Luoghi a metà strada… Massimo Gherardi

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Miragolo San Salvatore (Zogno) e la fortuna di aver trovato del sole ad alternarsi con il ghiaccio. La vetta sui mille metri è un’enclave calda, le curve, il fondo valle e i misteri dei canyon brembani sono un apparato di ghiaccio desueto che, al posto di una neve ormai riluttante, occupano i principi dell’arrivo dell’inverno e di quel bianco che tutto confonde. Qui non ci si arriva per caso, non c’è niente oltre la tranquillità e un verde prescindibile, le case si assottigliano, la vetta è un cammino blando, i boschi cadono e la vista rimane parallela all’orizzonte. Una montagna da pensionato che attira l’arco dei 70 kilometri, che garantisce la bell’aria e il portafoglio da gestire con i prodotti tipici in cui sguazzare, per poi rientrare in città, facendo degustare i formaggi e i salumi del contadino dalla faccia sanguigna e dal vino della casa sempre pronto. Così per stupire a sua volta il borghese con una tirata di orecchie e una lotta “butteri contro indiani”. Ma non è sempre così. Ormai anche in mezzo ai pascoli hanno cominciato a studiare la fisiognomica dell’idiota e poche volte ti va bene. A metà strada c’è l’azienda di Massimo Gherardi e di sua moglie Cristina che nel compromesso ci si sono ritrovati. Continue reading Luoghi a metà strada… Massimo Gherardi

Azienda Agricola Zipo: una pianura differente… Elisa Pozzi

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Zibido San Giacomo. Estensione agricola della periferia Milanese. Rotonde, ponti, ciminiere, molto cemento e altrettanti luoghi retrocessi. I prefabbricati lasciano spazio alle rogge e agli alberi, mentre le cascine hanno resistito come forma culturale e dissidio monacale. Il ristorante da piatto tipico e da rane nebbiose qui si è inverato in una scienza confusa, dove il milanese non riesce ad arrivare o perché non esiste più o perché non riesce più ad uscire e provare a vedere. La fuga da condominio borghese, ogni tanto, è stata scompaginata da alcune cesure e porti assolutamente sepolti, da fossati e acacie, da un tempo scandito dalle stagioni e dalle emissioni sonore delle bestie. Il sistema cascine del parco agricolo sud milanese non fa smorfie e non appartiene a fazendeiros dall’accento meneghino e da bretella impomatata, sono luoghi di lavoro e di sopravvivenza, dove i costi sono più dei ricavi e dove l’abbandono è un male da bivio forzato: o svendersi ad agriturismo di sogni infranti o burocratizzarsi in mezzo ai beni culturali, cercando nella fotografia di un tempo “in bianco e acquarello” un eterno ritorno degli uguali. Continue reading Azienda Agricola Zipo: una pianura differente… Elisa Pozzi

Lo Storico Ribelle e una gioventù fulgida … Cristina Gusmeroli

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Dazio. Pochi kilometri sopra Morbegno, in quella Costiera dei Cech che è anima e vista, che si pone sempre nella situazione di essere guardata e di essere ammirata nei suoi terrazzamenti e nei misteri di quelle valli laterali che si nascondono mostrandosi. Una piana di poche cascine e ancor meno abitanti non può che essere rappresentante di se stessa. E così è, nel suo essere espansa e chiusa, nell’avere più terreno che possibilità e in quel campanile attorno a cui ruotano le sfortune del secolo. L’alpeggio è lontano, gli echi del Passo San Marco, l’Alpe Orta Vaga, i calecc’ estivi, il latte di capra Orobica in percentuali variabili, la mungitura a mano, le temperature che possono improvvisamente scendere e una vista che spazia fino alle pupille di Dio sono ricordi e intenzioni di una conversazione. Qui, in mezzo a due stalle e altrettante case, passa l’inverno la famiglia Gusmeroli. Continue reading Lo Storico Ribelle e una gioventù fulgida … Cristina Gusmeroli

Capre affumicate in un tempo che è anche delle vacche… Monia Tiberti

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Frazione Valle. Saviore dell’Adamello. Direzione Valle Adamè, dove il sole cede il passo ad un’ombra e ad un inverno che tutto possono e che tutto coprono. L’avvenenza è qualcosa di simmetrico, il buio taglia a metà le montagne, lascia al cielo la speranza e s’intirizzisce armonizzandosi con gli abitanti di Valle e della Valle. Uno sguardo straordinario inscalfibile dal freddo. Rimanere in fondo, ammaliati dallo scorrere del torrente, dove la limpidezza è già immaginazione e dove la voglia di restare è l’unica eccedenza oltre il riposo, quello lungo, letargico, che non si sposta, che lascia qui gli stessi volti legati ad esistenze lunghe, sane, in cui il benessere non si pesa e dove il turista arriva senza affermazione, è uno sforzo contro la rassegnazione. Incompresa dai latrati dei cani, oltre il ponte sopra il ruscello, c’è la casa di Monia Tiberti, una casa cristallizzata nel suo tempo. Continue reading Capre affumicate in un tempo che è anche delle vacche… Monia Tiberti

Formaggio di pecora in Lombardia: rarità delle rarità… Ivan e Cristina Parolari

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Andrista. Frazione di Cevo. Uscita dalla Val Saviore. Strade che si rimpiccioliscono, abitati mantenuti, musei iconoclasti, terrazze su strapiombi, pietre estetiche e un silenzio che si è portato via quasi tutti. Creature mitiche che spuntano da boschi di castagno e indecisioni sul verso cosa propendere per mancanza d’intenti. In luoghi come questo, il presente è lento ed è ancora definito dai ruoli sociali. La Valle Camonica impone l’entrata, i formaggi di vacca prendono possesso delle capre bionde e il selvatico si trasforma troppo velocemente in industria. Non ci sono più fini idroelettrici, rimane solo quell’archeologia industriale, anima di una Lombardia ormai dedita al capannone e al prefabbricato come uniche forme d’indecenza e di perversione. Così da sostituire il campanile con i tetti a shed e i tetti a shed con i blocchi giallo canarino e le stazioni di servizio adatte ormai ad ogni esigenza. La valle, da depressione territoriale, si è trasformata in depressione volitiva, dove sono in pochi a rappresentare ancora una possibilità. Ivan e Cristina Parolari ci stanno provando attraverso la famiglia. Continue reading Formaggio di pecora in Lombardia: rarità delle rarità… Ivan e Cristina Parolari

Un Grana Padano senza insilati è possibile?… Luciano Dall’Aglio

Gourmet Organic Parmesan Cheese on a Background

Bacedasco Basso. Vernasca. Val d’Arda, una collina più che accennata a pochi metri dalla provincia parmense. Vigneti che si alternano a stalle e prati, una strada principale e alcune mulattiere ormai asfaltate che collegano le valli dirimpetto. Case in muratura, salumifici e caseifici, il tempo dell’azienda agricola si è riversato più nel vino che nella trasformazione, il paese è lontano quasi dieci kilometri e l’eco dell’Appennino ligure non arriva ancora a gelare i polpastrelli. Il paesaggio è la quintessenza della stagionalità, le foglie macerano la strada di giallo, il tempo sepolto è quello che fa mantenere sempre la stessa facciata, erbe falciate e piante da tartufo sono il pre-meridiano e il post-prandiale, quando la popolazione ti accoglie non lasciando a nessuno il tempo di chiedere e nemmeno quello di dissodare la diffidenze. Così si aprono tendine e la provincia emiliana diventa meno affabile. Il plumbeo è un buon clima per la precisione e così il caseificio Dall’Aglio rimane indissolubilmente legato a delle imposizioni che sono diventate scelte. Continue reading Un Grana Padano senza insilati è possibile?… Luciano Dall’Aglio

Le donne, l’alpeggio e il tempo condiviso… Mandra Schennach

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Valdaone. Malga Stabolone che è appena diventata Malga Rolla. Approdi antichi e lontani di fiumi, laghi e cascate che diventano improvvisamente val di Fumo intatta, dove il selvaggio richiama solamente la caccia di selezione e il tempo speso ad aspettare l’improvvisarsi dell’animale. Qui ci sono postazioni, altane fisse e una sfida alla natura che diventa analisi e roccia. L’attesa e l’etica sono richiami di una solitudine che non può essere prevaricata, qui la montagna diventa assioma, sussistenza e cadavere, qui il tempo non concede margini di errore, cervi, camosci e caprioli sono presenze erranti di una foresta che nella sfida per la sopravvivenza ha sempre nascosto il proprio motivo. Animali addomesticati e animali selvatici, funghi porcini e salvia spontanea, ogni curva segna il passo di un fraintendimento che non può essere messo su carta bollata, che non può essere messo in comunione con una borghesia urbana civilizzatasi al di qua della ruralità e del buio invernale. La stanzialità che ha reso l’uomo Uomo non ha mai attecchito del tutto nelle anime più montane, e così transumanze, spinaci di malga, alpeggi e cacciatori han sempre invaso il tempo dopo la riflessione, quello di un’azione macabra o di un’azione scalza, quelle che prevengono da altri problemi e che portano sulle tavole affumicati e profumi di rododendro e ginestrino, in formaggi scremati dalla povertà dell’abitudine. Questi sono luoghi di malghe e di leggende, qui c’è il lavoro invernale e quello estivo. E così la storia di Mandra Schennach diviene riassuntiva di un linguaggio. Continue reading Le donne, l’alpeggio e il tempo condiviso… Mandra Schennach

Una stagionatura da portare fuori… Natale Iori

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Frazione Bivedo. Bleggio Superiore. Un insieme di masi e frazioni dove è nata la cooperazione trentina, quella forma economica di sussistenza che ha reso grande una regione e che sta perdendo i pezzi a favore di un’autonomia funzionale al di là del vicino di casa. La collaborazione dal basso, tra contadini e artigiani, è solcata in queste strade sempre più strette e con una vista corroborante su un territorio poco conosciuto e assolutamente slegato dal turismo trentino per antonomasia. Qui, nella vicina Larido, nacque la prima cassa rurale, vita e morte di quella forma consorziata che ha reso il Trentino molto più di qualsiasi montagna. Famiglie cooperative, caseifici sociali, cooperative di consumo e cantine sociali. Qui, nel Bleggio, è scattata una scintilla rimasta più nella voglia di contributi che in quella di contribuire. Il modello Trentino e il modello Emilia stanno mostrando le rughe, i consorzi cambiano colore e la pelle al sole è sempre quella dei contadini. Così si è cominciato a pensare e a mettere in opera delle idee. Continue reading Una stagionatura da portare fuori… Natale Iori