Sofisticatori 4/ Bresaola della Valtellina

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Un prodotto senza senso. Un prodotto magro per ipertrofici frequentatori di palestre e per cervelli anoressici e metropolitani da vaschette ad atmosfera modificata. E se ci fermassimo al prodotto industriale, a quel Rigamonti che vende la società ai brasiliani di Jbs e si fa mandare punte d’anca congelate di zebù argentini, potremmo anche fottercene. Il punto, e disciplinare docet (importante è che siano prodotte in Valtellina ma le carni utilizzate possono provenire da bovini allevati e macellati OVUNQUE), è che sono gli artigiani, come Boscacci di Bormio, ad ammettere la normalità del processo. Poche bestie in valle, anche per quegli eroi, tipo Strigiotti, Masanti e Del Curto (ancorchè in Val Chiavenna e quindi costretti al nome brisaola), che provano ancora a farla di manzo, più o meno locale, ad utilizzare altri tagli, meno magri, ad affumicare o a salare con moderazione per ridare glutammato e non acqua di mare.
Tutto ciò senza prendere in considerazione starter, latte in polvere, zuccheri, nitriti, nitrati e conservanti utilizzati, che comunque non riescono a fare nulla contro un prodotto violaceo, livido e ossidato. Merda.

Per la serietà:

Fratelli Del Curto (Chiavenna)

Busambrina di Cinisara (Godrano)

Manzo di Pozza (Antica macelleria Nucini)

Finta bresaola di Piemontese (Giuseppe Dho)

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