La cooperazione è un discorso filologico… La Peta (Mario Costa)

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Costa Serina è un nascondimento nel nascondimento. Adagiata com’è su quella mezza montagna al di fuori dall’interesse e dallo scorrere frettoloso delle abitudini. Che qui sono impermeabili alla noia perché della noia sono impregnate. E così non si può fare altro che continuare a girare intorno ai tornanti e guardare con diseducazione quelle case messe in piedi dai magutt bergamaschi che han reso tutto una miscellanea di pareti bianche e tetti spioventi, dove il legno e il cemento formano l’immagine di uno straordinario stacanovismo orobico e dove il passato continua sommessamente a diventare una forma di dimenticanza. Così si passa da Trafficanti a Vino cattivo fino a tutti quei nomi identificati da anfratti, usanze e punti vendita della valle: sbocchi tra la Val Brembana e le mitologiche “ora e un quarto da Milano” che al piccolo borghese non han mai lasciato scampo. Perché la val Serina è una serie di villini all’ombra venduti sulle reti private da sedicenti ammaliatori in camicia abbronzata per poche migliaia di euro… previa chiaramente soddisfazione personale… Continue reading La cooperazione è un discorso filologico… La Peta (Mario Costa)

Birrificio Italiano: iconoclastie brassicole… Agostino Arioli

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Limido Comasco è un luogo di passaggio su quel confine invisibile tra le province lombarde che il riguardo ha trasformato in necessità. Per capire che la tradizione di un posto si è trasformata in indifferenza bisogna accorgersi delle costruzioni edili, di quelle case che non hanno più legami se non con l’obbligo di dormire, la partenza mattutina e il giardinetto salva-weekend per dei figli che hanno finito di confondere l’asfalto con il selvatico. Lì in mezzo c’è quella coerenza borghese del numero prima di tutto, del capannone come unico dio e della rotonda come luogo dove far nascere nuove imprenditorie e vecchie artigianalità, con l’offerta cappuccino + brioche sempre in bella vista. Ecco, il limite della provincia lombarda è uno di quei luoghi in cui avere qualcosa da mettere in opera. La mancanza di distrazioni è talmente coinvolgente da preferire un prefabbricato ad un passatempo. Qui, in questa mezza via, Agostino Arioli ha trasferito da qualche anno la produzione della sua birra. A Lurago Marinone è rimasto il suo pub mentre gli ettolitri aumentavano e la necessità di spazio anche. Continue reading Birrificio Italiano: iconoclastie brassicole… Agostino Arioli

Slow Bread Lab: panificazione pronta ad accadere… Michele Dogati

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Milano. Tra Porta Venezia e Città Studi. All’interno di un portone imprecisato in quella cerchia di vie che non tormentano più nemmeno il cittadino. Le case sono delle facciate e sono dei cortili, i portoni non hanno ancora l’altezza uomo e il legno continua a subire i colpi del tempo. Gli interni sono quella Milano nascosta che abbiamo smesso di fantasticare perché troppo avvezzi. Ombra, spiazzo e balconi tutt’intorno, in quell’intimità di confine che non si sente più vicino del vicino. Nel profondo di uno di questi palazzi, su uno di questi cortili, affacciano delle vetrate intarsiate dove il tempo sembra essersi fermato. A metà strada tra l’industriale urbano e il vintage recuperato, Michele Dogati ha trasformato l’uso di locali che della bottega si portan dietro l’estetica e dell’opificio la necessità. Ha preso un ferma capelli e l’ha trasformato in un pezzo di pane. Al di là del clandestino e al di là del casalingo. Continue reading Slow Bread Lab: panificazione pronta ad accadere… Michele Dogati

Il professore del formaggio…. Gabriele Santagostino

BORDONAZZA

Ossago Lodigiano. Strada statale, rotonda e cartello di benvenuto. La tipicità lodigiana non è più nel formaggio: marcite le marcite, abbandonati erborinature e granone, quello che resta è uno spettrale continuo, intervallato da distese di quello che fu foraggio, diventato biogas nei meravigliosi anni rampanti e tornato disperazione ed abbandono. La stabilità del prato è diventata un intervallo, più o meno ampio, all’interno di stagioni e cascine. Dove il diroccato diventa decadenza e l’imbrunimento da fine del mondo è quel temporale che raggela tutto. Sguardi e missioni. Il paese non ha nulla di più che case basse e qualche retaggio. Le vie sono definite dalle cascine e le persone sono ombre dimezzate fuori dall’imponenza cittadina. L’asfalto si sfalda, i cipressi diventano caducifoglie, il terreno si sbriciola diventando sterrato e la preponderanza di stalle tappa un po’ il naso all’istantanea bucolica sempre fuori quadro. Ecco. Una di queste cascine è l’impressione del mio viaggio. Un po’ casa padronale, un po’ ricovero vintage, un po’ decadenza da troppe tasse, un’aia invasa da galline e pavoni e una reale ricerca della biodiversità. Continue reading Il professore del formaggio…. Gabriele Santagostino

Podere Monticelli: cereali antichi in Pianura Padana… Cinzia Rocca

MONTICELLI

Villanova del Sillaro è un susseguirsi di cascine, frazioni e tortuosi torrenti. Quelle abbazie pastorali appaiono all’interno di un silenzio originario e cristiano come se il richiamo esperienziale fosse l’ultimo cenno di vita. Le marcite sono sparite in mezzo al mare dei mulini sepolti e il sagrato non lascia che presagire quelle campagne ormai difformi che non mantengono più il ritmo delle stagioni. Le stalle sono svuotate e l’agricoltura, dopo essersi venduta alle biomasse, sta provando, senza un reale ritorno, il supplizio della nicchia, quella che guarda i centri di sperimentazioni e le banche del seme, e spera di riattualizzare un po’ di sano passato proteico, quello indigente e industriale, quello che qui ha smesso di costruire perché non c’era più interesse. Questa era terra di Granone e di campi bagnati, ora c’è una luce disumana che azzera tutto. Continue reading Podere Monticelli: cereali antichi in Pianura Padana… Cinzia Rocca

Bordona Farm: mosche bianche e Limousine al pascolo… Alberto Negri

bordona

Valera Fratta è su quella strada che collega Milano alla Val Tidone e che porta fuori verso la civiltà. Le rogge e gli agriturismi acchiappa comitive sono lì a pretendere l’immaginazione come se fosse una fuga dalla città necessaria e diluente. L’apparire dei primi filari, dei primi prati stabili, della rotazione artefatta, di quel sistema di canali che cerca di mantenere l’occhio stabile sul terreno, non pregiudica assolutamente l’obbligo di un posto come questo, preceduto e seguito da due paesi uguali e senza nome, a metà strada tra la città e la collina, nella speranza di una respirazione migliore e di una rimessa dei peccati di chi vuole provare a fare allevamento e agricoltura senza protezioni, in mezzo a venditori di ciarpame e costruttori di villette a schiera. Ecco, Bordona Farm (inglesismo perfetto per superare l’indifferenza) è un luogo inesausto e assolutamente stupefacente. Continue reading Bordona Farm: mosche bianche e Limousine al pascolo… Alberto Negri

Cascina Belmonte: la provvidenza dell’uva…. Enrico Di Martino

BELMONTE

Muscoline è quel lago di Garda nascosto che non produce turisti coi sandali e nemmeno Lugana. Ci si deve arrivare per un motivo. La spinta della folla è tutta portata verso i grassi idrogenati, la cartolina raffigurante e le oasi catulliane dove sollazzarsi al pensiero di un lago sepolto in mezzo ai suoi pesci sabbiosi e inquinati. Muscoline è uno straordinario esempio di mezza strada dove terminare un pomeriggio di un quarto di primavera. Mentre scende il sole, le colline si chiudono e la pace è l’unica forma mentis rimasta. Perché qui il fiorire spontaneo in mezzo alle vigne non ha portato disbosco ma semplici sentieri. Niente lago e niente valle. Il pensiero dell’artigianato deve essere una messa in pratica al di là di tutti i mestieri. Qui la comunicazione non te la regala nessuno e nemmeno la caparbietà inconscia della tenerezza, quella che fa progettare sempre qualcosa di nuovo, perché c’è il tempo dello sbaglio, c’è il tempo dell’almanacco e c’è il tempo della rapsodia. Ecco, Muscoline è un luogo nascosto. E le strade sterrate sono lì a dimostrare che la notabilità paesana deve essere sempre più una conquista. Continue reading Cascina Belmonte: la provvidenza dell’uva…. Enrico Di Martino

Viennoiserie Gian: il rispetto a metà strada…. GianLuca Musatti

gian

Castiglione delle Stiviere è un posto magico nascosto dietro le colline, assolutamente religioso e assolutamente produttivo. Campanili e ciminiere. I colori pastello non spaziano ma comprimono e la sensazione è quella di trovarsi sempre nello stesso luogo. Paesi che andrebbero difesi dalla noia e proposti come avamposti. Sepolta la missione, quello che fuoriesce è un nugolo di stradine a scalare e di finestre a tornare. Curve su curve non pregiudicano quest’idea di chiuso, di paese, di piazza e di cortile che solo luoghi come questo possono sproloquiare. L’antichità è sospesa in un senza data, in quelle colonne portanti che girano tutt’intorno, non lasciando nulla oltre al tempo da perdere con la testa declinata. Qui la produttività turistica ha fallito la rincorsa al lago di Garda, lasciando i colli morenici ai motociclisti. La fuga, però, ha vieppiù creato un artigianato d’ammiraglia, dove le pasticcerie si assecondano, lasciando spazi nascosti in mezzo alle pietre primigenie di questi luoghi. Dentro queste corti lo stupore è la quotidianità e così Gianluca Musatti ha provato a tirar fuori un principio all’interno di una pasticceria sepolta, ravvivata e ri-sepolta. L’Antica Pasticceria Barzetti ha trovato un titolare che ha deformato l’anonimato, esplodendo il design. Continue reading Viennoiserie Gian: il rispetto a metà strada…. GianLuca Musatti