Guardare i vigneti e vederci un salume… Eugenio Caprini

Negrar. Arrivare attraverso una conca che trasforma la pianura in collina e la collina in montagna porta in dote un orizzonte differente, enorme e limitato insieme, verso quella Lessinia dolce, morbida e depredata che trasforma lentamente la Valpolicella in un dovere di marmo, in pascoli pianeggianti e in uno sguardo che si ritrova tra i crinali, quando la luce manca di vividezza e il riverbero crea effetti distorti, e che toglie qualunque pensiero verso un silenzio, sepolto e bianco, che riporta in vetta l’esigenza di trovare ancora pittori e ruffiani che mantengano senza sperperare. Negrar è un luogo geometrico, dove le ville venete hanno mantenuto eredi danteschi e sguardi patrizi di famiglie del vino coese con un passato sempre fervido e un futuro di imberbi beoti, in cui le case basse rimangono chiare e le attività si possono tramandare di genitore in genitore. Qui la famiglia Caprini, da quattro generazioni, porta avanti la sua storia, con il merito della riservatezza e la coerenza della rivoluzione. Continue reading Guardare i vigneti e vederci un salume… Eugenio Caprini

Macellerie Crosetti: Gian Pietro, la sua famiglia e quel servizio da dare

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Tra Crodo, Valle Antigorio, e Formazza, nell’omonima valle. Venticinque kilometri di distanza che definiscono alla perfezione questo lato di mondo. Altipiani, gallerie, cascate, piste di fondo, sci per bambini, alpeggi del Bettelmatt, boschi incontaminati, ghiaccio, ombra e l’elemento acqua che connota tutto e si porta via tutto. Soprattutto il turista. Che arriva ma per faticare non per ammirare. Questi sono luoghi sommersi, in cui hai l’obbligo di riemergere pena la soffitta. È un Piemonte che conosce talmente bene se stesso da mantenere il resto a distanza di sicurezza, molto remoto, molto geometrico, in quel confine che è sempre acquisizione e mai spargimento, perché la Svizzera circonda ma senza osmosi, in quella chiusura montana che tiene ognuno al proprio posto. Nonostante il cielo. Lì in mezzo, a Crodo e Formazza per l’esattezza, Gian Pietro Crosetti, insieme a sua moglie e ai suoi figli, mantiene viva la macellazione, la scelta, la trasformazione e la vendita del bovino. Continue reading Macellerie Crosetti: Gian Pietro, la sua famiglia e quel servizio da dare

La Brianza Norcina… Famiglia Ostinelli

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Alzate Brianza. Un purismo nella produzione che definisce, qualcosa che fuoriesce dagli schemi attraverso i matrimoni, un po’ di collina e prati a chiudere un centro storico che punta verso l’altro. Il castello Durini deve pagare le spese alla fine del mese e i tempi degli artigiani e delle aziende agricole sono sospesi in un saper come riciclarsi, perché quel po’ di bellezza e foglie cadute ha inebriato lo stanziale nella speranza del viandante. È una Brianza più fascinosa e quasi distante, dove respirare quella qualità sbandierata a destra e a manca e dove le case sono vieppiù rimaste ancorate alla tradizione dei pochi piani, dei colori candidi e delle corti in ciottoli e inverno. Qui c’è una clientela locale e un via vai di macchine che si perdono e che si ritrovano, dove vendere il “caffè da rotonda” sarebbe più semplice che impegnarsi per uscire fuori e dove fare vendita è più semplice che costruirla. Così la famiglia Ostinelli resiste come esempio di famiglia di macellai legata ad un paese e a delle tradizioni. E così era ed è la Brianza. Ad ogni frazione la sua pasticceria, la sua macelleria e il suo panificio. Buona qualità e speranze in perdita. Continue reading La Brianza Norcina… Famiglia Ostinelli

Macelleria Zilli: i gastronomi della borghesia… Vittorio e Fabio Zilli

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Cremona. Città di murature e città murata, imprigionata in quei reticoli borghesi che l’han sempre condotta molto al di qua della sua fama, fatta di sarcasmo, straordinari artigiani e cinemini nei vicoli. Le facciate, la bellezza e i bar all’aperto non sono mai andati oltre il merito di mantenere legata a sé tutta la popolazione. Chi viene, trascorre, si accoccola al sole, fa passare i lunghi inverni, trae benefici da una bellezza ferma e pulita, passeggia mano nella mano e non nasconde quel filo di verecondia a vedersi portare via l’imbarazzo. Cremona è una città straordinariamente provinciale, legata ad un folklore candido, e materialmente italiana. Qui si fa la gara allo sfoggio e si mettono in mostra possibilità di uno stare bene che non fa smuovere nessuno dal centro storico. Facce cesellate, saluti tipici, aperitivi religiosi e pranzi in casa tra cotechini e mostarde. Qui si continua a fare un’Italia di abitudini e di rappresentazione, dove l’ultimo problema è il multiculturalismo e dove il tempo viene sempre scandito dal rito. E così soprattutto la borghesia, quella grassa a specchio, ha bisogno dei suoi luoghi dove darsi alla reiterazione dei suoi profani fine settimana. Continue reading Macelleria Zilli: i gastronomi della borghesia… Vittorio e Fabio Zilli

Le Garzide: un luogo, tanti punti di vista… Diego Aiolfi

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Crema. Parco naturale del Serio. Qualche rotonda al di là dei ciottoli medievali, chiusure per nebbia e città ingolfata di emozioni stantie. Sulle strade che si preparano a percorrere la provincia, tra quegli olezzi di letame che adombrano la voglia di stare all’aria aperta, e un autunno provinciale che sbiadisce in mitologie quotidiane fatte di benzinai e locali serali, dove ritrovarsi a raccontare il giovane di successo che ha fatto carriera grazie a una famiglia ricca e a un tempo occupato bene. Perché al di là di un flebile obbligo che si rimira nel solito trito concetto di civiltà contadina da tutelare e da rivendicare, questi sono luoghi dove il tempo da far passare diventa talmente grande da rischiare la compromissione. E così esempi di persone che assumono e insegnano sono l’eccezione di una spiegazione che è meglio non perdere se non si vuole restare a terra. Qui, in una terra di apicoltori e macellai, Diego Aiolfi ha imposto una svolta alla storia della sua famiglia. Continue reading Le Garzide: un luogo, tanti punti di vista… Diego Aiolfi

Allevatori alla ricerca di una finitudine… Alfredo Parmeggiano

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Pozzo d’Adda è un luogo conosciuto ma dimentico, che riecheggia in un tempo dove non sono stato e in nottate nebbiose alla ricerca di motorini truccati. In fondo a quelle strade senza fini, lunghe e incolpevoli, che avevano l’ebbrezza di tenerci tutti in uno stadio di vita apparente molto al di là delle deiezioni di una provincia allungata, che non si è mai posta il problema di trovarsi tra la Martesana e l’Adda. Questi sono luoghi di pianure infide, di gelate novembrine, di giustapposizioni di villette e case dai colori sgargianti per tenere al caldo i figli dei figli dei genitori dei nonni, in modo che non si allontanino troppo dal lieto fare e da un triste rivolgere. Qui si fa tanto, a volte troppo, il lavoro è l’oppio dell’anonimato e non cede mai alle blandizie di un tempo senza retaggi e senza costruzioni future. Qui, uscire dall’informe mediocre, è un’opera molto più umana dell’umano. E così Alfredo Parmeggiano è quell’eversore che sta provando a profanare il progetto della serialità. Continue reading Allevatori alla ricerca di una finitudine… Alfredo Parmeggiano

La vacca Cinisara e le sue carni…

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San Cipirello. Una frana, una ricostruzione, il distaccamento da San Giuseppe Jato e la creazione dell’ennesima quasi enclave siciliana che unisce due paesi slegandoli dal resto del territorio. Qui si sono proclamate autonomie, si è rimasti imbrigliati nella restaurazione e si è tornati a pronunciare l’effigie di un popolo libero. Queste sono terre difficili, con un passato sotterrato e campagne a perdita ad occhio e a retaggio violento e azzardato, luoghi di pastorizia e di reticenza, di silenzi e pale di fico d’india, di una Sicilia assolata con pochi sguardi, passìo pomeridiano, camice a maniche corte e carte da briscola incurvate sotto i colpacci di incalliti professionisti del tavolino. Non c’è un tempo ulteriore qua in mezzo, c’è una quotidianità da schivare, cognomi scomodi da condividere e una ricostruzione da rimettere in circolo grazie a quei pochi che sono riusciti ad evadere dalla confidenza. A pochi kilometri dal centro del paese, Salvino Polizzi sta portando avanti e comunicando la vacca nera siciliana come nessuno fino ad ora. E così la testimonianza di formaggi in continua evoluzione, fuori dall’ordinario già su queste pagine, è testimonianza di un lavoro sulla Cinisara strenuamente legato ad un territorio che non è più né perversione né pregiudizio. Continue reading La vacca Cinisara e le sue carni…

Ti.Pi.Ca: un norcino può salvare la Sicilia?… Tino Pintaudi

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Brolo è ritornata ad essere un giardino, quella che è stata e la stessa che è stata defraudata da anni di incursioni piratesche, non arrivate da un mare destabilizzante ma da uno sperpero edilizio che ha trasformato la costa da Messina a Palermo in un’arlecchinata. Con rare eccezioni. La consapevolezza ha portato a primeggiare nuovamente gli agrumeti, gli ulivi e i cipressi. I Nebrodi alle proprie spalle ad intimare tradizioni e allevamenti che non possono essere traditi. Al di là del pranzo tipico, della carne di crasto, del tumazzo e dell’arrustuta domenicale in taverne ormai all’uopo di qualunque curva, questa parte di Sicilia, schiacciata tra le montagne, i boschi e il mare, ha una rarità poco conosciuta. Il bagno è di per se stesso il fine turistico, il resto è scappatella e presa per i fondelli. Ormai il suino nero dei Nebrodi campeggia nelle parole di tutti i macellai e in tutti i menù dei ristoranti con un profilo social. Definire, continua a spostare le paure della gente e a corroborare il turista nella sua velleità d’esploratore. Così si addomesticano i maiali e si vendono le tradizioni. Però c’è ancora qualcuno che della serietà non ne riesce a fare a meno. Nonostante l’età. Questa è la storia di Tino Pintaudi, un ex tecnico alimentare che in meno di due anni ha rivoluzionato il mondo della norcineria siciliana. Senza clamori e senza che lo sappiano in troppi. Continue reading Ti.Pi.Ca: un norcino può salvare la Sicilia?… Tino Pintaudi