La storia della pasticceria conventuale in mezzo all’incrocio… Maria Grammatico

Erice, dove trovare la nebbia offre quel senso di torvo che in Sicilia diventa imperscrutabile. La solarità del giorno non riecheggia che nei pullman, nelle salite e in quel borgo medievale che ogni tanto prova a lasciarsi andare. La salita è un panorama incostante, i tramonti fenici, le fortificazioni a trecentosessanta gradi e i souvenir gastronomici sono parti dello stesso compromesso che bisogna stringere, attendendo che il paese si svuoti, rilasciando l’eco e l’oro vecchio senapato delle case che rivelano il sole e gli stilemi dei siciliani ripetenti sempre la stessa leggenda. Questo è uno dei borghi più belli, più completi, meglio tenuti, il dubbio non attiene più i pomeriggi, rimane riflesso, perduto, quasi come uno scacciapensieri in un film parodistico, ha “impupato” facce, baffi, coppole e calzari, ha preso il passato trasformandolo nel centro di ogni discussione, fuori dai dilemmi e dalle perplessità. Erice è quella Sicilia che viene ricercata e trovata proprio perché in superficie. Manifesta e lampante come solo il decoro deferente riesce ancora ad essere. Scavando, bisogna cambiare posizione, luce, geografia e incanto, ma è una cosa che concerne la fuga. E così provo anche io a rimanere assuefatto. Continue reading La storia della pasticceria conventuale in mezzo all’incrocio… Maria Grammatico

Marsala: una storia che si rinnova lentamente… Famiglia De Bartoli

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Marsala è il suo territorio, è la bellezza dei bagli e l’incompletezza delle serre di fragole, lo straordinario stupore di una solitudine fiorita, in mezzo a chiese di campagna nascoste dietro palazzi diroccati, e gli ammassi di sale dello Stagnone che guardano Mozia e Favignana. Qui la Sicilia è un’idea realizzata, soprattutto quando il sole non permette altro che l’ozio e le strade ritornano ad essere lontani ovest dove deporre le armi e cavalcare su un’orizzonte privo di un senso geografico. Qui è la contrada a farla da padrone, con il suo chianu, i suoi pozzi e la sua chiesa, quel piccolo centro in mezzo ad uliveti e vigneti che non è altro che territorio, sviluppo del territorio e valorizzazione del territorio stesso. Perché qui ancora si chiudono volentieri gli occhi sulle brutture a vantaggio di un paesaggio icastico e vividamente siciliano, nella sua natura di disinteresse e dominio. Il resto è quel che resta di un barocco punito dai bombardamenti e di un colore rappresentazione calda delle chiese e tenue del vino, tra un castagna e un terra bruciata. Dagli inglesi ai commercianti, dai Florio ai De Bartoli, si sono specchiati e riflessi trecento anni di storia tra industria e artigianato, tra vigne e alcol aggiunto, in quel paradossale che non sarò certo io dipanare. Anche perché ero giunto con la voglia di presente. Continue reading Marsala: una storia che si rinnova lentamente… Famiglia De Bartoli

Rosso di Mazara: l’artigianato del gambero… Paolo e Nicola Giacalone (*scritto insieme a Vincenzo Mineo, profondo uomo di mare)

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Mazara del Vallo è un luogo immigrato ed emigrato, con un guazzabuglio di stili degno di una storia di confine, di un sovrappopolarsi e di uno svuotarsi. Dagli arabi ai tunisini, il tempo sembra essersi bloccato in questa città che dentro la pesca ha infilato per sempre la propria discendenza e la propria formazione. Ma con un al di là, con qualcosa che potesse andare oltre l’imbarbarimento delle città di mare che hanno trasformato l’uniformità dei flutti in brutture architettoniche. Mazara, col vallo o senza vallo, dominatrice o dominata, ha mantenuto fiorite piazze e strade, portici e chiese. Il mare trasparente, che nel verde e nella voglia di fuga ha ritenuto coerente tutta la sua forza propedeutica, rimane lì arrendevole nella previsione di quello che là, in mezzo alla mutevolezza del Canale, diviene dispersione, paura e adesso controllo. Quando guardi il mare, la poesia torna velocemente dentro il cassetto, le onde diventano marosi e il barocco è un’eco lontana di tempo familiare. Trentadue giorni in barca e sette a casa. Il tempo è un’efferatezza che ha solo una fine. E così, al di là del porto, esiste quell’unico artigianato al mondo che forgia il proprio mestiere sul mare e non sulla terra. Continue reading Rosso di Mazara: l’artigianato del gambero… Paolo e Nicola Giacalone (*scritto insieme a Vincenzo Mineo, profondo uomo di mare)

Efri Bar: un cannolo straordinario… Enza Mazara

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Trapani ha tante facce, può essere anche un’assolata periferia in cui avere fretta e trovarsi imballato in una serie di circostanze che non sempre sono risolvibili. Finite le frazioni e lo spazio dedicato ai bagli, la città pone la propria confusione al servizio di una viabilità che non è mai pudore. Qui i negozi sono i principi di un determinismo siciliano che non diventa succube di se stesso. E così si tralascia l’estetica ad una cultura ampia, ad un centro storico riadattato e a un bisogno turistico di cuscusu raffinato; il resto è manifesto solo per pochi, per quegli abitanti che scendono le scale e bevono il caffè sotto casa magari senza accorgersi dello stupore. Perché se è vero che il grande artigianato è grande ripetizione, è sì vero che non si deve dare mai nulla per scontato. E così da una frazione di Paceco dove è nata la mitologia, una donna, di una semplicità sopraffina, ha portato fuori il simbolo delle dolcerie siciliane innalzandolo a meraviglia. Continue reading Efri Bar: un cannolo straordinario… Enza Mazara

Il rinascimento dell’olio trapanese… Rosa Maria Ingardia

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Paceco è un intrico di frazioni, contrade, bagli perduti, straordinarie distese di ulivo e assonnati anziani che contengono il paese dalla sua edificazione. È tutto molto chiaro, tra il bianco, il panna e il torroncino, in questa Sicilia recuperata che dà un’idea di sé confortante e turistica. Muretti a secco, coltivazioni di aglio e di meloni, case basse e tagliate, e un incedere di un cielo blu senza alcun tipo di nuvola o fastidio. Questa campagna appare nitida, senza sbavature, finalmente le è stata tolta la coperta di dosso ed è stata rimessa in circolo per persone meno avvizzite e più danarose. Da questi luoghi è difficile andarsene, c’è una bellezza manifesta che, al di là delle architetture e della noncuranza umana, chiamerà sempre al ritorno e sempre all’origine. Continue reading Il rinascimento dell’olio trapanese… Rosa Maria Ingardia

La rivalutazione del millefiori… Massimiliano Pizzo

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Napola. Comune di Erice. Estensione di Trapani. Dimentica delle nebbie ericine, delle sue paste di mandorle, delle sue camminate in salita e della fatica ancestrale di guardare luoghi aderenti al turismo dall’alto dell’eremo più turistico di tutti, e quindi con la solitudine di frazione pianeggiante e senza spinte motivazionali, Napola è un fiorire di campagne e case basse, quasi dimenticate, dove approfondire un sonno conforme tutte le ore che non prevedano l’adescamento di qualche turista in qualche baglio fuori mano. Luoghi come questi, magari d’autunno, sono dimostrazione più che rappresentazione, sono la forza di rimanere concentrati sull’agricoltura e su quei prodotti tipici che non si devono mai tradire. Qui, Massimiliano Pizzo ha deciso di seguire le orme di suo nonno Francesco Bonaventura e di suo zio Vincenzo Bonaventura e di trasformare il miele in qualcosa di serio. Continue reading La rivalutazione del millefiori… Massimiliano Pizzo

Pani della tradizione rivisitati con leggerezza… Peppe Martinez

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Trapani. Riqualificazione architettonica occidentale in una Sicilia che esiste e viene protetta al di là del barocco d’oriente. C’è stata una possibilità di rilancio e di rinascita, oltre l’abbandono di una città marinara dedita a tonni e sale, che è cresciuta togliendosi le croste di dosso, stratificando quello che era nascosto e riscoprendo delle bellezze autarchiche e conquistate, quei bagli, quei cortili e quei balconi che non hanno una definizione al di là della miscellanea. Trapani è rutilante in mezzo alla luce del giorno, davanti a quelle Egadi sempre sature e tra quelle vie che scacciano la periferia come un lontano ricordo di turisti che arrivavano ad Erice o a San Vito e poco riuscivano a dimostrare del senso dell’appartenenza. Un angolo di strada che porta verso fuori, un condominio anonimo, quel bianco panna che tiene lontano il caldo, un albero a nascondere e l’inaspettato forno della famiglia Martinez appare fuori dal desiderio. Da qui Peppe sta cercando di portare oltre la sua teoria di panificazione siciliana. Continue reading Pani della tradizione rivisitati con leggerezza… Peppe Martinez

La vacca Cinisara e le sue carni…

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San Cipirello. Una frana, una ricostruzione, il distaccamento da San Giuseppe Jato e la creazione dell’ennesima quasi enclave siciliana che unisce due paesi slegandoli dal resto del territorio. Qui si sono proclamate autonomie, si è rimasti imbrigliati nella restaurazione e si è tornati a pronunciare l’effigie di un popolo libero. Queste sono terre difficili, con un passato sotterrato e campagne a perdita ad occhio e a retaggio violento e azzardato, luoghi di pastorizia e di reticenza, di silenzi e pale di fico d’india, di una Sicilia assolata con pochi sguardi, passìo pomeridiano, camice a maniche corte e carte da briscola incurvate sotto i colpacci di incalliti professionisti del tavolino. Non c’è un tempo ulteriore qua in mezzo, c’è una quotidianità da schivare, cognomi scomodi da condividere e una ricostruzione da rimettere in circolo grazie a quei pochi che sono riusciti ad evadere dalla confidenza. A pochi kilometri dal centro del paese, Salvino Polizzi sta portando avanti e comunicando la vacca nera siciliana come nessuno fino ad ora. E così la testimonianza di formaggi in continua evoluzione, fuori dall’ordinario già su queste pagine, è testimonianza di un lavoro sulla Cinisara strenuamente legato ad un territorio che non è più né perversione né pregiudizio. Continue reading La vacca Cinisara e le sue carni…