storica degli uomini di novembre e dei rientranti di agosto. Qui, nonostante la vicinanza con l’autostrada, non ci si passa per caso, il fortuito non viene in aiuto, le spiagge del Cilento sono lontane, le montagne è come se non ci fossero, le città sono miraggi. Ci sono coltivazioni di mele, more di rovo, boschi, poche fattorie e ancora meno produzioni, queste propaggini della Lucania storica godono e soffrono dello stesso abbandono, mentale prima che fisico. Così il rilassato, il salutare e l’anziano possono prosperare serenamente, con aria pura, ritmi coesi e chiacchiere sotterranee. I luoghi sono stati sempre gli stessi, così le facce e le attività. Mai uno scossone. Fino alla decisione di Giuseppe Manilia di aprire la sua pasticceria, probabilmente la più radicale d’Italia. Continue reading Un grande pasticciere che ha il tempo per lavorare sulle strutture… Giuseppe Manilia

L’arte di conservare il pesce è una questione di famiglia, forse di ogni famiglia del Cilento… Ristorante Mandetta

Paestum. Il giro delle rovine continua, probabilmente in metonimica interferenza con la mia quotidianità. Mi lascio l’indifferenza dei caseifici alle spalle, i templi illuminati, intervallati dai mercatini, sprofondando in un altro tipo di Campania. Qui una volta era meta turistica ricca, ci si facevano le sfilate, la clientela era ricercata, poi è arrivata la Costiera che si è portata via gli accenti più eccentrici, lasciando al dozzinale il compito di proliferare. E così il gruppo, lo scellerato, il locale indifferente al territorio e le vie chiuse si sono messi in mezzo tra l’azienda di Barlotti, con le sue bufale griffate (anzi le sue tante bufale griffate… le forse troppe bufale griffate), la bellezza archeologica e quel mare che non è riuscito a fare breccia né nelle cartoline né nei desideri lussuosi. Qui la famiglia Mandetta è percezione storica degli ultimi quarant’anni, dei cambiamenti e della tradizione. Continue reading L’arte di conservare il pesce è una questione di famiglia, forse di ogni famiglia del Cilento… Ristorante Mandetta

Le Parùle: la grande pizza napoletana nonostante i miei gusti… Giuseppe Pignalosa

Ercolano. Scavi e costruzioni. Qui, ai bordi del Vesuvio, il tempo non si è mai fermato. E così si sovrappongono i luoghi, le sepolture, le eruzioni, i centri direzionali, i viali dai numeri casuali, le rotonde selvagge, le ville vesuviane e il principio di un turismo settecentesco che nel rispetto non ha trovato la sua maniera. Una riviera del Brenta romana e borbonica, potenzialità straordinaria di stordimento e reazione. Il miglio d’oro si è arrugginito, qui si è allargato l’hinterland e i concetti moderni e popolari hanno preso a prestito la distanza. E non è questione di giusto o sbagliato, Ercolano è stratificata manco fosse una roccia sedimentaria, le anime erranti continuano ad errare, c’è solo un senso del bello un filo più traslato. Così, naturalmente, ci capito per caso, senza preavviso, da un artigiano che non avevo mai nemmeno sfiorato. Continue reading Le Parùle: la grande pizza napoletana nonostante i miei gusti… Giuseppe Pignalosa

Giolì: Piennolo del Vesuvio e realtà… Angelo Di Giacomo

Tra San Giorgio a Cremano, Ercolano, Massa di Somma e San Sebastiano. Sostanzialmente intorno al Vesuvio. Bisogna tenere lo sguardo fisso verso l’orizzonte e mirare oltre, verso Napoli, il mare, l’ineludibile. L’edilizia qui si è portata via gran parte del desiderio ed è rimasta la necessità di strutture sovraesposte, dove strade, macchine e regolamentazioni fai-da-te esprimono disapprovazione fino alle pendici del Vulcano. Lì tutto lentamente si rasserena, appaiono le prime coltivazioni, retaggi eruttivi, latrati di cani randagi, muretti, piante da frutta e quella forma di pomodoro unica nel mondo, che riscalda gli inverni abbandonando il popolare, sua realtà il Piennolo. Continue reading Giolì: Piennolo del Vesuvio e realtà… Angelo Di Giacomo

Non tutti i versanti del Monte Rosa sono uguali… Silvio Pella

Macugnaga. Valle Anzasca. La strada segue le coste, i corsi d’acqua rimangono in basso, la cultura Walser apporta legno mentre il Monte Rosa è il fine di una strada che comprime un po’ tutto. La via è una ed una sola, si possono prendere strade laterali che si chiudono sempre verso questa valle chiusa, profonda, con laghi artificiali che, nei periodi sbagliati, si riempiono di zaini e petti nudi. La cultura gastronomica si è ritirata nel momento in cui gli alpeggi hanno smesso di essere funzionali e funzionanti. Il Rosa è rimasto un totem inattaccabile, dove portare su turisti per farli ingozzare di prodotti proditoriamente tipici, vestiti locali e tradizioni ancestrali. Ma solo dopo il sole postprandiale. Ci sarebbe ancora qualche produttore ma il dissoluto turistico ha compromesso facce e condizioni. Continue reading Non tutti i versanti del Monte Rosa sono uguali… Silvio Pella

Farina Bona: musicista, docente, mugnaio al profumo di pop corn … Ilario Garbani

Cavigliano. Valle Osernone. Canton Ticino. Svizzera. Si supera Verbania, si prende la costa dei limoni fino al confine, si arriva nella desolazione delle rotonde e delle pompe di benzina e poi si sceglie per la rilassatezza di luoghi solcati da bagni impavidi, all’interno di una predisposizione turistica che ha scoperto questo tempo come il migliore per la propaganda. Qui la costruzione è spesso un carattere discreto di bianco e vetro, nonostante il luogo, la decadenza e il paesaggio. La tendenza ticinese prescinde dallo sfondo, è un impulso poco coeso a lasciar da parte il confine. Così al culmine di una sintesi, a cavallo tra i binari di una piccola stazione di paese, c’è il ristorante di Agnese Broggini, classicismo elvetico dove il tempo delle pieghe non ha ancora messo radici. Vista, formalismo e grande devozione. Lei è oltre il piatto, ostessa raffinata, retaggio di un’epoca di spettri e macigni. Supero Intragna (e il pranzo) e mi dirigo alla meta. Casa di Ilario Garbani, un eclettico gentile, che nella sapienza continua a mantenere le mani. Continue reading Farina Bona: musicista, docente, mugnaio al profumo di pop corn … Ilario Garbani

Cascina Fraschina: orti biologici in pianura padana… Tommaso Montorfano e Claudio Vaccari

Abbiategrasso. Estrema propaggine di una pianura sensuale nel suo non senso. I paesi, qui, acquisiscono un comunque di lontananza dalla città. Inizia una pianura meno conforme e prima del riso, dove le cascine sono al limite della propria sopravvivenza, oggi come allora, vittima di una visione refrattaria della società. Un tempo subita oggi cercata. Così, il “quanto è bello tornare alla terra” diventa il mantra di una generazione che ha buttato migliaia di euro di istruzione urbana per accorgersi tardi che siamo in Italia. Così rispuntano vecchi oliveti di famiglia, cereali antichi e animali dispersi. Ma questa è una sconfitta della società borghese. E così, come da regola insita nei dettami della nobiltà manifesta, il ruolo del comando non può venir meno. Deve essere solo spostato. Questo il mio approccio… quello che trovo sono due agricoltori che fanno veramente gli agricoltori. Continue reading Cascina Fraschina: orti biologici in pianura padana… Tommaso Montorfano e Claudio Vaccari