Orti integrati in un fondovalle che è rappresentazione… Alessio e Mattia Nicoletta

Fenis. Cinte murarie merlate, autostrade, privazione e depravazione. Un fondovalle aostano non interessato alla sua difesa, organizzazione agricola, hotel d’accoglienza, vicinanza approssimativamente a tutto e una montagna che non è così necessità come da altre parti. L’antico lignaggio non va oltre quelle case sparse al bordo del bosco, qui si seguono strade sempre più piccole per vedere come agricoltura e urbanistica possano andare d’accordo, come l’autostrada, spauracchio imperante in mezzo a selve di cemento, qui sia qualcosa di sbadato, che attiene ad un percorso di affrancamento più che d’impedimento. In luoghi così non ti aspetti nulla proprio perché i dietro l’angolo sono pieni di sorprese. Oltre il caso, trovo la famiglia Nicoletta. Continue reading Orti integrati in un fondovalle che è rappresentazione… Alessio e Mattia Nicoletta

Monte Agrella: quando basta uno sguardo… Attilio Melesi e Mirko Vittori

Primaluna. Al confine tra una natura che ancora si adopera a mettere radici e un modello fabbrica tra lo sbiadito e il sepolto. La Valsassina è una valle incompleta che i milanesi hanno tentato in tutte le maniere di rendere più gretta mentre i locali l’adattavano ad un’operosità che, nel taleggio, nella sua promozione e nella sua irrispettosa prepotenza, ha avuto la sua più concreta rappresentazione. Queste, ormai, sono strade di compratori di formaggi padani, finte grotte e affinatori dal fermento lavato. Bisogna impegnarsi per andare oltre lo sproposito, tornando alle cose semplici, all’allevamento e all’agricoltura, bisogna mettere da parte la necessità del ritrovo comune, per fuoriuscire dal coro, magari attraverso coltivazioni tradizionali fatte con un garbo diverso, magari semplicemente con degli sguardi più autentici. E stavolta sono fortunato: ne trovo due. Quelli di Mirko Vittori e di Attilio Melesi, giovani rutilanti… Continue reading Monte Agrella: quando basta uno sguardo… Attilio Melesi e Mirko Vittori

Agricoltura biologica per uscire dal folklore… Mila di San Bonifacio e Federico Trombetta

Fano. Villa Giulia. Appartato dalle mura, dall’indefinito e dal mare ferroviario, in un accenno di collina a tre chilometri dal centro. Con una vista sull’Adriatico dove i colori petrolio vengono sfumati dalla lontananza e gli alberi di ulivo dai campi arati e dalle colline, l’agricoltura dovrebbe essere la prima delle missioni e la più spontanea delle resistenze. La Valle del Metauro, nonostante inizi a puzzare di bitume e di sandali, si schermisce ancora davanti al selvaggio. Rimane un passo indietro, antropizza ma con raffinatezza, tra una strada dissestata e un susseguirsi di curve, circonda tutto con rispetto e vista. Questi luoghi rendono ancora le Marche degne di non essere riconosciute. Continue reading Agricoltura biologica per uscire dal folklore… Mila di San Bonifacio e Federico Trombetta

Lou Bià: agricoltura di montagna… Monica Colombero

Borgata Torello. 1400 metri. Le frazioni di Marmora sono poche meno rispetto ai residenti invernali, un Piemonte valligiano che è sempre fedele a se stesso, comuni sparsi ed espansi dove l’eco è l’unica forma di relazione. Le case abbandonate si sovrappongono ai campi di ombrellifere, i boschi diventano cupi nelle diramazioni, i cimiteri, nella loro irraggiungibilità, sono viaggi di settimane tra lo spirito e la neve. E quando arriva la grandine, è meglio trovare un riparo. Qui la natura non scherza, non prende le misure, non le interessa il piacevole e il ritorno, nelle borgate di Marmora l’affezione è una conquista, gli affreschi abbelliscono le case e l’invito a rimanere ogni tanto si trasforma in un obbligo. Quando le nuvole si addensano e il Monviso scompare in lontananza, il fuoco, anche ad agosto, diventa il desiderio prima della chiacchiera. Per caso, sfioro soltanto la sventura e mi trovo seduto a Lou Bià, agriturismo rurale gestito da Monica Colombero, una donna che ha reso l’isolamento più impercettibile. Continue reading Lou Bià: agricoltura di montagna… Monica Colombero

Armonia Verde o follia biologica?… Andrea Tessadrelli e Elisa Bonatti

Pozzolengo è uno di quei luoghi della provincia bresciana che riesce ancora a stupire nonostante la produzione. Qui le fabbriche sono diventate vigneti e relais per i riposi lavorativi, i frutteti appaiono dietro accenti teutonici e lo zafferano si è trasformato, andando oltre la comunicazione altezzosa, in coltura simbolo di queste latitudini. Nonostante gli sforzi per levare la patina, nonostante retaggi relazionali non proprio entusiasmanti e nonostante la vigna come forma naturale mi abbia sempre entusiasmato zero, trovare un difetto estetico a Pozzolengo è roba per palati ghibellini… qui veramente la Lombardia perde le sue chiazze e acquista un’armonia, cominciano le colline, le strade si stringono, le aziende agricole iniziano a fare vendita diretta e il paese dei pozzi e delle torbiere mostra se stesso molto oltre il Garda, il castello, il Lugana e il benessere. Mettere in opera zone così, al di là delle piscine e delle camicie bianche, attiene alla persuasione e alla perversione. E così un sabato mattina, fuori da uno di quei palloni pressostatici che solitamente ospitano i campi da tennis al chiuso, trovo Elisa, una sensibilità antica, un’umanità debordante, l’anima gentile che molti auspicherebbero… Continue reading Armonia Verde o follia biologica?… Andrea Tessadrelli e Elisa Bonatti

Miele, piccoli frutti e asparagi selvatici: partire è vincere una lite contro la tradizione… Giovanni Nabacino

Bagolino è una continua scoperta di quello che in Lombardia non è più nemmeno lecito pretendere. Qui esiste ancora una polisemantica sulle costruzioni edilizie, si mantengono vive le tradizioni, si è circondati da tre Passi che chiudono, non si hanno vicini di casa scomodi che non siano frazioni e soprattutto, nell’invidia paesana più becera – quella che guarda l’altro con il piacere provocato dalla sfortuna altrimenti detta gioia compensativa -, si lascia ancora aperta la porta agli dei, per far sì che il passato possa uscire, con le sue aziende agricole tumefatte e lo stantio della vendita da parte di quello che nella furbizia ha trovato il giusto stadio della barbarie, e il futuro possa proporsi improvviso e fuori dalle logiche. Quelle familiari e quelle della conduzione. Bagolino si è ringiovanita molto più di quello che appaia. L’isolamento ha selezionato e le pratiche alcoliche hanno rimosso totalmente il perduto. Così chi ce l’ha fatta, ha quella decisione per cui le stanze educative non bastano più. Giovanni Nabacino non viene da una famiglia di agricoltori, ha studiato l’attinenza e ha dato fondo ad una nuova opportunità. Continue reading Miele, piccoli frutti e asparagi selvatici: partire è vincere una lite contro la tradizione… Giovanni Nabacino

Maso Plaz: agricoltura sinergica e massima biodiversità… Alois Margesin

Brez. Divisioni di frazioni in una territorialità rarefatta, che tra qualche anno non è detto che esisterà ancora. I frutteti cominciano lentamente a lasciare spazio a quei boschi dove l’ancestrale è disgiunto e l’impossibilità di redigere il filare mantiene distante il desiderio di catena di montaggio. Si percorrono un paio di curve, si raggiunge un altopiano puntellato da qualche campo di segale, si chiudono le bestie da latte nelle stalle, perché il Trentingrana è tanto fondante quanto il meleto, e inizia ad insinuarsi qualche montagna sopra i mille metri che corrobora quel po’ di abbandono che renderebbe un po’ tutto più fascinoso. L’inaspettato è oltre l’inganna occhio, è un sepolcro pre-primaverile, dove gli scheletri lignei avvolgono cancelli chiusi e lo stagnante è pronto per riaffiorare e rifiorire. Non attendendo il tempo delle visite, le cantine si riempiono di muffe e si nascondono le inettitudini per non dover spiegare l’assenza della neve e di un turismo dilapidato nell’interdizione. Trovare un giardino di biodiversità assoluta è un atto di fede che lentamente può anche prescindere dai racconti. Continue reading Maso Plaz: agricoltura sinergica e massima biodiversità… Alois Margesin

Viti e meleti possono salvaguardare il territorio… Valerio Rizzi

Cloz. Terza sponda della Val di Non, dove la Melinda è reggente unico, autoritario e ormai indulgente. Un territorio consorziato a partire dalle facce, in cui l’ingerenza industriale ha solo mostrato un volto più affine alla natura e l’uomo ha imposto il suo unico credo: filari, pieno vento e fusetto. Il meleto non ha dato scampo quasi a nessuno, la monocoltura, intervallata da qualche vigna di Groppello, rappresenta, senza maniera, il postulato di un luogo che ha svenduto i gelsi a causa delle malattie e ha preso le potature e le serie come forma di rinascita. Seimila agricoltori consorziati e denominati. Operai delle colture che al posto delle catene di montaggio mandano avanti indifferentemente una regione all’interno di una regione. La Val di Non come l’Alsazia come il Bacino della Ruhr, imposizioni umane… troppo umane. Fabbriche di frutta che hanno ripudiato da tempo il paesaggio, prima di tutto, e l’individualità, in seconda battuta, non dimenticando nemmeno per un istante le mode. E così il biologico si è insinuato negli arrovellamenti dei carri armati consorziati, cominciando a produrre le prime gemme molto al di là dell’imposizione territoriale. Da qui parte la nostra storia… Continue reading Viti e meleti possono salvaguardare il territorio… Valerio Rizzi