Giolì: Piennolo del Vesuvio e realtà… Angelo Di Giacomo

Tra San Giorgio a Cremano, Ercolano, Massa di Somma e San Sebastiano. Sostanzialmente intorno al Vesuvio. Bisogna tenere lo sguardo fisso verso l’orizzonte e mirare oltre, verso Napoli, il mare, l’ineludibile. L’edilizia qui si è portata via gran parte del desiderio ed è rimasta la necessità di strutture sovraesposte, dove strade, macchine e regolamentazioni fai-da-te esprimono disapprovazione fino alle pendici del Vulcano. Lì tutto lentamente si rasserena, appaiono le prime coltivazioni, retaggi eruttivi, latrati di cani randagi, muretti, piante da frutta e quella forma di pomodoro unica nel mondo, che riscalda gli inverni abbandonando il popolare, sua realtà il Piennolo. Continue reading Giolì: Piennolo del Vesuvio e realtà… Angelo Di Giacomo

Non tutti i versanti del Monte Rosa sono uguali… Silvio Pella

Macugnaga. Valle Anzasca. La strada segue le coste, i corsi d’acqua rimangono in basso, la cultura Walser apporta legno mentre il Monte Rosa è il fine di una strada che comprime un po’ tutto. La via è una ed una sola, si possono prendere strade laterali che si chiudono sempre verso questa valle chiusa, profonda, con laghi artificiali che, nei periodi sbagliati, si riempiono di zaini e petti nudi. La cultura gastronomica si è ritirata nel momento in cui gli alpeggi hanno smesso di essere funzionali e funzionanti. Il Rosa è rimasto un totem inattaccabile, dove portare su turisti per farli ingozzare di prodotti proditoriamente tipici, vestiti locali e tradizioni ancestrali. Ma solo dopo il sole postprandiale. Ci sarebbe ancora qualche produttore ma il dissoluto turistico ha compromesso facce e condizioni. Continue reading Non tutti i versanti del Monte Rosa sono uguali… Silvio Pella

Farina Bona: musicista, docente, mugnaio al profumo di pop corn … Ilario Garbani

Cavigliano. Valle Osernone. Canton Ticino. Svizzera. Si supera Verbania, si prende la costa dei limoni fino al confine, si arriva nella desolazione delle rotonde e delle pompe di benzina e poi si sceglie per la rilassatezza di luoghi solcati da bagni impavidi, all’interno di una predisposizione turistica che ha scoperto questo tempo come il migliore per la propaganda. Qui la costruzione è spesso un carattere discreto di bianco e vetro, nonostante il luogo, la decadenza e il paesaggio. La tendenza ticinese prescinde dallo sfondo, è un impulso poco coeso a lasciar da parte il confine. Così al culmine di una sintesi, a cavallo tra i binari di una piccola stazione di paese, c’è il ristorante di Agnese Broggini, classicismo elvetico dove il tempo delle pieghe non ha ancora messo radici. Vista, formalismo e grande devozione. Lei è oltre il piatto, ostessa raffinata, retaggio di un’epoca di spettri e macigni. Supero Intragna (e il pranzo) e mi dirigo alla meta. Casa di Ilario Garbani, un eclettico gentile, che nella sapienza continua a mantenere le mani. Continue reading Farina Bona: musicista, docente, mugnaio al profumo di pop corn … Ilario Garbani

Cascina Fraschina: orti biologici in pianura padana… Tommaso Montorfano e Claudio Vaccari

Abbiategrasso. Estrema propaggine di una pianura sensuale nel suo non senso. I paesi, qui, acquisiscono un comunque di lontananza dalla città. Inizia una pianura meno conforme e prima del riso, dove le cascine sono al limite della propria sopravvivenza, oggi come allora, vittima di una visione refrattaria della società. Un tempo subita oggi cercata. Così, il “quanto è bello tornare alla terra” diventa il mantra di una generazione che ha buttato migliaia di euro di istruzione urbana per accorgersi tardi che siamo in Italia. Così rispuntano vecchi oliveti di famiglia, cereali antichi e animali dispersi. Ma questa è una sconfitta della società borghese. E così, come da regola insita nei dettami della nobiltà manifesta, il ruolo del comando non può venir meno. Deve essere solo spostato. Questo il mio approccio… quello che trovo sono due agricoltori che fanno veramente gli agricoltori. Continue reading Cascina Fraschina: orti biologici in pianura padana… Tommaso Montorfano e Claudio Vaccari

Furmai Nis: il Casu Marzu piacentino

Provincia di Piacenza. Tra la Val Trebbia e la Val Tidone. Un territorio sopraffatto da una bellezza tenue, che nella collina ha sperato e dalla collina è stato rifiutato per il troppo senso. Qui ci sono ancora gli artigiani, le buche sulle strade, il disinteresse come forma coercitiva di sopportazione e un vincolo culturale molto prima del riguardo. Sagre nei capannoni, tortelli con la coda, coppe regressive, zucche e contadini da vino. Qui anche il presente è notevole. E siccome ho già dato, vado alla ricerca del pruriginoso, del lascivo, dell’allotriofagia. Cerco la robiola Nissa, quel formaggio coi vermi al di qua del mare. Continue reading Furmai Nis: il Casu Marzu piacentino

Rue de Zerli: cipolle, patate e castagne di una profondità disarmante… Franca Damico

Zerli. Né. Poche anime sopravvissute alla desuetudine. Si lascia il mare, s’imbocca la Val Graveglia e, mentre impallidisce il contemporaneo, la vegetazione diventa la comprensione di un luogo con approdi consolatori e punti saldati nell’isolamento. Un paese senza centro che sul territorio, come vezzo selvatico, ha imposto il proprio stile di nuvole cariche e temporali. La Liguria è una questione di valli remote sviluppate in verticale. L’unico orizzonte diventa la rappresentazione del mare. E cosi m’incuneo e vengo sopraffatto da luoghi, persone e costumi tra l’assedio e la tana. Continue reading Rue de Zerli: cipolle, patate e castagne di una profondità disarmante… Franca Damico

Il Graukase tra tradizione, parole e modernità… Martin Pircher e Gunther Vollger

Campo Tures. Valle Aurina, dove il tempo del decadimento non è mai arrivato. Il bello inossidabile, il fiore sempre in fiore, le montagne sempre paesaggio, le paure disossate fino al riempimento del turismo e al terrore per quello che c’è fuori. Queste valli altoatesine rispecchiano sempre la perfezione e alla perfezione la borghesia alla ricerca del proprio fisico e in fuga dal proprio pensiero. Ȉ tutto precostruito, già mangiato, già digerito, il sorprendersi è di un ribellismo fluorescente, serale, rassicurante, lo spazio è sempre un eterno che non ha bisogno di altro, in quanto giudizio o complimento. Qui si sa. E nella straordinario riempimento visivo, continua a mancare un po’ di scrostato e di inatteso. Ma lo sguardo lenisce molti altrove. E forse basta questo. Continue reading Il Graukase tra tradizione, parole e modernità… Martin Pircher e Gunther Vollger

Stiria austriaca: dove l’artigiano può ingigantirsi… Zotter, Golles e i viaggi in pullman

Stiria. Distretto di Sudoststeiermark. Austria. In mezzo ai semi di zucca, dietro la fortezza di Riegersburg, si sviluppa una serie di paesaggi che, nel bucolico assente e nella distanza dall’azienda agricola tradizionale italiana, ancora alla ricerca di una comunicazione antitetica, ha trovato la sua maniera di esistere. Boschi precisi, qualche vigneto e la cultura intensiva dell’olio di zucca che dà sempre quella sensazione di agreste mascherato, dietro un’antropizzazione necessaria e assolutamente formale. Qui c’è un però rispetto al paragone, in mezzo a castelli, colline e boschi, transitano decine di pullman ogni giorno. Portano in giro turisti e studenti, li scarrozzano tra gli artigiani del posto, quelli veri, che rispetto all’Italia si sono giusto un poco più ingranditi. Continue reading Stiria austriaca: dove l’artigiano può ingigantirsi… Zotter, Golles e i viaggi in pullman