Bretagna – Prima Parte

Sempre Luglio. Sempre vacche al pascolo. Ma qui non ci sono più contraddizioni. Qui tutto torna. Le coste e l’interno, le spiagge e la nebbia, gli artigiani e i borghesi. Qui è tutto pacificato. È un posto così lontano e così diverso che le antitesi non hanno più ragione d’essere. Città bombardate e ricostruite a caso non rivangano nel passato, lasciano direttamente spazio ai graticci di Quimper o di Vannes. Qui, la figura del produttore è sotto la tutela del tempo e della densità. Qui non si arriva per caso, non è un luogo turistico e non è un luogo di passaggio. La volontà è ripagata da subito. Continue reading Bretagna – Prima Parte

Normandia


Sempre Luglio. Sempre vacche al pascolo. La Normandia è impossibile da scrivere e ancora più impossibile da descrivere. Ha tante facce. Forse troppe. Vive nel terrore di essere dimenticata e dispensa memoria un po’ ovunque. Il meglio si trova nel rilassamento. In alcuni palazzi, in alcune scogliere e in alcune Ferme si percepisce ancora quel tempo bloccato dalle tele impressioniste e dall’anima di un popolo che ha invaso l’Europa, si è ritratto, ha costruito magnificenza e grandiosità, ed infine è stato invaso. Così la distruzione è diventata bellezza e la marea si è ritirata, scoprendo capolavori, trasformati, mio malgrado, in parchi divertimento.

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Champagne

Luglio. Vacche al pascolo. Pianura fastidiosa che inizia a lasciare spazio a qualche ondulazione. Vigneti messi a caso e odore di colza già tagliata. Una contea di passaggio, dove l’incanto di alcuni paesini estratti dai quadri di Guillaumin si alterna con rotonde nimesulidiche e sterminate strade senza orizzonte. In mezzo, quasi come orpello, appaiono le sue città più gloriose. Langres è magnificente nel suo splendore d’oro e assolutamente abbandonata a se stessa per la ricerca del formaggio eponimo. Nessun fermier e nessun piccolo caseificio. Consorzi e grosse produzioni. Ogni tanto, nelle vetrine, accanto a quella crosta lavata e arrossata di Rocou, tendente al molliccio e alla proteolisi spinta, appare la dicitura latte crudo. La rarità, però, è un assaggio che va provato… Continue reading Champagne

Buen Retiro

Romagna. La puzza di pesce nelle sale delle colazioni e le piadinerie che millantano cagliate congelate per fontine d’alpeggio, erbette e squacqueroni per quel pasto di cui non si può fare a meno, sono ineluttabilmente legate a quel mondo di ombrelloni, bagnini, lungomari e tanti, ma tanti, al kilo. Qui, le cozze, accompagnate al pata negra, il flute tenuto in mano da starlette in declino o da caldeggianti zoccole sono all’ordine delle serate. Qui scompare la qualità. Almeno d’impatto. La riviera romagnola è un luogo losco, impomatato, anacronistico, dai piedi ben piantati per terra. Gli artigiani sonnecchiano o si allontanano verso la collina. Quelli che rimangono, tingono i negozi luxury di fucsia e nero e si fanno chiamare pastry chef. Non ci sono reali motivi che spingono alla qualità. Non ci sono quelle mezze misure dove far fiorire una dote. Per questo e mille altri motivi, io adoro la Romagna. Una terra di contrasti, un posto che col mare ci azzecca il giusto. Privo del fascino delle banchine, privo di puzza di pesce, privo della portualità da albatros o da quella mittel-europea da docks. Il mare è lì, ma potrebbe anche non esserci. La spiaggia è quel centro commerciale che si porta via tutto. Attività, amori e deliqui notturni. Continue reading Buen Retiro

L’insostenibile declino delle Pasticcerie Milanesi – Seconda Parte

-Cucchi: orari improbabili, ma molto confortevoli. Mignon di discreta fattura, soprattutto frolle e creme. Lievitati immangiabili. Vetrine inguardabili. Sfilza di prodotti in vendita da Bazar d’Istanbul. Posizione strategica. Un filo scortesi…

-Elli: graziosa, piccolina, ben posizionata, concezione di pasticceria gentile. Ecco tutto… bignè alla crema semi-disastrosi, poco aerei ancor meno friabili… Continue reading L’insostenibile declino delle Pasticcerie Milanesi – Seconda Parte

L’insostenibile declino delle Pasticcerie Milanesi – Prima Parte

Milano. Quel profumo di forni che non ho mai sentito, continuerò a non sentirlo. Quell’idea che, al di là dei tram, dei primi impieghi, della nascita delle multinazionali familiari, della nebbia che non aveva ancora visto il dilagare di costruzioni frangiflutti, ci fosse qualcosa di simile a un focolare, di una vetrina al di là della nevicata, di intimità portata a spasso tra i piedi e lo stress delle persone, non è mai passata dall’altro lato. Quello mio. Quello del tavolino, del dolce, della tradizione, di qualcosa di profondamente meneghino intriso nella possibilità di conoscenze, personalità importanti, baristi e un po’ di familiarità che non andava a guastare il tempo morto, la sigaretta o il cappuccino sorseggiato per ammazzare una delusione, una giornata storta o una soddisfazione privata. Milano aveva delle pasticcerie, aveva delle vetrine e aveva delle scuole. Continue reading L’insostenibile declino delle Pasticcerie Milanesi – Prima Parte

Verona, l’Adige e la Lessinia in due giorni

Primo giorno (al di sotto della Serenissima):

San Giovanni Lupatoto: Macelleria Carlo Alberto Menini (dal cavallo, alla Piemontese fino al recupero delle antiche razze della Lessinia: la gallina Grisa e la pecora Brogna)

San Giovanni Lupatoto: Pasticceria Lorenzetti (Daniele ha la cortesia delle vecchie pasticcerie di paese… lievitati sublimi…)

Cologna Veneta: mandorlato Bertolini (quello che resta della fama e di un posto vendutosi al commercio…)

San Bonifacio: cena a I Tigli di Simone Padoan (la sua fama ha una rispondenza nella realtà…) Continue reading Verona, l’Adige e la Lessinia in due giorni