O Furnu: torte, focacce e verdure territoriali… Sandro Merlo

Albenga. Dove la Liguria si allarga, la conformazione spiana, appaiono serre, infrastutture, centri storici più abitati, lungomari meno turistici e un senso di dissuasione romantica che non pretende del tutto i colori pastello. Albenga è una città produttiva, qui gli artigiani stanno meno all’alea delle condizioni esterne, c’è concentrazione, colture, si affacciano gli ulivi sui primi piani inclinati, cominciano i fiori, l’aneto, il basilico e il fatto che, ogni volta che rientro, c’è un’aria a se stante, come se il luogo fosse il dimenticatoio del dogma, della falce e del perbenismo. Ci sono luoghi per cui essere naturalmente attratti diviene il manifesto di qualcosa di dissepolto, di non ancora detto, della banalità di un giorno in cui trasferirsi e guardare gli altri con comprensione e ritrosia. Un passo indietro. Perché la vecchiaia o è saggezza o morte. Il presenzialismo ha riempito le fosse di giovani. E così, un posto del genere accoglierà i miei dissidi e il mio decadimento? Intanto accoglie artigiani misconosciuti. Continue reading O Furnu: torte, focacce e verdure territoriali… Sandro Merlo

Tortai e farinotti tra i caruggi… Sà Pesta

Genova. Città vecchia sempre a rischio autenticità. Passata la compulsione per la bellezza borghese e signorile delle città mantenute, superati gli anni civili delle passeggiate gradevoli, la puzza di urina, i dedali, i porti, la decadenza e le persiane incrostate dalla salsedine sono diventate l’emblema stesso di un’identità copiata, quella di migliaia di persone perdute e battute, che nella non curanza han rimesso a posto l’idolo. Genova è per noi più che per loro, è un apprezzamento contemporaneo che sta vivendo il periodo storico giusto in cui la puzza diventa il profumo della differenza. I tossici possono fare i tossici, le prostitute le prostitute e gli extracomunitari gli extracomunitari. È tutto folklore, poesia, decadenza, fascino ma soprattutto è tutto distanza. Da lì si può dimostrare e farsi sedurre, così nella risata, nell’aria sbarazzina e nel borghesismo di convinzione laica. Il troppo dentro rimane a chi ha la necessità o alle insegne storiche. Una di queste è il motivo del mio labirinto. Continue reading Tortai e farinotti tra i caruggi… Sà Pesta

Qualità dentro la quantità: la storia e il desiderio… Panificio Menchetti

Cesa (frazione di Marciano della Chiana), la provincia di Arezzo, buona parte della Toscana e oltre. Una piana che si apre verso l’appennino e delle colline basse che non riportano l’idea della palude, della sua bonifica e delle sua razza da lavoro, la Chianina. Qui ci sono lunghi rettifili, poche curve, molto spazio, frutteti (pesche e mele) non troppo dispersivi, i soliti cipressi ad ammantare il fascino di déjà-vu e rinascimento in lontananza a chiudere un quadro dissestato e disomogeneo, dove l’industrializzazione si è ben completata e la ricchezza diffusa è stata costretta in mezzo alle rotonde e a qualche prefabbricato di troppo. Qui si produce anche, il turismo non è sempre un girasole e i filari non si esauriscono nell’autarchia. Eppure Marciano è un piccolo gioiello dove basta l’italiano. Qui si è sviluppata, negli anni, l’attività della famiglia Menchetti, qualcosa al di fuori dei confini… Continue reading Qualità dentro la quantità: la storia e il desiderio… Panificio Menchetti

Markthalle Neun: il pane in una Berlino che c’è ancora… Alfredo Sironi

Kreuzberg è il più classico dei crocevia. Da Berlino americana a Berlino turca, passando per una controrivoluzione punk-dada salvifica dal degrado e finendo per rappresentare una frontiera che è centro in quanto movimento e tessuto sociale. Il muro dietro l’angolo è invasivo folklore di un tempo che non è mai stato privamento di possesso e così Kreuzberg sopravvive agli hipster, ai palazzoni, ai mercati urbani, ai kebab, alla socialità come forma d’arte, alla gentrificazione che ha trasformato tutto in un wurstel, in un caffè e in un risvolto. Dalle farmacie alla decadenza, la trasformazione è stata voragine che ha mantenuto le sedute in legno, la scomodità della cultura e il ribrezzo verso il conformismo. Così, il nero dark è diventato colore, sorrisi e biologico, uno Straight Edge alla berlinese meno cupo e con quei sorrisi barbuti che ormai sono in mezzo tra la deferenza e l’anacronistico. Qui si passeggia, si va in bici, si sta bene e si aggirano i tempi morti attraverso il tepore delle sere impegnate, quelle calorose, che anche se vendi passeggini sei comunque un locale… Continue reading Markthalle Neun: il pane in una Berlino che c’è ancora… Alfredo Sironi

Walser Schtuba: panettoni, accoglienza e forma in mezzo al candore montano… Matteo Sormani

Formazza. Frazione Riale. Quasi duemila metri al confine settentrionale del Piemonte Walser. Circondato da sentieri che portano in Svizzera, da alpeggi e dighe, superata la cascata del Toce, quel che resta sono speranze bianche, escursionismo e piste per lo sci di fondo, questo è il luogo ideale per non svegliarsi più, per entrare nel ruolo fiabesco della sospensione dell’incredulo e lasciarsi trasportare soavemente verso l’assenza della forma. I confini sfumati, i colori azzerati, il tempo affabile delle stube non rimangono che alterazioni di una percezione annebbiata, rilassata, proditoria. Qui, l’attrazione si consuma lentamente, attraverso lo sguardo, la pancia, la luce e la facondia, l’ammorbante si trasforma in interesse e non si vorrebbe più andare via. Si chiede lo spazio, si consiglia senza averlo vissuto ma soprattutto si vede una montagna che non si è trasformata in una mangiatoia per pellicce ritoccate. Qui, estremo avamposto di civiltà, rimane la Walser Schtuba, creazione atavica che Matteo e Francesca Sormani portano avanti con realtà e meraviglia. Continue reading Walser Schtuba: panettoni, accoglienza e forma in mezzo al candore montano… Matteo Sormani

Panificatori leggermente sfumati… Mirko Zenatti

Sommacampagna è un po’ diversa dal solito hinterland, anche qui si sono costruite rotonde, e conseguenti bar, case di tre piani, colori morti addomesticati e periferie brevi ma informi, ma qui, in quel collo di bottiglia tra la Pianura e le colline moreniche, il più classico dei luoghi di passaggio è diventato un luogo dove fermarsi, un recupero agricolo che ha ridato agio al suo centro storico, pesche e vigne in simbiosi quanto basta a non appassire e un’umanità che nel paese non ha visto una forma insana d’invidia. E così, anche se freddo e nebbia costituiscono lo scheletro dell’indifferenza e della diffidenza, basta una campagna a risollevare l’umore, un incrocio sbagliato, una chiacchiera fuori posto, un insensato accenno di nostalgia… Questi sono luoghi che fortificano i concetti e l’assenza di velleità, qui Mirko Zenatti ha da poco rinnovato il suo locale. Continue reading Panificatori leggermente sfumati… Mirko Zenatti

Il Buratto: panificazione lieve, luoghi neo-medievali… Elena e Stefano Campanello

Grazzano Visconti. Vigolzone. La Gardaland del Medioevo, un luogo da bambini in gita, con botteghe artefatte, finte fucine e venditori di ammennicoli. Uno straordinario castello di fine ‘400 e, tutt’intorno, costruzioni anticate di inizio ‘900 per portare giullari e mangiafuoco ai limiti dei centri commerciali. Un luogo fuoriuscito dal tempo e poco scavato, dove la furbizia è pari alla mestizia dei venditori con orari rapsodici, un qualcosa di mantenuto che nella società conformista va ad incocciare il bisogno di gruppi, pullman e di una storia raccontata da divulgatori delle due del pomeriggio. Tra un rabbocco di materia grigia e l’altro, sorseggiando un The Infrè con le Macine, si può sognare acquamarina e zirconi, dame e nani; la bigiotteria del Medioevo, dove tutto è al proprio posto perché quel posto non l’ha mai avuto. Qui, i fratelli Campanello, sulla strada provinciale con dietro un parcheggio dove salvarsi dall’oggettività, hanno deciso per un panificio, un forno a legna, travi a vista e una possibilità. Continue reading Il Buratto: panificazione lieve, luoghi neo-medievali… Elena e Stefano Campanello

Tortelli con la coda e un limitarsi poco oltre… Harry Vallavanti e Donatella Piazza

Gropparello. Località Sariano. Val Vezzeno. L’ennesima spaccatura piacentina che va verso un Appennino rintanato, in una metà strada, tra la Pianura Padana e le terre del Parmigiano, che non è mai andata troppo oltre con la fantasia. Strade che si rimpiccioliscono, castelli d’origine protetta, qualche vigneto, curve sussiegose, stagioni troppo nette per pretendere la Toscana, uno dei primi oli piacentini per dirimere il confine tra la brezza e la montagna, e una necessità al quotidiano fatta ancora di bar, alimentari, edicole, panini con la coppa e parrocchie coercitive. Queste sono valli oscure e diafane, dove il cambiamento cittadino è molto spesso un ritorno e dove i ruoli sono ancora perfettamente rispettati. Qui la pasta fresca fa parte di qualunque giornata. Continue reading Tortelli con la coda e un limitarsi poco oltre… Harry Vallavanti e Donatella Piazza