Pasticceria Atena: la tradizione al tempo delle monoporzioni… Sorelle Margini

Piccolo Stato di Sabbioneta. Cinquecento anni dopo che Vespasiano Gonzaga Colonna, ramo autonomo gonzaghesco, in quella fetta di terra tra l’Oglio e il Po, ha definito il concetto di difesa dal tempo, dall’incuria e dagli oppositori. Applicazione delle teorie rinascimentali di come vada costruita una città ideale, a Sabbioneta nulla è come sembra, superate le porte, i viali vengono interrotti subito da mura e labirinti, tutto è complesso, il centro è una sorpresa, le piazze si nascondono, le chiese si compongono e sotto gli edifici si possono ritrovare monete antiche e tombe principesche. Perché i Gonzaga sparivano con la morte (ritrovarli diventava operazione filologica da misteri sepolti) ed erano grandi studiosi di architettura militare e di inganni prospettici. Questo è un luogo straordinario, uno di quelli per cui la pianura è fin necessaria. La storia non se l’è portata via e così la città-stato riecheggia nel ghetto, nella zecca, nell’artigianato e nei palazzi. In questi luoghi rispettosi, cercare il confortevole diventa il primo dei principi. Continue reading Pasticceria Atena: la tradizione al tempo delle monoporzioni… Sorelle Margini

Parmigiano Reggiano: tra la cooperativa e il privato c’è di mezzo il prato… Mario Guareschi

Roccabianca, pianure soffuse e luci diafane. Con il sole che sale, le pievi in profonda campagna e le azienda agricole a puntellare il paesaggio, non ha nulla da invidiare all’ondulato, allo spietato collinare, quello che tutto consegna e che ritrova nelle tasche sotto forma di pratico pensiero. Portici e piazze diroccate, presi dentro dalle nebbie, dai sacrifici e dagli abbandoni, diventano terreni dissodati, cinque fienagioni e un’industriosità silenziosa che si abbatte tra il Po e le cascine. Culatelli, Parmigiani e sberleffi, nelle terre di Guareschi, la libertà di espressione è sempre stata un masso contro il pregiudizio, contro l’individualismo e a favore di una cooperazione che è, prima di tutto, paese e sfumature. Ci si riconosce con un cenno, si parla poco, si mangia frugale e il tempo diventa desiderio solo sulle aie nei giorni ricorrenti, questa Bassa, fatta di inverni ammutoliti e di lavoro senza sosta, è talmente illuminata che non avrebbe bisogno della continua svendita. Continue reading Parmigiano Reggiano: tra la cooperativa e il privato c’è di mezzo il prato… Mario Guareschi

Pandolce lievitato e laboratori labirintici… Pasticceria Tagliafico

Genova. Quartiere San Vincenzo. Via Galata. Centro delineato in stile Repubblica, devastazione demografica, centri direzionali, riecheggi di quartieri simbiotici e turchi, lontani da spiriti originari, mercanzie e popolazioni in subbuglio. Sono rimasti i piccoli negozi che, nonostante vendano trivialità, hanno il candore della dissidenza, sono rimaste le insegne storiche, i ristoranti rinnovati, le fabbriche del dolce e le persiane verde scuro. I pastelli sono sempre più sbiaditi, le buche non vengono rimarginate e le ferite delle alluvioni non sono ancora un ricordo. Il malmostoso genovese è uno di quei luoghi comuni che rinfacciano il turista contro il proprio specchio, il pessimismo è una forma di sarcasmo che prevede il turbamento. Ogni cosa è nuvolosa, è priva di retorica, è tagliente ma assolutamente sincera, il vento si porta via le discussioni e il giorno dopo torna l’incedere sprezzante e delicato per cui tutti sono uguali. Genova è una città formidabile perché i miracoli si fanno ancora in terra… Continue reading Pandolce lievitato e laboratori labirintici… Pasticceria Tagliafico

La Torta Vigoni, rigenerazione della Torta Paradiso… Enrico Magenes

Pavia, luogo scomodo, dove gli artigiani non si scorgono, dove il mondo ruota intorno all’università e la stagionalità è passaggio di fuori sede. C’è una certa ipocrisia e vicoli a fondo cieco con i sampietrini, ci sono piazze imborghesite, palazzi ducali, castelli e monumenti al benessere, la città ha trovato la sua funzione sociale, lasciando ad Oltrepò e Lomellina il compito di portare avanti la terra, l’autore, l’autunno e la disponibilità al clima. Il tardo romanico impera nel suo disporsi in mezzo a botteghe storiche e risuscitate, in mezzo a quel sentirsi anacronistici di una cittadinanza che, al di là dell’interesse verso il compimento scolastico, pretende la differenza, nell’accento, nel portafoglio e nella missione. I retaggi operai rimangono nei racconti come un qualcosa di perduto e il senso d’esistere a metà strada tra l’università e l’ospedale. Eppure c’è ancora un mistero freddo, un afflato tragico che nei pioppeti, appena oltre, rimane ghiacciato nella sensazione che qualcosa stia per accadere… dentro, è tutto troppo conformista. E così mi adeguo. Continue reading La Torta Vigoni, rigenerazione della Torta Paradiso… Enrico Magenes

Una storia di pasticceria che si è rinnovata… Lorenzo Rossini

Santa Maria di Negrar. Strade benestanti che portano verso l’illusione, verso una Valpolicella frammezzata, rimessa insieme e reinvestita. Sono lontani i tempi dei mercati delle pecore, dove si attaccavano gli ovini ai muri, in cui gli Amaroni non erano né un lusso né un pensiero, i lupi arrivavano vicino alla cinta e le trattorie di paese consumavano i propri pasti in nebbie avvolgenti, trippe e sempre i soliti piatti. Adesso c’è un tocco proditorio in tutto quello che si muove, e nei bar da rotonda, imperiali e assicurativi, e nelle villette basse e nelle insegne anacronistiche che contestualizzano l’unico sultano incontrastato: il vino. E siccome il punto di vista del reggente non è il punto di vista più relazionale sotto cui esporre ed esporsi, allora cerco una pasticceria, nel periodo pre-natalizio, dove recuperare e mettere insieme Pandoro e Nadalin. Continue reading Una storia di pasticceria che si è rinnovata… Lorenzo Rossini

Panificatori leggermente sfumati… Mirko Zenatti

Sommacampagna è un po’ diversa dal solito hinterland, anche qui si sono costruite rotonde, e conseguenti bar, case di tre piani, colori morti addomesticati e periferie brevi ma informi, ma qui, in quel collo di bottiglia tra la Pianura e le colline moreniche, il più classico dei luoghi di passaggio è diventato un luogo dove fermarsi, un recupero agricolo che ha ridato agio al suo centro storico, pesche e vigne in simbiosi quanto basta a non appassire e un’umanità che nel paese non ha visto una forma insana d’invidia. E così, anche se freddo e nebbia costituiscono lo scheletro dell’indifferenza e della diffidenza, basta una campagna a risollevare l’umore, un incrocio sbagliato, una chiacchiera fuori posto, un insensato accenno di nostalgia… Questi sono luoghi che fortificano i concetti e l’assenza di velleità, qui Mirko Zenatti ha da poco rinnovato il suo locale. Continue reading Panificatori leggermente sfumati… Mirko Zenatti

Il maiale al centro di tutto è presagio e metafora… Famiglia Morini

Località Gerbido di Godi. San Giorgio Piacentino. Case lontane, strade che si stringono, declivi apparenti e una campagna padana distante, qualche albero da pennichella appare come in un quadro riottoso e per forza di cose intimista. Campi arati, trattori, silos e distese di granoturco, qui non si respira ancora il clima da curva boscosa ma c’è un orizzonte infinito e ghiacciato che non concede tempo alle mezze stagioni. Qui la terra s’indurisce presto, d’inverno per il ghiaccio, d’estate per il caldo, il piede non sprofonda, la poesia viene bloccata su labbra blu e sguardi velati, l’improvvisazione, la fuga, il ricongiungimento e la ripartenza non sono fasi per queste frazioni, qui chi c’è resta, chi passa il weekend rimane incantato, chi se ne va è perché non è riuscito ad accontentarsi del salotto tiepido e dei piedi ghiacciati. Queste pianure piacentine sono simbolo di culla e previsione di vecchiaia. Continue reading Il maiale al centro di tutto è presagio e metafora… Famiglia Morini

Il Buratto: panificazione lieve, luoghi neo-medievali… Elena e Stefano Campanello

Grazzano Visconti. Vigolzone. La Gardaland del Medioevo, un luogo da bambini in gita, con botteghe artefatte, finte fucine e venditori di ammennicoli. Uno straordinario castello di fine ‘400 e, tutt’intorno, costruzioni anticate di inizio ‘900 per portare giullari e mangiafuoco ai limiti dei centri commerciali. Un luogo fuoriuscito dal tempo e poco scavato, dove la furbizia è pari alla mestizia dei venditori con orari rapsodici, un qualcosa di mantenuto che nella società conformista va ad incocciare il bisogno di gruppi, pullman e di una storia raccontata da divulgatori delle due del pomeriggio. Tra un rabbocco di materia grigia e l’altro, sorseggiando un The Infrè con le Macine, si può sognare acquamarina e zirconi, dame e nani; la bigiotteria del Medioevo, dove tutto è al proprio posto perché quel posto non l’ha mai avuto. Qui, i fratelli Campanello, sulla strada provinciale con dietro un parcheggio dove salvarsi dall’oggettività, hanno deciso per un panificio, un forno a legna, travi a vista e una possibilità. Continue reading Il Buratto: panificazione lieve, luoghi neo-medievali… Elena e Stefano Campanello