Appennino emiliano in due giorni

appennino

PRIMO GIORNO

Montagnana di Serramazzoni: le conserve e il lavoro con la frutta di Filippo Stella e Gianna Benassi

Pavullo nel Frignano: gli ottimi lievitati del Giamberlano Valter Tagliazucchi

Zocca: tour propedeutico in mezzo alla vacca bianca Modenese: caseificio Rosola e la follia controllata di Stefano Fogacci… e per finire un tocco di mora romagnola da Ca’ Lumaco

Monzuno: la Macelleria Zivieri è un luogo magico… non c’è bisogno di consigli… Continue reading Appennino emiliano in due giorni

La normalità di un folle in mezzo ai frutteti… Fabione

fabione

Castelvetro Piacentino è un’estremità dell’Emilia Romagna confinante con Cremona. Dall’altra parte del Po tutto diventa meno estremo, più morbido e meno produttivo. I capannoni del torrone si trasformano in appezzamenti di dieci ettari l’uno, sparsi in mezzo ad una pianura fertile, solcata da strade statali senza molto senso e senza un accenno di principio. Perché la geografia, fregandosene dei confini, si è portata via l’ossessione. Qui in mezzo puoi trovare straordinari norcini e agricoltori paradossali, anime difese e anime interattive con un territorio depredato. In cerca dell’asparago Piacentino finisco la mia giornata in uno di quegli anfratti che non hanno nemmeno più bisogno di un racconto, perché non l’hanno mai voluto e perché fuoriesce così spontaneo da non lasciare nulla al caso. Fabio (di cui tacerò il cognome per teorie cospiratorie), che il rafforzativo Fabione identifica nella sua essenza di anima candida defraudata dal Secolo, mi ha permesso un viaggio all’interno di un’agricoltura fatta di forza di volontà, follia, sciatteria, disinteresse, compravendite di anime, eccessi, serre, straordinarie bontà, trattori truccati e tenue abbandono. Continue reading La normalità di un folle in mezzo ai frutteti… Fabione

Caseificio Borgonovo: un Grana Padano fuori logica… Fratelli Palormi

palormi

Borgonovo di Monticelli d’Ongina è una di quelle frazioni che han lasciato intatto il concetto di Pianura Padana. Senza turbamenti e senza deterrenti. Un borgo diroccato e dismesso assolutamente contestuale alla voglia d’inverno. Il paese e l’Isola Serafini sono dietro l’angolo, dietro quelle campagne che danno asparagi, nebbie e stalle chiuse dall’impossibilità. Qui era zona di centrali e smantellamenti, qui il candore dei porticati e dei castelli fu inglobato nella corsa all’oro. Petrolio e nucleare, la campagna della bassa è stata un luogo perverso di interessi coesi e mostra adesso le sue rughe d’impossibilità ad un ruolo diverso. Ma la campagna è troppo territoriale per essere abbandonata e le attività ancora si fregiano di quella passione per la piccola artigianalità e per il silenzio. Al di là di tutto, queste sono le terre del Grana Padano, delle quote latte, dello sfruttamento delle stalle e del collo tirato ai piccoli produttori in nome di un prodotto sempre meno caro, sempre meno buono e soprattutto sempre in crescita produttiva. Qui, in questi borghi senza fretta, i fratelli Palormi stanno portando avanti l’attività di famiglia, presa in mano “troppo presto”, rivoluzionata e lanciata verso il traguardo di una contemporaneità che può tranquillamente prescindere dal giorno di riposo, dalle festività e dalle ferie. Casari con contratti annuali con cinque stalle del territorio. Questo vuol dire che il latte arriva ogni giorno, tutto l’anno. E bisogna andare a prenderlo! Tutto l’anno. Numero degli addetti ai lavori, di tutti i lavori: 2. Ennio e Gianfranco o Gianfranco e Ennio. Nessun altro. Continue reading Caseificio Borgonovo: un Grana Padano fuori logica… Fratelli Palormi

Pasticceria Alfieri: orme e destino… Cinzia Alfieri e Luca Lusetti

ALFIERI

Correggio è un viale, una piazza e un porticato. Colori pastello poco più accesi, un acciottolato senza disguido e quei ritrovi da mercanti che delle erbe e della vendita han fatto tutto un tondo. Con una spiccata personalità da orologio in bella vista e da parlantina da bancarella, il popolare è l’anima di un luogo artistico per predilezione, quasi per definizione. L’accadimento è talmente climaterico da essere tenuto fuori dal ponderabile. Così le villette basse, le aziende, i vitigni, l’uva Ancellotta e quella periferia da dadi procrastinati vengono trasformati in esoterismo, in possibilità di rivoluzione e in magia disillusa. Correggio è la sua atmosfera, è quella perpendicolarità che non porta da nessuna parte se non verso la chiacchiera, verso la conoscenza e verso il vicino di casa. Qui si può ancora sperimentare senza manicomi. Poi i risultati sono ondivaghi… ma qualcuno che ha provato a far più di un sapone e di due accordi c’è stato e c’è ancora. Così è possibile imbattersi in due pasticcieri senza una tradizione alle spalle che hanno trovato il punto zero e da lì sono partiti. Continue reading Pasticceria Alfieri: orme e destino… Cinzia Alfieri e Luca Lusetti

Aceto balsamico in quella campagna del tempo che fu… Andrea Bezzecchi

bezzecchi

Novellara. Terre dalle nebbie e dalla pianure persistenti, piazze quadrate, portici e tetti rossi diluiti. L’immagine di un paese fatto di ritualità, domeniche mattine e sepolte tradizioni ornamentali che del dialetto si son presi tutte le cadenze. Così le persone si conoscono e si riconoscono, in quel concreto-paesano dove i colori pastello e le persiane verdi sono acciottolati, religiosità e cura del territorio. Novellara è le sue campagne, le sue frazioni, le sue case basse e quei nascondimenti rinascimentali che delle Signorie si portan dietro gli angoli, i misteri e le fosse sepolte. Le bonifiche hanno collegato e disilluso, lasciando al cocomero, al parmigiano, al salame e all’aceto il compito di riportare l’araldica in terre confinate. In mezzo a queste vie, fuori dal centro, oltre quella strada lastricata che vanifica il qualunquismo, l’Acetaia San Giacomo sta portando avanti la notabilità di un progetto e di un prodotto che ha trovato quella straordinaria comunicazione data dall’artigianalità. Continue reading Aceto balsamico in quella campagna del tempo che fu… Andrea Bezzecchi

Antica Trattoria Cognento: la campagna che non ti aspetti… Famiglia Becchi

COGNENTO

Cognento di Campagnola Emilia. Una campagna padana che ha nascosto il proprio mestiere di dirimersi e di non ritrovarsi. I caseifici si alternano alle produzioni casalinghe di aceto e le province si confondono per non riuscire mai a separarsi nelle tradizioni: in quel modo di fare così sanguigno da ricostruire l’identità attorno a quella voglia di tovaglie a scacchi e di tortellini. Perché qui, in queste terre, il cibo è sempre stato la religione della sosta, dell’attesa, dei tempi lunghi, di quell’anacronismo che si è portato via gli sbarbati, lasciando, all’interno dei maglioni infeltriti dalle ugge, quelle rezdore emiliane che continuano a richiamare ammaliando e proponendo, ostentando la stirata della sfoglia come un perversa ripetizione dell’eterno: privazione diacronica dello ieri, dell’oggi e del domani. Qui si viene per quel sentimento inconfessato di evasione che le agenzie di viaggio non ci hanno ancora estorto. Continue reading Antica Trattoria Cognento: la campagna che non ti aspetti… Famiglia Becchi

Bufali nella pianura reggiana… Luciano Govi

govi

Borzano di Albinea. Il regno della Ferrarini, delle sue stalle e delle abitazioni di quelle maestranze consone a rimanere all’interno di un perimetro di lavoro. Nascosto dietro gli occhi del borgo antico, dei ristoranti chiusi e degli approdi in collina, il lavoro delle persone è fatto di rotonde, di nebbia e di inverni continentali, quelli che non lasciano tregua, che non riflettono altro che felicità e televisione, con le luci fioche e le persiane chiuse alle cinque di pomeriggio. Così, in quei luoghi l’inventiva è frutto di una collaborazione invidiosa e di una cooperazione atavica che ha sempre scandito dei ritmi coesi e politici. Qui l’agricoltura è sempre stata economia, usufrutto e imprescindibilità del raccolto, così le storie si assomigliano un po’ tutte. Chi si lamentava, adesso rimpiange il passato, chi si lamenta oggi è perché ha mangiato abbondantemente, schermendosi dalle depravazioni e dai vizi. Tutti hanno un’opinione perché tutti si sono sporcati e tutti si sono puliti. Il pubblico è diventato privato e il modello consorziale ha mostrato un po’ di rughe. L’assalto alla diligenza può essere intelligente/territoriale/privatistico o becero/qualunquistico. Lì in mezzo viene deposto l’umano. Continue reading Bufali nella pianura reggiana… Luciano Govi

Se non ci fossero i consorzi, si chiamerebbe ancora Reggiano… Fattoria Rossi

ROSSI

Montecavolo. Frazione di Quattro Castella. Ultimo lembo di una pianura che continua a fare finta di nascondersi. Una coltre di neve copre qualunque perversione e qualunque ricordo. Il navigatore è l’unica salvezza. È tutto bianco con la nebbia che a mezzogiorno inizia a scendere sui campi. Questa è la culla del formaggio reggiano, qui si è consorziato l’impossibile, si è creata la grande socialità dei caseifici e si è persa la morale a spartirsi colpe e quote. Quel che resta è sicuramente abbastanza ma tende, come tutte le energie non più rinnovabili in termini economici e culturali, ad invecchiare. Così, Montecavolo non è altro che una frazione a pochi passi dal capoluogo, sulla strada che va verso il Cerreto, bloccata da imprudenze e umori. Così qui, chi è imprenditore agricolo, lo è da generazioni, qui la terra si tramanda, non si compra, non ci sono colpi di testa ma solamente tradizioni con possibilità di rinnovo. C’è chi si adegua e guarda al futuro, chi è nella fase cotidie mori destinata all’esaurimento e chi è già bell’e morto e ha venduto tutto nel nome del capannone come unico Dio. Ecco, in questa provincia, dai tratti ancora candidi, la famiglia Rossi (padre, madre, tre figli maschi e svariati nipoti) porta avanti dalla notte dei tempi l’allevamento, nato come conferimento, diventato conto-terzismo e con un futuro prossimo di trasformazione e di filiera finalmente completa. Continue reading Se non ci fossero i consorzi, si chiamerebbe ancora Reggiano… Fattoria Rossi