Panificatori leggermente sfumati… Mirko Zenatti

Sommacampagna è un po’ diversa dal solito hinterland, anche qui si sono costruite rotonde, e conseguenti bar, case di tre piani, colori morti addomesticati e periferie brevi ma informi, ma qui, in quel collo di bottiglia tra la Pianura e le colline moreniche, il più classico dei luoghi di passaggio è diventato un luogo dove fermarsi, un recupero agricolo che ha ridato agio al suo centro storico, pesche e vigne in simbiosi quanto basta a non appassire e un’umanità che nel paese non ha visto una forma insana d’invidia. E così, anche se freddo e nebbia costituiscono lo scheletro dell’indifferenza e della diffidenza, basta una campagna a risollevare l’umore, un incrocio sbagliato, una chiacchiera fuori posto, un insensato accenno di nostalgia… Questi sono luoghi che fortificano i concetti e l’assenza di velleità, qui Mirko Zenatti ha da poco rinnovato il suo locale. Continue reading Panificatori leggermente sfumati… Mirko Zenatti

Il maiale al centro di tutto è presagio e metafora… Famiglia Morini

Località Gerbido di Godi. San Giorgio Piacentino. Case lontane, strade che si stringono, declivi apparenti e una campagna padana distante, qualche albero da pennichella appare come in un quadro riottoso e per forza di cose intimista. Campi arati, trattori, silos e distese di granoturco, qui non si respira ancora il clima da curva boscosa ma c’è un orizzonte infinito e ghiacciato che non concede tempo alle mezze stagioni. Qui la terra s’indurisce presto, d’inverno per il ghiaccio, d’estate per il caldo, il piede non sprofonda, la poesia viene bloccata su labbra blu e sguardi velati, l’improvvisazione, la fuga, il ricongiungimento e la ripartenza non sono fasi per queste frazioni, qui chi c’è resta, chi passa il weekend rimane incantato, chi se ne va è perché non è riuscito ad accontentarsi del salotto tiepido e dei piedi ghiacciati. Queste pianure piacentine sono simbolo di culla e previsione di vecchiaia. Continue reading Il maiale al centro di tutto è presagio e metafora… Famiglia Morini

Il Buratto: panificazione lieve, luoghi neo-medievali… Elena e Stefano Campanello

Grazzano Visconti. Vigolzone. La Gardaland del Medioevo, un luogo da bambini in gita, con botteghe artefatte, finte fucine e venditori di ammennicoli. Uno straordinario castello di fine ‘400 e, tutt’intorno, costruzioni anticate di inizio ‘900 per portare giullari e mangiafuoco ai limiti dei centri commerciali. Un luogo fuoriuscito dal tempo e poco scavato, dove la furbizia è pari alla mestizia dei venditori con orari rapsodici, un qualcosa di mantenuto che nella società conformista va ad incocciare il bisogno di gruppi, pullman e di una storia raccontata da divulgatori delle due del pomeriggio. Tra un rabbocco di materia grigia e l’altro, sorseggiando un The Infrè con le Macine, si può sognare acquamarina e zirconi, dame e nani; la bigiotteria del Medioevo, dove tutto è al proprio posto perché quel posto non l’ha mai avuto. Qui, i fratelli Campanello, sulla strada provinciale con dietro un parcheggio dove salvarsi dall’oggettività, hanno deciso per un panificio, un forno a legna, travi a vista e una possibilità. Continue reading Il Buratto: panificazione lieve, luoghi neo-medievali… Elena e Stefano Campanello

Il Middlebrow borghese esiste ancora!? Si è solo spostato…

Middlebrow: fronte-media, una categoria di prodotti culturali e artistici (in particolar modo letterari) che si offrono al pubblico per le loro caratteristiche di facile accesso e fruizione…. tipo………. il cibo?!?!?”. Il middlebrow, probabilmente e così come si è sempre analizzato, nemmeno più esiste, in un’era in cui Šostakovič può diventare la suoneria di un cellulare e può essere “fruito nella disattenzione” (cit. Walter Benjamin), contenuti e forme cedono la mano alla liquidità e a tutte le sue connotazioni e contraddizioni. Lì’ in mezzo, in quel perbenismo culturale dove è l’emozione ciò che conta e dove ormai l’intelletto sembra un principio di separazione, le strutture reazione-rivoluzione fuori escono ancora egregiamente. Continue reading Il Middlebrow borghese esiste ancora!? Si è solo spostato…

Tortelli con la coda e un limitarsi poco oltre… Harry Vallavanti e Donatella Piazza

Gropparello. Località Sariano. Val Riglio. L’ennesima spaccatura piacentina che va verso un Appennino rintanato, in una metà strada, tra la Pianura Padana e le terre del Parmigiano, che non è mai andata troppo oltre con la fantasia. Strade che si rimpiccioliscono, castelli d’origine protetta, qualche vigneto, curve sussiegose, stagioni troppo nette per pretendere la Toscana, uno dei primi oli piacentini per dirimere il confine tra la brezza e la montagna, e una necessità al quotidiano fatta ancora di bar, alimentari, edicole, panini con la coppa e parrocchie coercitive. Queste sono valli oscure e diafane, dove il cambiamento cittadino è molto spesso un ritorno e dove i ruoli sono ancora perfettamente rispettati. Qui la pasta fresca fa parte di qualunque giornata. Continue reading Tortelli con la coda e un limitarsi poco oltre… Harry Vallavanti e Donatella Piazza

Le Forbesette: formaggi remoti… Matteo Bonaiti Pedroni e Giovanni Pizzamiglio

Morterone, una conca che ricordava un mortaio. 14 km di distanza dal primo centro abitato (Ballabio), 34 abitanti, per anni il comune meno popoloso d’Italia, adesso superato da Moncenisio, più frazioni e località di quanti sono i residenti. Per arrivare c’è una salita che toglie il fiato, quando ghiaccia e cala la notte, non c’è più nemmeno una dimensione, arrivare su attiene alla creatività e al tepore, passare tutte le diramazioni, tra ruderi, foglie deposte e un’estate che se ne è andata, rimane una forma privativa di desiderio. Gli avventori si bloccano alla scalata del Resegone, sotto quelle guglie che sono letteratura e paesaggio, arrivano in paese, magari tornando si mangiano anche la pizza nell’unico locale pubblico presente, sempre se è il giorno in cui arrivano le farine, e guardano gli orridi della Val Taleggio e le coste delle Valle Imagna. Chi resta a luce fioca, non può che ritrovarsi, in quelle poche famiglie che sono gestione, amministrazione, presidio e produzione. Qui, due giovani laureati in Agraria, hanno deciso di avviare la propria startahahaahahap Continue reading Le Forbesette: formaggi remoti… Matteo Bonaiti Pedroni e Giovanni Pizzamiglio

Val Rendena: erbe selvatiche, danze macabre e condivisione

Luoghi contaminati, dialetti randagi e un autunno che arriva presto, a cui bisogna fare attenzione, a cui non si scappa. Per certi versi fatata, questa valle, nella sua antropizzazione, non ha avuto troppi riguardi, le costruzioni e le strade tagliano senza impietosirsi, l’ampiezza gioca a loro favore, le valli laterali han mantenuto intatto il proprio senso d’antagonismo, quel sostare emancipato che non da tutti è visto di buon occhio. La Val Rendena è la valle degli arrotini erranti, degli scultori erranti, delle erbolaje erranti in mezzo alle radici, degli orsi erranti di cui si parla soltanto (e solo di questo) fuori stagione, dell’assenza di confini sociali, temporali e spaziali, dell’organizzazione diacronica che non fa discriminazione tra barbe, volti imberbi, gomiti alzati e sguardi primitivi. Quando cala la notte, ci si ritrova, non potendo guardare attraverso. I fantasmi sono lì, rimangono ancorati nei lunedì mattina, in quell’abitudine che è ripetizione glaciale dove tutti perdono storie e prendono epopee. Luoghi come il Moleta, come i bar dissepolti e notturni, come i miracoli del Togno e gli anfratti terapeutici delle sagre di frazione, rubano il raziocinio urbano, sospendono l’incredulità e fanno osservare. Senza troppi fronzoli e senza troppe provocazioni. L’ironia è una struttura cittadina, come lo stupro, qui si parla schietto, i fronzoli pendono dai vestiti, la montagna adombra e le luci accese sono ancora una forma di patriottismo. Continue reading Val Rendena: erbe selvatiche, danze macabre e condivisione

Distillati di radici in una montagna evanescente… Marisa e Patrizia Boroni

Spiazzo Rendena. Valli ampie, miracoli, corti chiuse, stagioni lunghe e inossidabili, di una convergenza contadina che lentamente si è scrollata la terra dalle mani, abbandonando la storia degli arrotini (moleta) erranti, stanziatisi in luoghi meno abissali dalla vendita più urbana, dei segantini e degli allevatori, e conducendo i topolini metropolitani verso l’imperiosa bellezza in cima alla valle, dove le Dolomiti di Brenta spazzano via tutto, ubbie e prolissità. Bisogna rimanere sulla strada principale, divincolarsi dai vizi invernali e provare a ridare alla montagna quello che lei ha tolto, in una forma di giustizia comparativa contraddittoria, dove la trasformazione è ancora mantenimento, calore e soprattutto conservazione, degli elementi, delle specie e della specie. Qui, oltre i bicchieri di grappe aromatizzate, le sorelle Boroni stanno portando avanti uno di quei posti per cui vale la pena… Continue reading Distillati di radici in una montagna evanescente… Marisa e Patrizia Boroni