Il maiale al centro di tutto è presagio e metafora… Famiglia Morini

Località Gerbido di Godi. San Giorgio Piacentino. Case lontane, strade che si stringono, declivi apparenti e una campagna padana distante, qualche albero da pennichella appare come in un quadro riottoso e per forza di cose intimista. Campi arati, trattori, silos e distese di granoturco, qui non si respira ancora il clima da curva boscosa ma c’è un orizzonte infinito e ghiacciato che non concede tempo alle mezze stagioni. Qui la terra s’indurisce presto, d’inverno per il ghiaccio, d’estate per il caldo, il piede non sprofonda, la poesia viene bloccata su labbra blu e sguardi velati, l’improvvisazione, la fuga, il ricongiungimento e la ripartenza non sono fasi per queste frazioni, qui chi c’è resta, chi passa il weekend rimane incantato, chi se ne va è perché non è riuscito ad accontentarsi del salotto tiepido e dei piedi ghiacciati. Queste pianure piacentine sono simbolo di culla e previsione di vecchiaia. Continue reading Il maiale al centro di tutto è presagio e metafora… Famiglia Morini

Il Buratto: panificazione lieve, luoghi neo-medievali… Elena e Stefano Campanello

Grazzano Visconti. Vigolzone. La Gardaland del Medioevo, un luogo da bambini in gita, con botteghe artefatte, finte fucine e venditori di ammennicoli. Uno straordinario castello di fine ‘400 e, tutt’intorno, costruzioni anticate di inizio ‘900 per portare giullari e mangiafuoco ai limiti dei centri commerciali. Un luogo fuoriuscito dal tempo e poco scavato, dove la furbizia è pari alla mestizia dei venditori con orari rapsodici, un qualcosa di mantenuto che nella società conformista va ad incocciare il bisogno di gruppi, pullman e di una storia raccontata da divulgatori delle due del pomeriggio. Tra un rabbocco di materia grigia e l’altro, sorseggiando un The Infrè con le Macine, si può sognare acquamarina e zirconi, dame e nani; la bigiotteria del Medioevo, dove tutto è al proprio posto perché quel posto non l’ha mai avuto. Qui, i fratelli Campanello, sulla strada provinciale con dietro un parcheggio dove salvarsi dall’oggettività, hanno deciso per un panificio, un forno a legna, travi a vista e una possibilità. Continue reading Il Buratto: panificazione lieve, luoghi neo-medievali… Elena e Stefano Campanello

Tortelli con la coda e un limitarsi poco oltre… Harry Vallavanti e Donatella Piazza

Gropparello. Località Sariano. Val Riglio. L’ennesima spaccatura piacentina che va verso un Appennino rintanato, in una metà strada, tra la Pianura Padana e le terre del Parmigiano, che non è mai andata troppo oltre con la fantasia. Strade che si rimpiccioliscono, castelli d’origine protetta, qualche vigneto, curve sussiegose, stagioni troppo nette per pretendere la Toscana, uno dei primi oli piacentini per dirimere il confine tra la brezza e la montagna, e una necessità al quotidiano fatta ancora di bar, alimentari, edicole, panini con la coppa e parrocchie coercitive. Queste sono valli oscure e diafane, dove il cambiamento cittadino è molto spesso un ritorno e dove i ruoli sono ancora perfettamente rispettati. Qui la pasta fresca fa parte di qualunque giornata. Continue reading Tortelli con la coda e un limitarsi poco oltre… Harry Vallavanti e Donatella Piazza

Le Forbesette: formaggi remoti… Matteo Bonaiti Pedroni e Giovanni Pizzamiglio

Morterone, una conca che ricordava un mortaio. 14 km di distanza dal primo centro abitato (Ballabio), 34 abitanti, per anni il comune meno popoloso d’Italia, adesso superato da Moncenisio, più frazioni e località di quanti sono i residenti. Per arrivare c’è una salita che toglie il fiato, quando ghiaccia e cala la notte, non c’è più nemmeno una dimensione, arrivare su attiene alla creatività e al tepore, passare tutte le diramazioni, tra ruderi, foglie deposte e un’estate che se ne è andata, rimane una forma privativa di desiderio. Gli avventori si bloccano alla scalata del Resegone, sotto quelle guglie che sono letteratura e paesaggio, arrivano in paese, magari tornando si mangiano anche la pizza nell’unico locale pubblico presente, sempre se è il giorno in cui arrivano le farine, e guardano gli orridi della Val Taleggio e le coste delle Valle Imagna. Chi resta a luce fioca, non può che ritrovarsi, in quelle poche famiglie che sono gestione, amministrazione, presidio e produzione. Qui, due giovani laureati in Agraria, hanno deciso di avviare la propria startahahaahahap Continue reading Le Forbesette: formaggi remoti… Matteo Bonaiti Pedroni e Giovanni Pizzamiglio

Distillati di radici in una montagna evanescente… Marisa e Patrizia Boroni

Spiazzo Rendena. Valli ampie, miracoli, corti chiuse, stagioni lunghe e inossidabili, di una convergenza contadina che lentamente si è scrollata la terra dalle mani, abbandonando la storia degli arrotini (moleta) erranti, stanziatisi in luoghi meno abissali dalla vendita più urbana, dei segantini e degli allevatori, e conducendo i topolini metropolitani verso l’imperiosa bellezza in cima alla valle, dove le Dolomiti di Brenta spazzano via tutto, ubbie e prolissità. Bisogna rimanere sulla strada principale, divincolarsi dai vizi invernali e provare a ridare alla montagna quello che lei ha tolto, in una forma di giustizia comparativa contraddittoria, dove la trasformazione è ancora mantenimento, calore e soprattutto conservazione, degli elementi, delle specie e della specie. Qui, oltre i bicchieri di grappe aromatizzate, le sorelle Boroni stanno portando avanti uno di quei posti per cui vale la pena… Continue reading Distillati di radici in una montagna evanescente… Marisa e Patrizia Boroni

Aziende agricole in trasformazione… Riccardo Collini

Spiazzo Rendena. Un guazzabuglio di frazioni indipendenti, strappate e assolutamente slegate. Ognuna con le proprie tradizioni e secondo le proprie possibilità, si aprono corti affrescate con nasoni satirici e rimandi ironici ad un’arte rustica di una popolarità primigenia, fatta di sepolture e di canditure. La stravaganza attorniata da lavatoi e case fuori luogo cade nel silenzio che guarda la valle di Borzago, i suoi orsi e quell’ascetismo magico che da queste parti si tiene lontano dalle pose e dalle contraddizioni. La necessità rurale ha colto esattamente l’inganno della carcassa turistica, quella che illude, già spolpata, per pochi mesi di diletto e accenti sfacciati e consumistici. Prendere senza donare, la Val Rendena, con le sue propaggini più smaccate e con quelle che ancora riescono bene a mantenere nascosto il tempo, si stringe attorno ai passi, ai passaggi e alle valli laterali, si veste a festa e si fa ricadere in un autunno nostalgico, dove la verità diviene la percezione, dove entrare in un bar porta con sé significati epici e una storicità degli sguardi. Si spia una società diacronica, volti avvizziti e imberbi seduti allo stesso tavolino, nella stessa discussione, paesaggi umani dove le donne e gli uomini si sono garantiti nelle rispettive posizioni, comprensioni per cui servono almeno ventiquattrore, quelle utili alle persone per completare la propria giornata, fatta di giornali, incontri, bevute, giochi e diseguaglianze. Qui si vivono ancora i paesi, le frazioni, gli edifici. Le persone sono solo un tramite, un sentiero traverso… Continue reading Aziende agricole in trasformazione… Riccardo Collini

Gofri: commerciare una familiarità… Marzia Jourdan

Pinerolo. Un punto di transito tra le valli Valdesi e la pianura, un luogo di industriosità borghese e di aristocrazia appannata, l’ennesimo retaggio torinese con i suoi porticati, l’acciottolato morfologico, le piazze chiare e il cielo opaco dai colori sbiaditi dove la notte è lunga e il risplendente è sempre una compromissione con l’uggia degli abitanti. Poche parole, molti riguardi, scenografia algida di luoghi che, appena voltate le spalle, rimarranno intatti nel pensiero ma decostruiti come emozioni. Sono luoghi poco empatici, dove s’inventano cagliate lattiche, gianduia e panettoni bassi e dove si cerca la città nonostante le dimensioni e il benessere di avere le Alpi a portata di macchina. Qui i colori pastello hanno ceduto il passo agli stabili di tre piani, funzione alogica di un Italia che ha accettato e ha provato a ricostruire, stipando le proprie risorse umane in una facile combinazione televisore-divano. In mezzo, insieme all’artigiano indeciso, quello che rientra dalla montagna o quello a cui manca il coraggio di esplorarla, l’incedere geografico dei gofri. Continue reading Gofri: commerciare una familiarità… Marzia Jourdan

Pustertaler-Barà, una razza che beneficia del tempo… Luca Ghiano

Dubbione. Frazione di Pinasca, presagio di montagna. La Val Chisone, qui, è oltre l’antropizzato, è in quella morfologia industrializzata da palazzina a tre piani e preconcetti prefabbricati che sembra non lasciare nulla al di là del calcolo. Molto oltre gli Agnelli e la loro epopea, Pinasca è un non luogo smantellato e ripristinato, dove l’appartenenza sfiora il campanilismo. Tremila abitanti per ventisette frazioni, sedi comunali spostate e dirimpettai che, pur di non frequentare le botteghe limitrofe, scavalcano il luogo e si disperdono nella cintura torinese. Qui c’è fastidio misto a livore e le feste di paese diventano folkloristici redde rationem, come se sprofondando la valle avesse imposto la propria mal sopportazione. E così, rotonde, balconi e stranianti allevamenti di Cinte senesi si ricompongono nella macelleria dei fratelli Ghiano, dove Luca ha deciso che c’era bisogno di un finale differente. Continue reading Pustertaler-Barà, una razza che beneficia del tempo… Luca Ghiano