Un macellaio che esplora il territorio… Salvatore Di Fulco

Monreale. Estesa e dominante. È meglio sapere bene la direzione, altrimenti si è fritti. Il comune sparso costeggia la collina, le frazioni portano giù verso la provincia di Trapani. Senza senso, senza propaggini, senza cartelli. Il centro è il duomo. Il resto è salita e discesa. La conca d’oro porta verso il mare e verso Palermo. Le risultanze storiche sono croste sedimentate che hanno stratificato l’appartenenza: dagli arabi ai cumuli d’immondizia. L’oro zecchino e le torri del cattedrale stridono con le grida dei venditori di zucchina centenaria, con gli ingorghi, i sensi unici e i “quarumari”. Continue reading Un macellaio che esplora il territorio… Salvatore Di Fulco

La ciccia slow… Davide Tibaldi

Bra. Capitale enogastronomica del Bel Paese. Una marea di persone. Una manifestazione, “Cheese”, poco più attraente dell’Esselunga alle sei di un sabato pomeriggio, ma sicuramente money-oriented e pietra filosofale di molti affinatori, venditori, grossisti e di un po’ meno pastori e casari che, al limitare della propria produzione, hanno chiuso la metaforica claire, con la scritta formaggi esauriti, e hanno guardato le persone indirizzarsi da quelli che il formaggio ce l’avevano, ce l’hanno e ce l’avranno sempre. Qualcosa di buono, poco, qualcosa di meno buono, molto. Continue reading La ciccia slow… Davide Tibaldi

L’oca in onto è un’astuzia della ragione… Michele Littamè

Al di là dell’Adige c’è il Polesine, le sue nebbie, le sue paludi e la sua povertà. I paesi sono disabitati, le frazioni invecchiate dai calcinacci, la vista padana di un languore insopportabile. Al di qua dell’Adige, c’è la bassa padovana. Nessuna confusione. Un po’ di altezzosità nella risposta. Il paesaggio è pressoché identico, ma l’influsso dei colli Euganei, della sua storia, della sua medievalità e del suo turismo, definisce una provincia molto prima dell’identità territoriale e geografica. La pianura Padana è un lungo incubo senza senno. Continue reading L’oca in onto è un’astuzia della ragione… Michele Littamè

Le carni in un Trentino senza belletti… Massimo Cis

Bezzecca in Valle di Ledro. Pochi kilometri a nord-est di Storo. Su quella provinciale che comincia a scoprire quel Trentino senza pecche. Con quell’odore lontano di lago, con le montagne, ancora mezze, che adombrano e aprono straordinari panorami, mamme con le carrozzine e anziani svernanti, meglio se dall’accento teutonico. Bezzecca è una di quei paesi diventati frazioni dell’unico comune di Ledro. Per ammazzare il tempo, considerando l’irrispettoso anticipo, blocco la mia lettura, cartina alla mano e macchina chiusa causa ondata di freddo di fine maggio, per colpa di un’orda di turisti misto-olandesi, fuori forma e fuori tempo massimo. Alla ricerca di qualcosa che non troveranno mai. Almeno lì. Continue reading Le carni in un Trentino senza belletti… Massimo Cis

La Pecora Brogna e i posti al sole…

Badia Calavena. Le contrade si susseguono con etimologie cimbre, case abbandonate, beccatelli di connessione tra case e tetti di vecchiette con aie domestiche e un’assoluta deferenza verso il paesaggio. Ogni tanto dei puntini bianchi in mezzo ad un verde estenuante dimostrano l’esistenza della pecora. In una Lessinia dove le malghe e le vacche sono da sempre la necessità e la tradizione. Le finestre delle case, come le famiglie locali, sono assolute ed antitetiche. Al turismo e al belletto. Rustici, abitazioni, locali e nessun’altro. Qui, nella valle d’Illasi, in questa pianura che non è ancora montagna e non più collina, con gli alberi di ciliegio e di castagno a dominare il paesaggio, sono sparsi la maggior parte degli allevatori di un’antica razza autoctona: la pecora Brogna. Continue reading La Pecora Brogna e i posti al sole…

La Grisa della Lessinia e la contemporaneità…

Val di Mezzane. In mezzo a non so più quale distretto. Vicino ad un torrente, con una chiesa a scandire il passo e un manto di ulivi e ciliegi a ricoprire tutto il territorio. Non ancora Lessinia e non più pianura. Trovarsi quella natura, fatta di rimandi, di vicinanza al mare, di pendii blandi, appare come un fuori luogo in tutto quel vociare che mi ha fatto perdere l’orientamento. C’è qualcosa di antico nei prati e nelle marne. Ma non ho nemmeno il tempo del retrogusto. È tutto troppo vicino. E così è anche la pioggia. Arriviamo in una struttura di cemento dove la strada deve avere termine. Continue reading La Grisa della Lessinia e la contemporaneità…

La disinvoltura di valorizzare un territorio scomparso… Carlo Alberto Menini

San Giovanni Lupatoto-Soave.

Il primo è il luogo delle basi, dove rimanere, dove costruire e da cui partire. In quelle strade che ormai non fanno altro che alienare due pareti di case che le contengono, con quegli sguardi furtivi e fuligginosi dai balconi, quegli aperitivi sempre un filo fuori moda e quel tempo libero da scacciare, riempendolo di pericolo, toni alti, minigonne stracciate e macchine truccate. Continue reading La disinvoltura di valorizzare un territorio scomparso… Carlo Alberto Menini

La trasformazione della macelleria… Roberto Papotti

Fossoli di Carpi. Piccola frazione oltre il passaggio a livello. Tre mila anime per eccesso, case basse, una grande via che la taglia in tre direttrici che si dipanano verso Modena, verso Verona e verso Mantova. C’è un’eco, poco nostalgica, di un passato contadino, forse più campagnolo e forse meno lacerato di quello che è stato. Le grandi arterie industriali si sentono, l’Appennino è lontano come l’interesse a fermarsi per un motivo preciso. Dopo averlo salutato, Roberto Papotti m’invita a fare sette kilometri per farmi un’idea di cos’è stato il terremoto. Tra sensi di colpa, curiosità vampiresca da cercatore d’incidente, e turismo da cappellino-giubileo, percorro quanto chiestomi e mi trovo a Rovereto sulla Secchia. Continue reading La trasformazione della macelleria… Roberto Papotti