MicaPan: acuti panificatori vegani… Caterina Ottino e Francois Peaquin

Fenis. Anche luoghi minuti, impacciati e refrattari al dialogo, in territori dove la sorpresa è un’abitudine, possono portare fuori varie storie e altrettanti diramazioni. Per caso, entrando e uscendo dalla perfezione, la Valle d’Aosta, ogni tanto, mostra figli meno legittimi, dissidenti irriducibili e persone che non hanno creduto all’uniforme, ai pochi dei, ad una tradizione sbandierata il più delle volte e disattesa le stesse. Come sempre dal basso, qui gli agricoltori hanno trovato la propria situazione all’interno di contesti canditi, di giardiniere e balconi in legno, tra curve rispettose, strisce pedonali e un patois che raggiunge sempre l’orecchio del vicino, ancorché a bassa voce. E così la forma reazionaria della fioriera infarcita si è sempre portata dietro il bel tempo e l’inclinazione, fino a quando qualcuno non ha provato ad incrinarla. Caterina Ottino e suo marito Francois Peaquin, torinese lei autoctono lui, hanno spostato la propria visione architettonica dalle case al pane. Continue reading MicaPan: acuti panificatori vegani… Caterina Ottino e Francois Peaquin

Tome nel parco del Mont Avic… Luca Turini e Susy Perrin

Frazione Covarey. Champdepraz. Ai piedi del Parco faunistico del Mont Avic. Pini uncinati, fauna ungulata, torbiere espanse, miniere in abbandono, archeologia rivestita di gemme e di aghi, protezione regionale per quello che è una delle meraviglie meglio nascoste dell’intera valle. Qui, dietro il gran Paradiso e dirimpetto il vallone di Champorcher, d’inverno risiedono cinque abitanti, un resort, neve e una solitudine offuscata che non porta su nemmeno la corriera. D’estate si riempie di zaini e scarpe da trekking, di passeggiatori novelli e famiglie alla ricerca del selvatico da raccontare, da mettere in mostra ma soprattutto da mettere sotto i denti. Così, per chi ha avuto la fortuna e la possibilità di creare la propria attività, i piedi del parco diventano la migliore delle opportunità. Continue reading Tome nel parco del Mont Avic… Luca Turini e Susy Perrin

Orti integrati in un fondovalle che è rappresentazione… Alessio e Mattia Nicoletta

Fenis. Cinte murarie merlate, autostrade, privazione e depravazione. Un fondovalle aostano non interessato alla sua difesa, organizzazione agricola, hotel d’accoglienza, vicinanza approssimativamente a tutto e una montagna che non è così necessità come da altre parti. L’antico lignaggio non va oltre quelle case sparse al bordo del bosco, qui si seguono strade sempre più piccole per vedere come agricoltura e urbanistica possano andare d’accordo, come l’autostrada, spauracchio imperante in mezzo a selve di cemento, qui sia qualcosa di sbadato, che attiene ad un percorso di affrancamento più che d’impedimento. In luoghi così non ti aspetti nulla proprio perché i dietro l’angolo sono pieni di sorprese. Oltre il caso, trovo la famiglia Nicoletta. Continue reading Orti integrati in un fondovalle che è rappresentazione… Alessio e Mattia Nicoletta

Toma dell’Ourty: i mestieri oltre l’alpeggio… Marco Vuillermoz

Tra Champorcher (la Vallée de l’Alleigne), Hône e Montjovet. Bassa Valle d’Aosta. Tra un forte e alcune case appoggiate alle rupi, partono valloni chiusi su parchi naturali, confini dimezzati ed attività estive/invernali che non possono fare a meno di includere il turista. Qui c’è sempre il rischio che lo smaccato prenda il sopravvento, che il tempo e il denaro combacino alla perfezione andando ad intaccare l’autentico. La caccia al formaggio, da queste parti, è un viso assolato che sposta il coltello dei malgari. E così, seguendo la Dora Baltea nelle sue anse e nel suo schermirsi dai nemici, si segue la storia di agricoltori e allevatori che qui della Fontina hanno dovuto fare a meno, perché in valli più oscure, dedicate ad altro, in una montagna dove le logiche delle tome e dei formaggi semigrassi, con le implicite sfide all’indigenza, non possono e non devono passare sotto traccia. Le tome della Valle d’Aosta hanno ancora l’attitudine della storia e Marco Vuillermoz è uno di quegli interpreti perfetti per decriptare limiti e prospettive di un’intera regione. Continue reading Toma dell’Ourty: i mestieri oltre l’alpeggio… Marco Vuillermoz

El Dolz: pasticceria in costruzione… Stefano Casagrande

Rapallo. Borgo marinaro libero comune approdo turistico. I tempi si sono evoluti o involuti, le facce si sono private dietro persiane e mondanità, nel tempo, il caso ha preso possesso delle azioni e delle reazioni, iborghi incastonati e l’agricolo dismesso hanno ceduto il posto all’unità abitativa, il centro storico ha mantenuto un discreto splendore e il lungomare decide quotidianamente le sorti dei residenti. Mentre i caruggi si svuotano, i negozi chiudono in controluce perché cinesi e venditori hanno monopolizzato il tempo del passeggio. La rapallizzazione non avrà mai termine, finanche in mezzo al mare, molto oltre l’arenile. E così il gotico monastico cede il passo al liberty, al classicismo socialista, all’edilizia informe, mentre il paesaggio delle vetrine recita improbabili incisi tipo “l’apertura dipende dal meteo”. E nessuno ha ancora capito se il negozio apre con il sole o con la pioggia. Lo scostante spigoloso ligure è sempre dietro l’angolo, come da definizione. Ma il contraddittorio è sempre dietro l’altro angolo. E così arrivo a El Dolz, il luogo di formazione di Stefano Casagrande. Continue reading El Dolz: pasticceria in costruzione… Stefano Casagrande

La focaccia di Recco ha pochi dubbi… Panificio Moltedo

Recco. Ennesima insenatura del Golfo del Paradiso ed ennesimo borgo marinaro che ha creato nel tempo la sua epica e la sua leggenda. È uno scorrere di volti risentiti, di turisti soliti e di attività che non hanno mai cercato la compiacenza. L’architettura è diventata un modo di sovrapporre case e le strade, impedite dal mare e dalla montagna, hanno portato l’asfalto a mezz’aria. Ci si guarda poco perché non ci sono molti riscontri, i recchelini hanno risposto a delle necessità e al bisogno di sottomissione della metropoli, han ridato indietro un linguaggio proprio, una carica d’ironica ruvidezza e quella voglia di evadere il desiderio, compresso dalle cravatte, che nella vicinanza ha trovato l’unica impronta d’interesse. Recco è a metà strada della bellezza, dove non ci sono troppe cure oltre l’imposizione di una propria identità e così attende sempre gli stessi volti, proponendo sempre la stessa strofa. Nella semplicità dell’incantatore risiede il segreto perverso della definizione. Focaccia, mille versioni, ma focaccia. Le cipolle per la colazione, la genovese per l’abitudine, il formaggio per la licenziosità. E quale luogo migliore del Panificio Moltedo può rispondere a quel desiderio di manitoba e stracchino, anonimato nell’anonimato, da cui è impossibile sottrarsi? Continue reading La focaccia di Recco ha pochi dubbi… Panificio Moltedo

Basi rivierasche per un gelato solido… Matteo Spinola

Chiavari. Paesaggi di riviera disinteressati, promontori in lontananza, persiane verde scuro come da retaggio marinaro e un centro storico da far invidia al prestigio di città adiacenti che certe piazze se le sognano. Eppur c’è un inverno. Questa è la meraviglia di una Liguria che si richiude su sé stessa, tra portici e volte, biciclette e strade che non hanno un’ortogonalità nemmeno come forma di riflessione. Il lungomare è occupato come un’assenza, come un forestiero e come un’eccezione. Il resto è ipocrita cattiva mescolanza. Persone straordinarie si richiudono e la famigerata ospitalità ligure arriva a chi di quell’ospitalità non ne può fare a meno. La borghesia commerciale di riviera si è solo un po’ incanutita, ma è rimasta piegata su tradizioni e sguardi che arrivano sinceri, antichi e assolutamente anacronistici. Lontano dal mare e dalle valli, la Liguria esprime sempre una signoria velata dietro i tendaggi, ma è estate e così sto vicino alla sabbia e cerco un gelato… Continue reading Basi rivierasche per un gelato solido… Matteo Spinola

Tra gelateria e lievitazione, soluzioni polimorfe… Ivan Gorlani

Tra Monza e Verolanuova. Su quella Bre.Be.Mi. priva di senso e di macchine, la pianura non ha più un trascorso, le attività sono state divelte, il passaggio non è stato nemmeno alterato, ma definitivamente incastrato all’interno di una logica urbanistica che nella pianura ha visto solo terzo Paesaggio. Frammenti indecisi e migratori che non hanno più nulla di stanziale, dove si pagano pedaggi per allontanarsi e avvicinarsi al terzo Stato, a quella borghesia commerciale centripeta e costosa. Così Monza, satellite eletto, può ben rappresentare un nuovo luogo di fuga, una nuova maniera di vedere l’ineluttabile e il non circondabile. In queste città di provincia, che sono monumenti del mai portato a fondo, si possono ben spendere i propri soldi nei mesi invernali e ormai nei mesi estivi. E non ci si chiede più quale desiderio possa percorrere decine di kilometri in mezzo alle brume. L’espansione è un atto di vicinanza. Continue reading Tra gelateria e lievitazione, soluzioni polimorfe… Ivan Gorlani