Gelaterie, riguardo e percorso… Osvaldo Palermo

Tra Cornaredo e Arese la periferia appare così com’è. Senza fronzoli. La Varesina non lascia scampo. Oltre gli ospedali e i centri commerciali, il degrado non riesce mai ad assurgere a decoro. Si tira dritto, semafori, poche rotonde, sguardi scampati e accenti che non hanno nulla di compromesso. Milano sembra lontana anni luce, così come i residence nascosti dietro gli alberi e i tempi lunghi di chi si può concedere qualcosa oltre il balconcino. Ma anche in mezzo ai conflitti sociali, alberi, case basse, laghi dei cigni ricalcati e piazze con portici possono sembrare un orizzonte borghese per chi ha preferito il respiro al trovarsi invischiato nell’urbanesimo dei fumi e della casualità. Così Arese, con il sole, l’acqua zampillante, i bambini gorgheggianti e le pettegole intriganti, assomiglia tanto ad un tempo libero dove concedersi ripicche, pregiudizi, godimenti e insinuazioni. E una gelateria, con un senso anche meno nascosto della necessità di rinfrescarsi, non poteva che risultare perfettamente nella parte. Continue reading Gelaterie, riguardo e percorso… Osvaldo Palermo

Bresaole e grissini nella valle del Taleggio…… Giuseppe Corticelli

*ovvero “Osa diventare ciò che sei!”.

Se solo Gide avesse capito qualcosa di carne stagionata…

Peghera. Taleggio. Paesi scomposti e assolati tanto accumulati quanto distanti dall’origine. Abeti rossi e tigli si sono perduti nell’assuefazione di valli legati a dialetti, tradizioni contadine e corsi d’acqua battente. Qui il ghiaccio non è mai stato un problema e il turismo non è mai stata un’ossessione. Villini televisivi, prezzi bassi, tempi lunghi e stagionatori di formaggio. Le produzioni legate ai piccoli allevatori si sono trasformate in produzioni pianeggianti insilate, sempre più agili tra le curve strette di una montagna disconosciuta. Questi sono luoghi dove fermarsi, prendere l’acqua dalla fonte dell’orso, guardare il verde scuro arruffato degli alberi che tendono al buio, lasciando alle case il tetro ruolo di ammortizzatori culturali che vendono tranquillità e impongono la pace del fine settimana vicino, e riacutizzare il dolore di non aver saputo mantenere una tradizione senza tradirla. Qui arrivano formaggi, si stagiona nelle celle e chi produce lo fa per mantenere una forma di folklore ormai dissuaso. Così, chi cresce in una forma artigianale, deve provare strade nuove, guardando le valli vicino e mantenendosi sulla strada di una famiglia che è campanile e ciminiera. Continue reading Bresaole e grissini nella valle del Taleggio…… Giuseppe Corticelli

Pastaio Agostino: il tortello amaro e una storia narrata… Francesco Ferrari e Luciana Corresini

Castel Goffredo. Un retaggio storico un po’ sciupato, una struttura gonzaghesca scesa a compromessi con quell’industria della calza, lustro e agio di un paese che nel medioevo ha disperso le sue origini. Eppure i portici reggono ancora l’imperizia della decomposizione, torri civiche e torrazzi sono un po’ sbiaditi dietro i tempi di proprietà private sfilacciate da una munificenza poco munifica, straordinari palazzi di campagna diroccati, che in altri lidi diventano la pietra angolare su cui costruire il fascino della decadenza, rimangono palazzi di campagna diroccati, e un neogotico sommario che, non riuscendo più ad attirare, deve accontentarsi, in troppi casi, dello sguardo abitudinario e autoctono di una piazza riservata e conservata. Eppure le campagne richiamano daccapo la propria origine, il passeggio è ancora uno sguardo stupito, il turismo non ha preso il sopravvento sull’ozio e le sagre di paese rappresentano la rappresentazione di un affresco. Castel Goffredo è incessantemente nelle parole di chi non vuole perdersi e di chi nel tempo ha provato a creare nuove consuetudini, per far riemergere un incanto soffuso in cui rimanere irretiti e nostalgici. Nessun classicismo può fare quello che stanno facendo Francesco Ferrari e Luciana Corresini che nell’erba di San Pietro han trovato il fondamento di una rinascita. Continue reading Pastaio Agostino: il tortello amaro e una storia narrata… Francesco Ferrari e Luciana Corresini

Ca’ Morone: capre, stalle e case padronali… Nicolò Marchetti

Brembilla. Val Brembilla. Un comune diffuso, riunito, tagliato e verticalizzato, per saldare luoghi e tempi che sono fondovalle, bosco e ritmi lentissimi. Case sparse, alberi affini, chiese di ogni tipo, salite che si fermano a mezza strada e una montagna percepita nel ghiaccio e dissuasa dalla voglia di spettacolarità. Qui c’è una natura chiusa, selvatica e uniforme, l’acqua scorre dappertutto e non si riesce a guardare oltre questi luoghi ameni che della semplicità han creato un’antologia. Il borgo antico di Camorone è racchiuso da argini feriti dove i campanili mettono a segno l’ennesima ora avvizzita che nessun futuro riuscirà a rifiorire. Qui sotto, ai margini di un ruscello, dove la pendenza non inganna e il verde torna a risplendere chiaro e fausto, una casa padronale risucchia tutti i miei pensieri in una mezz’ora di svago estemporaneo. Qui ha deciso di portare il proprio presente Nicolò Marchetti, un potenziale sotto tutti i punti di vista. Continue reading Ca’ Morone: capre, stalle e case padronali… Nicolò Marchetti

Macellai e gastronomi contro l’incedere dei moralismi… Famiglia Curtarelli

Castelnuovo Bocca d’Adda. Aree rurali, fiumi e canali. Equidistante da tutto, tralasciato com’era, alla sua vita considerata sulle sponde della via principali, in quegli argini riempiti ancora da qualche rispetto e da troppi dispetti. Sagrati plumbei e stalle chiuse determinano questo lato di mondo, in un continuo sempre uguale a se stesso, perché il peso del tempo non diventi un finale discosto ma un finale scontato. Qui i volti non possono fare a meno di invecchiare placidamente, le rughe si formano e la pianura continua ad imporre delle stagionalità brusche e scortesi, gli incroci dei luoghi, dove fuoriuscire dalle brume per una passeggiata o per una perversione, rimangono spenti dietro le luci della buona creanza e della credenza collettiva. Il malcostume e il vizio sono ritmi sommessi per inquietudini fuori dalla famiglia, oltre la fede e oltre il lavoro, quello che gratifica, nobilita e toglie dai bivi degli sbagli, quello che è rimasto in qualche bottega perenne dove le foglie non variano mai il colore. Continue reading Macellai e gastronomi contro l’incedere dei moralismi… Famiglia Curtarelli

Azienda Agricola Salvaderi: la Pianura Padana e i prati del latte… Simone e Dama

Maleo. Le strade nebbiose di una gastronomia che non c’è più, i tempi del Sole, dei Colombani e dei Brera, quello delle brume autunnali e dell’impossibilità coercitiva che uno dei migliori ristoranti lombardi fosse adagiato su quei campi, su quei fienili e su quelle marcite, diventati vieppiù “trinciatoie” e prati stabili. Una campagna lodigiana nobile, dagli olezzi moderati e dalle cascine defraudate dal pendolarismo da villetta e da condomini color pulcino. Campagne del genere hanno scoperto che, in assenza di ondulate colline e strade contorte, la produttività fosse la migliore delle fruizione, e così tutti a richiudere bestie, a richiudere il verde e a dedicarsi alla monocoltura come prima forma d’astio verso il mondo. E qui la credenza mantiene il nome generico, perché tutti sanno di cosa si stia parlando. Le biomasse e gli allevamenti, dopo la fine e affianco al diniego, hanno preso il mais, ripiegandolo su stesso in quella convenzioni pianeggianti che non hanno mai posto il contraddittorio. Continue reading Azienda Agricola Salvaderi: la Pianura Padana e i prati del latte… Simone e Dama

Stracchini cooperativi della Val Seriana… Giulio Baronchelli

Oltressenda Alta. Sentieri di case sparse con un centro sempre rimandato, i ritrovo non è mai uno scopo ma diventa il pretesto per non doversi più guardare indietro. Brandelli seriani sopra i tetti spioventi, pietre a convincere e qualche villetta ordinata che prova la via di un fascino fuori tempo massimo. L’industria ha abbandonato al rurale questi pezzetti di terra che, in quel rapporto fideistico destinato al consumo, han mantenuto quel po’ di boschi e quel po’ di selvatico dove l’immaginazione è riuscita a rubare pochi istanti alla fatica. Qui, dove poco meno di duecento abitanti si sono disseminati sui confini delle frazioni, è ancora possibile trovare un sindaco-allevatore che porta avanti un progetto di coinvolgimento e d’impresa. Prima i fieni e le vacche e poi la burocrazia e l’amministrazione. L’ordine è un incipiente che non si sa mai da che lato prendere. E così capita che oltre agli stracchini possano scappare anche degli individualismi. Dopo la costruzione e prima della distruzione. Continue reading Stracchini cooperativi della Val Seriana… Giulio Baronchelli

Atelier Clusone: una pasticceria che guarda l’Europa…

Clusone è la classica amenità bergamasca che interrompe, attraverso la costruzione, il fluire di boschi, fiumi e rocce. Perché lo scontato non sia mai troppo solido, si trovano sempre dei fascinosi svaghi per attirare in trappola le persone, una neve artificiale, mezze montagne, baite posticce e tempi succinti che dalla città ti portano in mezzo alla natura. Il tutto alterato dalla costruzione. Clusone è uno di quei paesi che ha passato il suo portamento ed è rimasto di passaggio per passatempi passati che non rimangono oltre la giornata e la ruga che non ha mai avuto pretese. Così vederci un futuro ha un nitore prodigioso.

Ol Pastisser ha una storia lunga e travagliata dove imprenditoria, vendita e produzione si sono alternate, hanno intrecciato gli Emirati Arabi e le costruzioni edili, sono andate alla ricerca di nomi noti e si sono ritrovate nelle mani di un pasticciere che si è fatto da solo e, che nel tempo, ha maturato la sua espressione in un qualitativo che non potesse prescindere dal conservativo. E così l’idea. Continue reading Atelier Clusone: una pasticceria che guarda l’Europa…