Pasticceria Russo: com’era, come non è… Maria Nevia, Anna e Salvatore Russo

 

Santa Venerina. Tra Il mare e l’Etna, in una piana rigenerata dalla presenza, architettura signorile, balatuni, portanti in legno e abbandoni edilizi si alternano, non rigenerandosi. Questa è una Sicilia feudale industrializzata, poco inclusa e di un passaggio lacerante. Fortunatamente esposto in orizzontale. Rimane qualche salita ciottolata e un’unica balconata, che si sviluppa per parte del paese dove la chiacchiera è la prima delle sensazioni e il cortile si sposta in mezzo alla strada. Fuori dalla metafora, c’è la solita chiesa mantenuta, quantomeno la facciata, e un conformismo dissacrante che alza e abbassa i toni a seconda della conoscenza. Qui in mezzo, la famiglia Russo prova a portare avanti una storia incompresa.

Maria Nevia in pasticceria, Anna a metà strada e Salvatore a controllare la clientela sono animi di una generazione che nella devoluzione ha trovato il suo modo d’essere. Banconi di farmacisti recuperati dagli avi dove nascondere e mostrare i dolci, un anacronismo strutturale e una pasticceria che, oltre la tradizione, non ha mai cercato nulla. Con tutti i suoi errori, gli ingredienti casuali e i palati zuccherati.

E ancorché, c’è un però. Dietro, in laboratorio, nonostante ricettazioni assolutamente squilibrate, ancora si friggono i cannoli, si versa la cotognata, si disegnano i frutti di Martorana, si cola la liffia sui biscotti, si forma la mostarda di fichi e si ammantano le granite. Senza troppe domande, con candore e una saggezza che prevede una e una sola strada. Una dolcezza dolce, fiabesca, barocca e di grana grossa. Perchè il mestiere dell’artigiano non sempre incontra il dubbio… e non è necessariamente un male…

PASTICCERIA RUSSO

VIA VITTORIO EMANUELE III 105

SANTA VENERINA (CT)

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