Da Clara: una pizza in mezzo al nulla… Sergio Russo

Venetico Superiore. Un paese della provincia di Messina dove almeno hanno deciso di spendere i soldi in una direzione lontana dall’interesse. Piazza, illuminazione, vista, castello, distanza, in un luogo dove tornano gli espratriati e si avvicinano i dirimpettai di paese. Stop. Non c’è un turismo, non c’è una lussuria a cui dare scampo, piscine a sfioro, muretti a secco e il Barocco a ripulire tutto. Qui il terremoto c’è stato troppo tardi, quando già cultura e ricostruzione andavano per i fatti loro e così, poter respirare, non dovendo fare i soliti italiani che “è tutto uno schifo perché il presente non è il futuro che non è più il passato e non sarà mai migliore”, è già un abbrivio al decoro e alla riconoscenza. Poi c’è lo stupore. Continue reading Da Clara: una pizza in mezzo al nulla… Sergio Russo

I biscotti ricci come li mangiava il Gattopardo… Rosario Brancato

Palma di Montechiaro. C’è una sanità santa che non arriva dal limitrofo ma è circoscritta in questa terra di Stidda, parole impronunciabili e retaggi monastici. Da lontano sembra tutto chiaro, sul diafano osseo, di un’imprecisione liturgica. I campi di grano e gli olivi alle spalle, le distese d’uva e le tane della vergogna rimangono assuefatte ad un territorio che non chiede il conto, per cui i diritti e i doveri sono la stessa cosa, il bianco e il nero lo stesso colore e l’imprevedibilità qualcosa che non è concessa nemmeno una volta, così per caso. Stradine parallele una sopra l’altra, voci basse, afa implorante, porte che si aprono e una situazione icastica che non ha il contradditorio. Palma di Montechiaro, la seconda volta, ha solo chiuso qualche finestra in più. Continue reading I biscotti ricci come li mangiava il Gattopardo… Rosario Brancato

Forno Biancuccia: veramente solo cereali autoctoni… Valeria Messina

Catania. Una giornata ricorrente dove il tempo del porto non è più un’esigenza ma una mostra, in cui rifugiati e murales sovrappongono la propria contraddizione. Oltre il centro, superate le bracerie di carne di cavallo, i palazzi rilucenti e l’industriosità agricola della deterrenza, Catania appare come una terra di conquista, uno di quei luoghi dove sembra possibile l’idea stessa di avanguardia. Sia per il passato necessario e assolutamente traslato dal luogo comune (leggasi Uzeda), sia per il futuro punto di riferimento di un’isola che si è sempre ritorta sul concetto di privilegio, non privilegiando mai il format sacrificio. Ecco, proprio qui, Valeria Messina ha potuto cambiare vita e dedicarsi ad una ricerca. Continue reading Forno Biancuccia: veramente solo cereali autoctoni… Valeria Messina

Pasticceria Russo: com’era, come non è… Maria Nevia, Anna e Salvatore Russo

 

Santa Venerina. Tra Il mare e l’Etna, in una piana rigenerata dalla presenza, architettura signorile, balatuni, portanti in legno e abbandoni edilizi si alternano, non rigenerandosi. Questa è una Sicilia feudale industrializzata, poco inclusa e di un passaggio lacerante. Fortunatamente esposto in orizzontale. Rimane qualche salita ciottolata e un’unica balconata, che si sviluppa per parte del paese dove la chiacchiera è la prima delle sensazioni e il cortile si sposta in mezzo alla strada. Fuori dalla metafora, c’è la solita chiesa mantenuta, quantomeno la facciata, e un conformismo dissacrante che alza e abbassa i toni a seconda della conoscenza. Qui in mezzo, la famiglia Russo prova a portare avanti una storia incompresa. Continue reading Pasticceria Russo: com’era, come non è… Maria Nevia, Anna e Salvatore Russo

Eppure le radici sono un nuovo gusto, oltre l’umami… Romano Liquirizia

Cantinella. Corigliano Calabro. Il territorio è il medesimo, la strada è una parallela, i terreni sono gli stessi. Eppure le radici sminuzzate diventano un nuovo gusto. La presentazione è tra il serio e l’assurdo, la professionalità diventa a tratti una propaganda di prodotti lontani dall’origine, il lavoro si fa ancora in forni e laboratori. Eppure le radici sminuzzate sorprendono, confondono e rimettono in moto un sapore e un problema. La famiglia Romano, da sfrondare comunicativamente, ha riecheggiato al mio palato la necessità di comprendere ancora, di andare oltre, di non fermarsi, di conoscere una parte di Calabria che è fatta di gusti estremi (liquirizia e bergamotto), di vene amare e acide, di punti sconnessi in un mondo in cui tutti seguono l’ortodossia. Continue reading Eppure le radici sono un nuovo gusto, oltre l’umami… Romano Liquirizia

Liquirizia calabrese: la leggenda di Amarelli al cospetto del contemporaneo… Pina e Fortunato Amarelli

Rossano. Piana di Sibari. Qui, storia, mare, boschi, coltivazioni e tempi morti si assomigliano tutti, si affastellano e si espongono. L’espansione urbanistica ha tenuto conto della maniera e le brutture sono sostanzialmente tenute a bada. Qui c’è un angolo di Calabria in cui gli stili si sovrappongono, il mare è realistico e a perdita d’occhio si sviluppano le semplicità degli ulivi e degli agrumeti, quelli che danno da vivere e che cadono a terra, quelli che rendono questi luoghi dei manifesti di possibilità e di biodiversità non colta fino in fondo. Rossano, la sua sorella Corigliano, e questo lato di litorale, senza influssi turistici perbenisti, sono il luogo migliore dove far crescere, raccogliere e trasformare la liquirizia, erbacea perenne, infestante per secoli, selvatica nel decennio del gusto comunicativo, dal sapore assoluto e senza vie di mezzo. Continue reading Liquirizia calabrese: la leggenda di Amarelli al cospetto del contemporaneo… Pina e Fortunato Amarelli

Un grande pasticciere che ha il tempo per lavorare sulle strutture… Giuseppe Manilia

Montesano sulla Marcellana. Frazione Scalo. Il fondo valle di un paese che esiste solo sulle cartine e nella memoria storica degli uomini di novembre e dei rientranti di agosto. Qui, nonostante la vicinanza con l’autostrada, non ci si passa per caso, il fortuito non viene in aiuto, le spiagge del Cilento sono lontane, le montagne è come se non ci fossero, le città sono miraggi. Ci sono coltivazioni di mele, more di rovo, boschi, poche fattorie e ancora meno produzioni, queste propaggini della Lucania storica godono e soffrono dello stesso abbandono, mentale prima che fisico. Così il rilassato, il salutare e l’anziano possono prosperare serenamente, con aria pura, ritmi coesi e chiacchiere sotterranee. I luoghi sono stati sempre gli stessi, così le facce e le attività. Mai uno scossone. Fino alla decisione di Giuseppe Manilia di aprire la sua pasticceria, probabilmente la più radicale d’Italia. Continue reading Un grande pasticciere che ha il tempo per lavorare sulle strutture… Giuseppe Manilia

L’arte di conservare il pesce è una questione di famiglia, forse di ogni famiglia del Cilento… Ristorante Mandetta

Paestum. Il giro delle rovine continua, probabilmente in metonimica interferenza con la mia quotidianità. Mi lascio l’indifferenza dei caseifici alle spalle, i templi illuminati, intervallati dai mercatini, sprofondando in un altro tipo di Campania. Qui una volta era meta turistica ricca, ci si facevano le sfilate, la clientela era ricercata, poi è arrivata la Costiera che si è portata via gli accenti più eccentrici, lasciando al dozzinale il compito di proliferare. E così il gruppo, lo scellerato, il locale indifferente al territorio e le vie chiuse si sono messi in mezzo tra l’azienda di Barlotti, con le sue bufale griffate (anzi le sue tante bufale griffate… le forse troppe bufale griffate), la bellezza archeologica e quel mare che non è riuscito a fare breccia né nelle cartoline né nei desideri lussuosi. Qui la famiglia Mandetta è percezione storica degli ultimi quarant’anni, dei cambiamenti e della tradizione. Continue reading L’arte di conservare il pesce è una questione di famiglia, forse di ogni famiglia del Cilento… Ristorante Mandetta