Casa Costa: raffinatissimi formaggi di capra… Denise Iaffaldano e Massimo Villa

Murisengo. Basso Monferrato, confine della Valcerrina. Paesi di tartufo, colline e frazioni, dove il tempo, banalmente, sembra essersi sottomesso a quel castello, lì come surrealistica difesa del passato. Bellezze poco turistiche e poco omaggiate in cui creare del tempo nuovo attiene sempre a una forma di sottile ironia. Basta poco per accorgersi che qui il mondo dei quattrini e dei polsini non si è mai insudiciato, compromettendosi con il secolo. Si sono ragguagliate tradizioni e si sono messe a disposizione attualità ritorte su un già visto e rivisto. Il Monferrato essenziale è quello che non riesce a dirompere e che non vuole corrompersi, che ha preferito vendere la propria qualità a terre con una comunicazione e con un marketing esistenziale. Il raffinato finisce nel sotterraneo di visite dialettali per milanesi con ancora la mitologia della tavolata e del bianco candido. Qui, la gioventù ha importato se stessa in un luogo diventato funzione… Continue reading Casa Costa: raffinatissimi formaggi di capra… Denise Iaffaldano e Massimo Villa

La Robiola di Roccaverano e i suoi alfieri… Adriano Adorno

Ponti. Monferrato alessandrino, primo paese della provincia e la Langa Astigiana appena fuori, con le sue culture, il suo turismo e i suoi prodotti tipici. Qui le strade sono le stesse, i vitigni anche e i paesi dimenticati dall’architettura pure. Non ci sono leggi d’interesse al di là dell’invidia paesana, qua chi cresce ha da sé la fortuna, chi rimane piccolo è prodigioso, chi rimane uguale a se stesso può andare al circolo ricreativo. Tutti i giorni tutto l’anno. Qui si alleva, si apre, si coltiva, si osserva il placido scorrere del fiume Bormida, si stringono alleanze e il più delle volte si rimane irretiti nella lontananza dalla luce, quella che porta il turismo, trasformando le strade in svolazzanti circuiti alla mercé di raffinate piscine a sfioro e di pulviscoli di noccioli. Qui bisogna fare più fatica, per portare fuori e per portare dentro. E così si guarda al passato con quella discrezione che non può mai permettere l’anacronismo. Anzi, si va verso la leggenda, ci si schiera a favore del territorio e si fa la comunione per non tralasciare la storia della capreria italiana, quel lembo di terra che non ha bisogno del medico condotto alla ricerca di una vita agreste per dare alla capra un’importanza che da nessun altra parte è così. La robiola di Roccaverano è attestata da una vita e la famiglia Adorno ha una genealogia che ne riporta l’origine almeno alla metà del ‘600. Continue reading La Robiola di Roccaverano e i suoi alfieri… Adriano Adorno

Cascina Madovito: la nocciole non bastano più… Alessandro Negro

Località Scorrone. Cossano Belbo. Curve su curve su curve, in mezzo a varie provincie che ormai non sono più nemmeno identificative. Prodotti tipici e una produttività turistica che cerca di nascondersi dietro una produttività agricola che non ha mai sfiorato la leggenda. Qui non si guarda molto oltre, si cercano prodotti alternativi per dare a questa fetta di Langa un’interezza. Il rispetto verso il vigneto e verso il nocciolo rimane confinato nella sfida senza parole e senza foulard, in quei lunedì mattina dove lo scorrere del tempo è un rifacimento di qualcosa di rimasto. E così, chi ha deciso di produrre in queste terre, dove i paesi ogni tanto si allargano seguendo i piani regolatori della circostanza fortuita, che quasi mai è fortunata, ha dovuto abbandonare la patina per affidarsi ad una serietà che non può prescindere dall’altrove. Produrre per richiamare, il ragguardevole, il vicino e il passante. Questa terra di moscati e sfarinati, ogni tanto tira fuori dei luoghi e moltiplica le mie possibilità. Langhe: fucina di produttori propizi procrastinabili. Ecco quindi un differimento rispettato. Continue reading Cascina Madovito: la nocciole non bastano più… Alessandro Negro

Plaisentif (o formaggio delle viole), l’avvocato Agnelli e altri racconti… Chiaffredo Agù

Villar Perosa. Possedimenti agricoli della casata Agnelli. Qui tutto riporta ad un solo nome, ad una sola famiglia e ad una sola dinastia. I tempi morti contemporanei, i fallimenti aziendali, i politici che si sono succeduti, l’abbandono del “Castello”, l’assenza del ritiro juventino alimentano il paradosso di una crisi irreversibile, di un tempo che non ha più uno spazio in cui procreare, creare e gozzovigliare. Perché qui c’è stato un regnante senza scettro. Primo Cittadino per quarant’anni e tasse cancellate per tutti i residenti, l’Avvocato qui era oltre il sultanato, aveva terreni, aziende, ville, mausolei, strade, rifugi antiaerei e soprattutto la stima incondizionata della gente. Pensate a quei poveretti che, durante le campagne elettorali, lo hanno sfidato per la carica. Il Plebiscito hitleriano del ’38 per la riunificazione con l’Austria del Reich sarà sembrato più democratico. Il candidato sindaco, che veniva anche lui dispensato dal pagamento delle imposte, chi mai avrà votato? E pensate all’eroe che dopo il 1980 prese il suo posto? Qui è tutto impregnato, la bellezza e le brutture, templi cristiani e templi pagani, giardini, cascine e fabbriche. Continue reading Plaisentif (o formaggio delle viole), l’avvocato Agnelli e altri racconti… Chiaffredo Agù

I grissini come cento anni fa… Daniele Richiardi

Perosa Argentina. Pietra d’argento. Sicuramente. Una volta. Ora, a miniere esaurite e a strade asfaltate che tagliano in mezzo aziende e montagne in lontananza, paesi come questo sono rimasti dedicati a qualche piccola produzione al di fuori di rotonde e centri commerciali che ormai non hanno più nemmeno il vezzo di inaugurare. C’è una cappa di detrimento che non giova allo stare… il tempo massimo per una scoperta, per un racconto sui regnanti industriali, uno sguardo laconico a quelle baite che si sono trasformate in “stazioni d’osservazione esseri umani” e Perosa Argentina si è ritrovata indifferente nel retaggio poetico del nome e in quel sistema di transizione che nelle stagione si è via via velocizzato. La Val Chisone e le Alpi Cozie hanno un fascino da pochi raccolto e da ancor meno messo in opera. Così, portare tradizioni all’interno di una bottega e salvarle dalla morte delle gallerie trincianti, è stato il compito conservatore della famiglia Richiardi, che nel grissino ha intravisto l’origine. Continue reading I grissini come cento anni fa… Daniele Richiardi

Azienda agricola Rapelli: nati in alpeggio e cresciuti in pianura … Lucina, Bruno, Claudio e Cinzia

Ciriè. Piedi delle Valli di Lanzo. Dove l’industrialità e l’editoria hanno convertito un fondo valle, rendendolo più affine ad una pianura che ha cercato di non perdersi, pur di ritrovarsi, per affrontare il non facile compito di cancellare una montagna, la sua cultura, i suoi allevatori. In quella mezza strada tra l’aeroporto e le Alpi, dove l’equidistanza non è più una forma di equilibrio, ma di sottomissione, paesi come Ciriè, che s’ingarbugliano sotto portici bassi e sabaudi, inappropriandosi di un atteggiamento borghese quasi posticcio nel suo volersi liberare da un’origine cruenta, povera, fatta di bastoni in legno e alpeggi irraggiungibili, dove il traguardo è diventato la facilità e l’escursionista un pacchetto imbavagliato che tra le rocce percepisce che è meglio non proseguire, sono il contentino di quel che resta. E così l’assenza di un approdo turistico, una delle funzioni sociali più importanti di un alpeggio, ha svuotato i pascoli, riempendo quei fondi valle messi alla porta dalle aziende, dove famiglie nate nelle malghe hanno trovato rifugio contro la dispersione. Continue reading Azienda agricola Rapelli: nati in alpeggio e cresciuti in pianura … Lucina, Bruno, Claudio e Cinzia

Confetture, spezie e tempi dilatati… Katia Tapella

Fobello continua nel suo essere un luogo di passaggio e di ritorno. Sempre attraverso le stesse case e gli stessi giardini. Quelli dove si parcheggia davanti e si ripone la speranza di poche parole illuminanti o di fragranze sottese a decisioni sul pane che hanno creato mitologie e contributi. Si passa attraverso, si bussa e non si trova nessuno. Si va oltre il nascondimento. Si va oltre, si lasciano cadere le parole che non servono, si cercano di capire le situazioni, l’incombenza e la banalità, e ci si ritrova in un paese molto più umano di tutto ciò da cui noi scappiamo tutti i giorni. Luoghi dove si può fare artigianato economico, dove c’è tempo per prendersi tempo e per sbagliare, dove nessuno ti insegue se non vendi, dove il tempo è qualcosa di intimamente pervaso e di violentemente solitario. Le ore si assomigliano un po’ tutte, l’inverno arriva presto e il buio intorpidisce i sensi. E così la creatività rischia il letargo insieme a quelle televisioni sempre accese e a quelle disposizioni cromatiche spostate verso il grigio. E trovare del colore, prima che del sapore, in una casa, che si apre tra il logoro/chic e il provenzale, ultimo avamposto prima dell’alogia buia dei racconti trasognati e nevosi, è qualcosa che attiene alla stregoneria del racconto, a quel bordo del bosco che è sempre stato fascino e malia insieme. Qui Katia Tapella sta provando, ora in solitario, la strada della trasformazione di materie prime domestiche. Continue reading Confetture, spezie e tempi dilatati… Katia Tapella

I Biscutin dal Strii nel paese dei balocchi … Anna Maria Tirozzio

Fobello. Val Mastallone. Pesca alle trote, retaggi automobilistici, castelli di spionaggio, rettilinei zigzaganti, massi e gelo portano verso quelle poche persone che, superata l’assenza di un legame familiare e originario, hanno deciso di fondare la propria esistenza secondo ritmi ed economie lontane dal logorio: un’enclave importante di trasformazioni domestiche che non ineriscono direttamente ad un territorio. Un’Italia che riesce a guardare oltre, dove le spiegazioni artigiane non devono necessariamente riportare alla terra, altrimenti detta canyon in penombra con case costruite guardando l’angolazione e i tempi del soleggiamento. Fortunatamente si riesce ad andare avanti, a supplire e a rendersi conto che il tempo che resta, quello di sopravvivenza e quello che fa tornare a ripopolare i borghi, è un tempo che andrebbe perduto, un tempo manchevole, senza angoli, in cui non accorgersi è più semplice e dove l’invidia muove sempre il primo passo verso il prossimo. Paradosso che è già un atto di vita messo in opera da chi l’eccellenza preferisce raggiungerla in luoghi trascorsi o interrati. Qui, a Fobello, Anna Maria Tirozzio ha deciso di portare le sue nuove quotidianità e si è messa a produrre biscotti. Continue reading I Biscutin dal Strii nel paese dei balocchi … Anna Maria Tirozzio