O Guascogna O Gers O Armagnac!!!

sunflowers in Gers region France Midi Pyr√n√es

Una successione di scatole cinesi, in cui le divisioni territoriali sfumano fino a scomparire, dove il cuore della Francia storica, delle tradizioni gastronomiche, delle bellezze paesaggistiche e dei contesti culturali si riassume in un’unica imperitura definizione: gourmand. Questo è un luogo ghiotto dove lasciar da parte le finezze intellettualistiche e dedicarsi al succulento riempimento del proprio stomaco. Con poca etica, con poca coscienza e con ancora meno remore. La Guascogna è la più francese delle campagne francesi. Altezzosa, con non troppi turisti, remota quanto basta, divisa compulsivamente tra campi di girasoli e bastides (città fortificate di pianura) e abbastanza lontana dalle città e dal mare per poter nascondere meglio i propri segreti. Questa è la terra di D’Artagnan, dell’Armagnac, del foie gras, del pastis gascon, del porc noir de Bigorre e di straordinari formaggi di pecora. Ma non la rivelerò mai del tutto, la custodisco selvaggiamente come uno degli ultimi piaceri licenziosi, un luogo da film di Ferreri o di Bunuel, pantagruelico e nel contempo di una raffinatezza quasi leggendaria… un luogo dei ricordi… Continue reading O Guascogna O Gers O Armagnac!!!

Linguadoca: il medioevo delle ostriche

carcassonne

Linguadoca, terra di vini. I suoi vigneti sono i più estesi di Francia, probabilmente del mondo. Qualcosa di assolutamente inaspettato e di profondamente radicato nel paesaggio, qui l’antichità non si è mai trasformata in moda e così le atmosfere azzimate della Francia vinicola sono lontane anni luce, rimangono ancorate ai Domaines e agli Chateaux. Qui, però, non ve n’è traccia. Alberelli e filari in mezzo ai canyon, sopra le rocche, a bordo del mare e quasi in mezzo alla strada. Ovunque si producono vini. Disparati e disperati. Perché il clima è un’incidenza poco controllabile. Quando si guarda a sud verso i Pirenei, si vedono macchia mediterranea, roccaforti e roccia viva. Qui non è arrivato il compromesso. Le persone sono spigolose e sincere ma senza il pressapochismo spagnolo. Il cibo è qualcosa di profondamente radicato nella terra, nel cielo e nel mare. I mangiatori di rane hanno le mani bruciate dal sole e indurite dai calli. Moscati e vini corposi non sono, tuttavia, la mia missione. Il territorio non si adegua ma io sono a Bouzigues per le ostriche e per gli ostricoltori: in quella baia chiusa dalla città di Sète che porta con sé un mestiere e per quell’unico mestiere è riconosciuta in tutta la Francia. Continue reading Linguadoca: il medioevo delle ostriche

Banon al profumo di Lavanda

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Alta Provenza al confine con il Plateau d’Albion. Qui luglio ha un’unica ragion d’essere. La fioritura della lavanda. Il turismo efferato non ha tolto nulla al discreto. Qui passano le persone ma il sole non le fa fermare. Qualche foto e via. Lo straordinario colore viola e la precisione geometrica dei filari coltivati sono qualcosa che va ben oltre qualsiasi cartolina. Bisogna immergersi per capire la realtà dei contrasti. È la stessa attrazione che ci porta verso il pomodoro giallo, la melanzana rossa, la carota nera. È l’inclinazione verso il diverso che nel lilla scuro di questi sciami di api dirompe in maniera assolutamente irrazionale. E la commozione di trovarcisi in mezzo non ha un controllo definibile. Creare un interesse turistico richiamando un voyeurismo cromatico è qualcosa di assolutamente unico. E probabilmente solo i francesi potevan riuscire a commerciarlo così bene. Perché è tutto un altezzoso susseguirsi di paesini fiabeschi senza necessità. Il tempo per una volta è veramente galantuomo. Perché qui basta una nuvola torva e tutto cambia. La magia diventa impressione di novembre… Continue reading Banon al profumo di Lavanda

La Bresse e il suo pollo

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La Bresse è una terra divisa, in mezzo, con una geografia orgogliosa. È un luogo che è stato tradotto male per colpa di un animale e che di questo stesso animale ha il merito di innalzare il nome molto al di là dei confini. Il turismo non resta, si accampa in mezzo ai mercati, fa fagotto nei ristoranti ed esprime le proprie perplessità di fronte a ricette molto al di là del pensiero. Il Georges Blanc di turno rimane nascosto in uno di quei paesi che richiamano la tasca gonfia solo oltre il desiderio. Qui non si arriva per caso, nonostante la bellezza espressa. Si supera la “medievalità” del Maconnaise, i suoi castelli, le sue abbazie recuperate (Cluny), i suoi vigneti a metà strada e a mezza costa, e quella Saona che tutto racchiude e che soprattutto, mentre l’aurora è ancora un cinguettio arancione porpora, mostra al mondo la sua insicurezza di ettari di bosco, le fortificazioni di Brancion, i mulini e i fiumi in mezzo alle foreste di cipresso e quei produttori di capra (Chevrerie La Trufiere a Chissey è un ottimo indirizzo) che continuano imperterriti a lasciare l’estetica come impressione primigenia, servendo il gusto di quel previsto che non può mai essere disatteso. Perché l’artigianato è una salvezza e un confine, che non deve mai arrivare fino allo stupore, almeno nel calcolo. Continue reading La Bresse e il suo pollo

La Borgogna del Sud e le Charolaise al pascolo

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Saona e Loira. Macon, capoluogo senza isterismo dove la tipicità francese si spoglia di raffinatezza per addossarsi le colpe di un meridione sapido e fascinoso, è una città che nel fiume lava tutta il suo multi-culturalismo. Viali larghi e poche persone, le pasticcerie sono l’ultima traccia di un rapimento tenue che in mezzo al verde non ha dilapidato le proprie ricchezze.Il cioccolato di Bernard Dufoux è di una bellezza quotidiana, da paese di ogni giorno, in modo che ogni angolo abbia la sua bottega, gusti pedissequi e la solita necessità di contrasto, la pasticceria di Joel Noyerie è fucsia, caotica e piena. Le monoporzioni sono raffinate e accatastate. Dacquoise perfette e l’Ideal Maconnais (dolce rappresentativo) ricco di una crema un filo troppo cotta. La città è l’ultima delle circostanze per trovare ancora legami e punti fissi, per riportare alla luce quella Borgogna fatta di filari millenari, di leggende assurde, di prezzi fuori dal mondo e di un’estetica assolutamente pulita e riguardosa. Qui, nella Borgogna del Sud, i vigneti sono meno catturati, i luoghi di confine che vanno verso il vino novello poco interessanti, i castelli chiusi, le rocche estreme unzioni turistiche e le stradine l’anima di una collina che lentamente inizia a farsi bosco e letame. I paesi hanno mantenuto intatti i colori della terra. Il rosa diventa marrone e le sfumature non sforzano mai, nemmeno nelle persiane o dentro i vasi. Appaiono meno e ovunque. Le cantine rimangono quasi stilizzate. Non c’è più una volontà se non quella della pioggia. Continue reading La Borgogna del Sud e le Charolaise al pascolo

Alsazia, lieviti, Munster e asparagi

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Alsazia. Una bellezza bella. Un luogo estremamente preciso, senza quella trasandatezza francese che tutto lascia immaginare. Un posto quasi liturgico, estremamente cattolico, con i tetti a punta, le case a graticcio e i vasi di gerani fuori dai balconi. Colori pastello mitteleuropei e persiane che non tolgono nulla. I paesi si susseguono alle città senza soluzione di continuità. È tutto delizioso, anche il territorio. Quei vigneti, che diventano vigneti e che sono ancora vigneti, non lasciano spazio alla natura. Le foreste riempiono i monti e sono lontane, sono più buie del buio e vivono di contesti da film horror di serie B. Senza macchine, con castelli che appaiono improvvisi, tra il medievale e il digitale. Quella natura povera da bestie al pascolo è riservata ai Vosgi che sono già montagna e non più stradine. Continue reading Alsazia, lieviti, Munster e asparagi

L’Alsazia e le sue pasticcerie

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Alsazia. Tra Strasburgo e Mulhouse. Un fazzoletto di terra dove è possibile non incontrare nemmeno una mosca oppure dove fingere una prenotazione mai fatta pur di mangiare al ristorante. Gli scarsi risultati di entrambi gli estremi, mi hanno spinto a rimanere nel centro. Tra l’autostrada e i Vosgi (questo lo documenterò in altra carta da consumare…) l’Alsazia mostra tutta la sua bellezza geometrica di regione di fuga. Il limite a metà strada tra confine e soglia. Limes e limen. L’Alsazia è una regione di frontiera che è stata inglobata e risputata. Dove gli uomini hanno disegnato confini, in quel luogo dove Marechal della Grande Illusione viene risparmiato per un passo oltre la frontiera svizzera, dove la natura continua a fregarsene di come l’uomo ha geo-politicamente determinato un filo d’erba e in quel luogo dove i lati continuano a sembrare congruenti, una nazione necessariamente deve diventarne un’altra. Continue reading L’Alsazia e le sue pasticcerie