Tenuta degli Angeli: balsamico lombardo… Acetaia Testa

ANGELI

Carobbio degli Angeli è uno sguardo diviso tra un campetto di calcio, dove i bambini provano a crescere in quel vivaio orobico che ha portato in giro per l’Italia tacchetti e metodi arditi, e quei cimiteri con criterio che avanzano placidi al di là di qualunque svista. E così anche il Castello degli Angeli, da fortezza inclusiva, si è normalizzato in sala meeting con piscina. Il resto lo fanno i vigneti e quel senso di pace che ti pervade in mezzo ai ciottoli e che ti fa rimanere in silenzio nel rispetto della fissità locale, che rimane intatta nella sua processione di giardini, villette e strisce pedonali. Carobbio è un luogo manifesto, dove rimanere per fare cultura e dove addentrarsi tra le varie curve per scoprire che non c’è nulla se non una strettoia. Continue reading Tenuta degli Angeli: balsamico lombardo… Acetaia Testa

Birrificio Italiano: iconoclastie brassicole… Agostino Arioli

arioli

Limido Comasco è un luogo di passaggio su quel confine invisibile tra le province lombarde che il riguardo ha trasformato in necessità. Per capire che la tradizione di un posto si è trasformata in indifferenza bisogna accorgersi delle costruzioni edili, di quelle case che non hanno più legami se non con l’obbligo di dormire, la partenza mattutina e il giardinetto salva-weekend per dei figli che hanno finito di confondere l’asfalto con il selvatico. Lì in mezzo c’è quella coerenza borghese del numero prima di tutto, del capannone come unico dio e della rotonda come luogo dove far nascere nuove imprenditorie e vecchie artigianalità, con l’offerta cappuccino + brioche sempre in bella vista. Ecco, il limite della provincia lombarda è uno di quei luoghi in cui avere qualcosa da mettere in opera. La mancanza di distrazioni è talmente coinvolgente da preferire un prefabbricato ad un passatempo. Qui, in questa mezza via, Agostino Arioli ha trasferito da qualche anno la produzione della sua birra. A Lurago Marinone è rimasto il suo pub mentre gli ettolitri aumentavano e la necessità di spazio anche. Continue reading Birrificio Italiano: iconoclastie brassicole… Agostino Arioli

Cascina Belmonte: la provvidenza dell’uva…. Enrico Di Martino

BELMONTE

Muscoline è quel lago di Garda nascosto che non produce turisti coi sandali e nemmeno Lugana. Ci si deve arrivare per un motivo. La spinta della folla è tutta portata verso i grassi idrogenati, la cartolina raffigurante e le oasi catulliane dove sollazzarsi al pensiero di un lago sepolto in mezzo ai suoi pesci sabbiosi e inquinati. Muscoline è uno straordinario esempio di mezza strada dove terminare un pomeriggio di un quarto di primavera. Mentre scende il sole, le colline si chiudono e la pace è l’unica forma mentis rimasta. Perché qui il fiorire spontaneo in mezzo alle vigne non ha portato disbosco ma semplici sentieri. Niente lago e niente valle. Il pensiero dell’artigianato deve essere una messa in pratica al di là di tutti i mestieri. Qui la comunicazione non te la regala nessuno e nemmeno la caparbietà inconscia della tenerezza, quella che fa progettare sempre qualcosa di nuovo, perché c’è il tempo dello sbaglio, c’è il tempo dell’almanacco e c’è il tempo della rapsodia. Ecco, Muscoline è un luogo nascosto. E le strade sterrate sono lì a dimostrare che la notabilità paesana deve essere sempre più una conquista. Continue reading Cascina Belmonte: la provvidenza dell’uva…. Enrico Di Martino

Il vino della Valcamonica e i suoi straordinari tesori… Andrea Bignotti

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Piamborno. Uno dei nuclei abitativi di Piancogno. Fondovalle e molta ombra. Transito nostalgico di stradine che ormai sono state messe fuori gioco, questo è un luogo dove i vigneti, appesi alla montagna, vivono nella speranza di una strada del vino nel freddo di un inverno dove non passa nessuno. La famiglia Gheza ha segnato il passo in maniera indelebile tra ville arabesche a Breno e quella Casa rosa antico ispirata alla Spagna moresca, tra cantine sepolte e le cornici delle bizzarre aperture che lasciano offuscato il segreto di un luogo chiuso dirimpetto alla mia meta. Piamborno non avrebbe da ridare indietro che foschia se non fosse per quell’angolo di follia dove, tra eccentricità svolazzanti e ruralità da disseppellire, appare la dichiarazione d’intenti di un luogo quasi magico… Continue reading Il vino della Valcamonica e i suoi straordinari tesori… Andrea Bignotti

Il Mongetto: due fratelli e la gastronomia al tempo dei quattrini… Fratelli Santopietro

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Vignale Monferrato è un paese del passato, di tempi in cui Milano era un’anti-fuga raggiungibile e le colline locali un approdo quasi necessario. La bellezza è una bellezza intatta, dove gli infernot scavati nella pietra da Cantoni rappresentavano, rappresentano e rappresenteranno una zona più di mille parole. Qui si portano i turisti per interrarli tra muffe e bottiglie di vino, e li si scoprono lasciandoli in mezzo a vitigni, girasoli e noccioli. E così questo sarà sempre un luogo borghese dove trasformare la settimana in una lunga preparazione della domenica, dove sfoggiare la tenuta da caccia o la macchina con la capote. Un’avvenenza da danzatori estivi e da partite di tamburello, dove la diversità è un modus operandi che ha trasformato il contadino in vignaiolo e la naturalità dei vini in nomenclature successive dove Barbera, Rubino e Grignolino sono ancora lì fermi nelle loro bottiglie, nei loro enologi e sotto le proprie coperte. Così il Monferrato è un bel viaggio nel tempo. Estetico e statico. Continue reading Il Mongetto: due fratelli e la gastronomia al tempo dei quattrini… Fratelli Santopietro

L’anima scura del Carrobiolo (!!?!?)… Pietro Fontana

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Monza è una città grigia, senza eminenza, quasi sepolta. I viali alberati portano realtà più che realismo, le rotonde hanno attorniato il parco e le strade divelte hanno reso più facile il vassallaggio nei confronti di una provincia mai sentita come tale. È una città borghese in decadimento, con gli acciottolati, gli accenti anti-melodici e le abitudini a considerare il passato come l’unica fede nella sparizione delle brutture. La Feltrinelli si chiama ancora Ricordi e il Palazzo dell’Upim troneggia enciclopedico per una resistenza diventata vilipendio. La Monza da bere ha portato poco alla gastronomia, sicuramente meno delle sue appendici brianzole e sicuramente più di quello che la gente del Campari pensa di avere tra le mani. In una di queste piazze senza destinazione d’uso, Pietro Fontana ha deciso di trasferire il suo opificio brassicolo dal convento che l’ha ospitato per anni. Il Carrobiolo si è rinnovato e ha creato un luogo che qui, prima e qui, dopo, non c’è mai stato e mai ci sarà: un brewpub di una bellezza contemporanea, mattoni a vista, legno e vetro. Continue reading L’anima scura del Carrobiolo (!!?!?)… Pietro Fontana

Come affogare una giornata storta… Oreste e Mauro Salaorni

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San Martino Buon Albergo. Trasformazione socio-economica di una città che ha deciso di delocalizzare le brutture. Per ogni capolavoro disvelato, qualcosa di più sporco e di più profondo rimane nascosto. Rotonde, centri commerciali, centri direzionali, spianatoie per le autostrade, hotel pro-convegni missilistici ma soprattutto una zona industriale dove il drifting sembra l’ultima moda della detenzione illegale di materia grigia. Proprio lì, all’interno di uno dei capannoni prefabbricati da noia e avarizia, i fratelli Salaorni hanno costruito i loro impianti brassicoli per la produzione della loro birra. Il birrificio Mastino II o Mastino o Scaligero (sul nome la mia confusione è stata direttamente proporzionale alle birre bevute), nato a Mezzane di Sotto, dove c’è ancora la pizzeria di famiglia (La Fonte), nel 1997, agli albori della mania del fenomeno, si è spostato, allargato e raffinato nella pianura meno tenue ma più funzionale. Continue reading Come affogare una giornata storta… Oreste e Mauro Salaorni

Whisky: tra leggenda e cantina… Giorgio D’Ambrosio

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Milano. Piazza De Angeli. Un luogo nascosto in una città che non esiste più. Portici anacronistici, vie senza uscita e botteghe dall’aria stanca si susseguono nella paradossale domanda “per quanto ancora?”. Ma i riti, a Milano, sono duri a morire. Rimangono legati al tempo e alle rughe, sono fatti di tavolini, di lampadari scoscesi di vetro, di boiserie in ottone e rovere, e barman pronti ancora a portare sul vassoio il Rabarbaro Zucca. In questo angolo di mondo, il Bar Metro rimane strettamente legato all’immagine di una Milano da Bere, fatta di aperitivi e tavole fredde, che non è mai del tutto scomparsa. Il rito è rimasto quello che era. Noccioline, sottaceti, salumi e pinzimonio. Continue reading Whisky: tra leggenda e cantina… Giorgio D’Ambrosio