Pecore Comisane, Zafferano e Piacentinu… Pietro Di Venti

PIACENTINU

Contrada Tresauro. Calascibetta. Un orizzonte senza requie. Tutt’intorno sono montagne, campi coltivati e strade dissestate. Il centro della Sicilia è un’immagine estiva talmente stagionale da non riuscire a riportarla altrove. L’autunno inoltrato è così diverso da rimanere nell’eccezione. Verde e temperature quasi primaverili, pecore al pascolo, fioriture fuori tempo e un’azienda agricola che spunta nel nulla. Un piccolo gregge di Comisane, raggruppato a prendere e a nascondere il sole, non lascia spazio all’errore. Continue reading Pecore Comisane, Zafferano e Piacentinu… Pietro Di Venti

Il sindaco contadino… Carmelo Cucci

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Calascibetta. Domenica mattina d’inverno di fronte alla Società Agricola, un retaggio di democraticità e di ingerenze partitiche, qualcosa rimasto molto al di là della presenza di un paese, delle personalità, della Seconda Repubblica e dell’esistente fine a se stesso. Un paese contro sole, accecato da cappelle palatine, piazze e da questa struttura babelica a metà strada tra Magritte e Hyeronymus Bosch, dove l’ubicazione del paese è già racconto: Calascibetta che guarda Enna, le Madonie, l’Etna innevato e fumante e tutto l’orizzonte che la vista riesce ad investire senza sforzo. Continue reading Il sindaco contadino… Carmelo Cucci

Un macellaio che esplora il territorio… Salvatore Di Fulco

Monreale. Estesa e dominante. È meglio sapere bene la direzione, altrimenti si è fritti. Il comune sparso costeggia la collina, le frazioni portano giù verso la provincia di Trapani. Senza senso, senza propaggini, senza cartelli. Il centro è il duomo. Il resto è salita e discesa. La conca d’oro porta verso il mare e verso Palermo. Le risultanze storiche sono croste sedimentate che hanno stratificato l’appartenenza: dagli arabi ai cumuli d’immondizia. L’oro zecchino e le torri del cattedrale stridono con le grida dei venditori di zucchina centenaria, con gli ingorghi, i sensi unici e i “quarumari”. Continue reading Un macellaio che esplora il territorio… Salvatore Di Fulco

Dolci monacali e desertici… Monastero del Santissimo Rosario

Palma di Montechiaro. Tre del pomeriggio. Tutt’intorno, serre sconfinate. Al di là, un mare e un promontorio che definiscono il concetto di esistenza in mezzo ad una vista senza requie e ad una strada che sale senza bene identificare il dove. L’asfalto si fa buche e poi terra. Le case diradano. Le curve s’inerpicano. I rimandi a Pirandello sfociano nelle fiction televisive. Lo scirocco porta mare grosso. La distanza è colmata dai gabbiani che non sanno più per chi garrire. Ottobre inoltrato. Locali che chiudono e paesi che diventano persiane serrate a difesa della salsedine. Il promontorio è un luogo profano, senza magia, con molta terra. Continue reading Dolci monacali e desertici… Monastero del Santissimo Rosario

Il signore delle Modicane… Liborio Mangiapane

Roccapalumba. Sagra del ficodindia. Ottobre inoltrato. Il paesaggio lunare, dove gli insediamenti umani prendono posto dei paesi, ha quell’estensione agricola senza eguali. Il territorio ha i colori dell’inaspettato. La pietra lascia spazio all’erba che lascia spazio al grano bruciato. Ogni tanto le contrade di agricoltori vanno a definire quella Sicilia molto più verosimile di qualunque ricostruzione: quella del racconto. Continue reading Il signore delle Modicane… Liborio Mangiapane

Perciasacchi: la ricerca sulla Pizza è un buon inizio… Renata Ferruzza e Laura Malleo

Palermo e la sua indolenza. In un’estate meno torrida del solito, con i consueti deterrenti comunali in mezzo alle strade e i soliti parcheggiatori atteggiati a rincuoratori da ristorante e da dopo cena, i vicoli dietro il mercato del Capo, con le leggende dei Beati Paoli a marcare i ciottoli e i sotterranei, appaiono tetri nell’assenza di luci e nella presenza di voci. Le ombre e l’olezzo di cani randagi portano verso la Cattedrale, chiudendosi all’interno delle strade dei mestieri e dei mestieri di strada. A partire dai Candelai, continuando con i Cafisari, i Caldomai, i Calzonai, i Calzettieri, i Cappellieri, i Carrettieri, i Cerinai e i Chiavettieri. Palermo è il suo lavoro ma soprattutto è le sue strade. Continue reading Perciasacchi: la ricerca sulla Pizza è un buon inizio… Renata Ferruzza e Laura Malleo

L’aristocrazia dell’olio… Vittoria Piccolo

Ficarra. Pochi kilometri dal mare direzione Nebrodi. Di quei paesi rimasti in calcinacci, Ficarra non ne porta i segni. La sua storia è rimasta nei ciottoli, nelle viuzze e nei balconi barocchi che si guardano da vicino sulla strada principale. Ha un alto, un basso e una vista che investe olivi e noccioleti. Le piazze sono nascoste in fondo alle scalinate e l’asfalto lascia sovente spazio alle pietre. Pare che gli artisti ne abbiano fatto un luogo di rottura. Così. I locali dall’occhio bieco, nell’abitudine all’eccesso, hanno iniziato a sussumere la stravaganza sotto la categoria della normalità. Poche chiacchiere, pochi abiti scuri su sedie di paglia, poche “taliate” dall’effetto mummificatorio. Un fascino antico avvolge il paese. E qui, su questi monti, dove il verde è il più verde della Sicilia, nulla è dato per scontato. La natura è estremizzata senza logica. Ci sono catapecchie-agri-macellerie-ante-rivoluzione-gourmet, dove gli agnelli, di derivazione ignota, sono “carne di crasto” già accatastata a kili dopo tipici e inesorabili antipasti “caciocavallo congelato-olive piccanti, finocchietto-in-pasta-di-salame e pane-digestione-nel fine-settimana” e poi ci sono meraviglie da girato l’angolo, zone di relax da amaca tra gli astragali, da viste sconfinate e oblique dall’Etna all’Eolie, ci sono apicoltori e venditori di granite, agriturismi in fondo a strade dissestate e mondo civile estinto su volti color ottone antico, arsi da camicie, bastone e sole sempre uguali a loro stessi. Continue reading L’aristocrazia dell’olio… Vittoria Piccolo

Trapani, le sue saline e i suoi tramonti… Famiglia Culcasi

Trapani. Saline. Se esistessero, sarebbero il posto più bello del mondo. Invece non esistono. Non esiste il lavoro e la fatica del paludiere, non esiste la necessità di raccogliere un prodotto così basilare e la necessità delle famiglie di dedicare preoccupazioni e spasmi, non esistono nemmeno i tramonti, le isole Egadi contro luce e il desiderio di passeggiare sul ciglio dell’acqua. Esistono solo alcune foto, le rotte turistiche lontane, un relais, un ristorante, il paradosso di Zenone e la felicità per Truffaut “che si racconta male perché non ha parole, ma si consuma e nessuno se ne accorge”. Ecco. Le saline sono l’attimo più bello del mondo. Qualcosa che non è Sicilia e non è tramonto. È vecchiaia, gioventù, malessere e perfezione. Continue reading Trapani, le sue saline e i suoi tramonti… Famiglia Culcasi