Farina Bona: musicista, docente, mugnaio al profumo di pop corn … Ilario Garbani

Cavigliano. Valle Osernone. Canton Ticino. Svizzera. Si supera Verbania, si prende la costa dei limoni fino al confine, si arriva nella desolazione delle rotonde e delle pompe di benzina e poi si sceglie per la rilassatezza di luoghi solcati da bagni impavidi, all’interno di una predisposizione turistica che ha scoperto questo tempo come il migliore per la propaganda. Qui la costruzione è spesso un carattere discreto di bianco e vetro, nonostante il luogo, la decadenza e il paesaggio. La tendenza ticinese prescinde dallo sfondo, è un impulso poco coeso a lasciar da parte il confine. Così al culmine di una sintesi, a cavallo tra i binari di una piccola stazione di paese, c’è il ristorante di Agnese Broggini, classicismo elvetico dove il tempo delle pieghe non ha ancora messo radici. Vista, formalismo e grande devozione. Lei è oltre il piatto, ostessa raffinata, retaggio di un’epoca di spettri e macigni. Supero Intragna (e il pranzo) e mi dirigo alla meta. Casa di Ilario Garbani, un eclettico gentile, che nella sapienza continua a mantenere le mani. Continue reading Farina Bona: musicista, docente, mugnaio al profumo di pop corn … Ilario Garbani

Stiria austriaca: dove l’artigiano può ingigantirsi… Zotter, Golles e i viaggi in pullman

Stiria. Distretto di Sudoststeiermark. Austria. In mezzo ai semi di zucca, dietro la fortezza di Riegersburg, si sviluppa una serie di paesaggi che, nel bucolico assente e nella distanza dall’azienda agricola tradizionale italiana, ancora alla ricerca di una comunicazione antitetica, ha trovato la sua maniera di esistere. Boschi precisi, qualche vigneto e la cultura intensiva dell’olio di zucca che dà sempre quella sensazione di agreste mascherato, dietro un’antropizzazione necessaria e assolutamente formale. Qui c’è un però rispetto al paragone, in mezzo a castelli, colline e boschi, transitano decine di pullman ogni giorno. Portano in giro turisti e studenti, li scarrozzano tra gli artigiani del posto, quelli veri, che rispetto all’Italia si sono giusto un poco più ingranditi. Continue reading Stiria austriaca: dove l’artigiano può ingigantirsi… Zotter, Golles e i viaggi in pullman

Una Slovenia fuori tempo massimo: mulini flottanti e granai a mezz’aria…

Pillole: Lubiana è quella bomboniera che vale il passeggio, Osem con il suo pane un po’ hipster e un po’ a lievito madre, acidità sostenute e farine poco profumate, tiene in piedi l’interesse di quella relazione che è anche carne frollata (As), relazioni montenegrine e vini ossidati (malvasie che partono dai punti di vista di Josko Gravner). Il paesaggio si incunea verso una Slovenia che non lascia tracce nelle discussioni al di qua del confine. La Carniola e poi la Stiria. Sensazioni termali, frutta e profondi austriaci. Questo è il significato medio. C’è però una regione dietro la cortina, dove fiumi, coltivazioni di luppolo e mulini diventano la sostanza. Al di là della modernità, c’è ancora la pietra a dirimere il sepolto dal dissepolto e così l’antico è ancora una forma di comunicazione molto potente. Per quelli che decidono di arrivare fin qui. Continue reading Una Slovenia fuori tempo massimo: mulini flottanti e granai a mezz’aria…

Leggendario prosciutto di frontiera… Uros Klinec

Medana. Collio sloveno, dove l’antropizzazione è una forma di turismo. L’invadenza della vite, che ha tolto il selvatico mantenendo i colori, si scorpora passando per i borghi. Questi sono luoghi di confine, ci sono case diroccate dove si scambiavano caffè e cioccolato e dove adesso crescono vigneti c’erano le sentinelle che controllavano i movimenti. La Jugoslavia non era un affare e nemmeno un presentimento, era una realtà solida e codificata… al di là della rete, gli sguardi bolsi e flaccidi apportavano solo languore e invidia. Adesso, con gli stessi sguardi defraudati del benessere e del sapere ad esso collegato, rimane solo quell’atavica preminenza morale che ci getta addosso gli occhi della misericordia. Qui è ancora un fatto di genere, di uomini e donne, di maschio alfa e perversioni, l’istinto psichico non è un orgoglio ma una necessità. Qui, al di là della cortina c’è ancora una ricerca feroce che non fa prigionieri. Continue reading Leggendario prosciutto di frontiera… Uros Klinec

Storie di confine… Friuli, Venezia Giulia e Slovenia (Seconda parte)

E Slovenia fu. A caccia di grigliatori di pecore a bordo strada, ricordando eroici viaggi jugoslavi in cui il mattone era distruzione, troviamo ristoranti-bidone da cui scappare diventa l’unica possibilità. Risaliamo verso Nova Gorica, costeggiamo l’Isonzo e ritroviamo il selvatico. Arriviamo fino a Bovec, ci accontentiamo, chiediamo che il dopo pasto ci apra una strada, finiamo nel luogo sbagliato, un minuscolo produttore di formaggio di capra (Igor Mlekuz) da formaggio prescindibile, ci dice di fare cinque curve nella casualità per uno dei prodotti più incredibili della mia vita. Urban e Marko Skander, padre e figlio, allevano la pecora Plezzana, autoctona dal pelo lungo, per fare un tipo di formaggio, una ricotta e uno yogurt, dalla consistenza della panna cotta. Il formaggio (Bovski sir) è una pasta semi-cotta, fino all’anno di stagionatura, meravigliosamente contenuto: sale, struttura, sapori, masticazione. Un gioiello. E basterebbe a se stesso, se non ci fosse quello yogurt originario, senza eguali, inspiegabile e non descrivibile. E quindi non lo descrivo. Il confine vi aspetta! Via crucis verso l’ossario di Caporetto, tutti soldati semplici i morti e via. Procediamo… Continue reading Storie di confine… Friuli, Venezia Giulia e Slovenia (Seconda parte)

Storie di confine… Friuli, Venezia Giulia e Slovenia (Prima parte)

Dove anche l’attitudine alla divisione ha perso la sua urgenza. Qui il limen è stato messo da parte, non ci sono più né conquistati né conquistatori, è un trascorrere di racconti e confinamenti che, sotto terra, hanno lasciato le macerie dell’ignominia e, oltre, il fluire dell’identità. Passando attraverso i morti e il loro innalzamento, il labile è diventato la croce, l’italiano il profeta in patria e tutto il resto lo straniero mai concesso. Qui l’insondabile di un tempo, quello che non riusciva a scendere a compromessi perché il ruralismo era ancora una pecora arrostita a bordo strada, è diventata capacità di mimesi, guardare al di là e al di qua del limite, per porre un rimedio e cercare l’inclusione. Così è possibile trovare di tutto e il cibo diventa il solito paradigma vivido e volgare, che riflette il territorio nelle proprie ripercussioni e nei propri ripensamenti. Qui le facce scavate mantengono ancora l’italiano al termine del diverso, ma dall’italiano hanno intrapreso e imparato che il cibo non è solo comunione. Continue reading Storie di confine… Friuli, Venezia Giulia e Slovenia (Prima parte)

Val Brembana: prodigiosi formaggi in una valle di serie B

Valli orobiche, valli laterali, valli disinteresate, di case poco suadenti, di verde antropizzato e curve chiuse. Valli che si spingono fino in fondo, prestano alpeggi ai prestigiosi formaggi vicini di casa, cedono nomi agli industriali formaggi vicini di casa, condividono spazi, conoscenze, fatiche e ritmi quotidiani. Valli di lunedì mattina, di rughe che non cedono spesso il passo alla vecchiaia, di gioventù segnate, di presagi bovini e di tradizioni ancestrali. Valli introverse, dove quella parola di troppo è ammissione di debolezza, dove il vicino è muto e il passato un futuro incombente sulla possibilità che tutto rimanga com’è. Valli verde scuro, dove l’approdo turistico è il villino da televendita, la breve fuga dalla città e il maglione davanti al camino per giocare una partita al Mercante in fiera. Se si parla la stessa lingua e si vive in città non troppo lontane, da qui si pesca sempre qualche ora, al massimo un paio di giorni, una sciata appena accennata e la passeggiata della domenica per respirare aria meno ingolfata. Oltre, difficilmente ci si spinge. Ma ragionando per fisicità e apporti gastronomici, qui ce ne sarebbe per far leva su invidie transalpine ed estetiche decadenti. Però è tutto troppo chiaro, normale, ordinario, consueto, a poco prezzo… Continue reading Val Brembana: prodigiosi formaggi in una valle di serie B

Annecy, il suo lago, la sua straordinarietà e le sue montagne… dove regna l’Abondance…

Annecy è un luogo dove l’assalto dovrebbe essere assolutamente fuori controllo, al limite del perpetuo, una città sul lago, circondata dalle Alpi, con un clima mite, un centro storico rifinito, case a graticcio, ponti in ferro, fiumi, fiori, cartoline, pastello, artigiani, mercati, piazze, gioventù, aperitivi, casinò, cibo, belle epoque, ombrellini, vestiti lunghi, passeggiate, campi di calcio improvvisati su prati inglesi, case basse e sorrisi indefessi. Un luogo che il turismo sonnacchioso non ha imposto e che il turismo chiassoso non è riuscito del tutto a rendere apolide. Identitaria di suo, Annecy è il manifesto dello sguardo e la città dove la maggior parte dei francesi si trasferirebbe a vivere. Perché nonostante l’accessibilità, non è detto che il lungo periodo sia così troppo sovente. Però due giorni sbalordiscono… Continue reading Annecy, il suo lago, la sua straordinarietà e le sue montagne… dove regna l’Abondance…