Ecco la Bassa padana… Renato Carletti

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Soarza di Villanova sull’Arda. Uno di quei luoghi che può esistere solamente qui, in Italia, in questo trivio di province annebbiate, con in mano il bianchino e in bocca il pesce gatto fritto. Uno di quei luoghi bagnati, umidi, segnati dai silenzi più che dai volti, dove la forma cascina ha catturato per sempre la definizione di contadino, di rurale, di percettibilmente antico. Le foto in bianco e nero non sbiadiranno mai sui ritorni alla terra, sulle produzioni di frutta e di salumi, sui caseifici sociali, su quella cooperazione che ci ha resi quello che siamo molto prima che potessimo accorgercene. Qui l’estetica è rientrata nelle case, si è formata attorno ai camini e agli stracotti, al fuoco che ha sempre bruciato e agli arazzi ingialliti dalla stagionatura dei culatelli. Perché per vivere su queste brine, bisogna avere la nebbia dentro, fare l’allevatore/agricoltore oppure il menestrello. È una decisione per non perdersi e per non dare la possibilità al paese di cristallizzare gli stessi volti conosciuti alle scuole medie. Segnati da una vita neghittosa a cercare la costrizione. La bassa padana è un luogo di volti che si ripetono sempre uguali. Frazione per frazione. Qui, chi vuole cambiare, deve fuggire. Il resto è paese. Continue reading Ecco la Bassa padana… Renato Carletti

La trasformazione del frutto antico… Paolo Pagani e Anna Maria Messetti

QUIRINUS

Comune sparso di Curino. Bordo della Val Sessera. Qui le prealpi non sono nemmeno più una definizione. Questo è un pezzo di provincia biellese, nascosto, disabitato, in cui la conoscenza rappresenta un vezzo di pochi abitanti e procacciatori di uccelli. Umido e buio fanno il resto. Il navigatore si perde in mezzo a quelle frazioni e a quei cantoni che di un paese hanno lasciato una memoria fatta di accenti agonizzanti e affreschi su pietra. Qui, le dominazioni hanno reso tutto meno manifesto. Dall’imperatore alla curia, gli abitanti di questi luoghi, che dei Celti si portano ancora dentro la morfologia emotiva e la fisiognomica della ribellione, rimangono schivi ad aspettare la somiglianza con il giorno prima. L’identità è un principio di qualità nascoste. Posti selvaggi che hanno ancora il pregio di stupire con una vista senza obbligo. Equidistante da tutto, dalla Valle d’Aosta come dalla Baraggia, Quirino può accoglierti con una strada senza uscita oppure con la vista della casa di Paolo Pagani e Anna Messetti. Un frutteto in discesa, delle manze al pascolo in mezzo agli alberi, una vista rudimentale e una vegetazione che ha terminato di declamare. Il tutto sotto un sole che illumina e non scalda. Una meraviglia in cui rilassarsi è molto più che dovuto. Continue reading La trasformazione del frutto antico… Paolo Pagani e Anna Maria Messetti

Autarchia siciliana… Giovanni Parisi

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Scicli. Territorio di Scicli. Muretti a secco vista mare, strade senza indicazioni stradali, ulivi e carrubi. Tra Donnalucata e Sampieri il mare è una questione di stime. Qui, Montalbano ha preso le case diroccate e le ha trasformate in pentole piene d’oro. In meno di vent’anni. La fornace Penna, o Pisciuottu per gli abitanti della zona, è stata la volontà di potenza del Barone Penna che, ad inizio Novecento, ha cominciato a produrre laterizi a bordo del mare. Bruciata vent’anni dopo, è rimasta lì, archeologia industriale di potentati folli che avrebbero potuto costruire anche sopra le onde. Fascino codardo, tempio del lavoro e ciminiera molto oltre qualsiasi decadimento. Questo è il nostro tempo e il nostro abbandono. Lasciare Sampieri, il suo mare e i suoi forni presi dalla vegetazione, è un’imposizione. Giovanni Parisi è l’obiettivo di un territorio che comincia a mostrare le prime serre e le prime contrade senza definizione se non data da qualche curva. Continue reading Autarchia siciliana… Giovanni Parisi

La nocciola e la sua trasformazione… Cascina Azii

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Feisoglio è uno dei tanti comuni dell’Alta Langa tra curve e noccioleti. La vista spazia e trova filari, un po’ di boschi, qualche rotonda e molte aziende agricole. Gli abitanti del paese, da oltre cinquant’anni, tendono pericolosamente verso lo zero. È un paese di passati, di contadini, di lavoratori che hanno abbandonato i campi per andare alla Ferrero, di venditori di nocciola in guscio, di presente limitato e senza un futuro, né auspicabile né paventato. Trecento abitanti e spicci, una fetta di collina, una campagna che non ha accenti stranieri a cui vendere e una bellezza depressa sempre ottenebrata dal luogo d’elezione. Una letteratura spiccia, molto coerente, fatta di nuvole basse, verde insostenibile, rugiade, piogge sporche, crinali sospesi, affacci marini, una quantità incontrollabile di coltivazioni, di possibilità di coltivazioni e di aborti di coltivazioni, cascine diroccate, cascine dismesse e cascine riprese. L’Alta Langa è un luogo dove tutto è concesso, perché non è più “Langa”, non è ancora Liguria e i ristoranti sono ancora bar-trattorie. In questo luogo da pagina sbiadita e da Olivetti 22, l’accettazione della modernità è qualcosa di familiare dai tempi biblici. Continue reading La nocciola e la sua trasformazione… Cascina Azii

Un agronomo che fa l’agronomo, l’agricoltore, l’apicoltore e il forestale… Guido Calvi

GUIDO CALVI

Edolo. Un paese che divide la Valle Camonica delle aziende, delle dighe, dei centri commerciali e dei trafori, quella troppo larga e inquinata per dimostrare di non essere sotto scacco, dall’alta valle. Una galleria in pietra bagnata, le strade si stringono e cominciano i tornanti. In mezzo… tra le montagne che delimitano la Valtellina e il gruppo dell’Adamello con i suoi ghiacciai, le sue centrali idroelettriche e i suoi boschi di abeti che non smettono mai di togliere il fiato. Edolo è in mezzo. Ha le costruzioni della città di frontiera e del paese da cui fuggire ed è un centro di passaggio circondato da pendii. Uno di questi è la mia meta. La solitudine svanisce con l’incidenza di una macchina abbandonata in mezzo ad una strada troppo stretta per essere vera. Così Guido Calvi mi carica e capisco cosa vuol dire romitaggio. Qui non sale nessuno, non c’è speranza, la strada non è difficile è impossibile. Passano solo due tipologie di automobili e le frizioni non hanno possibilità. Continue reading Un agronomo che fa l’agronomo, l’agricoltore, l’apicoltore e il forestale… Guido Calvi

Il silenzioso cammino della nocciola di Lu… Ferdinando Trisoglio

 

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Sempre Lu ma questa volta campi. I colori sono sempre gli stessi verdeggianti della primavera inoltrata. La svendita è sempre la stessa degli stessi paesi. Il Monferrato è sempre lo stesso e continua a non essere Langa. Il turista è lo stesso che continua a non essere. Perché latita o perché non c’è mai stato. Il tartufo è stato rubato, il vino è stato privatizzato, i cereali sono stati dati in concessione poco regia e le nocciole sono arrivate per dei motivi poco filologici e molto economici. Qui, non ci sono le macchine decappottabili, non ci sono i foulardHermès e gli occhiali Dior, qui ci sono facce solcate e facce rilassate. Lo stress non è del mestiere e non è dell’accoglienza. Chi passa, potrebbe anche non fermarsi o non riuscire a trovare un posto patinato con scritte in inglese e inviti lascivi. Qui, si coltivava la nocciola già nel 1500 ma il suo dogma salutistico è stato lentamente oscurato dall’ebbrezza. Così qualche decina di anni fa, Luigi Meda è stato il primo che ha creduto in una nuova conversione economica (i finanziamenti erano molto più che interessanti…) e geografica. Continue reading Il silenzioso cammino della nocciola di Lu… Ferdinando Trisoglio

Fare il contadino o vendere ai russi?… Angelo Viscardi

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Bergamo, città alta. Impossibile? Invece no. Esistono ancora dei centri storici a vocazione agricola, anche se, lentamente, la bellezza dei tramonti, lo sguardo austero sulle mura e sulle fortezze, la natura punteggiata dalle abitazioni, le cascine rimesse a lusso, stanno lasciando spazio all’incoerenza dei cipressi, alla bellezza come gioco universale, agli ulivi di ricchi imprenditori di ricchi oli, alla desaturazione degli orti e degli agricoltori in una bellezza senza tempo, dove anche piscine e caserme della finanza riescono a trovare il loro posto mimetizzato. Qui, era pieno di contadini che lavoravano sopra il petrolio. Continue reading Fare il contadino o vendere ai russi?… Angelo Viscardi

Pflegerhof: le signore delle erbe… Martha Mulser

Castelrotto. Domenica di fine novembre. Saracinesche e persone a passeggio al lato della strada. Carrozzine e pecore con il passamontagna (cit.). Il sole della Val Badia è un lontano ricordo. Quando la neve si è spezzata nelle accelerazioni della macchina, le nuvole basse hanno rapito il senso. Nessuna possibilità di comprendere al di fuori del navigatore. Selva, Ortisei e il Sassolungo sono immagini rifratte da un torvo giovincello alla fermata dell’autobus bardato con una maglietta a maniche corte!! Il freddo, se possibile, si è centuplicato. Ma più per una sensazione d’incoscienza. Il Passo Pinei sarebbe potuto essere una languida via periferica e metropolitana. La nebbia, però, non ha lasciato che immagini di sé. Continue reading Pflegerhof: le signore delle erbe… Martha Mulser