Salame nobile del Giarolo in frazioni della Val Grue… Ennio Mutti

Sarezzano. Frazione Baracca. Si finisce di annusare la pianura, si separano i rettilinei, non si sale verso la collinetta del paese di riferimento e si mantengono intatti i colori delle cascine. Queste sono terre dove il salame è oltre la religione, qui la fede nella produzione e nell’allevamento rimane connaturata all’abitudine dell’ogni giorno. Non ci sono futuri lampanti o grumi di turismo, qui non si passa per caso, sono valli chiuse, incuneanti e profonde, dove l’inverno azzera il respiro e i colori s’infossano in una terra selvatica che, ancora, è riuscita a mantenere dissodata la capacità di trasmissione e di traduzione. Marrone, verde, grigio e tonalità diafane, che sbiadiscono nelle brume e nelle guazze di stagioni regolarissime, pungenti e senza tregua. Al bordo dell’autunno, arrivo da Ennio Mutti, norcino e macellaio che nella sua piccola corte esprime ancora le necessità del mestiere: gli animali vanno curati fin dalla macellazione. Continue reading Salame nobile del Giarolo in frazioni della Val Grue… Ennio Mutti

Grani autoctoni, mulini a pietra e forni a legna… Paolo Labita

Alcamo è stata una scoperta in tutte le direzioni, negli sbagli, nelle differenze, nel sudore e in quella compiacenza, stadio fondante e fondamentale, di un’esperienza di Sicilia che non può mai rimanere sulla strada. Deve entrare nelle case, sedersi, prendere il tempo con il caffè, rendersi conto, creare un precedente e non dare mai nulla per scontato. Le relazioni precedenti, il passato, la capacità della diversità e quel ricordo di un tempo in cui tutto era discorde diventano le doti lampanti di qualcosa da cui nessuna apparenza al mondo potrà mai sottrarsi. E così Alcamo riesce a sorprendermi attraverso il calore e attraverso la differenza, scuote la difformità di un destino già scritto e mi regala quelle storie riluttanti che han deciso di non anteporre la vendita. Continue reading Grani autoctoni, mulini a pietra e forni a legna… Paolo Labita

L’Arca dello Jato e la valorizzazione della razza Cinisara… Angelo Fiordilino

Alcamo, terra di bagli, di meloni e di vini. Terra fertile, dove sangue e cultura si sono sempre adeguati in un incontro che non è mai avvenuto. Dallo stille neoclassico alle case di campagna, Alcamo è uno svicolare dal turismo dal naso all’insù, qui si è sempre guardato verso i piedi, verso la concretezza di uno stare che, nel tempo, è stato indipendenza e dipendenza. Le richieste non avverate sono diventate delle imposizioni e, così, quello che resta è un sonnolento popoloso, qualcosa che lascia il centro per dirigersi in colline sterminate, selvagge, ventose, dove gli alberelli e i meloni impongono la sosta, il tempo e la curva, ridando indietro l’immagine di una Sicilia che si colora, diventa verde e fuoriesce dal classicismo delle stagioni. Il paese è un qualcosa che rimane, perché si guarda intorno, le periferie adagiate di botteghe di quartiere continuano a tessere le fila di discorsi consunti e di clientela consueta, quello che c’è fuori, l’eco dei discorsi, rimane ventoso e lontano. E così mi trovo in mezzo ad un agro discosto, dove il riunirsi è, da sempre, un atto medesimo e rituale. Continue reading L’Arca dello Jato e la valorizzazione della razza Cinisara… Angelo Fiordilino

Api nere incrociate alla ricerca di spazi… Salvatore Colicchia

Furnari. Un giro di case basse, villette, costruzioni decostruite e luoghi senza prospettiva si alternano in quell’imbarazzo che tiene ancora a distanza l’artigianato tipico e il luogo riesumato. In una mezza strada tra il diporto e il borgo più bello, questo lato di Sicilia, in mezzo ai collegamenti e con davanti le isole Eolie, è stato percorso da tutti e analizzato da pochi. Qui la gente passa oltre, perché quasi manca l’intenzione. La Fort Lauderdale dai toni pallidi impone le stagioni, prendendo un pezzo di costa dove il passeggero del riposo imposto, lo stesso del sole sulla pelle e del poco sforzo, nasconde il proprio tempo liberato dagli accenti meno danarosi e dalle voci più stentoree. Dietro c’è una cultura che, in quella forma di elevazione sociale dominata dal conto in banca, rimane sempre come un folkloristico da mercatino e da beneficenza. Pittoreschi e personaggi da cena condivisa dove mostrare il proprio compiacimento verso il primitivo, verso quel lato di mondo che è sempre oggetto di una spiritosaggine disdegnosa e impaurita. Qui in mezzo, districarsi è un’operazione coraggiosa e Salvatore Colicchia, insieme alle sue api, da oltre vent’anni, sta provando a trasformare l’apicoltura in una professione. Continue reading Api nere incrociate alla ricerca di spazi… Salvatore Colicchia

Maiorchini, pecorini e un tempo che non è stato abbandonato… Domenico Isgrò

Furnari è uno di quei luoghi della Sicilia a metà strada, in quella collina della Val Demone a cui è stato tolto il fascino della propaganda enologica. Il mare perbenista dei porti turistici a pochi passi, Tindari in bella vista e i Peloritani alle spalle, queste strade curve ricalcano la non esistenza di un paese fagocitato dalle sue frazioni e da una montagna richiesta, dove le tradizione dell’oliva e del pascolo stanno provando ad insistere, a mantenersi al di là delle dilazioni commerciali, quelle che han confuso lo scontrino con il santino, genuflettendo quotidianità ed opportunità. Luoghi come Furnari, soprattutto quando esci dal conosciuto e dal lambiccato, appaiono come una grossa pozzanghera, dove tirare fuori della bellezza è una questione di riflessi e di riflessione. E così arrivare da Domenico Isgrò, non dovendo raggiungere Novara o Montalbano, attiene a quella via di mezzo che non deve necessariamente perseguire il suggestivo decadente. Continue reading Maiorchini, pecorini e un tempo che non è stato abbandonato… Domenico Isgrò

La storia della pasticceria conventuale in mezzo all’incrocio… Maria Grammatico

Erice, dove trovare la nebbia offre quel senso di torvo che in Sicilia diventa imperscrutabile. La solarità del giorno non riecheggia che nei pullman, nelle salite e in quel borgo medievale che ogni tanto prova a lasciarsi andare. La salita è un panorama incostante, i tramonti fenici, le fortificazioni a trecentosessanta gradi e i souvenir gastronomici sono parti dello stesso compromesso che bisogna stringere, attendendo che il paese si svuoti, rilasciando l’eco e l’oro vecchio senapato delle case che rivelano il sole e gli stilemi dei siciliani ripetenti sempre la stessa leggenda. Questo è uno dei borghi più belli, più completi, meglio tenuti, il dubbio non attiene più i pomeriggi, rimane riflesso, perduto, quasi come uno scacciapensieri in un film parodistico, ha “impupato” facce, baffi, coppole e calzari, ha preso il passato trasformandolo nel centro di ogni discussione, fuori dai dilemmi e dalle perplessità. Erice è quella Sicilia che viene ricercata e trovata proprio perché in superficie. Manifesta e lampante come solo il decoro deferente riesce ancora ad essere. Scavando, bisogna cambiare posizione, luce, geografia e incanto, ma è una cosa che concerne la fuga. E così provo anche io a rimanere assuefatto. Continue reading La storia della pasticceria conventuale in mezzo all’incrocio… Maria Grammatico

Un pasticciere che vuole continuare a fare l’artigiano… Roberto Cosmo

Giussano. La capitale dei bar da rotonda, quelle strutture amorfe e ipocondriache che lambiscono i cigli della strada all’interno di prefabbricati dai colori sbiaditi che, dirimpetto, si rimbalzano la capacità di prendere al collo il cliente con l’offerta meno allettante possibile, scritta in modi bizzarri, dentro un’etica da videopoker imbevuto nel cappuccino. Una statale Milano-Lecco che della bizzarria reazionaria e delle ruote dei SUV ne ha fatto quasi una forma di diffidenza, di ironia consumistica che, da queste parti, sembra un poco più di quello che è, come negli accenti caricaturali così nell’indifferenza al diverso. La crisi dell’industria ha trasformato la pelle dei portafogli e la densità dei carrelli della spesa, ma le facce rugose e tetragone non hanno mai smesso di imporre il maschio attraverso l’occhio fetido e il labbro umido. Così, gli Imperi delle margarine hanno continuato serenamente a discorrere, le zone industriali a patinarsi di torte a specchio e quei pochi artigiani rimasti a modificare il passato attraverso una rivalutazione di luoghi, dolci e buone maniere. Continue reading Un pasticciere che vuole continuare a fare l’artigiano… Roberto Cosmo

Il cuoco contadino e la speranza di un lago migliore… Fiorenzo Andreoli

Maclino. Toscolano Maderno. Vista lago rarefatta e offuscata, strade di campagna, tra il ripido e il disordinato, piante d’ulivo tutt’intorno, percorsi interni, villette, fioriere e un Garda meno smaccato e più nascosto. Dichiarazioni d’intenti di chi, innamorato delle proprie viste e dei propri specchi lacustri, ha preferito non vedere, mimetizzandosi in mezzo ad una natura sempre più antropica, sempre più mezzo di coercizione e di dimostrazione per un turismo disattento che, nella raffinatezza, ha imposto una cifra stilistica ed economica. E così, qui dietro si possono ancora cogliere le sfumature, si può stare tangenziali al contro-urbanesimo menefreghista e si può rivisitare una retroguardia di solitudine e e accoglienza. Un po’ reazionaria e un po’ rivoluzionaria. In quella mezza costa su cui il Garda ha sempre oscillato. Qui Fiorenzo Andreoli della maniera di essere distanti ha creato una leggenda. Di pensiero e d’azione. Continue reading Il cuoco contadino e la speranza di un lago migliore… Fiorenzo Andreoli