Un incontro che ti cambia il pranzo, la giornata… forse il tempo… Josko Gravner e famiglia

Oslavia. Quartiere di Gorizia. Località Lenzuolo Bianco. Rappresentazione di un Sacrario Militare. Naturale teatro vitivinicolo increspato, come se le onde di riflusso avessero trovato, nell’ego smisurato, il luogo della distanza. E così in città e fuori città, ad un passo da tutto, dal mare, dalla montagna, dalla diffidenza e dalla perdizione. Un Collio secco e severo, cielo bianco e uomo opprimente nonostante l’inganno. Perché la vigna non è la fabbrica ma a volte l’occhio prescinde dalla realtà. Un microcosmo unico al mondo lo definiscono, dove al selvatico rimane il pensiero rivoluzionario di accedere alla giornata sempre con un desiderio. E così, questa è una terra di uomini, bisogna andare oltre il declivio, il pungente, l’assenza di equilibrio, l’umano come imposizione e mettersi in ascolto. Magari evitando parte delle conversazioni e dedicarsi ad una possibilità unica… Continue reading Un incontro che ti cambia il pranzo, la giornata… forse il tempo… Josko Gravner e famiglia

Mandorlato leggendario e meraviglie quotidiane… Pietro Scaldaferro

Dolo. Riviera del Brenta. In quei quaranta kilometri tra Padova e Venezia che hanno definito il tempo libero nel tempo in cui mare e montagna erano semplicemente mare e montagna. Una Costa Azzurra ante litteram per nobili da palle a bagno nel fiume, avveniristiche ville palladiane, argini fioriti e ponti refrattari alla navigazione. Questo è uno dei luoghi pianeggianti in cui il senso contemporaneo si denuda di ogni responsabilità, per cui la logica perde il filo per intrecciarsi con il dolore della perdita. Di un’architettura che era già lascito, nostalgia e linguaggio globale. Ora restano bellezza, disinteresse e una locanda trasformata in uno dei più bei luoghi artigianali del mondo. Continue reading Mandorlato leggendario e meraviglie quotidiane… Pietro Scaldaferro

Pasticcieri definiti in città dormienti… Stefano Brustia

Ivrea. Una città sempre più intorpidita, trapassata dalla crisi e opponente una resistenza carnevalesca. Dove non arrivano le arance e le tastiere dell’Olivetti, ci han pensato le nuove abitazioni, le rotonde e un compasso di disinteresse che l’ha portata fuori da qualunque fermata, proprio perchè su ogni rotta. Ad Ivrea devi fare con la gente del luogo, con una borghesia vituperata ed avvizzita, che lentamente sta togliendo il comando dalle parole mattutine, con una gioventù ombra che, se potesse, aggiungerebbe illusione allo spettro di un passato ingombrante e zavorrato, e con quel fascino da ideologo capace di non sottindendere. Ultime propaggini sabaude che, alla Torino della diffidenza, non sono riuscite né ad arrendersi né a riprendersi. E così la miniatura è sempre più una distanza echeggiante. Qui, sotto ad un non luogo, Stefano Brustia ha trasferito la sua pasticceria. Continue reading Pasticcieri definiti in città dormienti… Stefano Brustia

Formaggi di pascoli invernali… Luisita Argento

Rueglio. Val Chiusella. Un sabato mattina nella piazza del Municipio. Un bar solito con i soliti volti, addestrate sui soliti aperitivi pre-rivoluzione culturale, una farmacia, un mercato di finti produttori e commercianti di confine che, insieme alle loro facce scaltre, schivano la pioggia e impapocchiano le vite stabili, un paio di bancarelle di fiori e piante e un negozietto nascosto, quasi all’interno della roccia, dove ogni tanto fa capolino una differenza. Rueglio non è altro da qui. È l’impostazione patriarcale di una terra di fuggiaschi, dove le rughe rimaste rilasciano cupezza e l’ansia è l’unica strada verso la perversione. Ecco, all’interno di quella casa-roccia, mi attendono dei formaggi fulminanti. Continue reading Formaggi di pascoli invernali… Luisita Argento

In Valchiusella il formaggio deve ritornare nelle mani degli allevatori… Teodora Tocco

Vico Canavese. Frazione Inverso. La Valchiusella rivendica sempre l’onestà del proprio nome, i componimenti decadono e, al di là di strade sempre più strette, un pianoro costeggiato da staccionate in legno porta un susseguirsi di cascine distanti lo spazio del pascolo, abitazioni tipiche alto-canavesane, con i ballatoi in legno, le scale fuori e i tetti in pietra, e delle case di ringhiera montane che a me lasciano sempre una punta d’ansia aggiuntiva. Terre nascoste e profonde, legate a sentimenti territoriali, dove i matrimoni si costruiscono dalla culla e dove il forestiero rimarrà sempre un forestiero. Qui ci sono cascine piccole, con pochi animali, per tome lattiche e formaggi quotidiani, si proteolizza nelle cantine e l’antichità rimane sempre la meta con cui confrontarsi. Continue reading In Valchiusella il formaggio deve ritornare nelle mani degli allevatori… Teodora Tocco

O Furnu: torte, focacce e verdure territoriali… Sandro Merlo

Albenga. Dove la Liguria si allarga, la conformazione spiana, appaiono serre, infrastutture, centri storici più abitati, lungomari meno turistici e un senso di dissuasione romantica che non pretende del tutto i colori pastello. Albenga è una città produttiva, qui gli artigiani stanno meno all’alea delle condizioni esterne, c’è concentrazione, colture, si affacciano gli ulivi sui primi piani inclinati, cominciano i fiori, l’aneto, il basilico e il fatto che, ogni volta che rientro, c’è un’aria a se stante, come se il luogo fosse il dimenticatoio del dogma, della falce e del perbenismo. Ci sono luoghi per cui essere naturalmente attratti diviene il manifesto di qualcosa di dissepolto, di non ancora detto, della banalità di un giorno in cui trasferirsi e guardare gli altri con comprensione e ritrosia. Un passo indietro. Perché la vecchiaia o è saggezza o morte. Il presenzialismo ha riempito le fosse di giovani. E così, un posto del genere accoglierà i miei dissidi e il mio decadimento? Intanto accoglie artigiani misconosciuti. Continue reading O Furnu: torte, focacce e verdure territoriali… Sandro Merlo

Il Gagollo: pescatori senza sovrastrutture… Emilio Scarsi

Tra Bergeggi e Vado Ligure. Chiaramente nessuna indicazione e nessuna sottolineatura, solo un sospiro di sollievo oltre il porto commerciale, un paio di rotonde e una discesa che immette alla vista di isole e scogliere. Oltre il promontorio, il mare riprende lentamente i suoi affari, si riaffacciano i bagni, gli steccati di legno, quel gusto per l’ombrellone chiuso e il temporale, che pervade ugge e ubbie del luogo comune ligure, non si fa attendere più di tanto. Così arriva la sabbia, qualche pedana, nessun segno di ristoranti improvvisati dove la cucina tipica annega in un mare d’olio annacquato, nessuna vista riassestante e una musica infernale che ha reso tutto più babelico. Fino al calare del vento. A quel sole assordante, agli ombrelloni che si sono aperti e alla dichiarazione delle motivazioni. Continue reading Il Gagollo: pescatori senza sovrastrutture… Emilio Scarsi

Eteree osterie e bitter territoriali.. Michele Valotti e Silvia Peroni

Brione. Cinque del pomeriggio. Ci sono persone che riemergono da un ristorante, una trattoria, uno di quei luoghi eponimi senza cui il paese non sarebbe nemmeno riconosciuto (e dal mio navigatore effettivamente non lo è…). Il lago d’Iseo ammorba di distanza e di essiccazione, la pianura si è incuneata in una salita casuale e la Val Trompia non ha ancora acquisito quel senso di necessità per cui l’artigianato è una forma aprioristica di tradizione familiare. Da qui mediamente si scappa, i settecento abitanti rimasti attengono alla probabilità dell’esistenza di Dio, nonostante tutto, nonostante si viva sicuramente bene, ci sia il verde, non sia così distante e ci siano più o meno tutti i biotopi a disposizione di macchina. Qui si viene per un solo motivo, quell’osteria che ha ridimensionato gli echi del giusto rendendoli attualizzabili e attuali: la Madia. Continue reading Eteree osterie e bitter territoriali.. Michele Valotti e Silvia Peroni