Ecco la Bassa padana… Renato Carletti

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Soarza di Villanova sull’Arda. Uno di quei luoghi che può esistere solamente qui, in Italia, in questo trivio di province annebbiate, con in mano il bianchino e in bocca il pesce gatto fritto. Uno di quei luoghi bagnati, umidi, segnati dai silenzi più che dai volti, dove la forma cascina ha catturato per sempre la definizione di contadino, di rurale, di percettibilmente antico. Le foto in bianco e nero non sbiadiranno mai sui ritorni alla terra, sulle produzioni di frutta e di salumi, sui caseifici sociali, su quella cooperazione che ci ha resi quello che siamo molto prima che potessimo accorgercene. Qui l’estetica è rientrata nelle case, si è formata attorno ai camini e agli stracotti, al fuoco che ha sempre bruciato e agli arazzi ingialliti dalla stagionatura dei culatelli. Perché per vivere su queste brine, bisogna avere la nebbia dentro, fare l’allevatore/agricoltore oppure il menestrello. È una decisione per non perdersi e per non dare la possibilità al paese di cristallizzare gli stessi volti conosciuti alle scuole medie. Segnati da una vita neghittosa a cercare la costrizione. La bassa padana è un luogo di volti che si ripetono sempre uguali. Frazione per frazione. Qui, chi vuole cambiare, deve fuggire. Il resto è paese. Continue reading Ecco la Bassa padana… Renato Carletti

Salumi centenari in corso d’opera…Pierluigi e Claudia Gamba

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Villa d’Almè. Piccole fonderie sulle rive del fiume Brembo. Mattoni, ciminiere e finestroni non illuminano più e nemmeno stancano. I lavoratori hanno rimesso il fustagno nel cervello e hanno messo al mondo figli con il vezzo della fuga, e Villa d’Almè è rimasta una cittadina placida senza nessun motivo. Pochi kilometri da Bergamo, dai parchi faunistici, dai centri commerciali e dagli addii alla poesia, porta della Val Brembana e necessità di pace di qualche impiegato che al capoluogo preferisce questa periferia fosca. Sarebbe una buona ambientazione per un polar contadino, uno di quei gialli senza soluzione, con cadaveri poco eccellenti ma per questo ancora più vividi nella memoria di persone che non si portano dietro che la coperta. Qui, nella nostra brughiera con case non avvezze al lascito, la famiglia Gamba, dagli ultimi anni dell’800 continua una somministrazione di cibo che ha cambiato pelle più volte. Continue reading Salumi centenari in corso d’opera…Pierluigi e Claudia Gamba

Salumi ovattati nei segreti… Antonello Beccalli

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Costa Masnaga. L’ennesimo paese brianzolo appena fuori dalla Valassina. Case basse, vite rilassate, macchine laccate, industrie tessili, alberi di gelso divelti, colline, acciottolati, torri medievali, strade in salita e strade in discesa, per quello che non è più nemmeno un privilegio ma il solito rituale ripetersi dell’uguale a se stesso. Così bisogna andare in profondità in quella spesa paesana che è ancora compravendita, trattativa, chiacchiera e riprova. In quella critica da prosciutto grasso e prosciutto magro da cui nessuno, nemmeno il più romito degli artigiani iconoclasti, può provare a prescindere. Costa Masnaga effettivamente resta lì, inutilizzabile, chiusa in quelle botteghe che al mondo là fuori hanno smesso di credere, accontentandosi del passa parola, del lattaio, del macellaio e del panettiere. La vita di paese è la dimostrazione di una tensione alla vecchiaia che è la più salda delle grammatiche italiche di sopravvivenza. E così, cappotto infeltrito e giù di dialetto. Continue reading Salumi ovattati nei segreti… Antonello Beccalli

Il paese dei balocchi dei macellai… Dario Geymonat

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Bobbio Pellice. Val Pellice. Una delle Valli Valdesi. Insediamenti umani, ritorno affettato ad un cristianesimo primigenio ma progressista e aperto alla diversità, gli anti-Amish locali senza cuffietta e senza più retaggi. A pochi passi da qui si svolge il Sinodo annuale dove tutti i rappresentanti delle varie Chiese si riuniscono per deliberare e mettere in discussione. Intanto, nel mentre, in quello scorrere di un fiume con poca acqua, la Val Pellice non è stata messa in vendita e non è stata nemmeno acquistata. Pochi turisti, strade sempre più strette, pochi approdi facili alla libertà della vista, alberghi pressoché inesistenti, pochi ristoranti, poche aziende agricole in vendita diretta e gli allevatori/casari tutti in alpeggio a produrre Seirass del Fen (la loro ricotta stagionata nel fieno) e una toma assolutamente da controllare. Bobbio Pellice è l’ultimo paese di una valle fin troppo nascosta, affascinante, boscosa, con i tetti in pietra di Luserna e i tornanti ripidi tra castagni e betulle. Qui c’è ancora la cultura del raccolto e della costruzione, ma soprattutto, in un abitato di poco più di cinquecento anime, tra il benedetto e l’eretico, ci sono due botteghe di macelleria, due prodotti tipici, ma soprattutto due macelli. Continue reading Il paese dei balocchi dei macellai… Dario Geymonat

La magnificazione del maiale… e non solo. Massimiliano Castro

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Chiaramonte Gulfi. Tornanti e piante di ulivo a perdita d’occhio. Il paese è stato nascosto da anni di ingerenze edili e costruzioni frangi-vista che non richiamano nemmeno alla scoperta. La salita è un luogo stanco di case affacciate sulla strada, di anziani di paese e di confine. Qui, arrivano l’influsso dei Monti Iblei, i profumi di timo, un po’ di upper class alla ricerca dell’eremo dove etichettare i prodotti agricoli poco “prodotti” e un retaggio con la provincia di Catania che appare subito dietro l’angolo, con le sue fruizioni paesane e la sua noncuranza afosa. Chiaramonte ha una storia pre-ellenistica, dei villaggi rurali, dei santuari, case basse in pietra e balconi in ferro, una vista illimitata ma soprattutto dei gioielli nascosti. Questa è un’enclave di saperi, ritorni e vicoli medievali. Si produce l’olio e si magnifica il suino. La terra d’elezione di scrittori e pittori è diventata un luogo dove è necessario chiedere per non rimanere fregati. Ma quando si trova, tutto si rasserena. Così, in una piazzetta dal parcheggio facile, dietro una porta senza insegna, va cercato, a discapito della facilità, un norcino-macellaio dalla parlata spuria: Massimiliano Castro, un uomo con delle idee… Continue reading La magnificazione del maiale… e non solo. Massimiliano Castro

La campagna pavese, i suoi salami e le sue stupefazioni… Chiara Contardi

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Località Rivazza. Borgo Priolo. Quando la campagna non ha più molto da aggiungere. Paesi e stradoni sono tagliati fuori, la natura non è ancora collina, l’asfalto delle strade inizia a produrre buche e disinteresse e i filari di vigneti non compongono né graticci né castelli. Qui, c’è il solito abbandono misto a disinteresse che lascia il gracidare al gracidare, il gracchiare al gracchiare e le cascine alla decadenza. La cultura gastronomica è fatta di piatti nebbiosi, ma senza reticenza. Tutto ruota attorno ai salumi, anzi, ad un salume, quello per cui non si scende a compromessi, nei gusti e nel prezzo: il salame. La famiglia Contardi, dai ricordi complessi e dolorosi, ha ripreso in mano un vecchio market su un curvone, dove provvedere alla somministrazione per le quattrocento anime vive della frazione. Continue reading La campagna pavese, i suoi salami e le sue stupefazioni… Chiara Contardi

Sarcastici salumi di pianura… Sandro Passerini

Hay bales on the field

Robecchetto con Induno ma potrebbe essere anche Cuggiono oppure “dove esistono ancora le cascine” o ancora “dove esistevano ancora le cascine”. L’antropizzazione non recede, così come l’asfalto. Le strade sterrate, percepite come un fastidio, sono ancora la salvezza di questi luoghi, così come le confusioni dei navigatori satellitari. Le autostrade sono vicine ma non si sentono. Il Ticino e il Naviglio hanno creato una campagna, con le sue coltivazioni e le sue aziende agricole. Qui, si nascondono alcuni produttori che avrebbero qualcosa da mostrare se non fossero troppo dediti al mutismo contiguo. Continue reading Sarcastici salumi di pianura… Sandro Passerini

Se si recuperasse un po’ di Valle… Diego Segor

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Villeneuve. Un paese a metà strada tra la città e la montagna. Un piccolo acciottolato che ha una rappresentazione da centro e un ponte sulla Dora Baltea catturano in un massimo di lucidità. Qui, qualche anno fa, c’erano negozi e c’erano turisti. Si fermavano per poi ripartire. Ora non rimangono e non ripartono. Poi la politica lo ha svuotato di senso, rendendolo un po’ più di un dormitorio e un po’ meno delle sue frazioni. Il freddo fuori stagione copre tutto anche le assenze. Continue reading Se si recuperasse un po’ di Valle… Diego Segor