Un pasticciere che non si è limitato… Paolo Riva

Treviglio. Bassa bergamasca. Morfologia di un tempo che è paese, campagna, pieve, cattolicesimo, imprenditoria, artigianato, agricoltura, dispendio, immigrazione, ricordo ma soprattutto ormai è disinteresse. La facilità delle rotonde e delle carreggiate ha preso in mano questi paesi infilzandoli da tutti i lati, come a sancire la supremazia di un uomo che, proprio in luoghi così discinti, ha perso la preminenza della piazza. Gridando e imponendo, ha lasciato dietro di sé l’ombra della relazione, chiudendo a doppia mandata con i chiavistelli, mettendo le grate alle finestre, allarmandosi e allarmando tutto il villaggio e concedendosi un tempo libero che non può prescindere da un tempo occupato e affogato. Così le ritualità della colazione, dell’aperitivo e della bevuta anticipano e posticipano l’imposizione proletaria che ha tenuto surrettiziamente imposti gli orti che, al tempo delle case operaie, tentavano di reprimere le piaghe sociali. Adesso Treviglio è un luogo di locali, ristoranti, bar e pasticcerie. Il livello è passato attraverso le sfide e la qualità ne ha giovato. Paolo Riva, nel mentre, ha deciso di tornare a casa… Continue reading Un pasticciere che non si è limitato… Paolo Riva

L’umanesimo del Parmigiano Reggiano… Fattoria Scalabrini

Frazione di Ghiardo. Bibbiano. Quando la giornata è limpida è come avere un orizzonte a disposizione per fantasticare il mondo, lo sguardo, le occupazioni, i successi, i “benpensieri”, gli eccessi, le serate in compagnia e quelle in ritardo, il tempo delle croci e quello delle fabbriche, le corse a perdifiato e i paradisi artificiali, dove pianura, collina e montagna sfumano confini ridisegnati dall’agricoltura e refrattari all’inclusione nello spazio. Si vede lontano senza bisogno di muoversi, il verde è scintillante, curato, i luoghi sono coltivati, le spianate si riflettono dietro la foschia e la montagna toglie l’adito alla speranza. Questa è la culla del Parmigiano Reggiano, qui sono passati i signori, i prati polifiti permanenti di fondovalle si sono trasformati in prati da vicenda di tre-quattro anni, l’aumento dei foraggi e l’aumento di latte sono sempre andati a braccetto, i caseifici padronali sono mutati in latterie turnarie e poi in caseifici sociali, il formaggio ha imposto la collina alla pianura, gratificando il territorio, la nomea e il prestigio in quei dialoghi interfacciati e sociali che, in paesi del genere, sono il luogo comune dove i pregiudizi sono sempre troppo duri a morire. Continue reading L’umanesimo del Parmigiano Reggiano… Fattoria Scalabrini

Il Borgo del Balsamico: azzimati giardini acetici… Famiglia Crotti

Botteghe. Albinea. Dalle strade di campagna agli incroci fino alle zone residenziali, dietro una facciata color pastello dove antiche pievi hanno perso il sopravvento spirituale e, insieme, anche quello secolare. Anime della Resistenza, che si è sempre posta come sottotesto di qualunque discorso, han provato la strada del dubbio e della compromissione. Qui il rispetto verso la gioventù è un rispetto verso il territorio e verso la storia, l’Appennino è appena accentuato, le colline si ondulano, cercando di dare riparo ai pendolari reggiani, e il rimanente è un tempo vittorioso che dai volti celebrativi delle osterie sopra le piazze si è rinchiuso dietro i cancelli delle villette e delle case a due piani come se l’incolto del bosco fosse un retaggio impossibile da sconfiggere del tutto. Terminata l’ultima ringhiera, campi e alberi riempiono nuovamente la scena e appare, assolutamente per caso, un cancello delle delizie dietro al quale si affaccia una voglia di mantenimento più che di decadenza. Alle spalle, la famiglia Crotti ha rimesso insieme varie tradizioni e il riflesso di epoche che sono sempre state. Continue reading Il Borgo del Balsamico: azzimati giardini acetici… Famiglia Crotti

Norcini schietti e allevamenti all’aperto… Fabrizio Zanelli

Felina. Castelnuovo ne’ Monti. Alle falde del Salame di Felina, quel monte che è già un presagio, e in lontananza della Pietra di Bismantova, quel monte del Purgatorio che è sempre stato fonte d’ispirazione. Si guarda il Cerreto e si torna a trascorrere una quotidianità tra le case, in quelle strade segnate che danno adito alla speranza e alla rievocazione. Questi sono luoghi selvatici, consorziati nonostante il selvatico, dove il verde tende allo scuro e dove il sepolto è sempre più persuasivo del vivo. L’architettura ha accompagnato il tepore e l’Appennino si è costruito un altopiano spettacolare da regalare come scenario a tutti quelli che non hanno mai avuto voglia di fare nulla. Almeno quello. E così le attività sono andate oltre, i turisti han sempre svolto il tema dell’altrove e il tempo è rimasto una concezione estetica divisa tra la vastità del paesaggio e i minuti persi. Qui, in una piccola bottega del centro, Fabrizio Zanelli, detto Iccio, sta portando avanti la quarta generazione del mestiere di norcino. Continue reading Norcini schietti e allevamenti all’aperto… Fabrizio Zanelli

Il Pastore di Felina ovvero Pecorini dell’Appennino reggiano… Roberto Ribecco

Fariolo. Felina. Castelnuovo ne’ Monti. Una strada. Uno sterrato. Delle cascine. Il percorso che si snoda dalla via principale si dimentica per vari attimi della pietra di Bismantova, chiudendo una parte dell’altipiano appena aperto. In quel verde roccia che non dissimula l’ardimento verso il passato e la voglia di stare al passo con i tempi, con i suoi sguardi tenui fin dove Giovanni Lindo ha preso dimora, passando da Dante e rimanendo imbrigliati nella disaffezione emiliana, quella di cui non parla nessuno, quel sanguigno, che non è sempre familiarità, può diventare pregiudizio e prevaricazione. Le case non finite si dipingono con le balle di fieno e quello che resta si getta in un selvatico informe che dell’Appennino si porta dietro i colori più scuri di qualunque montagna. Qui in mezzo, dietro i soliti cartelli che definiscono le frazioni come dei luoghi misteriosi dove i vicini di casa non sembrano mai quello che sono, un allevatore pugliese da quasi vent’anni ha portato il suo gregge e ha cominciato a fare formaggi. Continue reading Il Pastore di Felina ovvero Pecorini dell’Appennino reggiano… Roberto Ribecco

Cascina Lassi: le possibilità del Parco Agricolo Sud Milano… Mattia Zuffada

Cerro al Lambro. Fontanili, corsi d’acqua, bestie al pascolo, aziende agricole e marcite. Forse un tempo. Ora è diventato tutto più chiuso. Si creano enti, si raccontano delle belle storie su cerealicoltura e allevamento, si foraggiano enti creati affinché l’unione possa essere uno sconto sul dovere, si sviluppa la coerenza tra costruzioni e terreni, e si tiene in mano un paese dormitorio con qualche sagrato, qualche cascina e un fiume quasi alla fine. In quel trivio tra milanese, lodigiano e pavese, rappresentazione, più di ogni critica e al di là di ogni attrito, della Pianura Padana attraverso quel fascinoso latente che all’aumentare della temperatura si trasforma in afoso corrosivo, la forma cascina mantiene ancora inalterati certi tratti che l’hanno contraddistinta rendendola unica: estensione, cooperazione, divisione. Qui, sui fiumi, l’industria non ha proliferato perché i proprietari terrieri non hanno mai visto l’orizzonte della propria terra e non hanno mai dovuto togliere il cappello. Continue reading Cascina Lassi: le possibilità del Parco Agricolo Sud Milano… Mattia Zuffada

La carne e le sue corti… Roberto Viazzi

Ponti. Piazza Monumento Caduti. Circolo della Pro Loco. Un pomeriggio di un sabato qualunque. Solo uomini, una televisione accesa e una partita a carte. Si aspetta l’evento, il funerale che riunisce buona parte del paese sotto l’egida del campanile. Le donne arrivano azzimate, li attende la sera al circolo, dove sono loro a decidere. Qui il tempo si scandisce semplice e nella semplicità declina le sue persuasioni e le sue perversioni. Dapprima la gentilezza, i padri rimasti con i bambini paciosi che nella bibita trovano ancora un retaggio oratoriale mai tradito tra chiesa e partito, a seguire l’ombra. Qui si svolge la vita di una comunità che non ha nulla da invidiare e che resiste perchè riesce ancora a comunicare la propria diversità. I ciottoli e i colori pastello, in quello che la fortuna di una giornata soleggiata è riuscita a rendere più vivido, ridanno l’idillio dell’ansia verso il piccolo, il contenuto, la maldicenza e l’invidia. Perchè Ponti è serenità e senilità ma non può prescindere dalle logiche di bottega, da quel ventre bilioso che, dietro l’angolo, mette tutto in discussione, soprattutto la carezza. Nel languido passano gli anni senza mai mutare le rughe dei luoghi. Continue reading La carne e le sue corti… Roberto Viazzi

La Robiola di Roccaverano e i suoi alfieri… Adriano Adorno

Ponti. Monferrato alessandrino, primo paese della provincia e la Langa Astigiana appena fuori, con le sue culture, il suo turismo e i suoi prodotti tipici. Qui le strade sono le stesse, i vitigni anche e i paesi dimenticati dall’architettura pure. Non ci sono leggi d’interesse al di là dell’invidia paesana, qua chi cresce ha da sé la fortuna, chi rimane piccolo è prodigioso, chi rimane uguale a se stesso può andare al circolo ricreativo. Tutti i giorni tutto l’anno. Qui si alleva, si apre, si coltiva, si osserva il placido scorrere del fiume Bormida, si stringono alleanze e il più delle volte si rimane irretiti nella lontananza dalla luce, quella che porta il turismo, trasformando le strade in svolazzanti circuiti alla mercé di raffinate piscine a sfioro e di pulviscoli di noccioli. Qui bisogna fare più fatica, per portare fuori e per portare dentro. E così si guarda al passato con quella discrezione che non può mai permettere l’anacronismo. Anzi, si va verso la leggenda, ci si schiera a favore del territorio e si fa la comunione per non tralasciare la storia della capreria italiana, quel lembo di terra che non ha bisogno del medico condotto alla ricerca di una vita agreste per dare alla capra un’importanza che da nessun altra parte è così. La robiola di Roccaverano è attestata da una vita e la famiglia Adorno ha una genealogia che ne riporta l’origine almeno alla metà del ‘600. Continue reading La Robiola di Roccaverano e i suoi alfieri… Adriano Adorno