Furmai Nis: il Casu Marzu piacentino

Provincia di Piacenza. Tra la Val Trebbia e la Val Tidone. Un territorio sopraffatto da una bellezza tenue, che nella collina ha sperato e dalla collina è stato rifiutato per il troppo senso. Qui ci sono ancora gli artigiani, le buche sulle strade, il disinteresse come forma coercitiva di sopportazione e un vincolo culturale molto prima del riguardo. Sagre nei capannoni, tortelli con la coda, coppe regressive, zucche e contadini da vino. Qui anche il presente è notevole. E siccome ho già dato, vado alla ricerca del pruriginoso, del lascivo, dell’allotriofagia. Cerco la robiola Nissa, quel formaggio coi vermi al di qua del mare. Continue reading Furmai Nis: il Casu Marzu piacentino

Rue de Zerli: cipolle, patate e castagne di una profondità disarmante… Franca Damico

Zerli. Né. Poche anime sopravvissute alla desuetudine. Si lascia il mare, s’imbocca la Val Graveglia e, mentre impallidisce il contemporaneo, la vegetazione diventa la comprensione di un luogo con approdi consolatori e punti saldati nell’isolamento. Un paese senza centro che sul territorio, come vezzo selvatico, ha imposto il proprio stile di nuvole cariche e temporali. La Liguria è una questione di valli remote sviluppate in verticale. L’unico orizzonte diventa la rappresentazione del mare. E cosi m’incuneo e vengo sopraffatto da luoghi, persone e costumi tra l’assedio e la tana. Continue reading Rue de Zerli: cipolle, patate e castagne di una profondità disarmante… Franca Damico

Il Graukase tra tradizione, parole e modernità… Martin Pircher e Gunther Vollger

Campo Tures. Valle Aurina, dove il tempo del decadimento non è mai arrivato. Il bello inossidabile, il fiore sempre in fiore, le montagne sempre paesaggio, le paure disossate fino al riempimento del turismo e al terrore per quello che c’è fuori. Queste valli altoatesine rispecchiano sempre la perfezione e alla perfezione la borghesia alla ricerca del proprio fisico e in fuga dal proprio pensiero. Ȉ tutto precostruito, già mangiato, già digerito, il sorprendersi è di un ribellismo fluorescente, serale, rassicurante, lo spazio è sempre un eterno che non ha bisogno di altro, in quanto giudizio o complimento. Qui si sa. E nella straordinario riempimento visivo, continua a mancare un po’ di scrostato e di inatteso. Ma lo sguardo lenisce molti altrove. E forse basta questo. Continue reading Il Graukase tra tradizione, parole e modernità… Martin Pircher e Gunther Vollger

Stiria austriaca: dove l’artigiano può ingigantirsi… Zotter, Golles e i viaggi in pullman

Stiria. Distretto di Sudoststeiermark. Austria. In mezzo ai semi di zucca, dietro la fortezza di Riegersburg, si sviluppa una serie di paesaggi che, nel bucolico assente e nella distanza dall’azienda agricola tradizionale italiana, ancora alla ricerca di una comunicazione antitetica, ha trovato la sua maniera di esistere. Boschi precisi, qualche vigneto e la cultura intensiva dell’olio di zucca che dà sempre quella sensazione di agreste mascherato, dietro un’antropizzazione necessaria e assolutamente formale. Continue reading Stiria austriaca: dove l’artigiano può ingigantirsi… Zotter, Golles e i viaggi in pullman

Una Slovenia fuori tempo massimo: mulini flottanti e granai a mezz’aria…

Pillole: Lubiana è quella bomboniera che vale il passeggio, Osem con il suo pane un po’ hipster e un po’ a lievito madre, acidità sostenute e farine poco profumate, tiene in piedi l’interesse di quella relazione che è anche carne frollata (As), relazioni montenegrine e vini ossidati (malvasie che partono dai punti di vista di Josko Gravner). Il paesaggio si incunea verso una Slovenia che non lascia tracce nelle discussioni al di qua del confine. La Carniola e poi la Stiria. Sensazioni termali, frutta e profondi austriaci. Questo è il significato medio. C’è però una regione dietro la cortina, dove fiumi, coltivazioni di luppolo e mulini diventano la sostanza. Al di là della modernità, c’è ancora la pietra a dirimere il sepolto dal dissepolto e così l’antico è ancora una forma di comunicazione molto potente. Per quelli che decidono di arrivare fin qui. Continue reading Una Slovenia fuori tempo massimo: mulini flottanti e granai a mezz’aria…

Formaggi a settanta metri sotto terra… Dario Zidaric

Duino Aurisina. Rientro nel Carso per motivi quasi surreali. Mi perdo più volte tra doline e questa vegetazione che non è mai un’apertura. Qui, chi lavora bene, non ha bisogno dei cartelli, agli incroci delle strade ci sono le frasche di edera che segnano l’apertura delle osmize, retaggio storico asburgico che dava la possibilità – e la dà ancora oggi – alle aziende agricole di vendere i propri prodotti, otto (osem in sloveno) giorni all’anno, esenti da dazi. Adesso si parla di mesi e di quantità di vino prodotto. Quella di Ivan Gabrovec, giardino e cantine assuefacenti, è un intreccio insisitito di fiera rudezza, prosciutti al coltello e vino della casa (e venire da Milano non dà una grandissima mano…) Ma è l’obiettivo secondario. Continue reading Formaggi a settanta metri sotto terra… Dario Zidaric

Un incontro che ti cambia il pranzo, la giornata… forse il tempo… Josko Gravner

Oslavia. Quartiere di Gorizia. Località Lenzuolo Bianco. Rappresentazione di un Sacrario Militare. Naturale teatro vitivinicolo increspato, come se le onde di riflusso avessero trovato, nell’ego smisurato, il luogo della distanza. E così in città e fuori città, ad un passo da tutto, dal mare, dalla montagna, dalla diffidenza e dalla perdizione. Un Collio secco e severo, cielo bianco e uomo opprimente nonostante l’inganno. Perché la vigna non è la fabbrica ma a volte l’occhio prescinde dalla realtà. Un microcosmo unico al mondo lo definiscono, dove al selvatico rimane il pensiero rivoluzionario di accedere alla giornata sempre con un desiderio. E così, questa è una terra di uomini, bisogna andare oltre il declivio, il pungente, l’assenza di equilibrio, l’umano come imposizione e mettersi in ascolto. Magari evitando parte delle conversazioni e dedicarsi ad una possibilità unica… Continue reading Un incontro che ti cambia il pranzo, la giornata… forse il tempo… Josko Gravner

Leggendario prosciutto di frontiera… Uros Klinec

Medana. Collio sloveno, dove l’antropizzazione è una forma di turismo. L’invadenza della vite, che ha tolto il selvatico mantenendo i colori, si scorpora passando per i borghi. Questi sono luoghi di confine, ci sono case diroccate dove si scambiavano caffè e cioccolato e dove adesso crescono vigneti c’erano le sentinelle che controllavano i movimenti. La Jugoslavia non era un affare e nemmeno un presentimento, era una realtà solida e codificata… al di là della rete, gli sguardi bolsi e flaccidi apportavano solo languore e invidia. Adesso, con gli stessi sguardi defraudati del benessere e del sapere ad esso collegato, rimane solo quell’atavica preminenza morale che ci getta addosso gli occhi della misericordia. Qui è ancora un fatto di genere, di uomini e donne, di maschio alfa e perversioni, l’istinto psichico non è un orgoglio ma una necessità. Qui, al di là della cortina c’è ancora una ricerca feroce che non fa prigionieri. Continue reading Leggendario prosciutto di frontiera… Uros Klinec