La carne e le sue corti… Roberto Viazzi

Ponti. Piazza Monumento Caduti. Circolo della Pro Loco. Un pomeriggio di un sabato qualunque. Solo uomini, una televisione accesa e una partita a carte. Si aspetta l’evento, il funerale che riunisce buona parte del paese sotto l’egida del campanile. Le donne arrivano azzimate, li attende la sera al circolo, dove sono loro a decidere. Qui il tempo si scandisce semplice e nella semplicità declina le sue persuasioni e le sue perversioni. Dapprima la gentilezza, i padri rimasti con i bambini paciosi che nella bibita trovano ancora un retaggio oratoriale mai tradito tra chiesa e partito, a seguire l’ombra. Qui si svolge la vita di una comunità che non ha nulla da invidiare e che resiste perchè riesce ancora a comunicare la propria diversità. I ciottoli e i colori pastello, in quello che la fortuna di una giornata soleggiata è riuscita a rendere più vivido, ridanno l’idillio dell’ansia verso il piccolo, il contenuto, la maldicenza e l’invidia. Perchè Ponti è serenità e senilità ma non può prescindere dalle logiche di bottega, da quel ventre bilioso che, dietro l’angolo, mette tutto in discussione, soprattutto la carezza. Nel languido passano gli anni senza mai mutare le rughe dei luoghi. Continue reading La carne e le sue corti… Roberto Viazzi

La Robiola di Roccaverano e i suoi alfieri… Adriano Adorno

Ponti. Monferrato alessandrino, primo paese della provincia e la Langa Astigiana appena fuori, con le sue culture, il suo turismo e i suoi prodotti tipici. Qui le strade sono le stesse, i vitigni anche e i paesi dimenticati dall’architettura pure. Non ci sono leggi d’interesse al di là dell’invidia paesana, qua chi cresce ha da sé la fortuna, chi rimane piccolo è prodigioso, chi rimane uguale a se stesso può andare al circolo ricreativo. Tutti i giorni tutto l’anno. Qui si alleva, si apre, si coltiva, si osserva il placido scorrere del fiume Bormida, si stringono alleanze e il più delle volte si rimane irretiti nella lontananza dalla luce, quella che porta il turismo, trasformando le strade in svolazzanti circuiti alla mercé di raffinate piscine a sfioro e di pulviscoli di noccioli. Qui bisogna fare più fatica, per portare fuori e per portare dentro. E così si guarda al passato con quella discrezione che non può mai permettere l’anacronismo. Anzi, si va verso la leggenda, ci si schiera a favore del territorio e si fa la comunione per non tralasciare la storia della capreria italiana, quel lembo di terra che non ha bisogno del medico condotto alla ricerca di una vita agreste per dare alla capra un’importanza che da nessun altra parte è così. La robiola di Roccaverano è attestata da una vita e la famiglia Adorno ha una genealogia che ne riporta l’origine almeno alla metà del ‘600. Continue reading La Robiola di Roccaverano e i suoi alfieri… Adriano Adorno

Cascina Madovito: la nocciole non bastano più… Alessandro Negro

Località Scorrone. Cossano Belbo. Curve su curve su curve, in mezzo a varie provincie che ormai non sono più nemmeno identificative. Prodotti tipici e una produttività turistica che cerca di nascondersi dietro una produttività agricola che non ha mai sfiorato la leggenda. Qui non si guarda molto oltre, si cercano prodotti alternativi per dare a questa fetta di Langa un’interezza. Il rispetto verso il vigneto e verso il nocciolo rimane confinato nella sfida senza parole e senza foulard, in quei lunedì mattina dove lo scorrere del tempo è un rifacimento di qualcosa di rimasto. E così, chi ha deciso di produrre in queste terre, dove i paesi ogni tanto si allargano seguendo i piani regolatori della circostanza fortuita, che quasi mai è fortunata, ha dovuto abbandonare la patina per affidarsi ad una serietà che non può prescindere dall’altrove. Produrre per richiamare, il ragguardevole, il vicino e il passante. Questa terra di moscati e sfarinati, ogni tanto tira fuori dei luoghi e moltiplica le mie possibilità. Langhe: fucina di produttori propizi procrastinabili. Ecco quindi un differimento rispettato. Continue reading Cascina Madovito: la nocciole non bastano più… Alessandro Negro

Colture batteriche per fare il pane? Bastano?… Fabio Lodigiani

Torricella Verzate. Novecento abitanti in quell’Oltrepò che sta diventando pianura e case casuali che in ogni caso accadono e ricadono su strade solcate da capannoni con negozi in offerta e centri commerciali da rotonde sempre pieni di macchine alla ricerca di prodotti che non hanno più stagione né scadenza. Un’Italia compressa in poche insegne e in costante degrado, dove la moralità della collina, già depredata da costruzioni che hanno smesso di nascondersi per manifestare la propria povertà, non ha più nulla da insegnare. E nonostante la fuga, la passeggiata silenziosa da paese mattutino diventa più italiana di tutti i bar venduti ed esauriti dai videopoker. Perché qui i ladri scorrazzano, i poveri s’impoveriscono e i ricchi investono sul vino se trovano ancora dello spazio. Eppure potremmo imparare molto… Continue reading Colture batteriche per fare il pane? Bastano?… Fabio Lodigiani

La leggenda del salame… Franco Varni

Sanguignano frazione di Montesegale. Dispersione e isolamento. Un castello più grande del paese stesso, un susseguirsi di borgate, case abbandonate, strade dissestate e colline ridondanti che confermano la mancanza dell’Oltrepò. Qui l’abbandono è diventato una cifra, non si sono innalzati castelli per venderli, non si è diviso per speculare e nemmeno costruito strade che portassero a campi fioriti o a sagrati fascinosi, qui si è lasciato all’arbitrio la possibilità reale di trasformare delle colline senza il decoro. Più si sale e più si trovano buche e pozzanghere, in quel senza tempo chiamato ancora quiete che fa dimenticare qualunque ristorante tipico. Questo è un Oltrepò vissuto, senza i limiti della decenza ma con la possibilità ancora per gli artigiani di fuoriuscire dai canali e dai canoni. Le cartoline han lasciato da tempo il passo, i tramonti e la neve rimarranno eterni ma saranno solo per chi vorrà coglierli al di là delle brutture e della mancanza di speculazione. L’inverno inganna l’occhio, senza dubbio, e quindi i colori non riescono a squarciare la reticenza, ma il passo, francamente, lo trovo molto più breve: qui ci vive la gente del posto che ama spigoli e filigrana… Continue reading La leggenda del salame… Franco Varni

Plaisentif (o formaggio delle viole), l’avvocato Agnelli e altri racconti… Chiaffredo Agù

Villar Perosa. Possedimenti agricoli della casata Agnelli. Qui tutto riporta ad un solo nome, ad una sola famiglia e ad una sola dinastia. I tempi morti contemporanei, i fallimenti aziendali, i politici che si sono succeduti, l’abbandono del “Castello”, l’assenza del ritiro juventino alimentano il paradosso di una crisi irreversibile, di un tempo che non ha più uno spazio in cui procreare, creare e gozzovigliare. Perché qui c’è stato un regnante senza scettro. Primo Cittadino per quarant’anni e tasse cancellate per tutti i residenti, l’Avvocato qui era oltre il sultanato, aveva terreni, aziende, ville, mausolei, strade, rifugi antiaerei e soprattutto la stima incondizionata della gente. Pensate a quei poveretti che, durante le campagne elettorali, lo hanno sfidato per la carica. Il Plebiscito hitleriano del ’38 per la riunificazione con l’Austria del Reich sarà sembrato più democratico. Il candidato sindaco, che veniva anche lui dispensato dal pagamento delle imposte, chi mai avrà votato? E pensate all’eroe che dopo il 1980 prese il suo posto? Qui è tutto impregnato, la bellezza e le brutture, templi cristiani e templi pagani, giardini, cascine e fabbriche. Continue reading Plaisentif (o formaggio delle viole), l’avvocato Agnelli e altri racconti… Chiaffredo Agù

I grissini come cento anni fa… Daniele Richiardi

Perosa Argentina. Pietra d’argento. Sicuramente. Una volta. Ora, a miniere esaurite e a strade asfaltate che tagliano in mezzo aziende e montagne in lontananza, paesi come questo sono rimasti dedicati a qualche piccola produzione al di fuori di rotonde e centri commerciali che ormai non hanno più nemmeno il vezzo di inaugurare. C’è una cappa di detrimento che non giova allo stare… il tempo massimo per una scoperta, per un racconto sui regnanti industriali, uno sguardo laconico a quelle baite che si sono trasformate in “stazioni d’osservazione esseri umani” e Perosa Argentina si è ritrovata indifferente nel retaggio poetico del nome e in quel sistema di transizione che nelle stagione si è via via velocizzato. La Val Chisone e le Alpi Cozie hanno un fascino da pochi raccolto e da ancor meno messo in opera. Così, portare tradizioni all’interno di una bottega e salvarle dalla morte delle gallerie trincianti, è stato il compito conservatore della famiglia Richiardi, che nel grissino ha intravisto l’origine. Continue reading I grissini come cento anni fa… Daniele Richiardi

Azienda agricola Rapelli: nati in alpeggio e cresciuti in pianura … Lucina, Bruno, Claudio e Cinzia

Ciriè. Piedi delle Valli di Lanzo. Dove l’industrialità e l’editoria hanno convertito un fondo valle, rendendolo più affine ad una pianura che ha cercato di non perdersi, pur di ritrovarsi, per affrontare il non facile compito di cancellare una montagna, la sua cultura, i suoi allevatori. In quella mezza strada tra l’aeroporto e le Alpi, dove l’equidistanza non è più una forma di equilibrio, ma di sottomissione, paesi come Ciriè, che s’ingarbugliano sotto portici bassi e sabaudi, inappropriandosi di un atteggiamento borghese quasi posticcio nel suo volersi liberare da un’origine cruenta, povera, fatta di bastoni in legno e alpeggi irraggiungibili, dove il traguardo è diventato la facilità e l’escursionista un pacchetto imbavagliato che tra le rocce percepisce che è meglio non proseguire, sono il contentino di quel che resta. E così l’assenza di un approdo turistico, una delle funzioni sociali più importanti di un alpeggio, ha svuotato i pascoli, riempendo quei fondi valle messi alla porta dalle aziende, dove famiglie nate nelle malghe hanno trovato rifugio contro la dispersione. Continue reading Azienda agricola Rapelli: nati in alpeggio e cresciuti in pianura … Lucina, Bruno, Claudio e Cinzia