Formaggio di pecora in Lombardia: rarità delle rarità… Ivan e Cristina Parolari

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Andrista. Frazione di Cevo. Uscita dalla Val Saviore. Strade che si rimpiccioliscono, abitati mantenuti, musei iconoclasti, terrazze su strapiombi, pietre estetiche e un silenzio che si è portato via quasi tutti. Creature mitiche che spuntano da boschi di castagno e indecisioni sul verso cosa propendere per mancanza d’intenti. In luoghi come questo, il presente è lento ed è ancora definito dai ruoli sociali. La Valle Camonica impone l’entrata, i formaggi di vacca prendono possesso delle capre bionde e il selvatico si trasforma troppo velocemente in industria. Non ci sono più fini idroelettrici, rimane solo quell’archeologia industriale, anima di una Lombardia ormai dedita al capannone e al prefabbricato come uniche forme d’indecenza e di perversione. Così da sostituire il campanile con i tetti a shed e i tetti a shed con i blocchi giallo canarino e le stazioni di servizio adatte ormai ad ogni esigenza. La valle, da depressione territoriale, si è trasformata in depressione volitiva, dove sono in pochi a rappresentare ancora una possibilità. Ivan e Cristina Parolari ci stanno provando attraverso la famiglia. Continue reading Formaggio di pecora in Lombardia: rarità delle rarità… Ivan e Cristina Parolari

Shanty Maè: tra i boschi dell’Adamello… Sara Brognoli e Paolo Messali

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Saviore dell’Adamello. Un culmine di frazioni, case sparse, mercati che definiscono il centro, stradine strette, muri grattugia-macchine e salite senza fine. L’ultimo avamposto prima che le due strade verso il Parco terminino dando il là a rifugi e caprioli, lasciando spazio all’indefinito ombroso, ad un Trentino risentito e a quell’estremo lembo della Val Saviore dove si sono sempre formate leggende e gemme d’abete. L’ombra ingloba e porta verso le frazioni. L’acqua scorre tutt’intorno, purificatrice, intatta e fragorosa. In quella forma d’eternità che è precauzione e giorno dopo giorno. Perché qui le orme si cancellano e le tracce, nella neve o nella terra grassa, rimangono a mutamento di luoghi effimeri e senza più principio. Anarchia di uomini fuori dal possidente, fuori da quei circoli viziosi che misurano e pesano tutto. Qui c’è l’eco della scelta, il villeggiare è una forma di accadimento e di incomprensione, perché arrivarci attiene alla volontà e al libero arbitrio. Fuori dalle mode, in quel velo d’eternità che è l’uomo prima della società, si deve abbandonare la macchina in uno spiazzo casuale, guardare una mulattiera che non può essere altro che una mulattiera e trasecolare nella vista di una Panda ammortizzata e verde militare che, manco fosse un camoscio, curva e si districa in una selva larga un paio di centimetri più della distanza tra le due ruote. Continue reading Shanty Maè: tra i boschi dell’Adamello… Sara Brognoli e Paolo Messali

Macelleria Zilli: i gastronomi della borghesia… Vittorio e Fabio Zilli

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Cremona. Città di murature e città murata, imprigionata in quei reticoli borghesi che l’han sempre condotta molto al di qua della sua fama, fatta di sarcasmo, straordinari artigiani e cinemini nei vicoli. Le facciate, la bellezza e i bar all’aperto non sono mai andati oltre il merito di mantenere legata a sé tutta la popolazione. Chi viene, trascorre, si accoccola al sole, fa passare i lunghi inverni, trae benefici da una bellezza ferma e pulita, passeggia mano nella mano e non nasconde quel filo di verecondia a vedersi portare via l’imbarazzo. Cremona è una città straordinariamente provinciale, legata ad un folklore candido, e materialmente italiana. Qui si fa la gara allo sfoggio e si mettono in mostra possibilità di uno stare bene che non fa smuovere nessuno dal centro storico. Facce cesellate, saluti tipici, aperitivi religiosi e pranzi in casa tra cotechini e mostarde. Qui si continua a fare un’Italia di abitudini e di rappresentazione, dove l’ultimo problema è il multiculturalismo e dove il tempo viene sempre scandito dal rito. E così soprattutto la borghesia, quella grassa a specchio, ha bisogno dei suoi luoghi dove darsi alla reiterazione dei suoi profani fine settimana. Continue reading Macelleria Zilli: i gastronomi della borghesia… Vittorio e Fabio Zilli

Le Garzide: un luogo, tanti punti di vista… Diego Aiolfi

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Crema. Parco naturale del Serio. Qualche rotonda al di là dei ciottoli medievali, chiusure per nebbia e città ingolfata di emozioni stantie. Sulle strade che si preparano a percorrere la provincia, tra quegli olezzi di letame che adombrano la voglia di stare all’aria aperta, e un autunno provinciale che sbiadisce in mitologie quotidiane fatte di benzinai e locali serali, dove ritrovarsi a raccontare il giovane di successo che ha fatto carriera grazie a una famiglia ricca e a un tempo occupato bene. Perché al di là di un flebile obbligo che si rimira nel solito trito concetto di civiltà contadina da tutelare e da rivendicare, questi sono luoghi dove il tempo da far passare diventa talmente grande da rischiare la compromissione. E così esempi di persone che assumono e insegnano sono l’eccezione di una spiegazione che è meglio non perdere se non si vuole restare a terra. Qui, in una terra di apicoltori e macellai, Diego Aiolfi ha imposto una svolta alla storia della sua famiglia. Continue reading Le Garzide: un luogo, tanti punti di vista… Diego Aiolfi

Da Pepu Mesa attraverso il passato: il maiale ai nostri tempi… Famiglia Mezza

Agriturismo Corte Valle San Martino - tagli pregiati

Valle San Martino. Moglia. Corti gonzaghesche appassite, stradine che non riescono più a perdersi, muri divelti, coltivazioni tradizionali, trattori in mezzo alla carreggiata e odore di letame. La pianura, nel tempo, ha fatto il suo tempo, e qui ci sono le stagioni preposte al fascino e quelle preposte all’abbandono. È impossibile trovare un minimo comun denominatore sotto cui non alterare le percezioni di questo lato di mondo. È così bello rimanere irretiti, tenere lontano i fascini oscuri di persone che non sono mai state e non hanno mai vissuto la Pianura Padana in autunno, con i suoi tempi languidi e il crepitio della legna arsa che mette addosso la voglia di maglione e di orizzonte disilluso, dove andare in letargo alla ricerca di un cedimento dei sensi. Qui ci sono cascine di civiltà contadina, anche museale, che non possono mai subire più di quello che han subito. E così far rifiorire le aie, al di là delle gonne svolazzanti e delle tovaglie a quadri, è un principio liberatorio a cui la famiglia Mezza sta provando a credere da decine di anni. Continue reading Da Pepu Mesa attraverso il passato: il maiale ai nostri tempi… Famiglia Mezza

Fattoria Corte Cappelletta: biodiversità nelle gelate padane … Nicola Assandri e Arianna Ferrari

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Frazione Coazze. Ultimo lembo di San Benedetto Po ma legato culturalmente a Moglia. Qui i segni del terremoto sono ancora visibili. Nelle campagne, nei tetti divelti, nella paglia lasciata ad affondare, il rigore di terreni geometrici e coltivazioni intensive ha subito lo smacco di una ribellione senza un colpevole. E così questi luoghi da feste sull’aia, da retaggi contadini innalzati al dio del recupero, di gelate invernali e di terreni argillosi che diventano sabbiosi per ritornare argillosi, in quella sempiterna lotta tra zucca e cocomero, rimangono argini di tradizioni millenarie conficcati in un’Italia Rurale che è rappresentazione molto prima che fascino. L’eco della bellezza e dei paesi si sente nell’esigenza di parlare tutti una lingua comune, qualcosa che riporti ad un’appartenenza e ad un sistema. Uno scenario cinematografico che è sempre sistema e mai eccezione. I Gonzaga, i tortelli, i norcini, i salumi, la nebbia, le abbazie, i ciottoli, i sagrati, la religione, i nobili, le case di campagna, i contadini, il vino, il Po e il fascino senza luogo di immagini utilizzate da tutti perché eterne. Qui in mezzo c’è anche chi, con la gioventù dalla sua, sta cercando di attuare un recupero di forme più che di tradizioni. Continue reading Fattoria Corte Cappelletta: biodiversità nelle gelate padane … Nicola Assandri e Arianna Ferrari

Allevatori alla ricerca di una finitudine… Alfredo Parmeggiano

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Pozzo d’Adda è un luogo conosciuto ma dimentico, che riecheggia in un tempo dove non sono stato e in nottate nebbiose alla ricerca di motorini truccati. In fondo a quelle strade senza fini, lunghe e incolpevoli, che avevano l’ebbrezza di tenerci tutti in uno stadio di vita apparente molto al di là delle deiezioni di una provincia allungata, che non si è mai posta il problema di trovarsi tra la Martesana e l’Adda. Questi sono luoghi di pianure infide, di gelate novembrine, di giustapposizioni di villette e case dai colori sgargianti per tenere al caldo i figli dei figli dei genitori dei nonni, in modo che non si allontanino troppo dal lieto fare e da un triste rivolgere. Qui si fa tanto, a volte troppo, il lavoro è l’oppio dell’anonimato e non cede mai alle blandizie di un tempo senza retaggi e senza costruzioni future. Qui, uscire dall’informe mediocre, è un’opera molto più umana dell’umano. E così Alfredo Parmeggiano è quell’eversore che sta provando a profanare il progetto della serialità. Continue reading Allevatori alla ricerca di una finitudine… Alfredo Parmeggiano

Un botanico nella necessità di relative alchimie… Graziano Perugini

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Vobarno. Località la Topa/Lizzane. Un punto sperduto forse in Val Degagna. Tra Treviso Bresciano e discese impossibili, in mezzo a quelle reti telefoniche che non sono mai arrivate e a quelle strade percorribili solo con la fortuna, in quel paesaggio di mezza montagna che è vista e un po’ abbandono, dove l’acqua non è così abbondante e dove il silenzio è assoluto. Qui c’è un ammasso di frazioni e qualche locanda che ti chiamano al riposo, c’è la leggenda dello spiedo bresciano, il tempo di sbagliare e di perseverare, di lasciar scorrazzare i bambini in mezzo al nulla e di anteporre la serenità all’opportunità. In località Lizzane bisogna chiamare ancora con i telefoni fissi. Non ci sono altre speranze, bisogna chiedere informazioni, chiedere aiuto, farsi ospitare, approfondire il dialogo e se la notte ha deciso di scendere molto presto magari rimanere a dormire Al Pojat, un’oasi senza distrazioni. Continue reading Un botanico nella necessità di relative alchimie… Graziano Perugini