Mulinum: quando la follia cerealicola incontra la determinazione… Stefano Caccavari

San Floro. A pochi kilometri da Catanzaro. Superati abbandoni, capannoni e Polifunzionali dove riposare nel silenzio, questi luoghi vanno avanti e indietro, salgono, non definiscono, aprono opportunità e coltivazioni, sono lontani dall’interesse di chiunque, un mare unico messo in imbarazzo da architetture stile Rimini fuori tempo massimo, con quel senso che toglie l’angoscia, perchè tanto tutto alla fine troverà il suo spazio fuori tempo massimo. Questa Calabria è terra di famiglie, di nonne, di contadini, di salumi fatti in casa, di casalingo sinonimo di fatto meglio, di disinteresse attivo e passivo. Perché senza richieste, sono terminate le fantasie. Ed era così. Fino a quando un giovane del territorio, che dal territorio non se n’è mai voluto andare, ha cominciato ad insinuare il dubbio nelle menti incomprese e in quelle inadeguate al ruolo. Continue reading Mulinum: quando la follia cerealicola incontra la determinazione… Stefano Caccavari

Pasta reale di Mistretta… finalmente… Antonino Testa

Mistretta. Tra i Nebrodi e le Madonie, in quel diniego territoriale che non si conosce mai abbastanza. Così la precisione del viaggio, in mezzo alle buche della disaffezione, mi porta in un paese che agogno da anni e che mai avevo realizzato. Da lontano è il solito fascino siculo-entroterra-tenuto bene che da queste parti è più una regola che un’eccezione. Sfumature di marrone, case mantenute, stradine strette, associazioni culturali resistite ai secoli, botteghe di paese, sguardi scolpiti nella pietra e un’immagine antitetica ad una delle mie due ricerche. La pasta ‘ncaciata qui si fa, nelle case si fa ancora, ma nei ristoranti è praticamente impossibile da trovare. Forse su ordinazione e in determinati giorni, così mi lego al motivo dolce e mi lascio sopraffare dall’assenza di turismo. Mistretta è magnifica perchè parla poco, non ha espropriatori e nemmeno oratori. Rimane fissata da uno sguardo irriconoscente e così smette di adeguarsi e di cercare modernità. Mistretta è uno dei luoghi più importanti della Sicilia, perchè non ha realizzato. Continue reading Pasta reale di Mistretta… finalmente… Antonino Testa

1690: Mulino a ruota orizzontale a cui mancano le parole… Mario Affannato

Novara di Sicilia. Peloritani messinesi, luoghi lontani dal turismo e quindi obbligati a dedicarsi alla dedizione. Le scorciatorie sono terre di nessuno e di lavoratori dell’invisibile, qui il luogo c’è, si vede e si cura. Manca il consiglio e manca la lontananza, ma è ben presente la tradizione di scambiarsi ancora l’attitudine al pensiero. E così tempi remoti e campi lunghi portano ad affacciarsi su un castello con ristoranti improvvisati, dove fiumi d’acqua e mezzi casuali accompagnano nella gentilezza uno stomaco maltrattato. Il castello è lì, come le tradizioni, i bar del paese e le pasticcerie (che poi sono gli stessi bar), che fanno dita degli apostoli e ravioli di ricotta, dove le materie prime sono casuali e i tavolini rappresentano alla perfezione la gentilezza del posto. Figli di ritorno, professori prestati al racconto, qualche turista dall’orecchio lungo, il Maiorchino come formaggio e rappresentazione fiera di necessità diventate desideri, e una fretta convertita dalla pioggia in attesa. E la fortuna di rimanere si trasforma in un mulino di leggendaria intimità, in quella valle che una volta, uno a distanza di sicurezza dall’altro, ne contava quattordici. Continue reading 1690: Mulino a ruota orizzontale a cui mancano le parole… Mario Affannato

Da Clara: una pizza in mezzo al nulla… Sergio Russo

Venetico Superiore. Un paese della provincia di Messina dove almeno hanno deciso di spendere i soldi in una direzione lontana dall’interesse. Piazza, illuminazione, vista, castello, distanza, in un luogo dove tornano gli espratriati e si avvicinano i dirimpettai di paese. Stop. Non c’è un turismo, non c’è una lussuria a cui dare scampo, piscine a sfioro, muretti a secco e il Barocco a ripulire tutto. Qui il terremoto c’è stato troppo tardi, quando già cultura e ricostruzione andavano per i fatti loro e così, poter respirare, non dovendo fare i soliti italiani che “è tutto uno schifo perché il presente non è il futuro che non è più il passato e non sarà mai migliore”, è già un abbrivio al decoro e alla riconoscenza. Poi c’è lo stupore. Continue reading Da Clara: una pizza in mezzo al nulla… Sergio Russo

I biscotti ricci come li mangiava il Gattopardo… Rosario Brancato

Palma di Montechiaro. C’è una sanità santa che non arriva dal limitrofo ma è circoscritta in questa terra di stidda, parole impronunciabili e retaggi monastici. Da lontano sembra tutto chiaro, sul diafano osseo, di un’imprecisione liturgica. I campi di grano e gli olivi alle spalle, le distese d’uva e le tane della vergogna rimangono assuefatte ad un territorio che non chiede il conto, per cui i diritti e i doveri sono la stessa cosa, il bianco e il nero lo stesso colore e l’imprevedibilità qualcosa che non è concessa nemmeno una volta, così per caso. Stradine parallele una sopra l’altra, voci basse, afa implorante, porte che si aprono e una situazione icastica che non ha il contradditorio. Palma di Montechiaro, la seconda volta, ha solo chiuso qualche finestra in più. Continue reading I biscotti ricci come li mangiava il Gattopardo… Rosario Brancato

Forno Biancuccia: veramente solo cereali autoctoni… Valeria Messina

Catania. Una giornata ricorrente dove il tempo del porto non è più un’esigenza ma una mostra, in cui rifugiati e murales sovrappongono la propria contraddizione. Oltre il centro, superate le bracerie di carne di cavallo, i palazzi rilucenti e l’industriosità agricola della deterrenza, Catania appare come una terra di conquista, uno di quei luoghi dove sembra possibile l’idea stessa di avanguardia. Sia per il passato necessario e assolutamente traslato dal luogo comune (leggasi Uzeda), sia per il futuro punto di riferimento di un’isola che si è sempre ritorta sul concetto di privilegio, non privilegiando mai il format sacrificio. Ecco, proprio qui, Valeria Messina ha potuto cambiare vita e dedicarsi ad una ricerca. Continue reading Forno Biancuccia: veramente solo cereali autoctoni… Valeria Messina

Pasticceria Russo: com’era, come non è… Maria Nevia, Anna e Salvatore Russo

Santa Venerina. Tra Il mare e l’Etna, in una piana rigenerata dalla presenza, architettura signorile, balatuni, portanti in legno e abbandoni edilizi si alternano, non rigenerandosi. Questa è una Sicilia feudale industrializzata, poco inclusa e di un passaggio lacerante. Fortunatamente esposto in orizzontale. Rimane qualche salita ciottolata e un’unica balconata, che si sviluppa per parte del paese dove la chiacchiera è la prima delle sensazioni e il cortile si sposta in mezzo alla strada. Fuori dalla metafora, c’è la solita chiesa mantenuta, quantomeno la facciata, e un conformismo dissacrante che alza e abbassa i toni a seconda della conoscenza. Qui in mezzo, la famiglia Russo prova a portare avanti una storia incompresa. Continue reading Pasticceria Russo: com’era, come non è… Maria Nevia, Anna e Salvatore Russo

Eppure le radici sono un nuovo gusto, oltre l’umami… Romano Liquirizia

Cantinella. Corigliano Calabro. Il territorio è il medesimo, la strada è una parallela, i terreni sono gli stessi. Eppure le radici sminuzzate diventano un nuovo gusto. La presentazione è tra il serio e l’assurdo, la professionalità diventa a tratti una propaganda di prodotti lontani dall’origine, il lavoro si fa ancora in forni e laboratori. Eppure le radici sminuzzate sorprendono, confondono e rimettono in moto un sapore e un problema. La famiglia Romano, da sfrondare comunicativamente, ha riecheggiato al mio palato la necessità di comprendere ancora, di andare oltre, di non fermarsi, di conoscere una parte di Calabria che è fatta di gusti estremi (liquirizia e bergamotto), di vene amare e acide, di punti sconnessi in un mondo in cui tutti seguono l’ortodossia. Continue reading Eppure le radici sono un nuovo gusto, oltre l’umami… Romano Liquirizia