Patata di Starleggia: un recupero anticonvenzionale… Saul Caligari e Antonio Scaramellini

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Valle Spluga. Valcava. Quella distanza da Chiavenna e da Madesimo rassicurante e selvaggia. Fuori stagione qui mancano anche le eventualità del raggiungimento. La Svizzera è determinante, non ci sono valichi e non ci sono più opportunità di scelta. La cultura alpina si è fatta in altri versanti dove la dimenticanza è diventata recupero e opportunità di lustrino. Qui l’abbandono è ancora oggi un tempo senza soluzione. La patata, che nel corso dei secoli ha sostituito le radici nell’alimentazione montana, dalla metà dell’ottocento è diventata sussistenza e salvezza, omologazione e impossibilità di farne a meno. Quando alla povertà si è sostituito il turismo e anche il curato ha preferito dei nitidi box alla coltivazione della patata di Starleggia, ormai rimasta avamposto leggendario e introvabile, eccezion fatta per qualche privato e per due chiavennaschi che han pensato bene di ridar vita a degli orti in quota e al Giardino Alpino Valcava, l’espressione si è trasformata in un risarcimento più che in un recupero. Saul Caligari, ex giardiniere e appassionato botanico, e Antonio Scaramellini, ex architetto sono alle radici di quel resta… Continue reading Patata di Starleggia: un recupero anticonvenzionale… Saul Caligari e Antonio Scaramellini

Carne d’alpeggio e salumi apotropaici… Ivano e Claudio Pigazzi

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Pasturo. Fuori stagione. Buio profondo, leggere salite e persone raffreddate che si contano sulle dita di una mano. La Valsassina, nella sua decadenza di valle compresa ma senza sbocchi, ha un turismo poetico di recupero baite che con la contemporaneità non ha nulla da spartire. Qui la possibilità di bellezza empatica se la sono giocata, hanno abbandonato gli artigiani a loro stessi e si son messi in marcia verso più sicure produzioni. Qui si confezionano industrialmente tonnellate di taleggi in cui nessuno, almeno in valle, sembra volersi riconoscere. Trarsi fuori dal fenomeno è compito imprudente. Soprattutto in anni di vacche magre e di conflitti tra burocrazia e “burocratati”. In questo paese agiato a valle, assopito di fronte a preoccupazioni e vendite, l’azienda agricola e la macelleria della famiglia Pigazzi è quella mosca bianca contraltare di bevute pomeridiane, chiacchiere da bar e gioventù bruciate prima di partire… Continue reading Carne d’alpeggio e salumi apotropaici… Ivano e Claudio Pigazzi

Gli alpeggiatori d’inverno… Roberto Paggi

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Prata Camportaccio, frazione di San Cassiano. Statale 36 dello Spluga. Uno di quei paesi che si tralasciano per arrivare ad un confortante bombardino, assisi al sole di valli che non hanno più niente da ridare indietro se non conformismo. I ganassa metropolitani si son presi tutto, lasciando qualche briciola sparsa e qualche traccia in luoghi manifesti e infestati da accenti locali, fiumi gelati e e un apporto alla montagna necessario e quotidiano. Qui, riuscendo ancora ad inclinare lo sguardo per trovare una giornata di sole invernale che riverberi lo stupore, la vista rimane intatta su un trivio di valli assolutamente licenzioso. Queste sono territori di miseria e nobiltà sperata, l’affaccio turistico è arrivato nel tempo, quando l’immigrazione era già partita ed era già tornata. La poca terra era luogo di pura sopravvivenza, di cereali scomparsi e di lunghe gelate invernali, qui si guardava alla fuga come ad uno dei pochi benesseri. Rendere operai i contadini non è mai stata un’operazione di sollievo e così, chi ha potuto, è tornato alla terra e a quella genealogia che non si può mai nascondere. Continue reading Gli alpeggiatori d’inverno… Roberto Paggi

Brisaola dei Crotti: uno sguardo fuori… Mattia Giacomelli

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A Chiavenna bisogna andarci fuori stagione. Ha una bellezza decadente, vive di anfratti, di crotti e di svendite. Il fiume Mera regala quel sapore fortificato composto da orride pietre, situazioni pruriginose e un cumulo di vertigini che l’acqua non riesce a lavare del tutto. Il centro storico è un florilegio di passeggio, di accenti deterrenti e di milanesi prestati alla brisaola. Macellerie e prodotti tipici si alternano senza soluzione di continuità e senza un reale peso su quello che si sta comunicando. È un’accozzaglia di ferri battuti e locali dediti alla cazzuola, nonostante una percezione di potere assolutamente corroborante. Quando scende la sera, la gente conta i passi per ritornare alle proprie macchine e il torvo diventa l’unica maniera in cui percepire il fragore dell’acqua. Chiavenna ha un fascino straordinario e venduto male. Si fanno feste e si nascondono le profondità. I crotti stan diventando disarmonie edilizie anni ’60 e i ristoranti un guazzabuglio di menù tipici. Però c’è un’anima sovversiva, c’è qualcosa che odora di vissuto, Chiavenna è uno di quei paesi lombardi che tenderei sempre a far vedere. Qui ci sono tradizioni, usi e bellezze profondamente misconosciute. E così ad uscire è quasi sempre solo la bre(i)saola. Continue reading Brisaola dei Crotti: uno sguardo fuori… Mattia Giacomelli

Valgerola: il Bitto fino alle origini…

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La Valgerola d’autunno ha quella magia rara che spiega meglio al mondo la sua chiusura, quella bellezza racchiusa in colori che non sono più passeggiate e fatica, ma cominciano a mostrarsi come lunghe attese dietro un vetro innevato e non realizzato, tempo su tempo per aspettare l’alpeggio e i pantaloncini corti. L’autunno è luogo di lunghe discussioni, di analisi, di lunedì mattina senza speranza e senza economia. Qui si va in letargo, perché la chiusura deve essere prima di tutto tepore e in seconda battuta conservazione. E così le labbra nascondono i denti e l’introversione può tornare a dominare la maniera di accoglienza. Il fiume Bitto scorre fin che ancora ne ha possibilità e su Gerola Alta si chiude un cielo di sfumature arancioni. Abeti, larici e faggi non lasciano spazio all’immaginazione. È tutto lì, scritto, ma con fascino. Senza parola e lontano dalla commercialità che però un luogo del genere è come se reclamasse. E così ci hanno pensato Meister Ciapparelli e i suoi dissidenti a creare una corte bagnata alla fonte. Continue reading Valgerola: il Bitto fino alle origini…

Biscottini di Prosto: quello che era e quello che è ancora… Sorelle Del Curto

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Prosto. Frazione di Piuro. Valchiavenna. Vicino al confine con la Svizzera. Appena prima della cascata dell’Acquafraggia. Pochi kilometri dopo Chiavenna, poco dopo l’acciottolato a ridosso della montagna, dove terminano i turisti e i curiosi. Torchi, palazzi antichi, stalle, ponti e pietre ollari come indice di un luogo che il buio del fondovalle si prende a sé per sette mesi l’anno. Un fiume arrotondato. Delle vette intorno che non soddisfano nemmeno più in stagione, delle facciate tenui e un continuo decadere di sassi, pietre e muri. Prosto è di una bellezza indefessa, al di là della strada principale, nascosto, tra vecchi conventi, mulini e chiese, rimane un luogo inesausto di quattro case che al posto di un borgo tiran fuori l’immagine della perdizione. È tutto estremamente placido ed estremamente manicheo. Da un lato villette e la contemporaneità del colore, dall’altro un anacronismo dove il tempo si è fermato e dove un’unica bottega ha provato a catturarlo per sempre. Continue reading Biscottini di Prosto: quello che era e quello che è ancora… Sorelle Del Curto

Bagoss: dalla leggenda alla realtà … Famiglia Buccio

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Bagolino. Nella Valle Sabbia dello spiedo, degli uccellini, delle trappole, del selvatico, dei cacciatori e delle castagne. Qui, dove i laghi sono rimasti laghi e non approdi turistici, l’arrivo della contemporaneità è un silenzioso e quotidiano svolgersi delle cose sempre allo stesso passo. A pochi centimetri dal Bengodi (leggasi Trentino), queste diramazioni, tra il Crocedomini e il Maniva, son sempre state terre di straordinari formaggi, di carnevali rutilanti, di zucchero amaro e di alpeggi incontaminati ormai sempre più vezzo di fotografi inesperti alla ricerca dello scoop o della volgarità. Bagolino è un posto remoto, dischiuso tra la nebbia grazie a strutture medievali e tetti rossi. Qui, boschi, brume e acqua rendono il reale una sovrapposizione di stati d’animo. Non c’è molto da indagare, è tutto una curva a gomito e una preghiera per tenere lontano il dirupo. Fare le cose seriamente, in un luogo senza lussuria, è sempre una sottile forma di ritorno. La morte è più festosa della resurrezione. E così, a Bagolino, per prevenire l’oblio, si portano perfino i celeberrimi campionati italiani di Braccio di Ferro, perché l’inverno che arriva è talmente una condanna da non lasciare per strada nemmeno le voci. Qui dentro, senza confini precisi, la comunità è ancora una comunità. Si respira all’unisono, al di là della ricerca economica. Continue reading Bagoss: dalla leggenda alla realtà … Famiglia Buccio

L’olio in mezzo ai compromessi… Nicoletta Manestrini

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Soiano del Lago. Appena al di là del romanticismo turistico delle colline gardesane. Dove il turista vede e il venditore di ciarpame provvede. Qui devi solo sperare di andare avanti e di trovare qualcosa o qualcuno che reintegrino la tua voglia di semplicità. I menù turistici, le pizze, gli spaghetti, i locali tipici sono l’anima marcescente di un luogo che ha mietuto vittime bionde, memoriali e silenti approdi al lago. Squallidi sottoprodotti edilizi lasciano spazio a bellezze efferate, a resort in mezzo agli ulivi e ad antichi conventi rimessi a lucido per dare quel po’ di misticismo che lascia sempre un effetto di sopraffazione. Però qui c’è una luce diversa, c’è molta apertura e molto spazio, il lago affascina ma non angoscia, calma il pregiudizio, ti riporta bambino con un grasso e colorato gelato in mano e la voglia di guardare anatre e cigni dibattersi alla ricerca di una pace. Qui il turista tedesco è diventato ricco e coscienzioso, ha conosciuto la vacanza e il sole, lasciando spazio ai cugini più ad est, da quelle repubbliche fuligginose che hanno sempre visto nel colore della propria pelle l’unica percezione di appartenenza. In mezzo a questi luoghi, la famiglia Manestrini sta portando avanti dall’alba dei tempi il proprio lavoro agricolo. Continue reading L’olio in mezzo ai compromessi… Nicoletta Manestrini