SFI – Salumi Familiari Italiani… Anselmo Bocchi

Fornovo di Taro. Letto del fiume. Affluente del Po. Assonanza con la bassa. Per usi e costumi. Non per il territorio. Le colline appaiono nitide, vicine, a destra e a sinistra. La valle è un lungo incedere di foschia. Si arriva quasi a scomparire dietro le curve. L’orizzonte non quantifica i kilometri. I tetti granata e le facciate giallo scuolabus portano sempre verso le anse del fiume. Ampio, sabbioso, stantio. L’animo geografico delle persone è un capannello di alcuni luoghi ben definiti. Continue reading SFI – Salumi Familiari Italiani… Anselmo Bocchi

La coppa è un sibilìo invernale… Flavio Carini

Sariano di Gropparello. Qualche anima dispersa su una strada verso una valle che non è una valle. Qui, la crisi si è portata via quelle uniche cinquecento persone industrializzate che producevano barche e riempivano appartamenti. Superato Carpaneto, la pianura rimane pianura solo sotto le ruote. L’apertura alla collina è un respiro d’insieme che libera dall’ansia. Qui c’è la voglia di trasferirsi, di prendersi del tempo, di raccogliere le mele e di chiamare il pupazzo dalla cravatta arancione facendogli la stecca. Può durare anche solo un attimo questa voglia, ma rimane un’assenza di rumore talmente potente da disorientare. Continue reading La coppa è un sibilìo invernale… Flavio Carini

Buen Retiro

Romagna. La puzza di pesce nelle sale delle colazioni e le piadinerie che millantano cagliate congelate per fontine d’alpeggio, erbette e squacqueroni per quel pasto di cui non si può fare a meno, sono ineluttabilmente legate a quel mondo di ombrelloni, bagnini, lungomari e tanti, ma tanti, al kilo. Qui, le cozze, accompagnate al pata negra, il flute tenuto in mano da starlette in declino o da caldeggianti zoccole sono all’ordine delle serate. Qui scompare la qualità. Almeno d’impatto. La riviera romagnola è un luogo losco, impomatato, anacronistico, dai piedi ben piantati per terra. Gli artigiani sonnecchiano o si allontanano verso la collina. Quelli che rimangono, tingono i negozi luxury di fucsia e nero e si fanno chiamare pastry chef. Non ci sono reali motivi che spingono alla qualità. Non ci sono quelle mezze misure dove far fiorire una dote. Per questo e mille altri motivi, io adoro la Romagna. Una terra di contrasti, un posto che col mare ci azzecca il giusto. Privo del fascino delle banchine, privo di puzza di pesce, privo della portualità da albatros o da quella mittel-europea da docks. Il mare è lì, ma potrebbe anche non esserci. La spiaggia è quel centro commerciale che si porta via tutto. Attività, amori e deliqui notturni. Continue reading Buen Retiro

Un panificatore immerso nella nebbia… Massimo Vitali

Sala di Cesenatico. Un paio di rotonde per respirare. Il mare, con i suoi canali di pantegane proattive e i suoi hotel-straccia-vesti-e-odore-di-pesce-per-colazione, è dietro l’angolo. La riviera romagnola è quell’eco sfortunata fatta di code, barbari, ristoranti da un tanto a due kili, maximal chic gastronomico e rapsodici gestori di alberghi adagiati su clientele storiche, fatte di sguardi allappati e balli di gruppo. Appena fuori, non serve molto. Un po’ di spazio, delle colline in lontananza e una campagna dimenticata ridisegnano lo scenario ma soprattutto le possibilità economiche. Il mare delle poche speranze e delle molte certezze abbandona i suoi figli-peccatori, immersi nei pensieri. Continue reading Un panificatore immerso nella nebbia… Massimo Vitali

La ricerca dei Sé… Luca Ori

Parma è una città che mi lascia mediamente indifferente. Tanti studenti, tanti monumenti, tanta borghesia, nei vestiti e nei nasi. Abbastanza voglia di chiacchiera e ancora di più di botteghe gastronomiche. Gli stranieri felici, con il prosciutto di Langhirano e un Parmigiano equamente invecchiato e sopravvalutato, prendono possesso dei ciottoli e del caldo diluente, lasciando ai cittadini i parchi e qualche quartiere pittoresco, al di là del centro e dell’impossibile decriptazione dei parcheggi. La bellezza è tutto ciò che resta. Forse è tanto e forse è poco. Quelle zone d’ombra, fatte di umori e vicissitudini, si perdono tra i viali alberati e le costruzioni ducali, si perdono nella definizione di provincia. Parma è l’epitome della città di provincia. In questo risiede la sua grandezza. Continue reading La ricerca dei Sé… Luca Ori

Personale (e tendo a sottolineare personale) delusione sulla strada del culatello… Angelo Capasso

Diolo di Soragna. Pianura padana sperduta tra il Po e varie province. Quella che, girato l’angolo, è definibile come Bassa. Quella di Guareschi, di Don Camillo e di Verdi, quella degli allevamenti di maiali tutti al coperto, al sicuro da indiscrezioni ed occhi giudicanti. Ci sarebbero dei paesi… ma hanno poco senso all’interno di balle di fieno, nebbia e misteriosi silos. Una terra agricola al di là del bene e del male. Con strade che diventano stradine, arzilli anziani abbronzati in tenuta da giardiniere, ignoranza del vicinato e vendita diretta dei prodotti tipici… o forse della definizione di prodotto tipico: Parmigiano Reggiano e Culatello di Zibello. Continue reading Personale (e tendo a sottolineare personale) delusione sulla strada del culatello… Angelo Capasso

Ciacco: un ex collettivo tra il convenzionale e l’anarchico… Stefano Andrea Guizzetti

Parma. Quando il centro non ha ancora preso possesso di borghesie, botteghe storiche, griffe, occhiali da sole a specchio e gonne colorate su acciotolati nascosti da battisteri e chiese, a dimostrare la vacuità di un posto distante. Dalla crisi, dalla necessità e dal fermento metropolitano. A pochi passi da quelle vie cristallizzate nel benessere di una qualsiasi città ducale italiana, l’anti-Parma appare come irriguardosa e assolutamente convenzionale. Ordinata, sia nelle costruzioni che nella viabilità, dotta, gentile e con l’umanità trasudata e trasognante di chi ha messo in testa le scelte personali. Continue reading Ciacco: un ex collettivo tra il convenzionale e l’anarchico… Stefano Andrea Guizzetti

Formaggi, gelosie e Appennino… Stefano Fogacci

Monteombraro. Il comune di Zocca si sente nelle curve, nelle braccia e nei cartelli che lo segnalano, a destra, a sinistra, in centro e a terra. Le strade si dissestano. Le arterie secondarie, quelle che tranciano frazioni definite da poche e rade case, da qualche albero di ciliegio che sale verso l’Appennino e dalla nostalgia di non aver mai pensato a come sarebbe l’indifferenza di Monteorsello se ce ne fosse un cantore, sono devastate dalle nevicate invernali e da passaggi rarefatti. Districandosi tra strade provinciali, crolli improvvisi e anziani coltivatori di princìpi ai bordi delle strade, ritrovo l’orientamento su una stradina che diventa una mulattiera, che costeggia degli alberi di antiche varietà di ciliegie di Vignola (poco produttive e assolutamente rapsodiche…) che sembrano querce da quanto sono imponenti. Continue reading Formaggi, gelosie e Appennino… Stefano Fogacci