Antica Trattoria dei Cacciatori : luoghi che resistono all’isolamento… Giacomo Mazzoni

Pietranera frazione di Rovegno. Avamposto della Val Trebbia Ligure che non porta da nessuna parte. Qui c’è una cesura in quello spazio che non concede né il lusso né il precetto, non si inseguono caparbietà o socialità, si è rimasti una decina, si scurisce, ci si illumina, si prendono le stagioni come una variabilità necessaria e si rimane al di fuori di tre kilometri di curve in mezzo alle conifere, in un isolamento imposto, daziario e climatico, in quell’Italia che spera che non succedano mai tragedie. Qualche balla di fieno e qualche prato tagliato riflettono l’architettura razionalista di colonie destinate ai bambini, trasformate in prigionie e rappresaglie, e definitivamente abbandonate ad un’incuria deterrente, che spiazza, rendendo il tutto più profondo. In quel senza centro che impegna attraverso stradine strette e impervie che chiudono i passaggi, le persiane verdi, che della Liguria han creato un effigie, i terrazzamenti, i campanili che non si sono portati dietro le ciminiere, e una quotidianità diafana – dove il silenzio, fuori dagli orari di punta e di convito, è assoluto -, Pietranera desta l’estasi estensiva di un tempo senza fine e senza fini se non la vista. I cieli da epilogo del mondo si sprecano, perché la frontiera non è più nemmeno un passaggio ma un ottenimento di giudizio, qui si viene, ci si guarda in giro, si gode di questa roccaforte rarefatta, e ci si lascia alle spalle le nuvole, le notti e gli inverni. Continue reading Antica Trattoria dei Cacciatori : luoghi che resistono all’isolamento… Giacomo Mazzoni

Parigi val bene una… boulangerie!

Le città hanno dei confini e dei limiti ben precisi, nonostante i manifesti contemporanei stiano cercando di fare apicoltura nelle fogne e di creare orti sui vagoni della metropolitana, e sono quelli degli artigiani, quelli che possono realmente permettersi Parigi e quelli che di Parigi sanno cosa farsene. Il resto è formato da una schiera di commercianti e affinatori che nella città vedono il punto di arrivo di una vendita facile, con qualche chicca di retroguardia e una stabilità di acquisto che vada di pari passo con i licenziosi desideri di clienti che non sanno più cosa ottenere. E così le fromagerie sono ricche e intelligenti nonostante, allo scandaglio, mostrino il fianco alle critiche come tutte le botteghe del mondo. Nessuna esclusa. Anche qui, al di là di una preminenza di latte crudo e di cartellini con provenienze e produzione, il facile da gestire deve essere il primo lasciapassare verso l’accumulo, il guazzabuglio e l’estetizzante. Poi scappa l’occhio sulle produzioni italiane e, al di là del sorriso, scappa anche la domanda: “Ma chi vende i formaggi francesi in Italia pensa di vendere qualcosa di meglio di colui che vende formaggi italiani in Francia?”. Risposta senza replica e contentezza per quello trovato. Brie (Meaux, Melun e Coulommiers), toma estiva del Béarn di pecora, il solito Comté invecchiato, Camembert, immangiabili Mimolette, caprini di tutti i tipi (perché ho la conferma che ai francesi della stagionalità della capre non frega nulla… e quindi via di destagionalizzazioni e parti autunnali) e tome d’alpeggio raffinate ma tolte da un senso precipuo. Su tutte spicca Quattr’homme, luogo cardine e simbolo per capire dove i nostri venditori mai arriveranno. Continue reading Parigi val bene una… boulangerie!

Parigi: dove decidono le pasticcerie…

Tolto il fascino delle prime volte, il ridimensionamento di una città si vede dal tempo speso a non fare altro che vagabondare, non stupirsi più e rimanere attratti dal silenzio e dalla decadenza. E nonostante il clima aiuti a confondere, sbagliare strada è pressoché impossibile. Parigi è una certezza di zainetti, turisti sepolti, guide illuminate e occhi persi a rimirare. Almeno negli arrondissement più pertinenti alla Senna, quelli che hanno creato mitologie, che hanno visto lacrime, marciapiedi scalfiti, corse ininterrotte, proteste senza necrosi, gli stessi che sono stati ribelli e che sono diventati borghesi… perché Parigi è una città di straordinari ed enormi luoghi comuni, dove lo scarto è sempre una parola non detta. E così trovi psicanalisti italiani e lacaniani, registi con la macchina di scorta, produttori di aglio nero in bavero e redingote, suonatori di pianoforte dodicenni, poveri senza soluzione di continuità, ricchi dalle finestre luminose e sempre aperte, design decadente e prezzi che non hanno eguali perché il fascino non ha eguali. E qui si paga ancora il tempo per far sì che il ricordo, al di là dell’oggetto comprato e della baguette da mettere sotto l’ascella, sia un affastellarsi di presenti brevi che diventano storie condivise e racconti di qualcosa che non avrà mai comparazione. E così tirarsi fuori, provando a prendere il dolce come forma di corredo, può essere un buon modo per definire Parigi, senza dubbio, la città più succulenta del globo. Perché lo zucchero è sempre lo zucchero. Almeno nell’immaginazione e nella costruzione. Continue reading Parigi: dove decidono le pasticcerie…

Parco Nazionale del Gran Paradiso: artigiani e animali protetti

Valsavarenche e Valle di Cogne. Lati della stessa medaglia di un parco che mantiene e contiene l’unico quattromila metri tutto in territorio italiano, retaggio da sussidiario e da scuole elementari, immagine di stambecchi e re a cavallo, riserva di caccia personale di Casa Savoia, mulattiere selciate a regalare un po’ di facilità al selvatico, divieti, confino per espiatori di pene, bracconaggio, straordinari crinali e persone sospese tra l’abiezione e l’estasi, tra il dover sopravvivere ad un ambiente, che non sempre è una finestra sul mondo, e la stessa finestra che si apre su un’immaginazione sempre diversa. Continue reading Parco Nazionale del Gran Paradiso: artigiani e animali protetti

L’alpeggio del Bagoss dai molti punti di vista

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Bagolino è un paese incredibile, uno dei più interessanti dell’arco alpino lombardo, uno di quei luoghi dalle mille sfumature che non sono lì per caso. Dallo zucchero amaro al carnevale, in questi vicoli è possibile ancora trovare la cura, la voglia di non lasciarsi sopraffare dall’operosità lombarda, di non deludere le aspettative di una storia che è sempre stata generosa. Bagolino è il paese delle fontane, spuntano dietro le strade tortuose e dietro le case in pietra, è circondato da montagne comode e propizie ma senza pietà. E così, riscuotere bello dal bello diventa sempre più difficile. Bisogna scoprire e cercare il retaggio polveroso da attualizzare, quella voglia sopita che, dopo i funghi e i formaggi, è riuscita a sopravvivere ad una quotidianità invernale lontana dagli sguardi più facoltosi. La famiglia Buccio ha tirato fuori dal proprio mestiere la capacità di non accontentarsi e così ha voluto credere ad un futuro dai volti rugosi e ad un passato sbiadito in bianco e nero. La Malga del Re è la rappresentazione di un formaggio molto oltre il palato e molto oltre la fatica, è un luogo condiviso, dove la vendita non deve essere preposta all’armonia. Il formaggio e la sua stagionatura devono mantenere la serietà anche nel loro essere mediatici. E così appena entri, una grotta con i Bagoss stagionati fino a cinque anni accoglie il visitatore scellerato, quello che vuole degustare e bersi un bianchino, che non ha più spazio tra le maglie del proprio ego per qualcosa che vada al di là dell’utile. Per quello basta salire al piano di sopra, caffetteria e Bagoss giallo ocra che rapisce la vista, tenendola lì. Il resto è assaggio e impressioni in pietra e legno che da contesto sono assurti a quel luogo che Bagolino merita come affetto prima che come rispetto. Continue reading L’alpeggio del Bagoss dai molti punti di vista

Il cacao del delta del Mekong (featuring Marou)…

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Can Tho, My Tho, Ben Tre. Il delta del Mekong in tutta la sua ampiezza di strade uniche senza itaerpendicolari, case, baracche, sedie di plastica, amache e dietro una profondità abissale, dove si aprono corsi d’acqua che si richiudono subito tra palme e bambù. Nel loro casino esistenziale, anche la natura non poteva prendere altri tratti e così immergersi in questa proto-giungla, dove la frutta ti cade in testa e dove le maree tolgono acqua e portano sabbia, è qualcosa di intimamente legato alla fortuna… di trovare qualcuno che ti ci faccia penetrare, spiegandoti le direzioni e la viabilità di un luogo dove compaiono case, ponti, motorini e strade ma dove è impossibile ritrovare una destinazione abbandonata. Qui gli alberi da frutta imperano lavorando sul subliminale e sul riflesso condizionato. Non ce la fai, vorresti mangiare tutto, farti tagliare i jack fruit al momento, lasciarti ammaliare dal cromatismo della pitaya, aspettare che i mango maturino e le noci di cocco diventino arancione. È un luogo inquinato, sudato e meticcio, da cui andarsene diventa una profonda forma d’ingiustizia. Continue reading Il cacao del delta del Mekong (featuring Marou)…

Tam Coc, Hanoi, Ha Long (Vietnam del Nord)

Troppi giorni in città, col caldo, sbiadiscono la retina e così il richiamo della campagna diventa troppo forte. Tam Coc, Nin Binh, i villaggi galleggianti e l’antica e ormai dismessa capitale di Hoa Lu rispondono perfettamente all’esigenza. Stanze di bambù, pagode costruite sopra ponti di pietra, coltivatori di riso alle spalle di formazioni di roccia calcarea e barcaioli con i piedi che ti trasportano sotto le grotte e in paesaggi che nemmeno i curatori di Anime sono mai riusciti a trasporre. La campagna in un’essenza memorabile, irritante per quanto non rispettata e placida nel suo sciabordio di acqua che risale in superficie in mezzo a pescatori improvvisati. E qui ci si viene anche per mangiare la capra e così non posso fare altro che adeguarmi e assaggiarla in tutte le salse. Continue reading Tam Coc, Hanoi, Ha Long (Vietnam del Nord)

Hoi An e Huè (Vietnam Centrale)

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Il Vietnam centrale ha la guerra marchiata a fuoco e una vergogna inestirpabile che turisti americani e francesi non sembrano portarsi dal passato. Qui hanno mangiato e cacato senza scrupoli, prima gli uni poi gli altri, hanno schiavizzato, devastato, dileggiato e saccheggiato, han mostrato la parte peggiore della dissidenza alla pace e dell’abbandono in mezzo ad un’umidità diventata disprezzo, follia e accanimento. Hanno infierito contro la voglia di non evolversi, sganciando bombe su cittadelle imperiali e “insegnando a lanciare napalm sulla gente”. Epitome dell’educazione occidentale: “non gli hanno lasciato scrivere cazzo sui loro aerei perché è… osceno”. Così il servilismo dopo pochi anni si è arreso nuovamente al mito e l’occidente è diventato l’ennesimo modello di perdizione e usura… anche all’interno di un’identità comunista. Ma il Vietnam centrale è rimasto la storia dei templi (My Son) delle minoranze Cham, piccole Angkor scrostate tra fiumi e vento, le passeggiate tra le lanterne di Hoi An e le straordinarie pagode della vecchia capitale. Continue reading Hoi An e Huè (Vietnam Centrale)