Il paese dei balocchi dei macellai… Dario Geymonat

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Bobbio Pellice. Val Pellice. Una delle Valli Valdesi. Insediamenti umani, ritorno affettato ad un cristianesimo primigenio ma progressista e aperto alla diversità, gli anti-Amish locali senza cuffietta e senza più retaggi. A pochi passi da qui si svolge il Sinodo annuale dove tutti i rappresentanti delle varie Chiese si riuniscono per deliberare e mettere in discussione. Intanto, nel mentre, in quello scorrere di un fiume con poca acqua, la Val Pellice non è stata messa in vendita e non è stata nemmeno acquistata. Pochi turisti, strade sempre più strette, pochi approdi facili alla libertà della vista, alberghi pressoché inesistenti, pochi ristoranti, poche aziende agricole in vendita diretta e gli allevatori/casari tutti in alpeggio a produrre Seirass del Fen (la loro ricotta stagionata nel fieno) e una toma assolutamente da controllare. Bobbio Pellice è l’ultimo paese di una valle fin troppo nascosta, affascinante, boscosa, con i tetti in pietra di Luserna e i tornanti ripidi tra castagni e betulle. Qui c’è ancora la cultura del raccolto e della costruzione, ma soprattutto, in un abitato di poco più di cinquecento anime, tra il benedetto e l’eretico, ci sono due botteghe di macelleria, due prodotti tipici, ma soprattutto due macelli. Continue reading Il paese dei balocchi dei macellai… Dario Geymonat

Sicilia rurale, capre Girgentane, meloni siccagni e un mondo dove il giudizio è sospeso… Fratelli Capuano (featuring Gino Romana)

Caltavuturo è un paese sfiorato. Ha delle vie, qualche bottega, una piazza ristrutturata, emigranti e reduci, maestri elementari, corriere da prendere, qualche volto meno dilaniato e qualche volto trattenuto, giovani che se ne vanno senza ritornare e giovani che ritornano senza mai essersi mossi, vista a perdita d’occhio e una quantità di campagna agra, difficile, meravigliosa, che toglie il senso a tutte le Sicilie che non siano questa, quella dei carovanieri, dei pastori, della siccità, del vento tramortente, delle gradazioni di giallo e marrone, degli olivi e dei pomodori. Il barocco e le isole sono esempi straordinari di civiltà, ma solo in queste lande si esce fuori dal tempo, riappropriandosi di una dimensione rurale. Qui, la pennichella e il sole gestiscono ancora umori, rumori, gradazioni e tempi scenici. Continue reading Sicilia rurale, capre Girgentane, meloni siccagni e un mondo dove il giudizio è sospeso… Fratelli Capuano (featuring Gino Romana)

La magnificazione del maiale… e non solo. Massimiliano Castro

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Chiaramonte Gulfi. Tornanti e piante di ulivo a perdita d’occhio. Il paese è stato nascosto da anni di ingerenze edili e costruzioni frangi-vista che non richiamano nemmeno alla scoperta. La salita è un luogo stanco di case affacciate sulla strada, di anziani di paese e di confine. Qui, arrivano l’influsso dei Monti Iblei, i profumi di timo, un po’ di upper class alla ricerca dell’eremo dove etichettare i prodotti agricoli poco “prodotti” e un retaggio con la provincia di Catania che appare subito dietro l’angolo, con le sue fruizioni paesane e la sua noncuranza afosa. Chiaramonte ha una storia pre-ellenistica, dei villaggi rurali, dei santuari, case basse in pietra e balconi in ferro, una vista illimitata ma soprattutto dei gioielli nascosti. Questa è un’enclave di saperi, ritorni e vicoli medievali. Si produce l’olio e si magnifica il suino. La terra d’elezione di scrittori e pittori è diventata un luogo dove è necessario chiedere per non rimanere fregati. Ma quando si trova, tutto si rasserena. Così, in una piazzetta dal parcheggio facile, dietro una porta senza insegna, va cercato, a discapito della facilità, un norcino-macellaio dalla parlata spuria: Massimiliano Castro, un uomo con delle idee… Continue reading La magnificazione del maiale… e non solo. Massimiliano Castro

Gastronomia al tempo delle periferie… Famiglia Cottone

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Bandita. Palermo. Il mare al di là della strada, l’edilizia popolare, che ha cancellato le zagare preferendogli il cemento, appena dietro l’angolo. Qui, il turista passa per un caso, più o meno fortuito, o perché vuole ripercorrere le strade che hanno portato alla santificazione di martiri e di carnefici. Lo sguardo d’insieme è quello di un mare abbandonato, di orti rapsodici, di venditori di quarume, stigghiole e milza, di mulunari, di urlatori infermi, di costruzioni che un senso non l’hanno mai avuto se non nella resistenza dei volti di chi non ha voluto cedere. Qui, tra la Bandita, Romagnolo, Brancaccio e lo Sperone, la città ha edificato anni e anni di dimenticanze e abbandono. Ma a Palermo si sta dove si nasce, un po’ per scelta un po’ per necessità. E così, la famiglia Cottone è sempre rimasta un presidio e una memoria di questi luoghi, con semplicità, con la velleità di restare… portando finezza. Ecco, Emanuele e la sua famiglia, attraverso la macelleria e la gastronomia, semplicemente, sono rimasti lì e hanno fatto alla loro maniera. Continue reading Gastronomia al tempo delle periferie… Famiglia Cottone

Ogni paese il suo macellaio… Simone Ceccotti

 

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Lari. Quella parte di Toscana che ancora non è stata venduta. Le colline già mostrano l’ebbrezza di guidare con il braccio fuori dal finestrino ma ancora i capannelli di persone fuori dal bar o fuori dal barbiere sono l’ordine del giorno di un sabato pomeriggio assolato. Qui, l’accento parlato non è vittima di strane mescolanze né di indole turistica. È tutto molto rilassato, gli alberi tengono coperto, il paese mostra antichità e le botteghe sono ancora la rappresentazione migliore di quest’angolo poco invaso. Ogni paese ha ed è il suo macellaio. Ogni paese ha il suo taglio e il suo salume. Aglio e poco sale. La Toscana è un’anima carnivora all’interno di belle vigne, straordinari resort, curve pericolose, facce rifatte, accenti corrosivi e lingue intrise nel curaro. Dalle macelleria più che dagli allevamenti, passa la storia di tradizioni e territori. Qui non ci sono differenze tra botteghe, il macellaio è norcino e il norcino è macellaio. Ognuno secondo i propri salumi, ciascuno secondo le proprie ricette. Il segreto di pulcinella è il cuore pulsante della concorrenza, della vicinanza e della lontananza. Continue reading Ogni paese il suo macellaio… Simone Ceccotti

Macellai senza razza… Diego Liberini

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Rezzato. Punto di snodo tra la città, la Valle Sabbia e quelle destinazioni trentine che portano molto oltre il Lago d’Idro. La montagna è lontana tanto quanto il fascino. Rimane un po’ di collina, qualche vigneto e la Valverde che mostra più il suo nome che le sue grazie. Gli allevatori hanno stabulato le proprie bestie sotto tanta paglia e troppi tetti. Le stalle si alternano ma non si vedono. Si sente ancora un po’ di puzza delle pianure. Le cascine rimangono disattese così come i corsi d’acqua. Le rotonde hanno deciso di tagliare l’intagliabile, rimandando indietro un’immagine di coesione tra grigi. Gli occhi che guardano la strada sono le strade che non sono più né allusione né traccia. Continue reading Macellai senza razza… Diego Liberini

Un paese regionalizzato e dei self-made men… Macelleria Ballardini e Allevamento Artini

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Tione di Tentro. La capitale delle Valli Giudicarie. Un paese lasciato alla decadenza. I pusher del turismo stanno continuando a venderlo come la porta della Val Rendena, come quel luogo da cui partire per le interessanti escursioni ai piedi dei ghiacciai. Ci sono le scuole, gli uffici, gli impiegati pubblici, quelli che consigliano l’impiego pubblico, che già al lunedì possono tranquillamente pensare al weekend e alla cena del venerdì, è rimasta forse una pizzeria, non ci sono più strutture turistiche, nessun hotel, qualche negozio e un bel centro che potrebbe catalizzare l’interesse del pellegrino se solo ci fosse una reale corrispondenza. Invece, quello che resta, è un paese burocratico, dove espletare le forme della civiltà. Continue reading Un paese regionalizzato e dei self-made men… Macelleria Ballardini e Allevamento Artini

Sarcastici salumi di pianura… Sandro Passerini

Hay bales on the field

Robecchetto con Induno ma potrebbe essere anche Cuggiono oppure “dove esistono ancora le cascine” o ancora “dove esistevano ancora le cascine”. L’antropizzazione non recede, così come l’asfalto. Le strade sterrate, percepite come un fastidio, sono ancora la salvezza di questi luoghi, così come le confusioni dei navigatori satellitari. Le autostrade sono vicine ma non si sentono. Il Ticino e il Naviglio hanno creato una campagna, con le sue coltivazioni e le sue aziende agricole. Qui, si nascondono alcuni produttori che avrebbero qualcosa da mostrare se non fossero troppo dediti al mutismo contiguo. Continue reading Sarcastici salumi di pianura… Sandro Passerini