Avanguardie di provincia… Denis Dianin

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Selvazzano Dentro. Hinterland Padovano. Al di qua del fiume Bacchiglione che la taglia in due. Oltre ventimila abitanti, molte aziende manifatturiere, qualche artigiano, un mercato, troppo traffico e nessun segno visibile di bellezza. È un paese nella tasca, a metà strada tra il capoluogo e i Colli Euganei, in mezzo a quelle vie di passaggio che non hanno mai fatto soste. La pianura e qualche villa, degna di una borghesia che ha investito tutti i suoi soldi nella sicurezza e nelle rotonde, fanno di Selvazzano un posto senza centro e senza usanza. Nell’ipotesi della fuga, ho visto troneggiare imperiosi i colori del Veuve Clicquot che, senza pregiudizio, avrei scambiato per il solito lounge bar dalle conversazioni tediose e dagli atteggiamenti finto-vip. Invece, all’interno, ci lavora uno dei più promettenti pasticcieri italiani. Continue reading Avanguardie di provincia… Denis Dianin

Un pizzaiolo della Generazione X… Alessandro Lunardi

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Brugine. Strada principale parallela alla strada per il deserto. Fase postprandiale dove tutto sembra più rarefatto. Anche quest’angolo di mondo. Un fornaio con la puzza di lievito di birra che sfonda le vetrine, un bar-pasticceria dal cioccolato finto artigianale fatto di barrette e praline e con la cameriera che scommette sul fatto che non entrino rapinatori, vista la mia attesa solitaria e la sua faccia annoiata, un parrucchiere con le pettinature “schiaffo” in vetrina che sembrano uscite dagli anni ’80 di Paul Mitchell, e una sala slot, dove buona parte degli spiccioli risparmiati dalla spesa al discount vengono reinvestiti da teste basse, facce torve e felicità compresse. E non siamo alle soglie di un film di Wim Wenders. Continue reading Un pizzaiolo della Generazione X… Alessandro Lunardi

Nel nulla di una grande passione… Andrea Aldrighetti

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Cavalcaselle. Frazione di Castelnuovo del Garda. Un posto plumbeo. Abbastanza distante dal Garda da non portare turisti, chiuso su se stesso da nascondere insegne e mostrare i vitigni di Turbiana, non ancora collina da portare spyder, targhe straniere e foulard in testa. Cavalcaselle era un feudo, è stata una via di passaggio per andare a Gardaland, con il suo carico di affamati gitanti in cerca di vivande, conservanti e rapidità, e adesso è una strada chiusa tra due schiere di case dai muri scrostati, dalla messa facile, dal dialetto lancinante e dall’occhiata furtiva. Qui, il Natale è all’interno delle mura. Fuori, rimane solo un presepe non visto e una domenica senza vestiti. Continue reading Nel nulla di una grande passione… Andrea Aldrighetti

Vicentino in 2 giorni

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PRIMO GIORNO

Lonigo: colazione e dolci da Francesco Ballico (Il Chiosco)

Arzignano: risto-macelleria Damini e Affini (carne di Limousine dei fratelli Parmegiani di Vaprio d’Adda e chicche gourmet, forse un po’ troppo gourmet…) e pasticceria di Carlo Pozza

Rosà: i distillati di Gianni Capovilla (non c’è molto da dire… è il paese dei balocchi…)

Bassano del Grappa: Ottocento Simply Food di Riccardo Antoniolo (uno dei più grandi lievitisti italiani)

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Due pazzi e un tortellino leggendario… Guido e Luciana Remelli

Valeggio sul Mincio. Il mio navigatore, partendo da San Giovanni Lupatoto, mi fa correggere la strada una decina di volte. In preda a nausea, acidità da troppi caffè bevuti, una lieve nevrastenia e l’aria di pane di Renato Bosco, finisco casualmente a Borghetto. Frazione di Valeggio. Uno dei borghi più belli d’Italia. Questa la definizione. Un’acqua placida, un luogo languido al di là degli sguardi turistici. Una luce che non definisce mai. Rimane sempre nei pastelli e nelle sfumature. I ponti sono sospesi. Il Mincio è un odore molto al di là di qualunque vista. Peccato non sia quello il mio approdo, nemmeno per una mezz’ora da dilapidare ad aspirare un odore di fiume, lento quanto gagliardo. Nulla, devo andare a Valeggio, lasciandomi alle spalle il ponte dove festeggiano, commercialmente, il nodo d’amore, quel tortellino che del paese è diventato un vessillo. Continue reading Due pazzi e un tortellino leggendario… Guido e Luciana Remelli

Piccoli torrefattori all’ombra dell’egemonia… Alessandro Vesentini

Verona. Marzano. Sulla strada verso la Valpantena e verso la Lessinia, in quel Veneto nascosto dove l’agricoltura regala ulivi, castagni, peri missi e albicocchi e dove l’archeologia decade su uno stradone unico con case diroccate, botteghe da un tanto al kilo, rotonde sinistre e un’immagine di mezza montagna che non si riesce a vendere. La comunicazione è privata dei rimandi e dei sottesi. Non c’è nulla da scoprire, è tutto lì. Fatto di dialetto e di capanne. La strada provinciale della Valpantena è diritta con i numeri a bordo marciapiede. Qui, Alessandro Vesentini ha deciso di aprire il suo piccolo laboratorio, mantenendo la produzione lontana dalla somministrazione (Caffè Alexander in centro a Verona). Continue reading Piccoli torrefattori all’ombra dell’egemonia… Alessandro Vesentini

L’oca in onto è un’astuzia della ragione… Michele Littamè

Al di là dell’Adige c’è il Polesine, le sue nebbie, le sue paludi e la sua povertà. I paesi sono disabitati, le frazioni invecchiate dai calcinacci, la vista padana di un languore insopportabile. Al di qua dell’Adige, c’è la bassa padovana. Nessuna confusione. Un po’ di altezzosità nella risposta. Il paesaggio è pressoché identico, ma l’influsso dei colli Euganei, della sua storia, della sua medievalità e del suo turismo, definisce una provincia molto prima dell’identità territoriale e geografica. La pianura Padana è un lungo incubo senza senno. Continue reading L’oca in onto è un’astuzia della ragione… Michele Littamè

La ricerca dell’Asiago continua… Riccardo Rela

Asiago. Estate. Nella via principale, la montagna è un’eco lontana e piuttosto nascosta alla vista. Negozi turistici, torte “orgoglio cittadino” a base di aromi, margarina e, giusto per non farsi mancare nulla, anche burro, pasticcerie che sembrano ripostigli, negozi in finto legno con le marmellate prodotte dallo scoiattolo, funghi finferli ovunque, accenti della pianura e tanto, troppo vecchiume. Si va dal decorticato dalle rughe modellate dal sole e dalla moglie in stile champagne ad Ermanno Olmi, che ha scelto questa piana per il suo quotidiano e per la vicinanza con il fu Rigoni Stern (uno dei tanti soprannomi per identificare il cognome più noto di tutto l’altopiano). Continue reading La ricerca dell’Asiago continua… Riccardo Rela