Ca’ Morone: capre, stalle e case padronali… Nicolò Marchetti

Brembilla. Val Brembilla. Un comune diffuso, riunito, tagliato e verticalizzato, per saldare luoghi e tempi che sono fondovalle, bosco e ritmi lentissimi. Case sparse, alberi affini, chiese di ogni tipo, salite che si fermano a mezza strada e una montagna percepita nel ghiaccio e dissuasa dalla voglia di spettacolarità. Qui c’è una natura chiusa, selvatica e uniforme, l’acqua scorre dappertutto e non si riesce a guardare oltre questi luoghi ameni che della semplicità han creato un’antologia. Il borgo antico di Camorone è racchiuso da argini feriti dove i campanili mettono a segno l’ennesima ora avvizzita che nessun futuro riuscirà a rifiorire. Qui sotto, ai margini di un ruscello, dove la pendenza non inganna e il verde torna a risplendere chiaro e fausto, una casa padronale risucchia tutti i miei pensieri in una mezz’ora di svago estemporaneo. Qui ha deciso di portare il proprio presente Nicolò Marchetti, un potenziale sotto tutti i punti di vista. Continue reading Ca’ Morone: capre, stalle e case padronali… Nicolò Marchetti

Macellai e gastronomi contro l’incedere dei moralismi… Famiglia Curtarelli

Castelnuovo Bocca d’Adda. Aree rurali, fiumi e canali. Equidistante da tutto, tralasciato com’era, alla sua vita considerata sulle sponde della via principali, in quegli argini riempiti ancora da qualche rispetto e da troppi dispetti. Sagrati plumbei e stalle chiuse determinano questo lato di mondo, in un continuo sempre uguale a se stesso, perché il peso del tempo non diventi un finale discosto ma un finale scontato. Qui i volti non possono fare a meno di invecchiare placidamente, le rughe si formano e la pianura continua ad imporre delle stagionalità brusche e scortesi, gli incroci dei luoghi, dove fuoriuscire dalle brume per una passeggiata o per una perversione, rimangono spenti dietro le luci della buona creanza e della credenza collettiva. Il malcostume e il vizio sono ritmi sommessi per inquietudini fuori dalla famiglia, oltre la fede e oltre il lavoro, quello che gratifica, nobilita e toglie dai bivi degli sbagli, quello che è rimasto in qualche bottega perenne dove le foglie non variano mai il colore. Continue reading Macellai e gastronomi contro l’incedere dei moralismi… Famiglia Curtarelli

Azienda Agricola Salvaderi: la Pianura Padana e i prati del latte… Simone e Dama

Maleo. Le strade nebbiose di una gastronomia che non c’è più, i tempi del Sole, dei Colombani e dei Brera, quello delle brume autunnali e dell’impossibilità coercitiva che uno dei migliori ristoranti lombardi fosse adagiato su quei campi, su quei fienili e su quelle marcite, diventati vieppiù “trinciatoie” e prati stabili. Una campagna lodigiana nobile, dagli olezzi moderati e dalle cascine defraudate dal pendolarismo da villetta e da condomini color pulcino. Campagne del genere hanno scoperto che, in assenza di ondulate colline e strade contorte, la produttività fosse la migliore delle fruizione, e così tutti a richiudere bestie, a richiudere il verde e a dedicarsi alla monocoltura come prima forma d’astio verso il mondo. E qui la credenza mantiene il nome generico, perché tutti sanno di cosa si stia parlando. Le biomasse e gli allevamenti, dopo la fine e affianco al diniego, hanno preso il mais, ripiegandolo su stesso in quella convenzioni pianeggianti che non hanno mai posto il contraddittorio. Continue reading Azienda Agricola Salvaderi: la Pianura Padana e i prati del latte… Simone e Dama

Vitello sanato: repetita iuvant … Famiglia Tarello

Viverone. Un lago armonioso, anfiteatro morenico e increspature, una natura che si stringe attorno ad una campagna che il turismo ha lasciato interrotta e il selvatico ha chiuso all’interno di stalle ben appartate, dove sostenere il bisogno proteico degli italiani bivaccati in ingrassi fuori controllo e in tempi compressi. Fuori, la natura, nel suo essere produttiva, mantiene l’estetica del riposo, quella che mette una curva dietro l’altra, che fa scartare l’architettura perché vittima di un pensiero inoperoso e indecoroso. Dietro questi spazi, la quotidianità non ha mai messo in dubbio se stessa, non ha mai cercato di vendersi al fine settimana e ha lasciato che le spiagge e l’acqua rimanessero sepolti invernali e tramonti primaverili. Quello che non conta sono le coesioni familiari, quelle unità che hanno combattuto per esserci e nella sopravvivenza hanno protratto la legge stessa che è morale e mantenimento. E così capita ancora che le storie precedenti si riattualizzino, portando fuori anche una forma di accoglienza che della vita contadina non ha mai fatto sfoggio. Continue reading Vitello sanato: repetita iuvant … Famiglia Tarello

Riso Goio: l’intraprendenza della tipicità… Emanuele Goio

Rovasenda. Baraggia Vercellese. Pianura sconfinata con uno sguardo verso il Monte Rosa. Case basse, pochi grilli, associazionismo, chiesa e fabbriche quasi in sepoltura. Luoghi di una religiosità signorile, dove lo scomponimento è avvenuto prima in villette bifamiliari, poi in villoni sulla strada che porta fuori e infine in aziende agricole che producono, riproducono e mantengono la tradizione del riso in questi terreni argillosi che, nell’adattamento, si sono ritrovati con in mano un’unica coltura. Il riso ha degli ingegneri, ha dei paesi e ha dei pensatori, qui c’è una cultura che ha lasciato delle tracce e ha determinato delle specificità. Nella Baraggia il Sant’Andrea è sempre stato rappresentazione di una tradizione che lentamente veniva privata della nobiltà. Il suo essere soppiantato non l’ha lasciato nella decadenza ma nella necessità della riscoperta. E così la famiglia Goio, su questi terreni dal 1929, ha deciso che ne sarebbe diventata l’alfiere principale. In una quasi purezza dettata dalle leggi di mercato e dalle frivolezze della contemporaneità indulgente… Continue reading Riso Goio: l’intraprendenza della tipicità… Emanuele Goio

Stracchini cooperativi della Val Seriana… Giulio Baronchelli

Oltressenda Alta. Sentieri di case sparse con un centro sempre rimandato, i ritrovo non è mai uno scopo ma diventa il pretesto per non doversi più guardare indietro. Brandelli seriani sopra i tetti spioventi, pietre a convincere e qualche villetta ordinata che prova la via di un fascino fuori tempo massimo. L’industria ha abbandonato al rurale questi pezzetti di terra che, in quel rapporto fideistico destinato al consumo, han mantenuto quel po’ di boschi e quel po’ di selvatico dove l’immaginazione è riuscita a rubare pochi istanti alla fatica. Qui, dove poco meno di duecento abitanti si sono disseminati sui confini delle frazioni, è ancora possibile trovare un sindaco-allevatore che porta avanti un progetto di coinvolgimento e d’impresa. Prima i fieni e le vacche e poi la burocrazia e l’amministrazione. L’ordine è un incipiente che non si sa mai da che lato prendere. E così capita che oltre agli stracchini possano scappare anche degli individualismi. Dopo la costruzione e prima della distruzione. Continue reading Stracchini cooperativi della Val Seriana… Giulio Baronchelli

Atelier Clusone: una pasticceria che guarda l’Europa…

Clusone è la classica amenità bergamasca che interrompe, attraverso la costruzione, il fluire di boschi, fiumi e rocce. Perché lo scontato non sia mai troppo solido, si trovano sempre dei fascinosi svaghi per attirare in trappola le persone, una neve artificiale, mezze montagne, baite posticce e tempi succinti che dalla città ti portano in mezzo alla natura. Il tutto alterato dalla costruzione. Clusone è uno di quei paesi che ha passato il suo portamento ed è rimasto di passaggio per passatempi passati che non rimangono oltre la giornata e la ruga che non ha mai avuto pretese. Così vederci un futuro ha un nitore prodigioso.

Ol Pastisser ha una storia lunga e travagliata dove imprenditoria, vendita e produzione si sono alternate, hanno intrecciato gli Emirati Arabi e le costruzioni edili, sono andate alla ricerca di nomi noti e si sono ritrovate nelle mani di un pasticciere che si è fatto da solo e, che nel tempo, ha maturato la sua espressione in un qualitativo che non potesse prescindere dal conservativo. E così l’idea. Continue reading Atelier Clusone: una pasticceria che guarda l’Europa…

Formaggi di pecora in propaggini della Val Seriana… Luigi Petrogalli

Gromo è ancora in quella fase d’apertura che della Val Seriana lascia un non so che di provvidenza che travalica l’imbarazzo industriale e quel plumbeo orobico che tutto mette al gelo e tutto condisce d’indifferente. Le piode in ardesia, che sorpassano i tetti a shed incuneandosi nei ricordi, sconfinano in quei ruscelli alla ricerca dell’ideale di montagna. Qui la fabbrica si è incuneata fino al possibile, senza reticenza, non è rimasta a guardare, ha preso il possedimento montano svoltandolo ai suoi principi. E così una montagna industrializzata, nel momento in cui la crisi impazza e i lunedì mattina sbiadiscono nell’incapacità di fare altro, rimane un luogo indifeso dove l’allevamento, mantenuto serrato, non ha più la forza di rivoluzionare, di ripulire e di trasformare i boschi in qualcosa di coerentemente armonico. Il coeso qui è per piccoli riottosi, per quelli che hanno il desiderio che il lunedì mattina sia uguale alla Pasqua che sia uguale al Ferragosto. Luigi Petrogalli è l’ennesimo eroe del quotidiano che non ha necessità né dell’orgoglio né del valore. Continue reading Formaggi di pecora in propaggini della Val Seriana… Luigi Petrogalli