Gelaterie, riguardo e percorso… Osvaldo Palermo

Tra Cornaredo e Arese la periferia appare così com’è. Senza fronzoli. La Varesina non lascia scampo. Oltre gli ospedali e i centri commerciali, il degrado non riesce mai ad assurgere a decoro. Si tira dritto, semafori, poche rotonde, sguardi scampati e accenti che non hanno nulla di compromesso. Milano sembra lontana anni luce, così come i residence nascosti dietro gli alberi e i tempi lunghi di chi si può concedere qualcosa oltre il balconcino. Ma anche in mezzo ai conflitti sociali, alberi, case basse, laghi dei cigni ricalcati e piazze con portici e bambini possono sembrare un orizzonte borghese per chi ha preferito il respiro al trovarsi invischiato nell’urbanesimo dei fumi e della casualità. Così Arese, con il sole, l’acqua zampillante, i bambini gorgheggianti e le pettegole intriganti, assomiglia tanto ad un tempo libero dove concedersi ripicche, pregiudizi, godimenti e insinuazioni. E una gelateria, con un senso anche meno nascosto della necessità di rinfrescarsi, non poteva che risultare perfettamente nella parte.

Osvaldo Palermo e sua moglie Antonella, fresca di laurea in Bocconi, oltre vent’anni fa, hanno deciso di concretizzare il tempo in una bottega a Cornaredo che fosse espressione di semplicità diretta. In anni in cui l’interesse non andava al di là della scontistica e del prezzo più basso, Osvaldo, per la PreGel, aveva montato e smontato gelatieri in ogni angolo del paese. Chi lavorava bene c’era, ma l’immagine comunicativa era una risultante scoordinata di un passato in cui “più era gonfio e colorato più era lontano dall’indigenza”. E così sono partiti dalle basi, le hanno sostituite con i neutri e hanno concretizzato il loro gelato nei pozzetti, in gusti solidi e dai fronzoli poco appariscenti. Negli anni hanno aperto sia ad Arese che a Bollate, sono brevemente passati per una Milano involuta e sono tornati in quella provincia che non li ha mai abbandonati e che nella qualità trova ancora l’unico concetto di estetica.

Antonella è il lato inflessibile, Osvaldo quello sperimentale. Le mode e le novità devono essere testate, approvate, assaggiate, il cambiamento deve essere un pellegrinaggio graduale, un passaggio attraverso le materie prime e i gusti dei clienti. Questa è una gelateria particolare, dove arrivano i pistacchi di Stigliano (che a mio insulso parere hanno poco al di là dell’indubbio fascino della diversità…) e i pinoli di Grassini e, tra laboratori vicini e lontani, diventano paste, prove, tentativi. Osvaldo non vuole accontentarsi delle ossidazioni. E così arrivano gelati precisi, limoni poco dolci e molto freddi, masse di cacao rispettose dell’origine, parmigiani di 30 mesi sorprendenti, ricotte sarde ingombranti e manghi pieni e profumati. Antonella sta provando a creare un contesto di estetica e di cura. Intolleranze, celiachie, piccole attenzioni che devono andare verso la soddisfazione e non verso la necessità. I centesimi che mancano per fare il dollaro non inficiano, dalla ricettazione arriva la piacevolezza e un po’ di astringente, i sapori sono precisi e il corroborante rimane in due persone che nella coesione discreta hanno trovato la loro peculiarità.

Osvaldo e Antonella hanno una storia, hanno deciso, hanno costruito, non possono e non devono passare dalla gogna colorata e con la barba che impone a tutti la sostenibilità del momento. Una volta si chiamavano mode, ora si ricreano sotto un progressismo intellettuale fatto di studi composti su pensatori anglosassoni e lamentele ostili per la povertà della letteratura italiana. Pure nel gelato. Artigiani pensatori e poco mangianti. Il futuro o lo spero pieno di Osvaldo Palermo o non lo spero…

FIOR DI PANNA

PIAZZA LIEBRTA’ 36

CORNAREDO (MI)

VIA SARTIRANA 1

BOLLATE (MI)

PIAZZA 11 SETTEMBRE 5

ARESE (MI)

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